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Haiku e il lato oscuro della forza

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Conosco Pasquale Asprea da qualche anno.
Lui è un talento naturale, probabilmente nato per scrivere haiku.

Se io avessi metà del suo talento, sarei uno Jedi dello Haikai e mi considererei più che soddisfatto.
Peccato che Pasquale, nonostante tutto il suo talento, sia passato al “lato oscuro della forza”, nel momento in cui ha sposato la forma rigida del 5-7-5, come unica regola compositiva.
Prendete il primo verso di questo suo haiku zoppicante ed aggiungeteci quell’articolo ucciso dalla regola, ma che grida vendetta, perchè vuole resuscitare.

A volte basta un solo articolo per trasformare un haiku zoppicante in qualcosa di meraviglioso …

.. Una …

(Una)  canoa sola –
sottovento la costa
glicini in fiore

Il che ci porta al cuore del problema: un poeta che, ogni volta che serve, non è in grado di sfanculizzare le regole, può definirsi un vero poeta?

Lascio a voi la risposta, la mia, per la precisione, è  la stessa di Matsuo Basho.

Mi auguro, per il bene di tutti, che prima o poi Pasquale si liberi dai demoni che lo stanno imprigionando e delle zavorre che gli stanno impedendo, a volte, come in questo caso, di volare in alto.

Nuvola vagante

Canoa sola –

sottovento la costa

glicini in fiore

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Paterson

ho condiviso molte cose mostrate in questo film di Jarmusch: la poesia delle cose ordinarie e quotidiane, che altro non è che il declinare del karumi di Basho, il taccuino dove si concretizza il pensiero, la poesia che deve basarsi su quello che siamo, senza tradire la nostra cultura e natura, perchè sarebbe come mettersi le mutande usate di un altro.

l'opionanista

Cari eucarioti,

ho sempre sentito nel cinema di Jarmusch una nota incongruente che segue il silenzio. Proprio per questo motivo ne celebro la diversità e il rigore.

I luoghi di Jarmusch, la sottrazione di Jarmusch, la poesia (parola spesso abusata nella settima arte) di Jarmusch. Ecco, se dovessi scegliere un film da far vedere del regista americano sarebbe questo.

Il protagonista possiede lo stesso cognome della città in cui vive, Paterson, e guida un autobus con la scritta Paterson, e il suo numero di corsa. E’ già il rimando di qualcosa. Paterson è un nome, ma è anche un uomo, un pullman, un luogo. E un poeta. Già, perché Paterson scrive delle liriche ispirandosi a William Carlos Williams (e non a Carlos Williams Carlos). Le scrive su un taccuino e ci racconta della marca dei suoi fiammiferi. E lo fa dopo aver percorso la strada che conduce al lavoro, laddove si susseguono le scritte Fire (fuoco). Ogni giorno…

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