La poetica di M.Basho come modello di riferimento


La consapevolezza autoriale, non cresce sugli alberi, ne sfortunatamente si può comprare, però al contrario del talento la si può acquisire attraverso la pratica.

Questo gruppo utilizza la poetica di Basho come modello di riferimento per la pratica dello scrivere haiku.

Praticare significa “attuare”, “sperimentare sulla propria pelle”, “imparare dalla propria esperienza”, in altre parole, nel Lab significa  “allenare il corretto processo creativo”.

Qualsiasi attività, in cui ci si voglia migliorare, richiede un allenamento e degli esercizi che sottendono degli obiettivi, inoltre il raggiungimento di un obiettivo non è automatico ma richiede disciplina e tempo.

Per queste ragioni, lo scrivere haiku richiede innanzitutto prendere coscienza degli aspetti peculiari di questa Via e di conseguenza applicarli per migliorarsi.

Il grande fraintendimento

Se pensate che un haiku si giudichi dalla qualità delle 17 sillabe siete in errore.

Oggi ci sono computer che battono i più grandi scacchisti del mondo, quindi non pensiate che sia impossibile scrivere un programma in grado di comporre haiku che risultino poeticamente incommensurabili, o comunque migliori di quelli che potete aver mai letto o scritto.

“..se qualcuno scrivesse in tutta la sua vita dieci buoni haiku, allora potrebbe essere considerato un maestro”. M.Basho

Facciamo due conti; 10 haiku, in forma canonica,  sono 170 sillabe; in 10 anni sarebbero 1 haiku all’anno; in 20 anni, 1 haiku ogni 2 anni, con una produttività di 1 sillaba ogni 21 giorni e mi fermo qui.

Ora, credete ancora che Basho si riferisse sempre alle 17 sillabe, come unità di misura di un buon haiku?

A questo punto, è evidente che per Basho il risultato finale, la forma poetica, cioè le 17 sillabe, non sono la caratteristica principale di un buon haiku.

Ma cosa allora differenzia un computer da un essere umano, cosa intendeva davvero dire M.Basho e cosa rende davvero buono un haiku?

La risposta è: il processo creativo.

Solo il processo creativo può richiedere tempo …. tanto tempo, se è quello di Basho,  perchè deve essere imparato, perfezionato, interiorizzato e poi praticato per tutta la vita.

La struttura di un haiku è la più semplice esistente, quindi può essere facilmente usata da chiunque, ma tra i milioni di possibili autori, quanti davvero conoscono il corretto processo creativo ?

Nel Libro Rosso di  Tohō si afferma come, secondo Basho, considerare la poesia solo come una pratica artistica sia furviante.

Scrivere haiku per Basho è una disciplina della mente, che richiede concentrazione, il giusto atteggiamento e uno sforzo incessante.

Per Basho, al centro di questa disciplina è la perdita del “sé” che lui chiama “muga” e che porta alla  genuinità (makoto) della poesia (fuga no makoto).

La genuinità = makoto = consapevolezza autoriale

La genuinità, che Basho deriva dal concetto taoista di “azione pura”  (wu wei),  ovvero azione incontaminata dal sè, conduce all’unità tra oggeto e soggetto, tra poeta e realtà.

Nota : I brani che seguono provengono dagli appunti del Prof.David Landis Barnhill che li ha a sua volta estratti e tradotti dal giapponese all’inglese dal “Trattato della scuola di Basho”.

Secondo Basho il processo creativo di un haiku si basa su due principi:

  • la consapevolezza, che è costante, cioè non varia nel tempo e non dipende dal poeta
  • la trasformazione del momento

Entrambi questi due fattori hanno in comune la stessa radice: la genuinità.

 Ciò che è costante e ciò che cambia

Basho sostiene che se analizziamo le opere dei grandi poeti, troveremo che condividono tutti una cosa: una profonda consapevolezza.

Questa costante non dipende dal tempo e dal poeta e se un autore non la comprende,  quindi se non è in grado d’individuarla ed inserirla nelle proprie composizioni, allora questa carenza non gli permetterà di scrivere dei buoni haiku.

D’altra parte la natura è in continua trasformazione ed evoluzione, quindi le esperienze vissute non sono mai uguali a loro stesse, in quanto sono soggette ad infinite transizioni e cambiamenti.

Se un autore non si adegua a questa  trasformazione della realtà e non si mette al suo servizio, dimenticando sè stesso, allora non sarà mai in grado di scrivere un buon haiku.

Un buon haiku è sempre generato come una micro illuminazione della realtà e poi filtrato dalla mente dell’autore, che deve necessariamente mostrarla attraverso le parole.

Chi compie l’operazione inversa, ovvero genera haiku nella propria mente, contamina la realtà , restando confinato in un mondo illusorio, in quanto rinuncia alla sua genuinità .

Chi non accetta questa continua ricerca, non si renderà conto della sua staticità mentale e quindi non realizzerà mai la genuinità.

Gli autori senza genuinità, indipendentemente dalla qualità stilistica delle loro opere, giocheranno solo con le parole e non avanzeranno mai nella Via, limitantosi a ripetersi continuamente.

Chi invece perseguirà la genuinità, semplicemente non potrà fermarsi in un luogo o in un tempo, ma avanzerà naturalmente, passo dopo passo, verso la scrittura di un buon haiku.

Attraverso i secoli, l’arte dello Haikai passerà attraverso mille passaggi e diecimila trasformazioni, ma indipendentemente dalle sue infinite forme, un haiku basato sul makoto farà parte, non solo dell’arte del singolo maestro, ma di tutti i maestri passati, presenti e futuri. M.Basho

Basho inoltre dice: “Non accontentatevi di seguire le orme degli antichi.  Perchè, proprio come le quattro stagioni, tutto è cambiamento, tutto è nuovo, tutto è nella Via.”

La grande illuminazione e il ritorno a ciò che ordinario

Ancora Basho : “portate la vostra mente ad un alto grado d’illuminazione e tornate a ciò che è ordinario, a ciò che nel mondo è comune.

In altre parole, perseguite il risveglio attraverso la genuinità  e ritornate al vero spirito della poesia (furyu).

Il poeta in accordo con questo principio, fonderà l’oggetto con la sua mente e la forma della sua poesia emergerà naturalmente e sarà genuina.

Solo così, l’oggetto sarà mostrato nella sua vera natura, senza ostruzioni, ne ostacoli.

In caso contrario, la mente del poeta mancherà della necessaria raffinatezza, e ricorrerà ad espressioni artificiose e costruite.

Questo atteggiamento rivelerà una mente volgare incapace di seguire la vera Via.

Nello sforzo di perseguire la genuinità , si deve inoltre cercare di comprendere la mente degli antichi Maestri, oltre a quella dei maestri del nostro tempo.

Se non si arriva a comprendere la mente del Maestro, non sarà possibile avviare il percorso verso la propria genuinità.

Un allievo, per capire la mente del Maestro, dovrà seguire le tracce della sua poesia, studiarle e quindi correggere la propria mente.

Questo modo di agire è chiamato “andare alla ricerca del makoto“.

Quando un discepolo non unifica la propria mente con quella del maestro, ma trova piacere nella concezione del suo percorso personale e nella gioia di essere considerato suo discepolo, cadrà nella vanità, mentre dovrebbe sforzarsi nel rimediare a questo errore.”

Staccarsi dal proprio sé 

Basho scrive: “Imparate ad essere pino dal pino, imparate ad essere bambù dal bambù.”

In altre parole: “staccatevi dal vostro sé.”

“Se si comprende questo modo d’imparare, il risultato sarà che non ci sarà più bisogno di alcun apprendimento.

Imparare significa entrare in comunione con un oggetto e sentirne la sua essenza.

Dopodichè la poesia crescerà spontaneamente.

Per quanto chiaramente un autore possa  rappresentare un oggetto, se la sua poesia manca dell’esperienza diretta con quell’oggetto, allora autore e oggetto resteranno separati e la poesia non raggiungerà il makoto.

I discepoli dovrebbero sforzarsi incessantemente di realizzare la mente del Maestro, elevando in tal modo la propria mente e quindi perseguendo il corretto spirito dello Haikai.

Se essi cercheranno la mente del Maestro senza sosta, allora le loro menti si tingeranno di tonalità e profumo, in caso contrario saranno inevitabilmente contaminati dal loro sé.

Coloro che perseguono la mente del Maestro sondando e ricercano la Via e il distacco dal loro sé.

Semplicemente sondando e ricercando fermamente.

Questo atteggiamento è fondamentale e si chiama “costruire le fondamenta” ed è il motto di coloro che camminano sulla Via della parola.

La malattia dei poeti esperti

Basho dice: “chi pratica lo Haikai dovrebbe essere sempre come un bambino, perchè la mente dei principianti è la più genuina”.

Basho ha fatto spesso commenti come questo, mettendo in guardia i suoi discepoli più esperti dalle distorsioni che la pratica può comportare:

“Entrando nella vita interiore del Makoto di un oggetto, si può o coltivare lo spirito o ucciderlo.

Se uno uccide l’energia creativa che viene dall’oggetto e non si mette al suo servizio, allora la poesia non potrà muoversi nel giusto spirito.”

E ancora: “tra autore ed oggetto, lo Haikai dovrebbe muoversi in un unico spirito  altrimenti l’armonia non sarà raggiunta e lo spirito sarà inevitabilmente interrotto ed ucciso.”

“Spesso i discepoli qualificati sono i più deboli in questo, perchè possono cadere nelle cattive abitudini, favorendo il loro sé che vuole solo vantarsi dell’aver scritto delle eccellenti poesie.”

“Queste menti sono discriminanti e chiudono la porta alla vera espressione, realizzando così poesie che nascono stanche e deboli.”

“In questa condizione, gli autori sono ignari dello spirito dello Haikai e le loro menti sono stupide”.

Inoltre, sottolineando l’importanza del raggiungimento del giusto spirito, Basho dice:

“chi ha raggiunto la padronanza dello spirito della Via in qualsiasi altra arte, può penetrare lo Haikai più rapidamente di chi si sia dedicato ad essa per molti anni, senza però raggiungerlo”.

Copyright © 2016 vivereperhaiku. Tutti i diritti riservati. Vietata qualsiasi riproduzione dei contenuti senza consenso scritto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: