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soggetto ambiguo ? principio di causalità haiku

Il principio di causalità compare in diverse discipline : fisica, biologia, filosofia, diritto, buddhismo e probabilmente in molti altri campi.

Ora, senza entrare nei dettagli di queste discipline, che ci porterebbero immediatamente fuori tema, diciamo che il principio di causalità nasce dall’idea che i fenomeni si susseguano unicamente in un processo di causa-effetto, e che tutto ciò che non risponde a questa legge è casuale.

Giro l’interruttore, la lampadina si accende, ovvero a causa della chiusura di un circuito elettrico, ho come effetto l’accensione della lampadina.

Vediamo ora come si possa utilizzare il principio di causalità nella poesia haiku, soprattutto in quelle situazioni ambigue, in cui il soggetto non è ben determinato.

Il caso classico è quando in un haiku sono presenti eventi riconducibili in parte alla realtà ed in parte ad emozioni o sentimenti, pertanto analizzeremo alcuni di questi casi.

Consideriamo la seguente composizione , sottoponendola al principio di causalità.

Bianco roseto
Un piacere desolato
incancellabile

In quest’immagine la visione di un bianco roseto causa un’emozione, forse derivata da un ricordo, un’associazione, non ha importanza, quello che importa è che la realtà causa l’emozione, determinando così il soggetto: vedo il roseto (causa) e provo un piacere desolato (effetto). Ogni volta che questo accade, ovvero quando la realtà genera un’emozione siamo in presenza di un haiku.

Un piacere desolato
Un bianco roseto
Sensazioni incancellabili

In quest’immagine invece, mentre l’effetto è sempre un’emozione (sensazioni incancellabili) , la causa è molto più sfumata, ovvero sia il piacere desolato che il roseto sembrano generare come effetto la sensazione. I due eventi , il sentire piacere e la visione del roseto, non sono correlati, ma sembrano sincronici, ovvero avvenire contemporaneamente. Eventi sincronici sono possibili, ma non quando riguardano la stessa persona, in questo caso l’autore dello haiku. E’ quindi suo il compito di determinare quale evento sia preponderante e quindi si debba considerare come soggetto. Se la sequenza è : piacere > roseto > sensazione, allora siamo in presenza di uno pseudo-haiku, se invece la sequenza è roseto > piacere > sensazione allora siamo in presenza di un haiku. Personalmente, anche se non rigidamente, tendo a privilegiare la sequenza temporale mostrata nel testo, quindi può essere determinante la sequenza dei versi, che in questo caso tenderebbe allo pseudo-haiku.

Un piacere desolato
Incancellabile
Un bianco roseto

In quest’immagine siamo in presenza di un’emozione preesistente, di piacere desolato ed incancellabile, da cui l’autore si libera grazie alla visione di un bianco roseto, che lo riporta alla realtà. In casi come questi, in cui l’emozione o il sentimento sono presenti a priori nell’immagine, dobbiamo parlare di pseudo-haiku. Dal testo, non sappiamo quale sia la causa originaria dell’emozione, però sappiamo che la visione del roseto sposta l’attenzione dall’emozione alla realtà. Il roseto è quindi anche causa, il che lo identificherebbe come soggetto, rivalutando l’opera come haiku. Resta il fatto che l’atmosfera mostrata è prevalentemente illusoria, quindi anche qui siamo di fronte ad un dilemma, pseudo-haiku o haiku ? Sempre a livello personale, io allora guardo alla linea temporale mostrata dal testo, causa ignota > sensazione > roseto > annullamento della sensazione. Il che ci riporta a considerare la composizione come pseudo-haiku.

In conclusione, fermo restando che devono essere sempre presenti qui e ora e stacco, il principio di causalità non fornisce in modo deterministico quale sia il soggetto di un haiku, ma resta un valido strumento per migliorare la comprensione dell’opera in quelle situazioni ambigue, in cui i ruoli che intercorrono tra realtà ed emozioni non sono ben definite.

Vincenzo Adamo scrive un capolavoro

Dal Lab:

Chi è Buddha?
Una manina si alza
Tra i girasoli

Lo ammetto aspettavo da tempo un haiku come questo.

Un haiku completo, praticamente perfetto sotto ogni punta di vista.

Ma l’immagine, ovvero lo scatto della mente sulla buddhità che si concretizza in una manina di un bambino che si alza in un campo di girasoli è semplicemente qualcosa di grandioso.

Un grazie a Vincenzo per essere uno dei nostri.

Antonio Mangiameli intervista EG

Antonio Mangiameli è nato nel 1955 a Lentini(SR) dove vive e svolge la professione di medico. Appassionato da diversi anni di haiku, haibun e di ogni altra forma di poesia breve è stato pubblicato diverse volte, sia su riviste e blog nazionali che internazionali (incluso questo blog) .

AM : permettimi di cominciare questa intervista, che sarà più uno scambio di idee, che la solita sequela di domande sulla tua persona, in modo insolito, chiedendoti cosa ne pensi di questo mio haiku

il pesce fresco
un bianco mosso
il cavatappi

EG: Innanzitutto apprezzo il taglio dell’intervista, chi sono e cosa faccio, credo siano argomenti decisamente meno interessanti , rispetto a quello che penso, quindi per quanto riguarda il tuo haiku, penso che la principale qualità sia il karumi. Per quanto riguarda la forma, direi che è sicuramente incomprimibile, qualità che apprezzo sempre. Semplicità, ritmo e musicalità sono rispettati, l’uso del pivot è corretto ed è evidente che rappresenta un momento haiku consapevole. Il qui è ora è in forma debole, ma è presente. Detto questo, per non far sembrare i versi un mero elenco, io modificherei il primo con “Che pesce fresco! ” per introdurre la tua reazione rispetto al cibo che stai per consumare. In questo modo lo haiku prende un altro colore e più profondità.

AM: ma se cambiassi il primo verso così come hai appena proposto,lo haiku non perderebbe un pizzico di genuinità in quanto ricostruito a tavolino?

EG: ovviamente si, come ogni riscrittura. Comunque c’è una grande differenza tra il costruire un intero haiku a tavolino, inventandosi di sana pianta un’immagine totalmente fasulla e la riscrittura di una parte di un vero momento vissuto. L’ideale sarebbe che momento e scrittura coincidessero, ma questo significherebbe che mente mushin (mente vuota) e mente razionale (quando si scrive si usa la mente razionale) coincidano. Probabilmente , ma di questo non sono sicuro, forse solo una mente illuminata e con un grande bagaglio tecnico-estetico può riuscirci. Noi poveri disilluminati, possiamo sperare nel kensho (illuminazione che dura un momento) e sperare di scrivere bene al primo colpo. Ovviamente la realtà è che quasi mai ci riusciamo, quindi un pizzico di rivalutazione e ristesura, a mio avviso, per noi è quasi la norma. Comunque , se non ricordo male, Basho stesso ci mise 2 anni a scrivere la forma definitiva dello haiku della rana. Conclusione la genuinità , o makoto come dice Basho, è data soprattutto dal momento haiku che deve essere vuoto. Se genuino, poi puoi riempire il momento con dei versi altrettanto sinceri. Se poi la prima stesura è migliorabile, un pizzico di lavoro post-creazione, rimane comunque accettabile, a meno di non stravolgere l’intera composizione

AM: in effetti scrissi questo haiku di getto, con la mente vuota,pura, per quella cosa e quel momento. Realizzai soltanto che si trattasse di pesce fresco,non capii che tipo di pesce. Che fossero aringhe lo appresi dopo,mai avrei pensato si consumassero a colazione,prima di allora le conoscevo soltanto come affumicate o conservate in sale.

EG: non fai altro che confermare quanto ho appena detto. Normalmente gli haiku basati sul karumi sono quasi sempre sinceri e genuini, perchè basati su eventi quotidiani. Basho l’aveva intuito, ma poi la sua morte ha interrotto questo percorso. Comunque se qualche folle s’inventa situazioni non vissute, direi che ha qualche problema e dovrebbe farsi vedere. Per esempio, io quando rivedo un mio haiku, sempre frutto di una stesura di getto e di un momento mushin, so già che il fatto di non contare le sillabe, ne prima ne dopo, farà di quello haiku, una composizione almeno 100 volte più genuina di quella di un seguace della setta 5-7-5, che per definizione … se conta sul momento vissuto, non può avere una mente mushin, mentre se conta dopo, il pizzico può diventare una badilata, perchè deve riarrangiare l’intera composizione. Questo fatto, ovvero pensare che haiku sia contare porta, secondo me, sia a questo che a molti altri disastri.

 AM: una domanda che mi faccio da sempre è: lo haiku può essere,anzi,può esistere nella cultura occidentale?

EG: certamente si, l’essenza della poesia haiku è universale, e non lo dico io ma Basho.
Attraverso i secoli, l’arte dello Haikai passerà attraverso mille passaggi e diecimila trasformazioni, ma indipendentemente dalle sue infinite forme, un haiku basato sul makoto farà parte, non solo dell’arte del singolo maestro, ma di tutti i maestri passati, presenti e futuri. M.Basho
Qui Basho sostiene che le opere dei grandi poeti, condividono tutte una cosa: una profonda consapevolezza autoriale, derivata dal makoto, ovvero dalla genuinità.
Questa costante è un ideale poetico, quindi non dipende ne dal tempo, ne dalla nazionalità di chi scrive. Il punto è che se un autore non la fa sua , quindi non è in grado di inserirla nelle proprie composizioni, allora questa carenza non gli permetterà di scrivere dei buoni haiku.
Siccome la consapevolezza non è una prerogativa solo orientale, ma del cervello, questa proprietà si può tranquillamente estendere anche all’occidente.

AM: quindi lo haiku cosa è? A parere mio è esperienza (?) osservazionale in purezza, è comprensione e condivisione elitaria di fatti. Dico elitaria perchè non tutti sanno cogliere queste cose.

EG: direi che hai ragione, di base è così, aggiungerei che non basta vivere in purezza il momento, ma anche possedere un certo bagaglio tecnico-estetico, haiku è comunque un’arte e tutte le arti si manifestano tramite una componente tecnico-estetica, che per lo haiku è la qualità della forma, la scrittura e la dimensione estetica tipica dello zen.
Il discorso elitario va invece approfondito. E’ vero, che tutto questo può sembrare elitario, ma è anche vero che tutti potrebbero farlo. Non stiamo parlando di risolvere problemi di fisica quantistica.
Come diceva il Buddha il vero problema è l’ignoranza e i costrutti mentali che la gente non vuole abbandonare, ovvero l’attaccamento al proprio sè. Il fatto che poi la gente non riesca a cogliere l’essenza della poesia haiku è la diretta conseguenza di questa ignoranza e del non volersi impegnare, oltre al fatto che nessuno la insegna, tranne noi.

AM: ho comunque dei dubbi,lo sai,a definirla poesia, cosa che peraltro credo non abbiano fatto nemmeno in oriente

EG: è una poesia molto particolare, semplice nella forma, ma fondamentalmente molto difficile per tutto quanto afferisce al poeta. Scrivere buoni haiku, non fa di te necessariamente un poeta di haiku. Basho li chiamava il problema degli avanzati. Ed è questo che la gente non capisce. Tutti pensano che haiku sia solo l’opera, ovvero sia scrivere 3 versi con un kigo e uno stacco, invece haiku sono soprattutto quei processi che albergano nella mente del poeta.
Possiamo paragonare un haiku ad una sciarpa, questa può essere realizzata in uno scantinato in 5 minuti, da una lunga filiera di estrema qualità come può essere quella di Armani, o da chiunque sappia lavorare a maglia. In estrema sintesi parliamo sempre sciarpe, ovvero di qualcosa di estremamente semplice che metto al collo per scaldarmi, ma pur ammettendo che tutte le sciarpe soddisfino la stessa esigenza, resta il fatto che i processi produttivi di Giorgio Armani, di una mamma, o di Pippo il cantinaro sono estremamente diversi e sono quelli che danno valori diversi alla sciarpa
.
Per lo haiku avviene la stessa cosa, la differenza non la fa l’opera ma il processo compositivo. Roba che nessuno, ripeto nessuno, in Italia ha ancora capito, guru nazionali compresi. Tutti guardano alla sciarpa e nessuno fa formazione su come si costruisce una sciarpa di qualità.

AM: Ecco,in oriente lo haiku avrà forse una dimensione si osservazionale ma trascendentale perché ha a sottostante(retrostante?) una filosofia e credo un pensiero ….

EG: altro aspetto che nessuno capisce è che haiku, come lo zen, è immanenza non trascendenza. Come diceva Suzuki Roshi non devi trascendere il fiore, devi diventare il fiore. (c’è un articolo sul blog, che spiega meglio questa cosa).

AM: La la dimensione occidentale ritengo sia soprattutto osservazionale ovvero materiale. Se dovessi definire, per traslazione,lo haiku col linguaggio della politica lo definirei oligarchico proprio perché è per pochi.

EG: haiku è per tutti, ma pochi raggiungono la qualità di un vero poeta haiku. La ragione però è quella a cui hai accennato. Haiku diventa una oligarchia nel momento in cui i principi dello zen, che sono laici e di crescita personale non sono ne conosciuti, ne praticati. Basterebbe cominciare con le tecniche di mindfulness, per iniziare a comprendere come si diventa un poeta di haiku , per poi affrontare successivamente gli ideali poetici ed estetici, che derivano dall zen, con un minimo di cognizione di causa. E’ vero che occidente ed oriente hanno radici culturali totalmente differenti, basti pensare al concetto di filosofia , che per noi occidentali è ragionare sulle cose, mentre per un orientale è pratica, che serve a migliorarti come persona. Nessuna filosofia occidentale fornisce uno schema per il corpo e mente come unità, mentre in oriente tutte le filosofie danno indicazioni meditative. Idem per la poesia , per questo trovo velleitario, oltre che stupido, essere italiani avere un paradigma di pensiero occidentale e pensare di scrivere haiku giapponesi, senza cambiare il proprio paradigma compositivo. Vuoi una controprova? perchè i bambini scrivono haiku formidabili ? semplicemente perchè non hanno nessun paradigma mentale. Il problema è che quando diventi adulto e un bel paradigma te lo sei fatto, allora per ridiventare bambino, devi cambiarlo con quello orientale, che ti permette di ritrovare la purezza della mente che avevi da bambino.

AM: Ho un ultima domanda, io bene o male qualche haiku vero riesco a comporlo, mentre poesie non ne so scrivere. Ritengo sia così perché ho capacità osservazionale e non sono bravo a vestire di rime e ridondanze ciò che vedo,voglio dire non so fare poesia. Ecco,se dovessi definirmi potrei dirmi haijin, ovvero un non poeta, mai poeta. Per questo,forse, ho sempre ritenuto che haijin e poeti siano figure diverse.

EG: Osservazione interessante.
Innanzitutto provo a dire cosa sia, per me, la poesia, per poi passare alle figure dei poeti.
Partiamo dal fatto che c’è il mondo esterno a noi e poi c’è il nostro mondo interiore.
Entrambi questi mondo possono essere indagati.
La scienza indaga il mondo esteriore per capire come funziona, la filosofia moderna (da Kant in poi) ormai indaga , soprattutto il pensiero comune e la ragione umana, la poesia invece indaga su entrambi i mondi per arrivare alla loro essenza, ovvero al succo di questi due mondi.
Un poeta allora cerca di andare al cuore delle cose.
Se le cose sono esterne a lui, a mio avviso, l’unico modo che un poeta ha per arrivare alla loro essenza è scrivere haiku, perchè altrimenti finirà per trascenderle e quindi finire in un mondo illusorio, fatto di sensazioni, emozioni e sentimenti, che altro non sono che una proiezione del suo sè sulle cose esterne. Per arrivare all’essenza di una rosa, devi diventare la rosa (approccio zen haiku), non descrivere quello che provi per quella rosa.
Se invece le cose indagate sono interne al poeta , indipendentemente dalla forma che utilizzerà, scriverà delle poesie su quello che prova, siano essi sentimenti o emozioni. In questo contesto, non possiamo più parlare di haiku, perchè qualsiasi analisi introspettiva sui propri sentimenti non è haiku.
Haiku allora è solo poesia della realtà esterna, mentre , mentre la poesia non haiku è poesia della realtà interiore o delle sue proiezioni.
Il poeta è allora colui che indaga su uno o su entrambi questi suoi mondi.
Sottolineo suoi, perchè rispetto ad uno scienziato o un filosofo, il poeta è l’unico osservatore delle sue realtà.
IO scienziato non m’interesso dell’amore, perchè non fa parte del mondo esterno, io filosofo mi occupo dell’amore in generale per costruire una filosofia dell’amore, mentre io poeta mi occupo del mio amore, osservando quello che accade dentro di me o su come si riflette verso l’esterno, infine io poeta haiku non m’interesso dell’amore perchè non fa parte del mio mondo esteriore, oppure lo prendo in considerazione solo nel caso in cui, il mondo esteriore mi provoca questo sentimento (principio di causalità haiku). Ritornando alla tua osservazione, allora è chiaro che potrebbe avere un senso, parlare di poeti e non poeti, ovvero i poeti sono quelli che scrivono del mondo interiore e dei sui riflessi, mentre i non-poeti non lo fanno, ma questo discrimina chi scrive e non fornisce elementi sul mondo su cui scrive, inoltre a mio avviso non è che il mondo interiore abbia più valore, rispetto a quello esteriore, per questo, a mio avviso, sarebbe meglio parlare di di poeti haiku e poeti non haiku, oppure di poeti haiku e poeti. In entrambi casi i poeti sono sempre poeti, mentre quello che cambia sono i mondi su cui si appoggiano per la loro poesia.

Fine

Antonio Mangiameli è presente in questo blog ai seguenti link:

il mio haiku capolavoro

haiku e politica

social test di zen haiku

silloge di yugen

in memoria di Isamu Hashimoto

concorso interno alla ricerca del karumi

aceri rossi, silloge d’autunno

Il “momento lungo” e la tecnica del “rafforzamento”.

Ci sono momenti haiku che durano pochi secondi ed altri molto più lunghi ovvero, tutto dipende da come elaboriamo le emozioni.

La lunghezza di un momento dipende dal tuo “sfondo mentale”, ovvero dal contesto emozionale che proviamo e che qualche volta dura più del solito, a causa di una determinata situazione o stimolo emotivo, che tende a permanere.

Qualsiasi qualcosa vi coinvolga abbastanza a lungo e faccia scattare un’emozione durevole, sarà la causa dei vostri momenti haiku lunghi. Qualsiasi cosa può scatenare un momento lungo: essere in fila al supermercato, guardare un film o fare una videochiamata con chi non abbracciate da un po’ .

Quando ciò accade, una mente zen registra, oltre alla realtà, anche questo contesto emozionale e lo include consapevolmente, come parte del tutto, senza rifiutarlo.

Diventa poi una scelta autoriale , il decidere se costruire un haiku dell’esperienza vissuta, come “momento corto” o “lungo”.

Ma se i “momenti corti” , ovvero quelli in cui le emozioni sono autorialmente escluse o appena accennate, sono la norma , come si trasporta invece “un momento lungo” in un haiku ?

Come si fa a far risaltare anche lo sfondo emozionale durevole che abbiamo provato, nel momento in cui decidiamo di volerlo fare ?

Personalmente, io uso una tecnica , molto semplice, che ho chiamato di “rafforzamento” .

Innanzitutto io la uso solo negli h4ku, per ragioni di ritmo e di vincoli, come vedremo.

Il rafforzamento consiste nel ripetere (rafforzare) , tipicamente nel primo e nell’ultimo verso , “lo sfondo emozionale”, lasciando ai due versi centrali il compito di suggerirsi come causa del prolungarsi del momento, messo in risalto dalla ripetizione dell’emozione.

Di seguito tre miei haiku come esempio.

paura
troppa gente
qui alla coop
paura tra i carrelli 

mi manchi
skype e whatsapp
non trasmettono abbracci
mi manchi

una gran f...
Il testosterone conferma
Charlize Theron
è una gran f...

Riprendo anche questo haiku dal Lab.

Gabriella De Masi
Respiro
La pioggia ha il profumo del glicine
Respiro appieno

Come s’intuisce il secondo verso è decisamente lungo, il che influisce sul ritmo, meglio

Respiro - 
La pioggia
ha il profumo del glicine
Respiro appieno

Il che ci riporta alla struttura h4ku.

Chiudo con un’osservazione sul famoso haiku di Issa

C'ero
C'ero soltanto
Intorno cadeva la neve

Anche in questo capolavoro abbiamo un “momento lungo” e probabilmente questo è il capostipite degli haiku “rafforzati” (non sono un accademico, quindi non ho fatto ricerche mirate a proposito).

Nella traduzione dello haiku di Issa, la struttura h3ku è perfetta e proprio per questo, a mio avviso, oggi diventa improponibile.

La struttura a 3 righe lascia un solo grado di libertà, ovvero un solo verso, sfruttabile e dopo Issa, riproporlo anche oggi , sarebbe quasi un’offesa al Maestro ed oltre modo ripetitivo.

Dal Lab: haiku e politica

Cervelli populisti
Matteo Salvini
L'olandese Rutte 
Ragnatele e sovranismi (EG)

Haiku e politica non vanno molto d’accordo, perchè se haiku è poesia della realtà, la politica è volatilità e , soprattutto oggi, pura illusione e demagogia.

Ad ogni modo, se la via haiku è quasi impraticabile, rimane aperta la via pseudo-haiku, per una pratica che, se non ci può vedere impegnanti come poeti, almeno può vederci attivi come cittadini consapevoli.

Come esercizio ho chiesto, agli iscritti al Lab, un’ opera (haiku o pseudo-haiku) contenente i seguenti termini :

  • olandese
  • Matteo Salvini
  • ragnatele

Di seguito le 5 migliori:

Antonio Mangiameli
una foto di salvini
un fiorino olandese -
ragnatele

era già complicato riuscire a scrvere un haiku, se poi è anche buono, non c'è molto altro da aggiungere.

Margherita Petriccione 
la zuppa all'olandese
e il pan bagnato di Salvini …
ragnatele

sarcasmo e critica politica non mancano, come non dovrebbero mai mancare in questo genere di pseudo-haiku.

Monica Federico 
Niet olandese-
nella tela dei sovranisti
Matteo Salvini

critica più concreta, è chiaro che perseguire politiche sovraniste, volendo rimanere in Europa è una contraddizione in termini.

Zoé Alef Zel 
le ragnatele in testa
Matteo Salvini parla-
peggio d'un olandese ubriaco

pseudohaiku migliorabile nella forma, ma decisamente forte, in termini di satira politica

Paola Trevisson 
messaggio olandese
messaggio di Salvini
ragnatele dietro la tv

pacato ma abbastanza efficace l'accostamento tra le politiche olandesi e leghista 

Dal Lab: 7 haiku / contest ” al tempo del Covid”

Da quasi un centinaio di opere postate dagli iscritti in un paio di giorni, ho selezionato i seguenti haiku:

Margherita Petriccione
quarantena–
l’ombra si stringe
negli angoli
Angiola Inglese
isolamento-
sessantaquattro spazi
sulla scacchiera
Maurizio Gusmerini
il volto coperto -
sugli occhiali
nuvole di fiato
Gabriella De Masi
Casa di riposo
Càdono ad uno ad uno
i fiori di ciliegio
Vincenzo Adamo
città chiusa-
passo i miei giorni
a cercare la chiave
Carmela Marino
i primi fiori-
sembra alleggerirsi
la mascherina
Giusy Cantone
Quarantena
in questa piccola prigione
ritrovo le radici

Alla ricerca del makoto di Friedrich Nietzsche

Chiarisco subito che Friedrich Nietzsche (FN) non ha mai scritto haiku, ne ha mai praticato lo zen o la poesia orientale, anche se studiò il buddismo e si possono trovare diverse analogie tra la sua filosofia e i principi dello zen.
Ciononostante, FN ebbe un significativo percorso come poeta, anche se la poesia fu un’attività speculativa, quasi un accessorio rispetto al suo filosofare.
Oltre alle liriche sparse nei suoi lavori principali (Gaia Scienza, Così parlò Zarathustra ed altri), FN lasciò anche diversi lavori poetici, in forma di frammenti, che furono pubblicati postumi e di cui potete trovare diversi libri anche in italiano (io mi sono ispirato a ‘ Ditirambi di Dioniso e Poesie postume’ di Adelphi).
Leggendo queste opere poetiche di FN, mi sono accorto che, soprattutto i frammenti, potevano essere spesso assimilati, con poco sforzo, alla poesia haiku.
Da qui ha preso avvio la mia operazione di rivisitazione di queste opere, soprattutto nella ricerca del makoto dell’autore.
Come occidentale, io mi sento antropologicamente più vicino a FN che ai maestri cinesi o giapponesi, da qui la mia ricerca sulla genuinità poetica di uno dei giganti della mia cultura e del pensiero europeo.
Pertanto , quelle che leggerete non sono le opere originali di FN. ma dei miei adattamenti.
L’operazione è stata quella di prendere i ‘frammenti di poesia’ di FN e strutturali in una forma haiku o tanka (secondo le regole del Lab).
Inoltre, ho asciugato qualche verso troppo brodoso, attualizzando quando necessario i termini arcaici, ma badando sempre a mantenere intatto il senso e l’immagine del frammento originale.
Insomma ho dato una rinfrescata alla poesia di FN, quando mi sembrava necessario farlo e soprattutto per adattarla ai miei scopi.
Il senso qui, ripeto, è quello di ricercare la genuinità autoriale di FN, non quello salvaguardare a tutti i costi i contenuti originali, che tra l’altro sono ovviamente presenti nei libri acquistabili in giro.
Ho quindi operato come poeta, andando alla ricerca del makoto, come suggerisce Basho, e non certo come un accademico, o semiologo o semiotico delle opere di FN.

Inverno 1882-1883

pino e fulmine

troppo in alto, su tutto e tutti
se parlo
nessuno parla con me
solo e con la mia altezza
io aspetto
ma cosa ?
troppo vicino alle nubi
ora attendo
il primo fulmine !

Chiara identificazione di FN con un pino. Tecnicamente più poesie brevi e pseudo-haiku, che haiku veri e propri.
L’essenza è chiaramente la consapevolezza da parte di FN delle conseguenze di essere un personaggio fuori dagli schemi.
Nonostante spesso manchi un qui e ora chiaro e definito, le azioni indicate nel secondo verso, al tempo presente, ne fanno egregiamente le veci.
Generalizzando, la forma lungo-corto-lungo sembra l’ideale per le immagini di presa coscienza di uno stato-azione-effetto. Buonissimo anche il ritmo, che ne deriva.

Portofino

siedo in attesa
in attesa ?
del nulla e totalmente trasceso
nessun desiderio, ne di luce o oscurità
nel meriggio amico e nell’eternità

La trasposizione dell’originale alla forma tanka, anche se non canonica, mi ha richiesto un certo impegno. Personalmente, sono comunque soddisfatto del risultato, che ritengo mantenga l’essenza originale, anche se mi sono preso diverse libertà interpretative.

Sperduto nell’azzurro
sono troppo attratto
da ciò che è lontano !

Trasposto il frammento, ne è risultato un haiku di altissimo livello.

lusingare chi si ama
fuori dallo spazio
fuori dal tempo
sopra di noi le stelle sfavillano
intorno a noi freme l’eternità

tanka d’amore. terribilmente efficace.

(CONTINUA)

Haiku ai tempi del Covid-19

Ormai lo sappiamo tutti, in questi tempi di Covid-19, dobbiamo restare a casa.

Scrivere haiku può allora essere un buon esercizio, per mettere a frutto questa condizione di costrizione consapevole.

Come esercizio, ho scritto questi 5 haiku in 15 minuti, dal mio bagno di casa.

Vi propongo di fare lo stesso ogni volta che potete.

Darsi un limite di tempo è importante, perchè costringe alla concentrazione, quindi alla consapevolezza, quindi alla genuinità.

è pomeriggio
il sole è calato
dietro la casa rossa

il mobile in bagno
le fessure tra i cassetti
scure cornici d'ombra

l'accapatoio
appeso e senza vita
vuoto di ogni zen

ricorrente presenza
nella vasca smaltata
un ragnetto scuro

nello specchio
il ciliegio fiorito
ribalta i suoi fiori

CoV-19, Il sogno di Zhuangzi e la spesa al super

Dopo il sogno della farfalla, Zhuangzi sognò di essere un virione CoV-19 che voleva infettare Zhuangzi . Dopo essersi svegliato, Zhuangzi si chiese ancora se il sogno era finito, oppure se non fosse quel virione che stava sognando di essere Zhuangzi .

Con questo dubbio in testa, si alzò, si vestì e si recò al super per comprare il dentifricio, l’olio e la sua solita baguette.

In coda alla cassa, guardando la signora con la mascherina e il carrello stracolmo davanti a lui, pensò:

Che importa! che io sia
Zhuangzi o un Cov-19
è certo che
non sono un cretino

Poi, tornato a casa, si lavò innanzitutto le mani, come sempre aveva fatto nella sua vita.