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Basho e Galileo: haiku e entropia

  • Galileo: che guardi Matsuo ?
  • Matsuo: quelle nuvole che passano, quei fiori che cadono .. e tu ?
  • G: lo stesso, ma tu cosa vedi ?
  • M: il Tao che da origine alla natura e il ciclo dello yin e yang che genera i fenomeni … e tu che cosa vedi ?
  • G: l’entropia che aumenta … 
  • M: che cos’è l’entropia ?
  • G: entropia, dal greco en, “dentro” e tropé, “trasformazione”, è un concetto abbastanza complesso da spiegare se non conosci un po’ di termodinamica, cioè quella branca della fisica che suddivide l’universo in porzioni (sistemi termodinamici), che possono essere studiati, dal punto di vista delle loro trasformazioni.  Inoltre occorre conoscere un po’ di matematica, ovvero quel linguaggio usato, da noi fisici, per modellare i comportamenti della natura. Comunque in fisica l’entropia aumenta quando un sistema fisico passa da uno stato ad un altro più disordinato, che è quello che stava accadendo quando guardavi il vento far volare i fiori e il passaggio delle nuvole. L’entropia è quindi legata alle trasformazioni della natura, ai fenomeni fisici, al cambiamento, quindi ai processi irreversibili, pertanto genera la percezione di quello che noi chiamiamo tempo: il ramo che prima era pieno di fiori, ora è più spoglio e fiori sono sparsi ovunque sul terreno, la realtà è cambiata, è accaduto qualcosa di irreversibile, l’entropia è aumentata e noi abbiamo percepito tutto questo come tempo.
  • M: credo di aver capito, anche se ho l’impressione che scendendo così nel particolare, alla fine si perda l’insieme
  • G: non sbagli Matsuo, il rischio è che guardando un fiore che cade si pensi ad una formula, perdendo il senso di quel momento
  • M: a questo punto Galileo, mi chiedo allora chi, tra di noi, sia nel giusto 
  • G: credo entrambi e allo stesso tempo nessuno
  • M: che vuoi dire ?
  • G: amico mio, penso che, attraverso gli haiku, tu ti sia interessato alla comprensione dell’essenza della natura ma non al suo funzionamento, mentre io, con il mio metodo scientifico, ho indagato sul suo funzionamento, ma non alla sua essenza, quindi credo che entrambi siamo nel giusto, ma allo stesso tempo abbiamo trascurato un fattore importante per raggiungere la piena comprensione

 

Il “momento haiku” spiegato con la meccanica quantistica

Sostenere che si possano scrivere haiku senza basarsi sul “momento haiku”, ovvero senza  restare nel presente, o meglio nel “qui e ora”, è come sostenere che una birra analcolica sia ancora una birra.

Certo una birra analcolica può avere lo stesso sapore, colore ed odore di una birra, ma non sarà mai una birra.

Il momento haiku e il vivere qui e ora”  sono come l’alcol per la birra: ingredienti irrinunciabili nella poesia haiku, tutto il resto è  solo autoillusione.

Il punto cardine è comprendere che  “il momento haiku”  non può essere eliminato dal processo compositivo, pena la sua derubricazione da arte zen a semplice artigianato letterario, magari di lusso, ma sempre artigianato: “haiku come giochi di parole”, come dice M.Basho, o  birre analcoliche, come dico io.

E’ quindi chiaro che la differenza tra un’arte zen e l’artigianato, sta nella comprensione dell’esperienza, del “momento haiku”.

In quest’ottica, qualche tempo fa stavo osservando un mio “momento haiku” e mi sono chiesto cosa ci fosse di prederminato ed invece di variabile, in quella relazione che stavo vivendo e che stavo per cristallizzare in pochi versi.

Ho provato a capire, ma alla fine mi sono arreso, perchè cercare di capire razionalmente il “momento”, mi sono detto è come cercare di capire la meccanica quantistica (MQ) come se fosse un fenomeno di fisica classica.

La MQ è stata studiata, usata ed applicata e tutto funziona, basta guardare un qualsiasi dispositivo elettronico per rendersene conto, ma il punto è che non può essere capita, perchè sfugge alle regole del mondo che percepiamo e in cui viviamo.

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In MQ spesso si sente dire che “l’osservatore crea la realtà”, ma questa è una ‘forzatura’ interpretativa, perchè l’osservatore in MQ può anche essere una gallina o un’apparecchiatura, ma non c’è dubbio che la realtà della MQ prevede per l’osservatore un ruolo fondamentale, esattamente come accade per il momento haiku della poesia haiku, intesa come arte zen.

Per esempio, in MQ non si può dire, a priori, dove si trovi o dove si troverà esattamente un determinato elettrone.
L’unica cosa ammessa è la probabilità che l’elettrone si trovi in una certa regione dello spazio, ma a priori non si può avere quella certezza che invece abbiamo quando seguiamo , per esempio, la traiettoria di un aereo con un binocolo.
Senza l’osservatore, in ogni momento, in MQ un elettrone può benissimo essere vicino a noi o su giove, tanto per dire.
In termini matematici, queste probabilità sono contenute in una funzione che viene chiamata “funzione d’onda”.
funzioneondaOvviamente, le probabilità del nostro elettrone saranno molto diverse, alta vicino a noi e molto bassa, su giove, ma il punto è che senza una misura fatta da un osservatore esterno, la realtà è del tutto ambigua e non determinata, esattamente come un haiku potenziale, basato sul “momento” , prima di essere ‘catturato’ e “cristallizzato in parole”.
In MQ , è quindi il processo di misura che riduce concretamente l’insieme dei possibili valori della posizione dell’elettrone ad un solo valore.
Questo fenomeno, tecnicamente, si chiama “collasso della funzione d’onda” ed è anche quello che accade quando un haiku nasce e prende forma da un momento haiku pienamente vissuto.

In MQ, come nella poesia haiku è l’osservatore, che “materializza” in un certo senso le infinite possibilità della realtà, in MQ lo fa attraverso una misura, nella poesia haiku cogliendo lo zen del momento.
Così come la probabilità di trovare una particella nella MQ è data dalla funzione d’onda, nella poesia haiku la probabilità di scrivere un buon haiku dipende dalla capacità dell’autore di cogliere ogni possibile sfumatura dei suoi momenti haiku.
Il che ci porta direttamente ad un’ultima considerazione finale: non c’è nessun momento haiku senza zen.

Per questo, per la poesia Zen, come per la Meccanica Quantistica, il tutto è, e deve essere considerato, solo e soltanto relazione. 

HyperHaiku 1/2

Sul Web, un collegamento ipertestuale (in inglese hyperlink, chiamato anche link), è un rinvio da un’unità informativa (documento, immagine, video, etc.)  che risiede da un’altra parte, su un’altra pagina web e che quindi spezza la  linearità dell’informazione propria del testo in questione che stiamo leggendo, creando così un ipertesto.

Se camminare o sedere su una spiaggia sono parte della mia realtà, allora anche navigare su internet fa parte della mia realtà,  se un fiore o il mare fanno parte dei miei haiku, allora anche il web con i suoi link fanno parte dei miei haiku.

Zen è dove sono.

Haiku è dove sono . 

Per quanto detto fin qui, allora:

Un hyperhaiku è un haiku in cui un pezzo della realtà sta sul web.   (Elio Gottardi)

Ricordi
Un’intera gioventù 
In una sola canzone  (EG)

Poeti social e il fango di Chuang Tzu.

 Piuttosto che il prestigio del re di Chou, preferisco trascinare la mia coda nel fango. (Chuang Tzu)

 

La pratica zen della poesia haiku è molto simile al trascinarsi nel fango, mentre il prestigio del re di Chou, oggi dimora nei social network.

il prestigio sociale
il tempio del re di Chou
una coda si trascina nel fango      (EG)

 

 

 

In memoria di Stephen Hawking.

stephen

Oggi un grande uomo ha smesso di generare pensiero ma, come tutti grandi uomini,  non è davvero morto, perchè continuerà ad ispirare altri uomini, generando quindi del nuovo pensiero.

Il 2 dicembre 2017 Stephen Hawking, per celebrare i suoi 4 milioni di followers su Facebook, lanciò un contest in cui richiese di scrivere un haiku scientifico.

Risposero in 25.223,  vinse un tale Chris Keane con questo haiku, che ben sintetizza sia il lavoro che la condizione di SH che ha passato la sua vita chiuso in una prigione di carne ed ossa, che però non gli ha impedito di guardare alle stelle, irraggiando del meraviglioso pensiero.

Cold stellar prison
Not even light can escape
Yet it radiates

pseudohaiku politico

“If more politicians knew poetry, and more poets knew politics, I am convinced the world would be a little better place in which to live.”    (John Fitzgerald Kennedy)

5 marzo 2018
Vulgus vult decipi, ergo decipiatur
cervelli politicamente decerebrati  (EG)

La politica è molto più complessa della fisica.
(Albert Einstein)

p.s

la data non è sbagliata, è voluta.

 

Antinomie

janus

 

impresentabile
marcio
cianfrusaglia
ma questo vecchio cuore
può ancora fiorire

questa poesia di Kengei, poeta giapponese del nono secolo, che ho asciugato all’essenziale, parla delle antinomie della natura umana.

Su questa questione, nel capitolo 2 del Tao The Ching,  Lao Tze entra in profondità  dicendo chiaramente come l’azione sia pura non quando è etica, ma quando è libera da ogni condizionamento.

NUTRIRE LA PERSONA

Sotto il cielo tutti
sanno che il bello è bello,
da qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
da qui il male.
E’ così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
tono e nota si danno armonia fra loro,
prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo
permane nel mestiere del non agire
e attua l’insegnamento del non detto.
Le diecimila creature sorgono
ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue,
opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l’opera egli non rimane
e proprio perché non rimane
nulla gli vien tolto.

Mumon sintetizza tutto in due versi.

La Grande Via è senza porta, avvicinata in mille modi.
Una volta oltrepassata la soglia, si volerà attraverso l’universo.

A me, che guardo alla poesia come pratica, è venuto naturale, attingere a dei vecchi ricordi, per accedere alle mie antinomie.

discesa dal San Matteo
dallo zaino una birra calda e imbevibile
deliziosa
dopo questo fresco torrente

Gli isotopi di un haiku

Quando vi invito a non seguire, come delle pecore, la giapponesità, lo faccio a ragion veduta, ovvero basandomi su ragioni obiettive e che ho direttamente sperimentato. Condivido con Voi questa esperienza, come prova di quanto sostengo.

Ho scritto questo haiku di 4 versi qualche settimana fa.

pioggia battente
le scarpe fradice
il Buddha è asciutto
come un deserto

Come al solito, io scrivo di getto, prima mentalmente e poi su un taccuino, eventualmente poi aggiusto, se durante la rilettura qualcosa non mi convince.
Sul momento non ho fatto caso al numero di righe, ma soltanto a mostrare  appieno il momento, costituito da 4 prospettive, o se preferiti 4 piani di coscienza, tutti coesistenti …. 1) la pioggia (come evento esterno) ,   2) il disagio di sentire i miei piedi bagnati (sensazione interiore),  3) l’improvvisa consapevolezza di come la mia mente non si stesse bagnando (consapevolezza di 1) e 2) ) ed infine come,  4) tutto questo stesse in un unico contenitore (consapevolezza della consapevolezza 3)).
Ovviamente, durante la rilettura, le 4 righe sono subito saltate fuori.
Devo dire che inizialmente ho cercato in tutti i modi di comprimere tutto in tre versi, ma inevitabilmente perdevo qualcosa, quindi desistevo.
Poi ho realizzato …. dove sta scritto che un momento debba per forza essere mostrato in tre parti? in natura non esistono forse anche gli isotopi? cosa m’impedisce di liberarmi di questa gabbia mentale di stare nel 3?

L’Elio , inteso come elemento (He) ha numero atomico 2 , ma ha diversi isotopi, tra stabili ed instabili e questo perchè la natura rifugge le soluzioni uniche. Non esistono, ne mai esisteranno, due gocce d’acqua dello stesso peso o due fili d’erba della stessa lunghezza, o due fiocchi di neve della stessa forma e io sto cercando di ridurre, a tutti i costi,  il mio haiku che è nato 4 come un 3 ?

Preso atto della mia gabbia mentale, alla fine ho lasciato il mio haiku di 4: un haiku isotopo, ma sempre un haiku.

 

La scelta autoriale: gabbia o libertà?

uccello-in-gabbiaLa Via zen dello haiku non dipende dallo studio accademico, che può comunque dare una qualche forma di  insight, il che spiega perchè tanti professori s’interessino di haiku, con il conseguente successo della bolla giapponese, didatticamente abbordabile rispetto all’incomprensibile zen.

Un autore di haiku può scegliere tra l’intuizione culturale o quella zen, tra un’elaborazione incanalata da canoni prestabiliti o quella garantita dalla mente mushin.

Un autore può scegliere  se scrivere haiku ingabbiati o liberi.

Solo la qualità della scelta autoriale, alla fine, qualifica un haiku, ovvero se accettare passivamente la gabbia delle convenzioni, conformandosi ad un modello culturale prestabilito ed alieno, come quello giapponese, oppure andare oltre e scegliere la libertà.

L’illusione accademica

Secondo Montaigne, Schopenhauer, Nietzsche e De Unamuno l’accademica si rivela inutile, pedante e noiosa. non aggiunge nulla alla comprensione e quasi nulla alla conoscenza.

cronenberg-contro-stanley-kubrick-shining-non-grande-film-174767-1280x720Lo studio accademico della poesia haiku può migliorare la vostra cultura, ma non vi farà mai diventare dei poeti migliori.
Così come conoscere tutto di cinema, non vi farà mai diventare un Federico Fellini o uno Stanley Kubrick.