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La “rana di Basho” come #koanhaiku, spiegato bene

In questo articolo ho sollevato la necessità d’introdurre un nuovo tag per classificare, quindi comprendere, il famoso haiku della rana Basho.

Ora darò una spiegazione dettagliata del perchè quest’opera debba essere considerata un #koanhaiku, ovvero un haiku che sottende, in seconda lettura, una verità zen.

M.Bashō (Ueno, 1644 – Ōsaka, 28 novembre 1694) compone questo haiku nel 1681.

Forma originale
古池や蛙飛こむ水のおと
furu ike ya
kawazu tobikomu
mizu no oto

Alcune traduzioni:

Il vecchio stagno!
una rana salta
suono dell'acqua.
(Nippon Gakujutsu Shinkokai)
Il vecchio stagno, ah!
una rana salta
il suono dell'acqua
(D. T. Suzuki)
vecchio stagno
balzo di una rana
splash
(Cid Corman)
stagno
rana
plop!
(James Kirkup)
Un vecchio stagno
il suono del tuffo di una rana
(Kenneth Rexroth)
Vecchio stagno
il salto-splash
di una rana
(Lucien Stryk)

… e così via .

Esegesi #koanhaiku

Ci sono due letture presenti, in quest’opera.

La prima lettura parla di una rana che salta in un vecchio stagno e del conseguente rumore dell’acqua.

La seconda lettura parla di una verità dello zen: l’illuminazione improvvisa.

Formalmente, il primo verso “vecchio stagno!” indica un luogo:
uno stagno vuoto e vecchio, ma non semplicemente vecchio , … vecchio !
ovvero, all’attributo, Basho aggiunge l’equivalente giapponese di un punto esclamativo.
Ma perchè Basho esalta la vecchiezza dello stagno e la sottolinea?
Se Basho non fosse un poeta zen, l’unica chiave di lettura, sarebbe quella “impressionista”, ovvero quella di chi, descrivesse l’impressione ricevuta, trovandosi di fronte ad uno stagno antico.
Ma Basho pratica lo zen, quindi implicitamente fornisce una chiave di lettura, molto più profonda del suo primo verso.
Basho guarda lo stagno, ma allo stesso tempo, guarda alla sua mente: la mente di un vecchio praticante zen. Basho la guarda, la riconosce e la saluta.
E la saluta perchè vede che è serena e stagnante e che riverbera la realtà, senza distorcerla, esattamente come fa il vecchio stagno con il paesaggio che lo circonda, come fa la superficie di uno stagno che riflette tutto, come uno specchio.
L’analogia è evidente se pensiamo ad Yamada Koun Roshi, che ha definito la mente zen come l’acqua cristallina di un lago di montagna, immobile e privo di vento, mentre Basho la vede come uno stagno.
Nella sua mente non ci sono onde, ne perturbazioni, ne pensiero ed è allora che Basho, attraverso il primo verso, si rivolge contemporaneamente sia allo stagno fisico, che alla sua stessa vecchia mente zen, in quanto per lui, mente e stagno sono un tutt’uno.
Ed è qui, che l’haiku si trasforma in koan, ovvero in uno stratagemma zen che diventa paradosso e che ha l’unico scopo di cercare di “risvegliare” la coscienza.
Ma la coscienza di chi ? ma, del lettore, naturalmente!
Basho quindi implicitamente si rivolge all’inconscio di chi legge e gli dice che non ci sono differenze tra una mente zen e la realtà, ovvero tra lo stagno fisico reale e quello percepito e creato dalla mente, attraverso i sensi.
Nella mente zen essi sono un tutt’uno.
Così, implicitamente Basho si augura che il germe del suo koan, trasmesso magistralmente nel suo primo verso, faccia breccia nella mente inconscia del suo lettore e che prima o poi germogli .
Dopodichè, ecco la rana.
Il primo verso dell’haiku ha disegnato un universo statico, in cui mente e realtà fisica sono uniti, ma tutti sappiamo che il mondo reale non è statico, anzi è in continua trasformazione, esattamente come la mente.
Basho sa perfettamente che tutto nell’universo è dinamico, quindi nel secondo verso introduce quella che in fisica si chiama entropia: Basho introduce una rana, cioè il disordine.
Nel sistema statico, ma incompleto, che aveva disegnato con il suo primo verso, ora non manca più nulla.
Lo scenario ora è perfetto e non gli resta che far saltare la rana, all’interno dello stagno per trasformare il “vecchio stagno”, in un “nuovo stagno”, che comprenda il suo “vecchio stagno” e la rana.
E qui siamo davvero nel cuore dell’haiku.
Cos’è lo zen, se non cogliere ogni trasformazione, ogni più piccolo cambiamento all’interno di quella straordinaria e continua relazione che esiste tra noi, la nostra mente e il mondo, ovvero l’ambiente in cui viviamo?
Cos’è lo zen, se non cogliere i continui salti di tutte le rane che attraversano la nostra vita ?
Ed e’ così che Basho, congiungendo i primi due versi, esalta la vita.
Caro lettore, dice Basho, guarda che il salto della rana è la vita ! è la tua vita, fatta di tempo e spazio che ti relazionano al resto del mondo.
L’ultimo verso allora diventa solo un’esortazione, quella di cogliere l’invito della vita, l’invito di cogliere il suono che viene dal “nuovo stagno”.
Sta a te, dice Basho, sentire “il suono dell’acqua”, ascoltare l’effetto che fanno i salti delle tue rane.
Sta a te, scegliere se distrarti e far morire la tuo ego, o vivere e far parte di uno stagno che in realtà è l’unico stagno in cui dovresti vivere.

P.S.
In un vecchio libro “poesie zen” della newton, ho trovato questo passo di D.T.Suzuki.

Basho ha praticato lo zen sotto la guida del maestro Butcho, con il quale ebbe il seguente dibattito:
Butcho: come va in questo periodo ?
Basho: dopo le ultime pioggie, il muschio è più verde che mai
Butcho: che tipo di buddismo vi era prima che il muschio si facesse verde?

Come risultato della sua illuminazione Basho scrisse il suo famoso haiku. (D.T.Suzuki)

La via di mezzo della pratica zen haiku

Articoli precedenti:

Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero :

La via di mezzo della pratica zen nella poesia haiku è quella di considerare lo zen, alla sola stregua di uno strumento. (EG)

Gli estremi invece sono: non considerarlo affatto o considerarlo un misticismo spirituale.

Primo estremo: lo zen negato

Vabbè … semplicemente mi rifiuto di commentare la posizione di chi esclude lo zen dalla poesia haiku, perchè io non discuto, ne parlo con gli equivalenti dei terrapiattisti: pura perdita di tempo.

Secondo estremo: lo zen mistico

Qui, al contrario, cadiamo nella spiritualità new age. Ovvero lo zen come la cristalloterapia, i fiori di bach, l’oroscopo e altre baggianate del genere.

Altra perdita di tempo, anche qui, inutile andare oltre.

Zen come strumento

Un astronomo studia il cielo grazie ad un telescopio, un salumiere vende prosciutti e formaggi grazie alla bilancia, un poeta haiku arriva all’eccellenza, solo grazie alla pratica della mente pura, che Basho chiama makoto (genuinità).

C’è una chiara e storica connessione tra lo scrivere haiku, la mente pura e la pratica zen, che altro non è che il mezzo per raggiungere e sperimentare quello stato mentale, in cui nasce l’autentica poesia haiku.

La mediocrità di un poeta, se non addirittura la sua barbarie, come la chiama Basho, sta nell’arroganza di ritenere inutile qualsiasi purificazione della mente, o nel credere che lo scrivere porti automaticamente alla mente pura.

Scrivere haiku, come ogni arte zen, può essere un volano alla pratica della mente pura, un facilitatore, non un sostituto.

E questa è la solita vecchia storia di chi confonde la causa con l’effetto, mentre il giusto atteggiamento, per chi vuole scrivere haiku, consiste nel considerare lo zen alla stregua dello straccio per la polvere.

Se ci pensate bene, la polvere è quella cosa che spostiamo continuamente e che non si distrugge mai.

La spostiamo dai mobili al sacchetto dell’aspirapolvere, dal sacchetto alla pattumiera, dalla pattumiera al camion della spazzatura, forse poi la si brucia, ma è illusorio pensare che si possa eliminare definitivamente, perchè , alla fine, si riforma.

Ora, voi potete usare lo straccio o non usarlo, per togliere la vostra polvere, ben sapendo che la polvere continuerà comunque a posarsi sulla vostra poesia.

E a questo serve lo zen, a tenere pulita, per quanto possibile, la vostra poesia, ovvero la vostra mente.

Il seguente koan spiega ancora meglio questo aspetto.

Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan)*
La Porta senza PortaCaso 9 – Daitsû Chishõ Buddha   

Un monaco chiese a Kõyõ Seijõ, “Daitsû Chishõ Buddha sedette in zazen per dieci kalpa (più o meno 10 volte la creazione della terra o 3,5 volte la nascita dell’universo, ovvero 45 miliardi di anni) e non poté raggiungere la Buddhità.  Malgrado il nome, egli non divenne un Buddha. Com’è possibile?” Seijõ disse, “La tua domanda è piuttosto ovvia”. Il monaco chiese, “Egli meditò così a lungo; perché non poté raggiungere la Buddhità?” Seijõ disse, “Perché lui non divenne un Buddha!” 
Commento di Mumon Ammettiamo la realizzazione del barbaro, ma non la sua comprensione. Quando un uomo ignorante realizza questo, egli è un saggio. Quando un saggio comprende ciò, egli è un ignorante. 
La strofa di Mumon Meglio emancipare la vostra mente che il vostro corpo;  Quando la mente è emancipata, il corpo è libero, Quando corpo e mente, sono entrambi emancipati, Anche dèi e spiriti ignorano il potere mondano. 

Parafrasando Mumon … potete passare l’intera vita a scrivere haiku, magari anche più evocativi di quelli dei maestri, ma solo quando la vostra mente sarà emancipata, anche la poesia si libererà, che è poi lo scopo di ogni arte zen. (EG)

Mente haiku, mente zen, mente pura

Caso 5 – Lo “Stare su un Albero” di Kyõgen (Mumonkan 無門關, La Porta senza Porta)


Kyõgen Oshõ disse, “Vi è un uomo su un albero che pende da un ramo con la sua bocca; le sue mani non afferrano il ramo, i suoi piedi non poggiano sulla terra. Qualcuno appare sotto l’albero e gli chiede, ‘Qual’è il significato della venuta di Bodhidharma dall’Ovest?’ Se non risponde, egli rifiuta di rispondere alla domanda. Se lui risponde, perderà la sua vita. Cosa fareste voi in tale situazione?”

C’è il pensiero conscio, quello inconscio e la mente zen .

Il pensiero conscio è quello della dichiarazione dei redditi, quello inconscio è l’andare in bicicletta, mentre la mente zen è la soluzione del koan.

Il koan 5 di Mumon
Nella mente zen
Il koan scompare (EG)

Che è poi è anche quello che succede a chi scrive haiku.

Haiku
C'è chi li pensa
C'è chi li sente
C'è chi li vive (EG)

La mente conscia pensa al formato ed alle tecniche haiku, quella inconscia ai valori poetici, la mente zen, semplicemente, purifica il tutto trascendendo ogni cosa, come dev’essere.

Lo zen ?
La poesia ?
La vita ?
Nessuna differenza (EG)

cosa fa di un haiku un haiku?

Gettan Oshõ disse: “Keichû, il primo fabbricante di ruote fece un carro le cui ruote avevano cento raggi. Ora, supponete di prendere un carro e di rimuoverne sia le ruote che l’asse. Che cosa avreste?” (Caso 8 – Keichû, il Fabbricante di Ruote , Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan), La Porta senza Porta .

Allora io Vi chiedo, cosa fa di un carro, un carro ? di un gatto, un gatto ? di una donna, una donna ? dello zen , lo zen ? o infine, di un haiku, un haiku ?

La loro natura.

Togliete ad un carro le ruote, ad un gatto la felinità, ad una donna la femminilità, allo zen la pratica della mente ed ad un haiku il makoto, ovvero la genuinità e li snaturerete.

E snaturare qualcosa, equivale a toglierne l’essenza.

Così come non sono le dimensioni, o la forma a dare senso al carro, allo stesso modo non è la forma, ne le sillabe, ne le regole, a dare senso alla poesia haiku.

nella vasca
con il bagno della sera
il koan 8 di Mumon -
acqua asciutta  (EG)

La poesia Haiku non è per barbari

Rileggendo il caso 4 della famosa raccolta di koan zen Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan), La Porta senza Porta, mi è venuto spontaneo immaginare questo dialogo.

  • Maestro, perchè un haiku non deve avere una struttura rigida?
  • Per la stessa ragione per cui Wakuan disse, “perché il Barbaro Occidentale non ha nessuna barba ?”.
  • Ricordo che Mumon a riguardo commentò : “lo Studio dovrebbe essere vero studio, l’Illuminazione dovrebbe essere vera illuminazione. Voi dovreste una volta incontrare direttamente questo barbaro per essere veramente intimi con lui. Ma dire che voi siete già veramente intimi con lui divide in due ognuno di voi. ” Questo commento vale anche per la poesia haiku ?
  • Certamente, perchè il barbaro è lo stesso e se ragioni in termini di forma, smetti di essere un poeta.
  • Quindi anche la strofa di Mumon : “Non discutete del vostro sogno davanti ad uno sciocco. Un Barbaro senza barba oscura la chiarezza.” Ha lo stesso significato ?
  • Certamente. La chiave di lettura è la stessa.
  • Ovvero ?
  • Nello zen, come nella poesia haiku, non c’è posto per rigidi concetti predefiniti. Non discutere dei tuoi haiku con gli sciocchi. Quando un haiku è genuino, qualsiasi discussione sulla forma oscurerà la sua chiarezza.
  • Qual è allora l’errore dei barbari?
  • E’ lo stesso di Platone, quello di ragionare per archetipi, cioè cercare di rendere trascendente, una poesia che è invece pura immanenza.
Scrivi senza
Barbari pregiudizi
Sii un poeta (EG)

Tra Le radici di Basho: T’ao Ch’ien

Bevendo vino.
Ho costruito la mia capanna in mezzo alla folla degli uomini,
ma non c’è nessun frastuono, ne di carrozze, ne di cavalli.
Mi chiedi come può essere?
Quando il cuore è puro, allora la terra si distacca.
Cogliendo i crisantemi dalla siepe orientale, vedo lontano, le colline del sud;
l’aria delle colline al tramonto è tersa;
gli uccelli volano in compagnia, tornando ai loro nidi,
e in tutto questo io trovo il vero sapore,
ma più comprendo e meno parole trovo. (T’ao Ch’ien)

T’ao Ch’ien (365-427) fù uno dei principali poeti cinesi nello stile shi delle cinque parole (qui una sua biografia, con ulteriori info – in inglese).

In questa sua poesia , sono evidenti i semi che fioriranno, milleduecento anni dopo, nella poetica di Basho : la genuinità (makoto), l’impermanenza (mujio) , l’unità con la natura (zoka), il distacco (muga).

Perfino la poesia usata come koan è presente.

oltre la forma
1200 anni dopo
lo stesso zen (EG)

la mera erudizione

Maestro perchè disprezzate così tanto gli eruditi ? Non compiono forse un buon servizio alla causa della poesia ?

Amico mio, io non disprezzo nessuno, gli eruditi, nel governo del sè, sono come bambini che colpiscono una cascata con dei sassi, cercando di coglierne così l’essenza.

Quindi che bisogna fare ?

Fluire, fluire … imparare dalla cascata e diventare cascata.

8 koan per poeti di haiku.

Un vero poeta non va a caccia di premi o gratificazioni, risolve koan. (EG)

  1. Un giorno Basho gridò: non riesco a scrivere, non riesco a scrivere!!
    Un gatto miagolò e Basho cominciò a scrivere.

2. Un giorno Basho  insegnò: se non riesci a scrivere 1000 haiku al giorno, che cosa puoi fare ?

3. In una notte buia,  Basho vide un discepolo immobile davanti ad un foglio.
Allora Basho gli chiese cosa stesse aspettando.
Il discepolo rispose: “un po di luce”.
Basho accese una candela e gliela porse.
Ma nel momento in cui il discepolo stava per prenderla, Basho la spense soffiando.
In quel momento il discepolo comprese , s’inchinò e cominciò a scrivere.

4. Basho leggendo un haiku di un famoso e rinomato poeta disse: portatemi un haiku da leggere.

5. Un discepolo chiese a Basho di contare le sillabe di un suo haiku.
Basho rispose : quante sono le sillabe di colui che non sa contare?

6. Un giorno Basho chiese ad un discepolo: prima che un haiku sia scritto, dov’è?

7. Un discepolo chiese a Basho: a cosa pensi quando scrivi un haiku?
“penso al non pensare”, rispose Basho.
“e come fai a pensare al non pensare” , chiese di nuovo il discepolo.
“scrivendo”, disse Basho.

8. “come capisci che un haiku non è buon un haiku”, chiese un discepolo a Basho.
“È come un bufalo che passa attraverso una finestra.
Passano la testa, le corna, il corpo e le quattro zampe,  ma non riesce a passare la coda”.
Rispose il maestro.