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Koan Haiku: rane, specchi e meccanica quantistica.

furuike ya
kawazu tobikomu
mizu no oto

Vecchio stagno
Il salto di una rana
Il rumore dell’acqua

(Basho)

Questo haiku di Basho è un koan haiku, ovvero non parla solo di rane e di stagni, ma anche e soprattutto della mente zen.


Ara ike ya
Kawazu tobikomu
Oto mo nashi

Il nuovo stagno
Il salto di una rana
Nessun rumore

(Ryokan)

Ryokan, che aveva compreso lo haiku di Basho, risponde al maestro con questo suo haiku, che come quello di Basho è un koan haiku, in cui Ryokan mostra l’altro aspetto della mente zen, che Basho non aveva indicato.

L’insegnamento ricavabile da questi due koan haiku è che la mente zen c’è e non c’è, quindi dovrebbero essere sempre letti in coppia, anche se solo chi pratica lo zen, potrà comprenderli fino in fondo.

In cina, mille anni prima di Basho, due monaci, diventati poi patriarchi zen, avevano già affrontato lo stesso insegnamento, risolvendolo sempre tramite due poesie.

« Il vero albero del Bodhi è il corpo,
la mente è il suo specchio lucente.
Lascialo sempre perfettamente chiaro,
in modo che non vi sia un solo granello di polvere. »

(Shénxiù)

« Non vi fu mai nessun albero del Bodhi,
e neppure il suo specchio lucente.
tutto è fin dall’inizio immacolato,
dove cadrà la polvere? »

(Huìnéng)

Oggi, molto più modestamente, mi permetto di onorare gli insegnamenti dei maestri, aggiornando ancora una volta questo stesso argomento, tramite due miei haiku di natura scientifica e riferiti ad un sistema atomico, descritto dalla meccanica quantistica.

dopo la misura
la realtà appare
ecco l’elettrone

prima della misura
solo probabilità
nessun elettrone

(Elio Gottardi)

Esercizio Lab: la poesia dello zen, il vuoto di Kuan Hsiu

Proseguiamo con il secondo esercizio riguardante la poesia che tratta delle verità zen.

Anche qui, lasciatemi sottolineare come queste opere non siano dei koan zen, che sono ben altra cosa, ma solo poesie che hanno come essenza una verità dello zen.

differenti le nostre vie
stessi capelli e barbe da vecchi
mentre le parole uccidono la fede
in primavera io metto fiori in un vecchio vaso funebre

(Kuan Hsiu)

Questa poesia di Kuan Hsiu  s’intitola : “ inseguendo il vuoto di un maestro taoista” e tratta di un confronto, o meglio di un “potere” che lo zen ha derivato, in buona parte dal taoismo.

Kuan è un monaco buddista ed immagina di trovarsi al cospetto di un maestro taoista.

differenti le nostre vie
stessi capelli e barbe da vecchi

Questi due versi iniziali sottolineano l’esistenza delle differenze tra le due pratiche, in quanto buddismo e taoismo, pur avendo molti punti in comune, di fatto non sono perfettamente sovrapponibili.

Pur nelle diversità Kuan riconosce comunque stessa dignità ad entrambe le pratiche, soprattutto  perchè  portano alla saggezza ed ad una comprensione comune.

mentre le parole uccidono la fede

Ovvero, all’inutilità delle parole, quando si vuole raggiungere la verità.

Taoismo e Buddismo zen concordano infatti sull’inefficacia della mente duale, ovvero dell’utilizzo delle parole, che sono sempre duali, come strumento utile per raggiungere la verità.

in primavera io metto fiori in un vecchio vaso funebre

Che fare allora ? ci chiede Kuan ? come si raggiunge la verità?

La risposta è proprio nell’ultimo verso, non ci resta che seguire il vecchio maestro taoista nella ricerca e nella pratica del vuoto.

Così, senza usare nessuna parola, attraverso il “potere” del vuoto, si prende atto della realtà e ci si abbandona ad essa, in modo che la mente, quel vecchio vaso funebre, possa riempirsi di essa: godere semplicemente dei fiori che la primavera ci sta presentando.

Esercizio Lab: la poesia dello zen-uomini e maiali di HanShan

La poesia dello Zen

(da non confondersi con la pratica zen della poesia, che è tutt’altra cosa).

Con la seguente poesia di HanShan, nel Lab inauguriamo una nuova categoria di esercizi, che dettaglierò meglio in un prossimo articolo, in termini di contesto.

L’esercizio consiste nel commentare questa poesia Zen, indicando l’ interpretazione della verità zen contenuta.
L’esercizio serve a prendere coscienza della propria coscienza, perché non si può scrivere una poesia sullo zen, se prima non s’impara a leggere le poesie sullo zen.

I maiali mangiano i cadaveri
Gli uomini mangiano i maiali
I maiali non badano alla puzza dei cadaveri
ma quando un maiale muore, subito gli uomini lo gettano nell’acqua
mentre se un uomo muore viene sepolto lontano
Entrambi poi perdono interesse l’uno dell’altro
Eppure il loto del Buddha nasce nell’acqua bollente
(HanShan, Cina, ottavo secolo)

Esegesi di Elio Gottardi

questa poesia è suddivisibile in quattro parti.
nella prima, HanShan ci mostra l’esistenza della natura del maiale e quella dell’uomo.

I maiali mangiano i cadaveri
Gli uomini mangiano i maiali

nella seconda, le differenze tra queste due nature.

I maiali non badano alla puzza dei cadaveri
ma quando un maiale muore, subito gli uomini lo gettano nell’acqua
mentre se un uomo muore viene sepolto lontano

nella terza, come la morte ponga termine ad ogni conflitto

Entrambi poi perdono interesse l’uno dell’altro

infine, nella quarta, HanShan mostra come la purificazione del Buddha, porti all’illuminazione,  sottolineando che comunque questa Via non sia mai indenne dalle tribolazioni  personali.

Eppure il loto del Buddha nasce nell’acqua bollente

Il cuore e la bellezza di questa poesia è la riproposizione delle quattro nobili verità del Buddha, in termini concreti, in senso zen.
La verità dell’esistenza del dolore, dell’origine del dolore, della cessazione del dolore e la verità della Via che porta alla cessazione del dolore, sono tratteggiate in modo crudo, profondamente zen, ma proprio per questo efficace.

Le quattro nobili verità sono mostrate senza orpelli dottrinali, facendo ricorso ad immagini reali, concrete, comprensibili a chiunque.
Non c’è differenza tra la natura dell’uomo e del maiale, perchè le differenze nascono soltanto dai loro comportamenti, ovvero dalle loro menti, dice HanShan.
La morte è quel denominatore comune che livella poi tutte le differenze, ripristinando l’equilibrio perduto, che riporta tutto nel Tao cosmico e che non distingue più tra uomo e maiale.
Eppure … conclude Hanshan … anche da vivi, anche tra le tribolazioni, si può trovare la libertà e l’equilibrio perduti,  se si percorre la Via del Buddha, che altro non è che la riscoperta della nostra natura, a fronte della rinuncia e morte del nostro ego.

 

 

Haibun: il bivio e il koan

C’è la “via della parola” e poi c’è la “Via della parola“.

La differenza?  solo una maiuscola .

La via della parola è percorsa da tutti coloro che scrivono haiku, la Via della parola  solo dai poeti che vogliono diventare veramente consapevoli.

Ma sebbene sia percorsa da tutti i poeti, la grande e larga via della parola presenta sempre un bivio nascosto, non segnalato, che conduce ad un sentiero impervio, che pochi riconoscono, pochissimi affrontano e quasi nessuno percorre.bivioambientale

Percorrendo la mia via della paola, un giorno mi trovai di fronte al mio bivio, su cui si apriva la  mia Via della parola.

Al bivio, ho affrontato me stesso, mi sono seduto, ho tolto le scarpe e mi sono incamminato sulla nuova Via.

La decisione spettava a me solo a me e nessun maestro poteva farlo per me.

Quando ero sulla via della parola, scrivevo di fiori, senza vedere il prato, di alberi senza vedere il bosco, del sole e della luna, senza vedere il cielo, perchè, sulla via della parola, come dice Basho, facevo poesia giocando con le parole.

Adesso che sono sulla Via della parola, scrivo ancora di fiori, ma anche di Fiori, quando vedo il prato, scrivo di alberi, ma anche di Alberi, quando vedo il bosco, scrivo del sole e della luna, ma anche del Sole e della Luna, quando vedo il cielo.

E tutto questo perchè, solo sulla Via della parola, come diceva Basho,  si vede.

E si vede, perchè lo Zen non è nella parola, ma nella mente.

un sasso sulla via
un Sasso sulla Via
una maiuscola la sola differenza

Detto questo, ora c’è però un koan che mi ha aiutato a comprendere la differenza tra una maiuscola ed una minuscola.

Al tempio, il ministro Peixiu guardò un murale sulla parete e disse: “Che tipo di pittura è quella?”
Il priore rispose, “E ‘un ritratto di un grande monaco.”
Peixiu rispose, “Ovviamente si tratta di un ritratto. Ma dov’è il grande monaco? ”
Il priore rimase sconcertato e non seppe cosa rispondere.
Peixiu allora disse: “C’è qualcuno che pratica lo Zen da queste parti?”
Al che il priore disse: “Un monaco lavora in questo tempio e sembra essere un praticante Zen “.
Peixiu chiese di vederlo, così Huangbo fù portato di fronte al ministro.
“Ho una domanda per te, a cui nessun maestro, fino ad ora ha saputo rispondere”
“Dimmi”, disse Huangbo.
Peixiu ripeté la domanda che aveva fatto al priore del tempio.
Huangbo gridando, disse: “Ministro!”
Peixiu rispose , “Sì?”
“Dove sei?” chiese Huangbo.
Peixiu capì immediatamente e disse: “Tu sei un vero maestro”.
Poi chiese a Huangbo di aprire la sala degli allievi e di lasciarlo entrare.

(uno dei 300 koan di Dogen)

Koan e haiku

Battendo le mani l’una contro l’altra si produce un suono, allora io ti chiedo: qual è il suono di una sola mano?    (Koan Zen)

Quando io guardo attentamente
vedo il nazuna in fiore
presso la siepe!    (Basho)

Se non si scrive haiku come risposta ad un koan, allora a che serve scrivere ?

“… sono me stesso nel luogo dove non esistono accadimenti che condizionano…”  (Basho)

La differenza tra un poeta e un ragioniere

Anche se hai tre o quattro, o cinque o sette sillabe in più, non ti preoccupare se (il tuo haiku) suona bene. Ma se anche una sola sillaba è stantia, allora prestale tutta la tua attenzione.(M.Basho)

Basterebbe questo insegnamento di Basho per mettere una pietra tombale sulla regola del 5-7-5.

In realtà, considerando che la morfologia dell’italiano è molto diversa da quella della lingua giapponese, allora deve essere altrettanto chiaro che la regola del 5-7-5 perde completamente di ogni senso, se non scrivete haiku in giapponese.

L’italiano è più complesso e ricco, ad esempio, richiede articoli, preposizioni, pronomi, aggettivi possessivi e coniugazioni complesse, che invece il giapponese non ha, quindi le due lingue non sono isomorfe, come invece chi pratica il 5-7-5 come regola stretta per gli haiku, vuol far credere.

La musicalità di un haiku, dice Basho, supera qualsiasi regola metrica e a maggior ragione, se un haiku è scritto in italiano.

Scrivete poesie in italiano, aggiungo io, e non quei patetici telegrammi, che troppo spesso si leggono, solo per restare fedeli ad una forma che diventa farlocca, quando si esce dal contesto da cui ha avuto origine.

Idem per il kigo …ma questa è un’altra storia.

Yin Yang Haiku: comprendere l’armonia

Il Tao generò l’Uno
l’Uno generò il Due
Il Due generò il Tre
Il Tre generò le diecimila creature.
Le creature danno la schiena allo yin ed il volto allo yang
ed il Chi infuso le rende armoniose.
(Lao Tzu)

Non esiste né la verità né l’errore
né il sì, né il no
né una qualsivoglia distinzione, dal momento che tutto,
anche due cose fra loro opposte, sono Uno.
(Chuang Tzu)

La tua vita è l’armonia dove si fondono lo yin e yang.
(Chuang Tzu)

Gli Yin Yang Haiku (Tag del Lab : #yinyanghaiku) sono haiku di consapevolezza, che utilizzano il modello yin yang come strumento di comprensione.

Uno Yin Yang Haiku mostra l’armonia del momento in termini di yin e di yang, senza necessariamente ricerca alcun tipo di bellezza estetica, ma con il solo scopo di mostrare l’armonia di ciò che accade.

Non essendo riconducibile ad alcuno schema formale, ne estetico, è molto difficile da realizzare.

Uno Yin Yang Haiku deriva solo dalla pratica della comprensione dello yin e dello yang, quindi data l’osticità di questa pratica, da non confondere con il modello concettuale che è invece semplice, le relative tecniche di riconoscimento dello yin e dello yang , incluse le loro trasformazioni e il rapporto con un haiku , sono attualmente trattate ed approfondite esclusivamente all’interno del Lab, in un particolare sottogruppo d’interesse.

Ovviamente ogni singola esperienza può generare uno o più Yin Yang Haiku ,  che saranno funzione del livello di comprensione raggiunto dall’autore, per quanto riguarda quell’esperienza.

Cliccate QUI per assistere ad una clip video, come esempio di un’esperienza.

Di seguito i risultati, in termini di haiku prodotti.

#yinyanghaiku

Elio Gottardi

Uno stoppino nel buio
Il click di un accendino
La forma appare

Quasi buio
Una fiammella prende vita
Ossigeno e cera ora bruciano insieme

Penombra
Una candela accesa
Anche honshirabe s’illumina

Stanza fredda
Nella fiamma si scioglie anche il rosso

Honshirabe e una candela
Uno shakuhachi ed una perfetta armonia

Fuoco
La cera cola
Silenziosamente

Pavimento
Sotto la luce
Le ombre diventano più scure

Esercizi di consapevolezza haiku: l’osservazione consapevole

Dal dizionario della lingua italiana:

  • Guardare: volgere lo sguardo su qualcosa o qualcuno.
  • Vedere: cogliere con la facoltà della vista.

La differenza tra le due azioni sta nel saper cogliere, intuire, capire, comprendere.

Haiku è imparare a vedere (EG)

 

Nella quotidianità non consapevole, il  guardare è l’azione che svolgiamo normalmente, ovvero tutte le volte che volgiamo il nostro sguardo verso qualcosa o qualcuno, in modo che la nostra mente poi attivi una reazione fisica o mentale.

Guardare : ho fame! allora apro il frigo, riconosco una mela, la prendo, la sbuccio e la mangio. Tutto questo automaticamente.

Nella quotidianità consapevole, sostituiamo il guardare con il vedere.

Vedere:  ho fame! comprendo che sto aprendo il mio frigo, con un gesto unico ed irripetibile, comprendo che sto  guardando una mela unica  ed irripetibile, comprendo che la sto prendendo, con un gesto unico ed irripetibile, comprendo che la sto sbucciando e mangiando, in modo unico ed irripetibile.

La grande differenza, tra il guardare ed il vedere , sta nell’avere la mente piena o vuota, come spiega questa storiella.

Il maestro Nan-in  ricevette la visita di un professore che era andato per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in gli servì il tè, riempì  la tazza al suo ospite e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a trattenersi. «E’ ricolma. Non ne entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».

Se avete “tarato” la Vostra consapevolezza con lo zazen, allora dovreste essere consapevoli di quanto una mente piena azzeri il rapporto con la realtà, ovvero la inquini.

Ma come si fa a vedere la realtà quotidiana senza inquinarla con la mente?

Lo zen, come risposta , dice :  allenati !  in modo da ottenere una mente zen, una mente meditativa, una mente ricettiva, ovvero in una sola parola vuota.

L’esercizio per una mente zen è un traguardo fondamentale per chi vuole scrivere haiku.

Un traguardo indicato anche da Basho.

Ora vedremo un semplice esercizio, in grado di migliorare la consapevolezza, quindi il vedere la realtà e di conseguenza anche l’individuazione dei possibili soggetti di un haiku.

L’esercizio non è alternativo allo zazen, ma complementare.

La consapevolezza in zazen è soprattutto rivolta alla mente ed al corpo, questo esercizio invece agisce come moltiplicatore del livello di attenzione verso l’esterno, quindi opera come un volano di riconoscimento di quei fenomeni, che normalmente ormai ci sfuggono e che non vediamo più.

Il livello di consapevolezza non é certamente correlabile anche ad un possibile miglioramento stilistico, ma sicuramete deve far parte del bagaglio di un autore di haiku.

Esercizio di osservazione consapevole

Fai un respiro.

Prendi un qualsiasi oggetto e guardalo.

Fai un respiro.

Mentre osservi quest’oggetto, diventa consapevole della poca attenzione che gli stai prestando, diventa consapevole di come la tua mente lo stia banalizzando,  quindi interrompi i pensieri, consci ed inconsci e guarda l’oggetto come se fosse la prima volta.

Fai un respiro.

Mentre osservi quest’oggetto, diventa consapevole del fatto che, siccome sai cos’è, allora non gli stai dando la tua piena e totale attenzione, non stai provando stupore, la tua mente ti distrae, ti sta conducendo altrove e quindi chiediti perchè la tua mente agisce così.

Fai un respiro.

Diventa consapevole del fatto che, siccome la tua mente conosce quell’oggetto, allora tu non riesci a concentrarti totalmente su di esso, notando ogni più piccolo particolare.

Fai un respiro.

Ripeti questo esercizio guardando un qualsiasi fenomeno atmosferico.

Esci di casa e guardati attorno, stai guardando o vedendo ?

Prendere coscienza della propria inconsapevolezza, porta alla consapevolezza.

Fino a quando ti limiterai a guardare, prima o poi avrai grossi problemi con lo scrivere haiku.

Scrivere diventerà complicato, allora darai la colpa alla mancanza d’ispirazione, comincerai con il ripeterti, la genuinità e la freschezza ti abbandoneranno e passerai a qualcos’altro.

Allora prendi coscienza che l’ispirazione non esiste, che il vero problema sei tu: smetti di guardare e comincia a vedere.

Le radici haiku in una poesia Tang e relative divagazioni personali

Non ci sono più uccelli nel cielo
L’ultima nuvola si sta scaricando lontano
Sediamo insieme, io e la montagna
Fino a che solo la montagna rimane

(Li Bai – conosciuto come Li Po in occidente)

Questa poesia attualissima e modernissima, in realtà è stata scritta da Li Po, uno dei massimi poeti cinesi dell’epoca Tang (618-907).

Questa poesia, che si potrebbe benissimo leggere come una concatenazione di due haiku, racchiude già tutti quegli elementi che porteranno M.Basho, circa mille anni dopo, alla definizione della sua poetica ed alla forma breve che oggi chiamiamo haiku.

Quasi tutti credono che le origini haiku siano giapponesi, in realtà anche la poesia breve ha radici  cinesi, come quasi tutto ciò che è giapponese e che poi i giapponesi sono dei veri maestri nel perfezionare.

Cinese è Chuang Tzu , riferimento di Li Po ed a cui anche Basho attinge a piene mani; cinese è  il principio taoista di ritornare a zoka (natura); cinesi sono le tematiche riprese da Basho; cinese è lo zen (chan in cina), da cui Basho deriva il distacco dal proprio sè (muga) e la genuinità dell’azione poetica (makoto), perfino il DNA della metrica dello haiku moderno è già presente nelle poesie cinesi, formate da versi basati sul 5-7, che nel Giappone medioevale rappresentavano la poesia colta di riferimento.

Il grande merito di M.Basho, ed in generale dei successivi maestri giapponesi, è stato quello di perfezionare, strutturare e quindi eseguire una magnifica sintesi di tutti questi elementi di origine cinese, di fatto sparsi e poco fruibili in un’unica visione, integrandoli nella tradizione giapponese del loro tempo ed elevando lo hokku  e quindi lo haiku moderno ai livelli che oggi conosciamo.

Oggettivamente però, senza i fondamentali contributi cinesi,  non ci sarebbe stato Basho e quindi la forma poetica haiku.

Non cercare di seguire i maestri, ma cerca quello che i maestri cercavano (M.Basho)

Da occidentale e da seguace di Basho, io allora non posso non tener conto di tutto questo.

Da occidentale io non posso appiattirmi alla sola rielaborazione giapponese di haiku, come unico faro di riferimento da seguire.

Da occidentale non posso pensare di fare poesia breve imitando il giappone, in quanto non ne ho, ne avrò mai gli strumenti: cultura e tradizioni.

Personalmente, più avanzo nella  Via della parola e più credo che il Lab Zen Haiku Italia abbia fatto la scelta giusta,  l’unica scelta possibile: ripartire dalla sintesi di Basho,  rinunciando alle inevitabili giapponesità che Basho si porta dietro, per la semplice ragione che noi Italiani non siamo giapponesi.

Nel Lab abbiamo introdotto elementi e concetti conformi alla cultura e tradizione occidentali, stando attenti che non si scontrassero con lo spirito originale della poesia breve, che deve rimanere, quella si, assolutamente invariata: a partire da Li Po, transitando da Basho, fino a sbarcare nell’Italia del XXI secolo.

 

 

L’importanza dello Zazen nella Via della parola.

Permetto subito che se non siete interessati alla genuinità  è inutile che proseguiate nella lettura, continuate a scrivere i vostri haiku da scrivania e state sereni.

Haiku può essere un fine o un mezzo, quando è un mezzo allora diventa un Do, ovvero una Via di crescita personale, quando è un fine diventa semplice poesia, un puro esercizio creativo.

Parafrasando il maestro Hakuin: potete scrivere haiku per aumentare il vostro ego o per dimuirlo. Nel primo caso la comprensione della realtà diminuirà, nel secondo aumenterà.

Detto questo, è allora evidente come la consapevolezza, intesa come comprensione profonda della realtà, sia lo strumento più importante di un poeta consapevole.

È difficile riconoscere un gatto nero in una stanza buia soprattutto quando il gatto non c’è (proverbio cinese)

Il gatto è la consapevolezza

Senza addentrarci in inutili dettagli di epistemiologia comparata, è possibile affermare che esistono diversi livelli di coscienza (da tre a nove, a seconda del modello di riferimento utilizzato: occidentale, orientale, gestalt, buddista, indù, etc.).

Ora, indipendentemente da quanti e quali siano questi i livelli,  il punto fondamentale è: come facciamo ad essere consapevoli della nostra consapevolezza? Ovvero, come possiamo sapere a quale livello opera la nostra mente ed eventualmente come possiamo migliorarlo?

Personalmente., io cononosco un solo modo: attraverso una misura !

Ovvero attraverso lo stesso metodo che useremmo per capire quanto è lungo un gatto o quanto pesa un sacchetto di patate: si prende un metro e una bilancia e si effettua una misura.

Ora però abbiamo tre problemi, che invece non abbiamo con il gatto reale: la coscienza, come stato mentale, non è misurabile, ci manca lo strumento (la bilancia/il metro) ed infine la misurazione va fatta su noi stessi.

E’ qui che interviene lo zazen.

Ora, sfortunatamente occorre che facciate un atto di fede, ovvero io non sarò in grado di dimostrare che quello che dico sia oggettivamente vero, perchè sarà dettato dalla mia esperienza e pratica personale.

  • Zazen è  l’esperienza più diretta, veloce e profonda per sperimentare su sè stessi uno stato di profonda consapevolezza personale;
  • I dati raccolti durante l’esperienza di zazen diventano il metro con cui misurare la consapevolezza quotidiana;
  • Grazie ai punti precedenti, sarete in grado di valutare la genuinità di una vostra esperienza e del relativo Haiku che scriverete per mostrare quell’esperienza.
  • In questo modi Voi diverrete i veri e soli mestri di Voi stessi

in questo modo realizzerete i seguenti insegnamenti di M. Basho:

Attraverso i secoli, l’arte dello Haikai passerà attraverso mille passaggi e diecimila trasformazioni, ma indipendentemente dalle sue infinite forme, un haiku genuino farà parte, non solo dell’arte del singolo maestro, ma di tutti i maestri passati, presenti e futuri.

Non accontentatevi di seguire le orme degli antichi. Perchè, proprio come le quattro stagioni, tutto è cambiamento, tutto è nuovo, tutto è nella Via.

Portate la vostra mente ad un alto grado d’illuminazione e tornate a ciò che è ordinario, a ciò che nel mondo è comune. In altre parole, perseguite il risveglio attraversola genuinità e ritornate al vero spirito della poesia.

Il poeta in accordo con questo principio, fonderà l’oggetto con la sua mente e la forma della sua poesia emergerà naturalmente e sarà genuina.

Solo così, l’oggetto sarà mostrato nella sua vera natura, senza ostruzioni, ne ostacoli.

In caso contrario, la mente del poeta mancherà della necessaria raffinatezza, e ricorrerà ad espressioni artificiose e costruite.

Questo atteggiamento rivelerà una mente volgare incapace di seguire la vera Via.

Imparate ad essere pino dal pino, imparate ad essere bambù dal bambù. In altre parole: “staccatevi dal vostro sé.”

Se si comprende questo modo d’imparare, il risultato sarà che non ci sarà più bisogno di alcun apprendimento. Imparare significa entrare in comunione con un oggetto e sentirne la sua essenza. Dopodichè la poesia crescerà spontaneamente.

Per quanto chiaramente un autore possa rappresentare un oggetto, se la sua poesia manca dell’esperienza diretta con quell’oggetto, allora autore e oggetto resteranno separati e la poesia non sarà genuina.

Chi ha raggiunto la padronanza dello spirito della Via in qualsiasi altra arte, può penetrare lo Haikai più rapidamente di chi si sia dedicato ad essa per molti anni, senza però raggiungerlo”.