Archivi tag: Mumon

Mente haiku, mente zen, mente pura

Caso 5 – Lo “Stare su un Albero” di Kyõgen (Mumonkan 無門關, La Porta senza Porta)


Kyõgen Oshõ disse, “Vi è un uomo su un albero che pende da un ramo con la sua bocca; le sue mani non afferrano il ramo, i suoi piedi non poggiano sulla terra. Qualcuno appare sotto l’albero e gli chiede, ‘Qual’è il significato della venuta di Bodhidharma dall’Ovest?’ Se non risponde, egli rifiuta di rispondere alla domanda. Se lui risponde, perderà la sua vita. Cosa fareste voi in tale situazione?”

C’è il pensiero conscio, quello inconscio e la mente zen .

Il pensiero conscio è quello della dichiarazione dei redditi, quello inconscio è l’andare in bicicletta, mentre la mente zen è la soluzione del koan.

Il koan 5 di Mumon
Nella mente zen
Il koan scompare (EG)

Che è poi è anche quello che succede a chi scrive haiku.

Haiku
C'è chi li pensa
C'è chi li sente
C'è chi li vive (EG)

La mente conscia pensa al formato ed alle tecniche haiku, quella inconscia ai valori poetici, la mente zen, semplicemente, purifica il tutto trascendendo ogni cosa, come dev’essere.

Lo zen ?
La poesia ?
La vita ?
Nessuna differenza (EG)

cosa fa di un haiku un haiku?

Gettan Oshõ disse: “Keichû, il primo fabbricante di ruote fece un carro le cui ruote avevano cento raggi. Ora, supponete di prendere un carro e di rimuoverne sia le ruote che l’asse. Che cosa avreste?” (Caso 8 – Keichû, il Fabbricante di Ruote , Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan), La Porta senza Porta .

Allora io Vi chiedo, cosa fa di un carro, un carro ? di un gatto, un gatto ? di una donna, una donna ? dello zen , lo zen ? o infine, di un haiku, un haiku ?

La loro natura.

Togliete ad un carro le ruote, ad un gatto la felinità, ad una donna la femminilità, allo zen la pratica della mente ed ad un haiku il makoto, ovvero la genuinità e li snaturerete.

E snaturare qualcosa, equivale a toglierne l’essenza.

Così come non sono le dimensioni, o la forma a dare senso al carro, allo stesso modo non è la forma, ne le sillabe, ne le regole, a dare senso alla poesia haiku.

nella vasca
con il bagno della sera
il koan 8 di Mumon -
acqua asciutta  (EG)

La poesia Haiku non è per barbari

Rileggendo il caso 4 della famosa raccolta di koan zen Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan), La Porta senza Porta, mi è venuto spontaneo immaginare questo dialogo.

  • Maestro, perchè un haiku non deve avere una struttura rigida?
  • Per la stessa ragione per cui Wakuan disse, “perché il Barbaro Occidentale non ha nessuna barba ?”.
  • Ricordo che Mumon a riguardo commentò : “lo Studio dovrebbe essere vero studio, l’Illuminazione dovrebbe essere vera illuminazione. Voi dovreste una volta incontrare direttamente questo barbaro per essere veramente intimi con lui. Ma dire che voi siete già veramente intimi con lui divide in due ognuno di voi. ” Questo commento vale anche per la poesia haiku ?
  • Certamente, perchè il barbaro è lo stesso e se ragioni in termini di forma, smetti di essere un poeta.
  • Quindi anche la strofa di Mumon : “Non discutete del vostro sogno davanti ad uno sciocco. Un Barbaro senza barba oscura la chiarezza.” Ha lo stesso significato ?
  • Certamente. La chiave di lettura è la stessa.
  • Ovvero ?
  • Nello zen, come nella poesia haiku, non c’è posto per rigidi concetti predefiniti. Non discutere dei tuoi haiku con gli sciocchi. Quando un haiku è genuino, qualsiasi discussione sulla forma oscurerà la sua chiarezza.
  • Qual è allora l’errore dei barbari?
  • E’ lo stesso di Platone, quello di ragionare per archetipi, cioè cercare di rendere trascendente, una poesia che è invece pura immanenza.
Scrivi senza
Barbari pregiudizi
Sii un poeta (EG)

Antinomie

janus

 

impresentabile
marcio
cianfrusaglia
ma questo vecchio cuore
può ancora fiorire

questa poesia di Kengei, poeta giapponese del nono secolo, che ho asciugato all’essenziale, parla delle antinomie della natura umana.

Su questa questione, nel capitolo 2 del Tao The Ching,  Lao Tze entra in profondità  dicendo chiaramente come l’azione sia pura non quando è etica, ma quando è libera da ogni condizionamento.

NUTRIRE LA PERSONA

Sotto il cielo tutti
sanno che il bello è bello,
da qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
da qui il male.
E’ così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
tono e nota si danno armonia fra loro,
prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo
permane nel mestiere del non agire
e attua l’insegnamento del non detto.
Le diecimila creature sorgono
ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue,
opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l’opera egli non rimane
e proprio perché non rimane
nulla gli vien tolto.

Mumon sintetizza tutto in due versi.

La Grande Via è senza porta, avvicinata in mille modi.
Una volta oltrepassata la soglia, si volerà attraverso l’universo.

A me, che guardo alla poesia come pratica, è venuto naturale, attingere a dei vecchi ricordi, per accedere alle mie antinomie.

discesa dal San Matteo
dallo zaino una birra calda e imbevibile
deliziosa
dopo questo fresco torrente

Il “Mu” di Jõshû

mu

Un monaco chiese a Jõshû:  “Un cane ha la Natura di Buddha?”

Jõshû rispose, “Mu” ! 

Commento di Mumon

Per arrivare allo Zen, si deve oltrepassare la barriera dei patriarchi. Per ottenere questa sottile realizzazione, bisogna completamente modificare la Via di pensare.
Se non si oltrepassa la barriera, e non si elimina il vecchio modo di pensare, allora si sarà come un fantasma che si aggrappa ai cespugli ed alle erbacce.
Ora, io voglio chiedervi, qual è la barriera dei patriarchi?
E’ questa sola parola, “Mu” , che è la anti-porta per lo Zen.
Quindi essa viene chiamata il “Mumonkan dello Zen.”
Se passate attraverso di essa, voi non solo vedrete Jõshû faccia a faccia, ma andrete anche di pari passo coi successivi patriarchi, arricciando le vostre sopracciglia con loro, vedendo con gli stessi occhi, sentendo con gli stessi orecchi. Non è una prospettiva deliziosa?
Non gradireste oltrepassare questa barriera?

La strofa di Mumon
Il cane, la Natura di Buddha, la dichiarazione, perfetta e finale.
Prima che possiate dire che ce l’ha o non ce l’ha, sarete belli che morti.

°°°°°°°°°11313170_876094169106088_1744780845716182452_o

Questo è il  koan #1 di Mumon e comprenderlo significa essere catapultati, in un istante, sulla cima della montagna.

Questo koan parla di vacuità, non inteso come nulla ma come dimensione del Tao,  se letto in forma complementare,  questo haiku parla di quanto siano sterili le parole e di quanta spazzatura scritta venga costantemente seminata come zen.

Per capire questo, basti sapere che in un’altra serie di koan , a Zhaozhou, per due volte, viene fatta la stessa domanda di Joshu:   ha un cane la natura di Buddha?

Zhaozhou, prima risponde No, poi risponde Si.

Quindi, non sprecate il vostro tempo, non cercate di raggiungere i maestri, attraverso degli inutili versi.
L’essenza della poesia è nel Mu di Jōshū.

Fine inverno –
Un haiku è una montagna
Senza pareti

(Elio Gottardi)

Gutei solleva un dito

gutes-fingerOgni qualvolta al Maestro Gutei si chiedeva dello Zen, lui semplicemente sollevava il dito.
Una volta un visitatore chiese ad un allievo di Gutei, “Cosa insegna il tuo maestro?”
Il ragazzo subito sollevò il suo dito.  Sentendo ciò, Gutei tagliò con un coltello il dito del ragazzo.
Il ragazzo, gridando di dolore, cominciò a fuggire.
Gutei lo chiamò, e quando lui si voltò, Gutei sollevò il dito.
Il ragazzo fu improvvisamente illuminato.
Quando Gutei era prossimo a morire, egli disse ai suoi monaci, “io ricevetti un unico dito-Zen da Tenryû e lo usai per tutta la mia vita, ma ancora non l’ho esaurito”.
Appena ebbe finito di dire questo, lui entrò nell’eterno Nirvana.

L’illuminazione di Gutei e del ragazzo non è dipesa dal dito.
Se capite questo, Tenryû,  Gutei, il ragazzo e voi stessi state tutti correndo verso uno spiedo. (commento di Mumom)

Questo koan di Mumon, parla di autenticità e di scopiazzature e ci dice che l’autenticità non sta nel cosa, ma nel come.

Lo zen non sta nel dito di Gutei, almeno quanto l’autenticità di un haiku in italiano stia nel numero di sillabe o nell’uso del kigo.

Ma allora? dove sta?

Ancora una volta Basho ci indica la Via.

Non cercare di seguire i maestri, ma cerca quello che i maestri cercavano (M.Basho)

kigaioli e ragionieri
zenisti da tastiera
Maestro Gutei, quante dita da tagliare!