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La via di mezzo della pratica zen haiku

Articoli precedenti:

Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero :

La via di mezzo della pratica zen nella poesia haiku è quella di considerare lo zen, alla sola stregua di uno strumento. (EG)

Gli estremi invece sono: non considerarlo affatto o considerarlo un misticismo spirituale.

Primo estremo: lo zen negato

Vabbè … semplicemente mi rifiuto di commentare la posizione di chi esclude lo zen dalla poesia haiku, perchè io non discuto, ne parlo con gli equivalenti dei terrapiattisti: pura perdita di tempo.

Secondo estremo: lo zen mistico

Qui, al contrario, cadiamo nella spiritualità new age. Ovvero lo zen come la cristalloterapia, i fiori di bach, l’oroscopo e altre baggianate del genere.

Altra perdita di tempo, anche qui, inutile andare oltre.

Zen come strumento

Un astronomo studia il cielo grazie ad un telescopio, un salumiere vende prosciutti e formaggi grazie alla bilancia, un poeta haiku arriva all’eccellenza, solo grazie alla pratica della mente pura, che Basho chiama makoto (genuinità).

C’è una chiara e storica connessione tra lo scrivere haiku, la mente pura e la pratica zen, che altro non è che il mezzo per raggiungere e sperimentare quello stato mentale, in cui nasce l’autentica poesia haiku.

La mediocrità di un poeta, se non addirittura la sua barbarie, come la chiama Basho, sta nell’arroganza di ritenere inutile qualsiasi purificazione della mente, o nel credere che lo scrivere porti automaticamente alla mente pura.

Scrivere haiku, come ogni arte zen, può essere un volano alla pratica della mente pura, un facilitatore, non un sostituto.

E questa è la solita vecchia storia di chi confonde la causa con l’effetto, mentre il giusto atteggiamento, per chi vuole scrivere haiku, consiste nel considerare lo zen alla stregua dello straccio per la polvere.

Se ci pensate bene, la polvere è quella cosa che spostiamo continuamente e che non si distrugge mai.

La spostiamo dai mobili al sacchetto dell’aspirapolvere, dal sacchetto alla pattumiera, dalla pattumiera al camion della spazzatura, forse poi la si brucia, ma è illusorio pensare che si possa eliminare definitivamente, perchè , alla fine, si riforma.

Ora, voi potete usare lo straccio o non usarlo, per togliere la vostra polvere, ben sapendo che la polvere continuerà comunque a posarsi sulla vostra poesia.

E a questo serve lo zen, a tenere pulita, per quanto possibile, la vostra poesia, ovvero la vostra mente.

Il seguente koan spiega ancora meglio questo aspetto.

Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan)*
La Porta senza PortaCaso 9 – Daitsû Chishõ Buddha   

Un monaco chiese a Kõyõ Seijõ, “Daitsû Chishõ Buddha sedette in zazen per dieci kalpa (più o meno 10 volte la creazione della terra o 3,5 volte la nascita dell’universo, ovvero 45 miliardi di anni) e non poté raggiungere la Buddhità.  Malgrado il nome, egli non divenne un Buddha. Com’è possibile?” Seijõ disse, “La tua domanda è piuttosto ovvia”. Il monaco chiese, “Egli meditò così a lungo; perché non poté raggiungere la Buddhità?” Seijõ disse, “Perché lui non divenne un Buddha!” 
Commento di Mumon Ammettiamo la realizzazione del barbaro, ma non la sua comprensione. Quando un uomo ignorante realizza questo, egli è un saggio. Quando un saggio comprende ciò, egli è un ignorante. 
La strofa di Mumon Meglio emancipare la vostra mente che il vostro corpo;  Quando la mente è emancipata, il corpo è libero, Quando corpo e mente, sono entrambi emancipati, Anche dèi e spiriti ignorano il potere mondano. 

Parafrasando Mumon … potete passare l’intera vita a scrivere haiku, magari anche più evocativi di quelli dei maestri, ma solo quando la vostra mente sarà emancipata, anche la poesia si libererà, che è poi lo scopo di ogni arte zen. (EG)

la via di mezzo della poesia haiku

Leggere prima:

Premessa

Questo non è ne un articolo accademico, ne una tesi , ma soltanto un ragionamento che segue i due precedenti articoli, elencati sopra.

La pratica haiku

Volendo generalizzare, si può dire che la pratica haiku sia la composizione di una poesia breve, basata su delle regole formali ed ispirata a degli ideali poetici ed estetici.

Secondo questa definizione, geometricamente possiamo allora collocare ad un un estremo di questa scala di valori (intesi come unione di forma e poetica), gli haiku tradizionali giapponesi, mentre all’altro estremo, gli haiku basati su regole libere.

Banalmente, allora la via di mezzo sarà quella via che si colloca tra questi due estremi.

Haiku tradizionali come primo estremo

Pensare che gli haiku tradizionali giapponesi si possano trasporre anche fuori dal Giappone, mantenendo intatte le loro caratteristiche è una cosa abbastanza bizzarra, perchè è come per il “caffè espresso”.

Avete mai bevuto un vero “espresso” fuori dall’ Italia ?

Io mai.

Se all’estero, entrate in un bar, scoprirete che tutti sanno cosa sia un “espresso”, ma poi nessuno lo sa fare bene, perchè manca sempre qualcosa, anche se la macchina usata è una Faema, ovvero la Ferrari delle macchine da caffè.

Al di là della procedura di preparazione di un vero espresso italiano, che è di 7 passi e che quasi nessuno conosce (anche in Italia) ed oltre all’ovvia qualità della miscela, che determina l’equilibrio della bevanda finale, quello che veramente all’estero manca è la cultura della crema, ovvero della poetica del caffè espresso, di quel’emulsione instabile, contenente anidride carbonica, derivabile solo da una fresca tostatura e macinatura, e che deve persistere nella tazzina, per almeno 1 minuto, 1 minuto e mezzo.

In sintesi, niente crema? niente espresso!

E dev’essere questo stesso tipo di sconforto, quello che deve provare un poeta giapponese, quando legge certi nostri haiku, scritti in italiano o in inglese, che sia, perchè dev’essere come bere un espresso senza crema, ovvero senza la potenza della fondamentale presenza dei kanji.

Ora, se prendiamo, un po’ arbitrariamente , l’opera originale di M.Basho come modello di riferimento per gli haiku tradizionali giapponesi, allora abbiamo una forma ed una poetica quasi matematica, anche se poi anche in Basho esistono delle eccezioni.

Chi segue questa via, si colloca nella tradizione avviata da M.Basho e poi ripresa dai grandi Maestri.

Basho, Buson, Issa e Shiki stanno tutti nell’alveo della tradizione, anche se con le loro peculiarità ed inevitabili differenze.

La forma standard basata su una ” prosodia ” cinque, sette, cinque, le ” parole stagionali “, il ” taglio ” e una poetica, ampiamente trattata da questo blog e derivata dallo zen, accomunano questi haiku.

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La via di mezzo haiku : introduzione

La via di mezzo buddista

Rileggendo Nagarjuna, ovvero The Philosophy of the Middle Way, mi sono chiesto se ci fossero delle relazioni tra questa filosofia e la poesia haiku.

Per chi non lo sapesse, la via di mezzo è un inseganmento buddista che si propone di superare due teorie assolutistiche indiane, ovvero quella dell’esistenza permanente (atthita) indicata dalle Upanisads e quella della non esistenza (matthia) dei Materialisti indiani.
Tra l’estrema indulgenza e l’estrema mortificazione, la soluzione per la libertà e la felicità, dice il Buddha, è percorrere l’ottuplice sentiero, come via di mezzo tra le suddette visioni estreme.

Banalizzando ed in estrema in sintesi, l’insegnamento è: tra il “vivi come se tutto ciò che vivi sia la sola cosa che esiste” e “il vivi come se niente esistesse”, il Buddha dice : “vivi la via di mezzo, ovvero allontanati da queste visioni estreme, praticando i principi indicati dall’ottuplice sentiero.

Ora, non intendo approfondire ulteriormente questa filosofia, perchè non è lo scopo di questo articolo, però se siete interessati all’argomento googlate i suddetti termini o leggetevi Nagarjuna.

Le vie di mezzo haiku

Quello che è invece ho trovato interessante è che va ripreso è l’approccio.
In questa filosofia vengono prima individuati due estremi ed poi una via di mezzo, tra questi estremi, fatta di regole.

Applicando questo modello alla poesia haiku è possibile trovare molte vie di mezzo, io ne ho trovate almeno 5, alcune interessanti, altre meno.
Tra queste ne ho selezionate due: le più significative.

  • La via di mezzo della pratica poetica haiku
  • La via di mezzo della pratica zen haiku

La prima via di mezzo riguarda il processo compositivo, mentre la seconda il ruolo dello zen nel processo compositivo.

Approfondiremo queste due vie in due prossimi articoli.

(continua)