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Koan Haiku: rane, specchi e meccanica quantistica.

furuike ya
kawazu tobikomu
mizu no oto

Vecchio stagno
Il salto di una rana
Il rumore dell’acqua

(Basho)

Questo haiku di Basho è un koan haiku, ovvero non parla solo di rane e di stagni, ma anche e soprattutto della mente zen.


Ara ike ya
Kawazu tobikomu
Oto mo nashi

Il nuovo stagno
Il salto di una rana
Nessun rumore

(Ryokan)

Ryokan, che aveva compreso lo haiku di Basho, risponde al maestro con questo suo haiku, che come quello di Basho è un koan haiku, in cui Ryokan mostra l’altro aspetto della mente zen, che Basho non aveva indicato.

L’insegnamento ricavabile da questi due koan haiku è che la mente zen c’è e non c’è, quindi dovrebbero essere sempre letti in coppia, anche se solo chi pratica lo zen, potrà comprenderli fino in fondo.

In cina, mille anni prima di Basho, due monaci, diventati poi patriarchi zen, avevano già affrontato lo stesso insegnamento, risolvendolo sempre tramite due poesie.

« Il vero albero del Bodhi è il corpo,
la mente è il suo specchio lucente.
Lascialo sempre perfettamente chiaro,
in modo che non vi sia un solo granello di polvere. »

(Shénxiù)

« Non vi fu mai nessun albero del Bodhi,
e neppure il suo specchio lucente.
tutto è fin dall’inizio immacolato,
dove cadrà la polvere? »

(Huìnéng)

Oggi, molto più modestamente, mi permetto di onorare gli insegnamenti dei maestri, aggiornando ancora una volta questo stesso argomento, tramite due miei haiku di natura scientifica e riferiti ad un sistema atomico, descritto dalla meccanica quantistica.

dopo la misura
la realtà appare
ecco l’elettrone

prima della misura
solo probabilità
nessun elettrone

(Elio Gottardi)

Le radici haiku in una poesia Tang e relative divagazioni personali

Non ci sono più uccelli nel cielo
L’ultima nuvola si sta scaricando lontano
Sediamo insieme, io e la montagna
Fino a che solo la montagna rimane

(Li Bai – conosciuto come Li Po in occidente)

Questa poesia attualissima e modernissima, in realtà è stata scritta da Li Po, uno dei massimi poeti cinesi dell’epoca Tang (618-907).

Questa poesia, che si potrebbe benissimo leggere come una concatenazione di due haiku, racchiude già tutti quegli elementi che porteranno M.Basho, circa mille anni dopo, alla definizione della sua poetica ed alla forma breve che oggi chiamiamo haiku.

Quasi tutti credono che le origini haiku siano giapponesi, in realtà anche la poesia breve ha radici  cinesi, come quasi tutto ciò che è giapponese e che poi i giapponesi sono dei veri maestri nel perfezionare.

Cinese è Chuang Tzu , riferimento di Li Po ed a cui anche Basho attinge a piene mani; cinese è  il principio taoista di ritornare a zoka (natura); cinesi sono le tematiche riprese da Basho; cinese è lo zen (chan in cina), da cui Basho deriva il distacco dal proprio sè (muga) e la genuinità dell’azione poetica (makoto), perfino il DNA della metrica dello haiku moderno è già presente nelle poesie cinesi, formate da versi basati sul 5-7, che nel Giappone medioevale rappresentavano la poesia colta di riferimento.

Il grande merito di M.Basho, ed in generale dei successivi maestri giapponesi, è stato quello di perfezionare, strutturare e quindi eseguire una magnifica sintesi di tutti questi elementi di origine cinese, di fatto sparsi e poco fruibili in un’unica visione, integrandoli nella tradizione giapponese del loro tempo ed elevando lo hokku  e quindi lo haiku moderno ai livelli che oggi conosciamo.

Oggettivamente però, senza i fondamentali contributi cinesi,  non ci sarebbe stato Basho e quindi la forma poetica haiku.

Non cercare di seguire i maestri, ma cerca quello che i maestri cercavano (M.Basho)

Da occidentale e da seguace di Basho, io allora non posso non tener conto di tutto questo.

Da occidentale io non posso appiattirmi alla sola rielaborazione giapponese di haiku, come unico faro di riferimento da seguire.

Da occidentale non posso pensare di fare poesia breve imitando il giappone, in quanto non ne ho, ne avrò mai gli strumenti: cultura e tradizioni.

Personalmente, più avanzo nella  Via della parola e più credo che il Lab Zen Haiku Italia abbia fatto la scelta giusta,  l’unica scelta possibile: ripartire dalla sintesi di Basho,  rinunciando alle inevitabili giapponesità che Basho si porta dietro, per la semplice ragione che noi Italiani non siamo giapponesi.

Nel Lab abbiamo introdotto elementi e concetti conformi alla cultura e tradizione occidentali, stando attenti che non si scontrassero con lo spirito originale della poesia breve, che deve rimanere, quella si, assolutamente invariata: a partire da Li Po, transitando da Basho, fino a sbarcare nell’Italia del XXI secolo.