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Dal Lab: social test di Zen haiku

Senza avviso, un paio di giorni fa, ho proposto agli iscritti del Lab, un contest avente come obiettivo nascosto quello di cercare di verificare la loro tendenza a comporre zen haiku, se non proprio con lo spirito, almeno strutturalmente.

Ricordo che gli zen haiku sono haiku basati sul processo compositivo indicato da Basho, ovvero in estrema sintesi, generati da una microilluminazione (qui per approfondimenti), quindi solo l’autore, in teoria, è in grado di riconoscere una propria opera come uno zen haiku.

Non potendo entrare nella testa degli autori, ho preso due miei zen haiku, generati ascoltando spotify, come modelli di riferimento strutturali, con l’obiettivo di confrontarli poi con le opere postate.

Ho intitolato il contest spotify moment in my house, ovvero la stesura di un haiku con soggetto spotify (o something like that) e con un’immagine limitata al solo ambiente domestico.

Ovviamente ho avuto sempre ben presente che un test del genere non poteva essere esaustivo e portare a dei falsi negativi, comunque ero abbastanza curioso dei risultati, perchè mi ero fatto una certa idea di come potesse essere strutturato uno zen haiku, generato da due eventi concomitanti.

Il mio primo haiku di riferimento riguarda la fusione di un brano Jazz ed un mio turpiloquio, avendo visto volare via una farfallina del cibo dalla dispensa, ben sapendo che la contaminazione veniva da un mezza confezione di riso integrale.

Stamer, da spotify
'Sto cazzo di riso ...' , dalla mia bocca
Unica ed irripetibile melodia  (EG)

Il secondo, mentre cucinavo ed ascoltavo Satisfied Mind di Johnny Cash.

Satisfied mind, da spotify
Merluzzo alla pizzaiola
Una mente soddisfatta
Profuma di pomodoro e origano (EG)

Entrambi questi miei zen haiku hanno una struttura ben definita: due eventi distinti e un verso che mette in risalto l’unione di questi eventi.

Ora, anche sapendo che tutto ciò sarà usato solo come tecnica da qualche mente non genuina, vediamo chi, si è avvicinato di più ai suddetti modelli.

Premetto che la conformità al mio modello di zen haiku, sarà in questo caso, l’unico metro di valutazione, per tutto il resto lascio a chi legge ogni ulteriore giudizio.

Essendo un test e non un vero e proprio contest, per non far torto a nessuno, posterò tutte le opere pervenute nei tempi stabiliti.

Maria Malferrari
apple music
“Questione di feeling”-
lo struscio del gatto
tra le gambe

ci sono i due eventi, manca la chiusura.
peccato perchè sarebbe bastato spostare lo stacco al primo verso, per avere aperta la via alla soluzione.

Maurizio Gusmerini
suggerito da youtube -
la veglia
si disfa nel suono

forse ci siamo. eventi: canzone da youtube (primo evento), stato di veglia (secondo evento). chiusura: il secondo evento si unisce (disfa) nel primo.

Giusy Cantone
MixerBox
"nella mia stanza"
il resto scompare

qui, ci siamo quasi. ovvero lo haiku gioca sul titolo della canzone dei negramaro per creare la sensazione di un kensho, ma il lirismo della chiusura ne indebolisce fortemente la credibilità. comunque buono

Dennis Cambarau
coronavirus -
nell'ascoltare spotify
evado altrove

Idem come sopra.

Annamaria Gaggioli 
Sias
Da Alexa
musica tibetana
a colazione.

ci sono i due eventi, manca la chiusura.

Antonio Mangiameli .
monitor -
sulla colonna di destra
il gorgoglio dell'ossigeno

questo è off topic, ma è un omaggio che faccio
ad Antonio, che si era perso il contest sul covid. buon haiku. Antonio è sempre una sicurezza.

Daniela Misso .
Gandharva rain melody…
le lettere scorrono
sulla carta

2 eventi, manca la chiusura

Ciro Caprino
Scelgo Battiato
poi entro in doccia
Temporary Road

qui gli eventi sono 3, troppi. la sensazione è quella del racconto

Angiola Inglese .
playlist anni '90-
il barattolo di zenzero
mezzo vuoto

2 eventi, manca la chiusura

Zoé Alef Zel
le radici nella mia danza
nelle orecchie Amir Sofi
lavo i piatti della cena

2 eventi, ma la chiusura, che comunque qui è messa come apertura, è relazionata solo al primo. ci siamo quasi, non abbastanza. comunque buono

Gabriella De Masi
Su Youtube"Città vuota"
Il divano del salotto
mezzo sfondato

2 eventi, manca la chiusura

Margherita Petriccione
su spotify
"Yellow submarine" -
gonfio nel vaso di vetro
il lievito madre

2 eventi, manca la chiusura

Rosa Maria Di Salvatore
Da You tube
Stranger in the night…
nell'orecchio
il ronzio di una zanzara

2 eventi, manca la chiusura

Vincenzo Adamo
Youtube music
"La cura"-
Il cane sul divano
ossobuco con piselli

anche qui, 3 eventi si gioca sul titolo, carino, ma non basta

Carmela Marino
Su YouTube
Coldplay "The church"-
la calamita di Cristo
sugli scontrini

2 eventi, manca la chiusura

Pic Mada
Apple music on
non ticchetta piu'
l'orologio

2 eventi , manca la chiusura

Maria Concetta Conti
YouTube 432 mhz
gli spari di guerra
dalla play station

2 eventi, manca la chiusura

Monica Federico
Le lunghe pause di Max Richter-
il doppio bip delle mails
in controtempo

ci siamo ! musica e bip, il controtempo che li unisce. toglierei quel 'lunghe', per un ritmo migliore.

Nazarena Rampini
Il mio tablet -
attraverso la musica
ad occhi chiusi

ci siamo quasi, ma non abbastanza. eventi: la presenza del tablet e la musica, la chiusura è autoreferenziale

Paola Trevisson
Youtube tra le app -
le sue note dovunque
persino nel frigo

molto bene ! musica e frigo, mentre l'invasione unisce i due eventi.
qualcosa da migliorare c'è, ma al momento non è questo l'obiettivo.

antropomorfismi, natura, zen e haiku: facciamo chiarezza

Un antropomorfismo è l’attribuzione di una caratteristica, qualità o azione tipicamente umana a cose o fenomeni, che umani non sono.

ES. il mare grosso si mangia la spiaggia

Chiunque scriva haiku, prima o poi, viene inevitabilmente a contatto con il problema, o meglio la scelta compositiva, di antropomorfizzare o meno un suo verso o composizione, tipicamente allo scopo di ottenere un maggiore lirismo, ovvero suggestionare meglio i propri lettori.

Premetto subito che io non sono del tutto sfavorevole all’introduzione di un antropomorfismo in un haiku, ma in generale, non lo raccomando, per le ragioni che ora cercherò di spiegare.

La prima ragione, la più importante, è che se si considera la poesia haiku come pratica zen, allora bisogna tener presente che lo zen non vede di buon occhio le forzature, già perchè un antropomorfismo è sempre una forzatura, a volte piccola, a volte grande, ma lo è sempre.

Quando io guardo attentamente
Vedo il nazuna in fiore
Presso la siepe!
(M.Basho)

A supporto da quanto da me appena sostenuto, fornirò ora dei commenti del maestro zen Suzuki su questa poesia.

Quello che descrive questa poesia è un semplice fatto , espresso senza alcun tocco poetico.

L’approccio zen di Basho è quello di penetrare direttamente l’oggetto … perchè conoscere il fiore, per lo zen, è diventare fiore

Basho non tocca il nazuna, si limita a guardarlo, sente qualcosa nell’animo, ma non la esprime, lascia che sia il punto esclamativo a parlare per lui.

L’emozione che prova è forte e profonda e non ha alcun desiderio di concettualizzarla, mentre lui rimane completamente inattivo.

Basho non è per nulla curioso , ma avverte nel nazuna tutto il mistero dell’esistenza della natura.

Volendo riassumere, tutto questo in una sola parola, possiamo dire che l’approccio zen per un haiku, con soggetto la natura , deve essere “neutro”.

Il rapporto tra il poeta e la natura deve essere a somma zero, perchè, umanizzare qualcosa, che non è umano, significa spostare il baricentro verso noi stessi, ovvero ribadire la nostra supremazia.

In altre parole, se io per comprendere il fiore devo diventare fiore, allora non devo in alcun modo prevaricarlo, ma devo trascendere me stesso, immergendomi nel fiore ed annullandomi in lui.

Annullarsi però non significa che devo azzerare la mia identità, o fondermi in qualcosa di mistico, ma solo come mente, quella mente piena che mi percepisce separato da lui.

Per lo zen, un haiku è soprattutto un esperienza di un kensho , un momento in cui, grazie al vuoto mentale, la percezione della realtà con cui vengo a contatto, si espande, facendo cadere quella barriera inconscia, che mi impedisce di comprendere che io, come il fiore, facciamo parte della stessa entità, quella che i taoisti chiamano Tao.

Nel kensho zen taoista, allora io ed il fiore siamo nel Tao, ovvero, come spesso si dice, siamo uno, ma restiamo, al tempo stesso, due manifestazioni distinte, come e tra altre sue infinite manifestazioni.

Chiaramente in tutto questo contesto, l’introduzione di un antropomorfismo finisce per cozzare con l’esperienza e i requisiti di un vero kensho.

La seconda ragione per cui io evito di comporre versi antropomorfi è proprio legata alla poetica di Basho, ovvero alle basi del mio riferimento compositivo, che in questo caso è lo Zoka di Basho.

Una volta ho sentito un prete definire una scala della supremazie del creato, ovvero: innanzitutto Dio, poi l’uomo, poi il regno animale, poi quello vegetale ed infine quello minerale.

Secondo quest’ottica è chiaro che umanizzare gli elementi che nella natura stanno ai livelli più bassi, li promuove perchè li eleviamo verso Dio.

Non avendo però alcuna conoscenza diretta di Dio, ecco che l’uomo diventa il livello, questa volta conosciuto, a Lui più vicino.

Umanizzare, ovvero avvicinare tutto ciò che Dio ha creato all’uomo, significa allora credere alla scala della supremazia, come sostiene anche il teologo Kierkegaard .

Ci si pronuncia così tanto contro gli antropomorfismi e non si ricorda che la nascita di Cristo è il più grande e il più ricco di significato. (Søren Kierkegaard)

Sfortunatamente, la poetica di Basho è incompatibile con la scala delle supremazie, in quanto Zoka , per Basho ha una connotazione prettamente Taoista, che non prevede nessuna egemonia nell’universo, ma solo un grande Tao che è motore delle sue infinite manifestazioni.

Ovviamente qui si apre una dicotomia per tutti coloro che pur aderendo alla poetica di Basho, poi aderiscono alla scala delle supremazie, ovvero antropomorfizzano i loro versi.

La terza e ultima ragione, ma del tutto mia personale, riguarda l’estetica di un haiku.

Io credo che umanizzare sia un modo molto grossolano, Basho direbbe volgare, di coinvolgere il lettore.

Quindi se ricercate il lirismo, scrivete poesie non haiku.

Detto tutto questo, lasciatemi anche precisare che comunque ci sono almeno due livelli di accettabilità.

Il primo livello è quello per me INACCETTABILE, ovvero quando la forzatura è chiaramente ricercata.

Es. urla la campagna ; piangono le nuvole ; sorride il sole , etc.

Il secondo livello è quello +ACCETTABILE, ma sempre sconsigliato, ovvero quando l’antropomorfismo è usato e fa parte della lingua di riferimento.

Es. il sussurro del torrente; il brontolio della pancia; il borbottio della moka

Ovvero quando c’è un minimo di riscontro tra l’antropomorfismo e la realtà osservata, ovvero quando questo riscontro è entrato nell’uso comune perchè ha una certa assonanza oggettiva, con il comportamento umano.

Emendare: un esempio dal Lab

Dovrebbe far parte della pratica zen di scrittura haiku rivisitare le proprie opere dopo un certo periodo di tempo.

Non è obbligatorio, ma a mio avviso raccomandabile.

Staccarsi dalle proprie opere, riprendendole più avanti, permette di allentare, se non addirittura perdere quel senso d’identificazione che ogni autore sente nei confronti dei propri haiku.

L’atteggiamento più radicale e corretto, sarebbe quello di distruggerli dopo averli scritti, come fanno i monaci tibetani nei confronti dei loro mandala di sabbia, che vengono cancellati con un gesto, per rimarcarne l’impermanenza, sfortunatamente quasi sempre quel senso di protagonismo che è insito in ogni autore, spinge invece alla pubblicazione, vanificando così l’occasione d’imparare da noi stessi.

Personalmente ho sempre inteso la pubblicazione di un mio haiku come un momento di “sputtanamento” da cui non si può tornare indietro, da qui la mia riluttanza a mettere in piazza tutto quello che scrivo.

In realtà, rileggere un proprio haiku può diventare un momento di meditazione, anche se dipende tutto dallo scopo con cui lo si fa: posso scegliere se perfezionare le parole o me stesso e non è la stessa cosa.

Così come, non è la stessa cosa emendare un proprio haiku o quello scritto da altri, può servire come esercizio tecnico ma non come atto meditativo.

Sfortunatamente la meditazione non si può insegnare , quindi vediamo almeno come si possono perfezionare le parole, prendendo come esempio un haiku di Gabriella De Masi preso dal Lab.

Non spiegherò le ragioni che hanno portato alle varie versioni, si possono intuire. Dico soltanto che è un buon esempio, a cui hanno contribuito Angiola Inglese, Margherita Petriccione, oltre ovviamente l’autrice stessa ed il sottoscritto.

Bucato steso
Lo schiocco d’un lenzuolo
in lotta col vento

Seconda versione

Bucato
Lo schiocco d’un lenzuolo
in balìa del vento

Terza versione

Accenni di flamenco
Lo schiocco d’un lenzuolo
in balìa del vento

Quarta versione

Accenni di flamenco
Lo schiocco d’un lenzuolo
Si perde nel vento

Ultima versione

Cenni di flamenco
Lo schiocco d’un lenzuolo
Perso nel vento

Zen haiku è pratica

Slug trailLa pioggia di ieri sera ha scatenato le lumache che se ne stavano in giardino.
Una, forse la più intraprendente, salendo i gradini è strisciata fin sulla porta della mia cucina.
Io ora non la vedo, io adesso non so dove sia, ma attraverso questa sua assenza, io ritrovo la mia presenza.

Assenza e zen –
La scia di una lumaca
sullo zerbino

(Elio Gottardi)

Zwangsneurose

Non c’è haiku se non si pratica:

  • il pensiero e il non pensiero;
  • la forma e la non forma;
  • la bolla giapponese e la non bolla giapponese.

L’unica Via, per un poeta di haiku, è quella che attraversa lo Zen, perchè solo nello zen si è e non si è, c’è la parola e la non parola, ovvero si conosce la nostra vera natura, attraverso l’osservazione del mondo.

Senza zen lo haiku diventa un gioco di parole che può degenerare in uno zwangsneurose.

leonardovittorioarena

La prova ontologica di Anselmo d’Aosta resta nell’ambito della filosofia greca, sancendo l’onnipotenza del pensiero, un meccanismo che i nevrotici ossessivi conoscono fin troppo. Il non-pensiero non ha accesso…

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Uno zenhaiku di Elio Gottardi

Immerso nel vuoto, semplicemente stavo, quando all’improvviso ho sentito dei cani lontani, sicuramente si stavano azzuffando perchè il loro abbaiare era rabbioso.

Dal quel kensho è nato questo haiku

nessuno sa
dove muore
il latrato dei cani

(Elio Gottardi)

Quando sai riconoscere i tuoi haiku, non c’è bisogno di like o di qualcuno che te li pubblichi o li commenti, per sapere che sono buoni.

La Via della parola è una via solitaria che rifugge il consenso ed il sociale.

E allora? per chi stiamo scrivendo? per noi stessi, direbbero Seneca, Confucio e il maestro Basho.

Haibun Zen

Non è necessario andare lontano per trovare la verità, a volte bastano due passi in cucina.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
Lo dice la fisica, lo dice il Tao, lo dice lo zen, ma soprattutto lo dicono le mie ossa e tre carciofi.

le mie ossa scricchiolano
impermanenti e mondati anneriscono tre carciofi
serata gelida

(EG)

Koan e haiku

Battendo le mani l’una contro l’altra si produce un suono, allora io ti chiedo: qual è il suono di una sola mano?    (Koan Zen)

Quando io guardo attentamente
vedo il nazuna in fiore
presso la siepe!    (Basho)

Se non si scrive haiku come risposta ad un koan, allora a che serve scrivere ?

“… sono me stesso nel luogo dove non esistono accadimenti che condizionano…”  (Basho)