Comprendere soggetto ed essenza di un haiku

Ricapitoliamo

Dopo aver imparato le basi dell’autoclassificazione e del tagging, continuiamo nel percorso di autoanalisi delle nostre composizioni, allo scopo di migliorare la nostra consapevolezza.
Se qualcuno si stesse ancora chiedendo: ma a che serve tutto ciò?
La risposta è che per scrivere haiku, come ci dicono i maestri, serve una bussola senza la quale si naviga nelle acque della semplice e rispettabile poesia o, in altre parole, senza una bussola, si rischia di vagabondare all’infinito senza meta.
Al momento, per quanto riguarda l’autovalutazione, dovremmo aver imparato a riconoscere gli elementi fondamentali: la struttura (forma e qui e ora consapevole) e la differenza tra realtà ed illusioni.
In termini di strumenti, il tagging della propria opera è il mezzo che abbiamo adottato per l’autovalutazione, in quanto facilita questo processo, ovvero ci costringe a comprendere cosa abbiamo scritto e come l’abbiamo scritto.

Se il soggetto della nostra opera è reale allora abbiamo scritto un haiku, se il soggetto è uno stato d’animo, allora abbiamo scritto uno pseudohaiku.
Quello che ancora manca, per completare il processo di autovalutazione, è la comprensione dell’esperienza che ci ha portato a scrivere la nostra opera.

Impariamo a riconoscere il soggetto

Il soggetto di un haiku è nei versi scritti, è il protagonista esplicito della nostra esperienza e ci dice cosa abbiamo vissuto a livello conscio, attraverso i sensi.

Il soggetto è la componente esplicita/razionale/reale/verbalizzata  della nostra composizione.

Per ogni esperienza vissuta, però ci sono due livelli di comprensione: quello conscio (soggetto) e quello inconscio (essenza).
Se il soggetto rappresenta quindi la consapevolezza razionale della nostra esperienza, descritta a parole, l’essenza è la parte irrazionale.

Impariamo a riconoscere l’essenza

l’essenza di un haiku è ciò che ci è stato trasmesso a livello inconscio dall’esperienza stessa e  rappresenta quella componente di cui non siamo quasi mai consapevoli.

Suzuki roshi diceva che zen è piena consapevolezza, ovvero che, per ogni esperienza, occorre portare anche l’inconscio a livello conscio e che, senza questo passo, la nostra consapevolezza rimane incompleta.

Se haiku è un’arte zen, allora questo processo di trasformazione, dall’inconscio in conscio, non può essere omesso dal processo compositivo.
L’essenza trasmessa dall’esperienza, deve essere  riportata anche nel nostro testo, non in forma esplicita, ma implicita, come atmosfera, come quella radice invisibile da cui nasce la componente visibile, quella razionale: il soggetto, ovvero il fiore, il testo della nostra opera.
L’essenza è quel contenuto che viene dall’inconscio, che non viene trasmesso attraverso le parole del testo, ma che in qualche modo ci ha portato a scrivere la nostra opera e che dovrebbe poi essere trasmesso al lettore.

Se la forma è il corpo di una composizione, il soggetto è la mente, allora l’essenza ne è l’anima, ovvero lo spirito della nostra esperienza.

Definire o anche comprendere l’essenza di una composizione è un processo sicuramente non facile.
L’inconscio non si rivela automaticamente, nemmeno se è stuzzicato, inoltre è facilmente fraintendibile e può assumere facce diverse in funzione del nostro momento d’introspezione. Quindi quasi sicuramente l’essenza di un haiku varierà nel tempo, ogni volta che lo rileggerete, e sarà inevitabilmente un’approssimazione di quella realmente provata e vissuta.

E’  importante non tanto individuare e definire esattamente l’essenza, quanto il provarci, perché questo migliora la consapevolezza, quindi anche i nostri haiku.

È il processo di autoanalisi e d’introspezione che è importante, non tanto i risultati che si possono ottenere e che comunque miglioreranno man mano diventeremo sempre più consapevoli.

Esempi (tratti da mie composizioni, taggati come principiante)

Haiku
Il piatto bianco
I gusci delle cozze
Lisci e neri
Soggetto: avanzi di una cena
Essenza : lo yin e yang convivono

Poesia breve
Voglia di donna
Intenso come il profumo dei gelsomini
Soggetto: pulsioni
Essenza: la bellezza dell’ordine naturale delle cose

Tanka
Vapore caldo
Le grinze dappertutto
Un colpo di ferro
La mente è stropicciata
La camicia è da stirare
Soggetto: stiratura di una camacia
Essenza: La mente è una camicia da stirare (Zen quotidiano)

Haiku
Che temporale!
Una goccia s’infila
In una crepa
Soggetto: temporale
Essenza: impermanenza dei fenomeni

Haiku
Erba tagliata
Tra l’ombra e il sole
Un soffio di vento
Soggetto: tramonto sul mio giardino
Essenza: trasformazione , mutamento

Haiku
Agosto al Gavia
La via lattea nel lago
Il lago risponde
Soggetto : notte in montagna
Essenza: unicità

Un haibun di Monica Federico, selezionato da EG

​#haibunlabzenhaiku

Prima Estate in Irlanda . Terra battuta dai venti, mobile, fatta di contrasti. Scogliere abrupte, distese d’erba sconfinate, brughiere di torba, paesi di pietra, case di calce, scogli di licheni. L’estate non esiste, è una continua primavera. Impermanenza, è la chiave di lettura dell’Irlanda.In questa trasformazione, la nostalgia affiora improvvisa, attraverso suoni e colori dell’infanzia, interiorizzati e dimenticati.Parliamo su skype con in Nonni lontani, in Italia, a Ferrara. Da loro c’è il sole, la luce assoluta del Belpaese.In sottofondo, il frinire delle cicale.Si scopre il vaso di Pandora. Emozioni dimenticate riemergono da un sogno. Estati mediterranee, fatte di sole, di arsura, di refrigerio all’ombra dei pini marittimi e dei cipressi.Il suono delle cicale, rinnova l’antico legame. Riaffiora l’appartenenza.

Estate fredda
Il frinire di cicale da un altro mondo

(Monica Federico)

Un haibun di Margherita Petriccione, selezionato da EG

Nella luce pomeridiana le foglie primaverili e le acque del Garigliano hanno la stessa tenera tonalità di verde, e per chi arriva accaldato dalla strada di Suio è un’immersione nella freschezza.
L’odore di zolfo che mi accompagna fin dalla periferia del paese si è intensificato man mano pur divenendo più accettabile ad ogni passo .
Attraverso il fiume sulla vecchia diga, monumento ad un tempo in cui l’energia elettrica si produceva dalle acque, e, seguendo l’odore, più intenso che mai sulla riva sinistra, trovo il sentiero di rocce e pruni in fiore che mi era stato indicato.
Se non fosse per l’odore, sarebbe un qualsiasi sentiero di campagna, con il suo bravo ruscello a lato, con i suoi gigli d’acqua ancora in boccio e rare farfalle screziate gialle e marroni, ma ad una svolta ,dietro le rovine di un’antica costruzione, compare la sorgente delle” acque d’inferno”…
E tutto lo scenario cambia!
Una pozza che ribolle sommessamente, una vasca opalescente tra rocce gialle e screpolate, non un filo d’erba od un cespuglio, non un canto d’uccello, i fiori che seccano ancora in boccio.
Sulla superficie lattiginosa una pellicola polverosa cosparsa di moscerini. I miasmi che si sprigionano a pelo d’acqua, soprattutto la sera all’imbrunire, hanno mietuto le loro piccole vittime temerarie.

Pozza sulfurea
Il silenzio d’intorno
Lontano i pruni

(Margherita Petriccione)

FOGLIE: 7 haiku di Angiola Inglese, selezionati da EG

Mosse dal vento
Ad una ad una
Le foglie si scolorano

Luna e pozzanghere
Quell’aria fra le foglie sarà più fresca ?

Ancora e ancora il vento
Fra le foglie la stessa polvere

Piumini bianchi
Nel rumore di foglie
Il pioppo e il vento

Vento d’autunno
Tra le foglie di palma
Sapore d’alghe

Sotto la pioggia tutto cambia colore
Foglie di salvia

Odor di menta
Le foglie stropicciate fra le ginestre

(Angiola Inglese)

Koan del giorno

In questo universo, tutto è relazione: inciampare in un sasso, uccidere una zanzara, baciare qualcuno.

In ogni relazione c’è però anche una forma di potere, perchè in ogni relazione c’è sempre un controllore ed un controllato.

Il sasso esercita il potere di farmi cadere, io esercito la mia forza sulla zanzara, chi prende per primo l’iniziativa di baciare invade lo spazio dell’altro, ovvero: controllore e  controllato.

Ora io ti chiedo: quando scrivi un haiku tu da che parte stai?

La natura: Eraclito, il Tao e zoka di Basho

Se si legge la concezione di Eraclito sulla natura, si può notare come esista una perfetta sintonia con il taoismo e la poetica di Basho, che invita il poeta a seguire zoka ed a ritornare a zoka.

Eraclito dice «da tutte le cose l’uno»

Ovvero l’uno (la Natura) non è un’ entità metafisica separata dalle cose, attraverso le quali poi  si manifesta, ma è l’universo costituito dalle cose stesse.
Tuttavia la Natura non è nemmeno riconducibile alla somma di tutte le cose, perché la Natura è, al tempo stesso, la condizione dell’esistenza delle cose.

Nell’universo, esistono pertanto due tipi di connessione:  una tra le cose ed un’altra tra la Natura e le cose.

Queste connessioni diventano chiare se ci si rifà alla metafora taoista del vuoto usata nel racconto del cuoco Ting di Chuang Tzu,  che mostra come  la realizzazione del Tao, nell’arte della macellazione,  consista nel saper utilizzare il  pieno-vuoto presente nel quarto di bue da macellare,  ma anche nel comprendere come il vuoto sia uno, ovvero sia comune tanto all’oggetto (il bue) quanto al soggetto (il cuoco), che si fa vuoto per meglio cogliere e percorrere i vuoti dell’oggetto.

La stessa identica relazione vale anche per il poeta di haiku

Basho dice che un poeta deve farsi vuoto per cogliere lo spirito di zoka, della natura.

Il poeta  si deve unire alle cose se vuole fare poesia. attraverso il fattore comune che condivide con le cose stesse, cioè il vuoto.

L’ esistenza delle cose, che include anche il poeta,  è allora data dalla relazione, tra il loro pieno ed il  vuoto; vuoto che è uno solo ed  è comune a tutte le cose, incluso il poeta stesso, perché è la condizione che permette a tutto di relazionarsi nella realtà, ossia è la condizione stessa dell’esistenza.

Analogamente al Tao, la physis di Eraclito è la «natura propria» di ciascuna cosa e,  contemporaneamente, è Natura universale, ovvero condizione dell’esistenza comune delle infinite cose. Quel «contemporaneamente» ha un valore fondamentale, perché significa che il grande Tao, la natura universale, non solo è causa degli infiniti Tao particolari, delle singole «nature proprie», ma è, allo stesso tempo, costituito da essi.

D’altra parte i singoli Tao, le «nature proprie», non esisterebbero senza il grande Tao, senza la Natura universale che le «nutre».

Questo è il senso delle parole di Eraclito «da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose»;

senso che si ritrova, identico, nel Chuang Tzu

Chuang Tzu: «le diecimila creature ed io siamo l’Uno»

e nell’insegnamento di Basho, che ci invita a seguire zoka, ovvero a seguire la natura, come unico fattore in cui la realtà, quindi la poesia, si può manifestare.

Essere fedeli all’arte dello haikai significa intendere la natura  ( zôka) come unica madre di tutto: vedere come opera il Tao, come lavora quella legge che crea e trasforma ogni cosa.
Essere fedeli all’arte dello haikai significa avere solo le 4 stagioni come compagni.
Essere fedeli all’arte dello haikai è vedere solo un fiore in un fiore e solo la luna nella luna.
Vedere qualcosa di diverso da un fiore o la luna, che non sia semplicemente quel fiore o la luna,  significa essere dei barbari.
Allontanatevi quindi dalla barbarie: seguite zôka e ritornate a zôka.
(M.Basho)

Quello che intende Basho è chiaro: un haiku deve essere la pura e semplice rappresentazione della realtà, ovvero delle cose e dell’unico vuoto che le unisce e che include anche il poeta.
Niente fronzoli, niente interpretazioni, niente sentimenti, ovvero nessuna interferenza della mente.
Un haiku deve essere semplicemente una fotografia della realtà e del suo vuoto, e  chi non segue questo principio deve essere considerato un “barbaro”, ovvero un uomo che ha perso la Via.

Linee guida, in 10 punti, per scrivere un haiku

Di seguito i punti minimali da seguire per poter scrivere un haiku:

  1. un haiku deve fotografare la realtà di un momento vissuto in prima persona, quindi non ispiratevi ad immagini, foto o altre forme indirette, ma piuttosto ad eventi fisici, come quelli che accadono in natura o nella quotidianità
  2. un haiku deve essere scritto usando il tempo presente , quindi non usate i tempi passato o futuro
  3. fino a quando non diventerete autori consapevoli, rispettare le 17 sillabe su tre righe, nella forma del 5-7-5
  4. inserite sempre uno stacco semantico tra due idee, per rappresentare il risveglio alla realtà dello zen
  5. fate in modo che contenga il “qui e ora” dello zen o un riferimento stagionale diretto o indiretto
  6. fate in modo che sia riconducibile ad un’esperienza sensoriale (5 sensi) mai mentale
  7. fate in modo che risulti oggettivo, quindi privo di mentalismi (giudizi, considerazioni, conclusioni, punti di vista, astrazioni mentali generali)
  8. fate in modo che sia semplice e diretto, privo di metafore, allusioni, sottintesi, rime o antropomorfismi
  9. lasciate al lettore la possibilità di riflettere su quello che ha letto, quindi mostrate non raccontate
  10. un buon haiku è frutto di un buon poeta, cioè di qualcuno che,  anche se non pratica lo zen, è aperto ai suoi insegnamenti, quindi si meraviglia e gioisce di ogni momento di vita e dice: “aha però !” per ogni cosa che gli accade

Cosa significa “vivere per haiku”

Come sosteneva Basho, un haiku è perfetto quanto il tempo che intercorre tra il momento vissuto e la sua verbalizzazione si annulla.

“non lasciate che un solo istante si frapponga tra la vostra poesia e la scrivania” M.Basho

Analogamente, come dicono i maestri zen,  un momento di vita diventa poesia, quando è vissuto in piena consapevolezza.

Poesia e vita s’incontrano, solo quando tutto fluisce naturalmente, senza forzature, nel qui e ora.

Questo io lo chiamo vivere per haiku.

Come sosteneva Basho, la spontaneità e la purezza sono elementi imprescindibili per un autore e non possono che esaltarsi e concretizzarsi, se non nell’immediatezza del gesto.

Quindi, non lasciate che la vosta mente prenda il sopravvento, perdendosi nelle nebbie della ricerca di continui miglioramenti stilistici o peggio ancora in una illusoria pretesa di perfezione artistica

Non rielaborate continuamente i vostri versi per farli sembrare migliori.

Esercitatevi piuttosto a verbalizzare immediatamente le vostre esperienze, perché solo così esprimerete la vostra vera natura.

Riconfezionare a posteriori un haiku, anche se poeticamante è accettabile, in termini zen , significa mascherare quello che si è, significa non accettarsi, significa alimentare il proprio ego, significa mentire a sé stessi.

Copyright © 2016 vivereperhaiku. Tutti i diritti riservati. Vietata qualsiasi riproduzione dei contenuti senza consenso scritto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: