Haiku: definizioni e regole di composizione


Premessa

Innanzitutto, non essendo giapponesi, nel Lab non usiamo il kigo, mentre la forma classica delle 17 sillabe, suddivise in  5-7-5  è obbligatoria solo per i principianti.

Inoltre, il termine giapponese di haiku è utilizzato in senso lato,  ovvero come termine ormai internazionale che racchiude una serie di accezzioni giapponesi (haiku, haikai, hokku).

Come per pizza, ciao o mafia (sic!),  solo per restare  su esempi di parole italiane usate in tutto il mondo, il termine haiku ormai è inteso come poesia breve, quindi lo useremo principalmente secondo questa accezzione, piuttosto che nella sua, originale e più articolata giapponese.

Definizione di Haiku

un haiku è un componimento poetico breve, avente come soggetto la realtà, mostrata come momento, in cui deve emergere un “qui e ora consapevole”.

O più poeticamente:

È una poesia dalle dimensioni di un respiro, che rivela una relazione tra un poeta ed il mondo.

Regole di composizione di un Haiku

La forma canonica

la forma canonica italiana di un haiku è un’approssimazione di quella giapponese, quindi utilizza una struttura di  3 versi, rispettivamente di 5, 7 ed infine ancora 5 sillabe, per un totale di 17 sillabe, ovvero sinteticamente:  un haiku è un 5-7-5.

Per quanto riguarda il metodo di sillabazione, questo gruppo permette indifferentemente l’utilizzo sia di quello grammaticale, che di quello metrico.

Il rispetto della forma canonica

Questo gruppo considera, parafrasando il Buddha, la forma di un haiku  come una zattera che serve per attraversare il fiume della consapevolezza autoriale.
Quindi, una volta raggiunta l’altra riva, è del tutto naturale, che un autore consapevole lasci la zattera, senza che se la carichi ogni volta sulle sue spalle.
L’altra riva è la comprensione dello spirito di un haiku, che M.Basho  indicava con Genuinità.

Il rispetto della forma canonica (5-7-5) è obbligatorio per i principianti e fortemente raccomandato, per tutti coloro che ritengono di non aver ancora raggiunto la piena consapevolezza autoriale. La ragione è semplice:  la forma, all’inizio e per tutto il tempo necessario, aiuta a strutturare il pensiero, ma poi si può abbandonare, per non restare imprigionati in una gabbia mentale, che nulla ha a che fare con la genuinità.  I braccioli o le pinne, si usano fino a quando non s’impara a nuotare, ma poi si abbandonano.

Se per caso vi state chiedendo, come sia possibile riconoscere se si è arrivati sull’altra riva, ovvero se si è raggiunta la piena consapevolezza autoriale, la risposta è … fino a quando vi farete questa domanda, non l’avrete raggiunta.

In ogni caso, gli amministratori del gruppo saranno disponibili a chiarirvi le idee a riguardo, anche perchè saranno le vostre opere a parlare per voi.

Un autore consapevole produce sempre dei buoni haiku, risultato che invece non è raggiungibile ne dai principianti, ne dagli autori avanzati.

Qualità e continuità sono allora i parametri che emergono negli autori consapevoli e che ne permettono l’individuazione.

Gli autori consapevoli sono liberi dalla zattera, quindi possono scrivere i loro haiku nella forma che preferiscono e che riterranno più opportuna, compresa la forma h2ku su due righe, oppure quella estesa su 4 righe  h4ku, anche se la naturale forma di riferimento rimane quella classica a 3 righe h3ku.

I parametri obbligatori

Se la forma dipende dalla maturità dell’autore i seguenti parametri devono essere invece sempre soddisfatti, affinchè un’opera possa considerarsi un haiku.

La realtà come soggetto

La presenza di un  riferimento al “qui e ora consapevole”

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