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Antonio Mangiameli: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Antonio:

un cassonetto 
un uomo con un gancio
foglie di verza

In macchina,alla guida. Da lontano scorgo un cassonetto, dopo, man mano che mi avvicino,una persona che con un gancio tira fuori delle buste.Giunto accanto rallento e vedo a terra degli scarti di verdure.
Non so quanta dignità di haiku possa avere questo componimento,so che ho mostrato in purezza quanto ho visto,non ho messo dentro alcunché di mio,non ho inquinato le immagini.
La domanda che mi pongo spesso: quale è il confine fra componimento ed haiku,è sufficiente rimanere mostrativi nel qui ed ora,scrivere magari su più o meno tre linee per circa diciassette sillabe per potere dire “haiku”?
Ecco,queste le mie perplessità. Il componimento proposto è complementare ai miei dubbi. Sebbene,ritengo,sia assolutamente mostrativo e porti dentro wabi-sabi ed anche yugen ,non credo possa suscitare emozioni in chi si fermerà a leggere,per questo a me il dubbio rimane. Grazie,con il consenso per l’utilizzo di questo post. (Antonio Mangiameli)

Commento di EG:

Ho dei ricordi su questo haiku, che credo sia di qualche tempo fa, ma se ho dei ricordi, allora è un buon segno.

Partiamo subito con l’analisi tecnica, per poi passare alle questioni di fondo che Antonio solleva nel suo commento.

L’ideale primario che emerge da questo haiku è il karumi , perchè basta leggere e confrontare gli esempi di Basho, riportati qui (paragrafo karumi) , per rendersene conto . Però, più che il testo, Antonio stesso parla di una stesura fatta sulla purezza dell’immagine e senza contaminazioni mentali. Ma allora, caro Antonio, cos’è tutto questo se non karumi ? e io aggiungo, anche buono, molto buono.

A conferma di quanto affermo, sempre qui (paragrafo mirroring) , si può trovare un ulteriore riscontro, in quanto il mirroring, parametro estetico da me introdotto, altro non è che un focusing sul karumi di Basho, un mio tentativo di coglierne almeno un aspetto compositivo, che so essere sicuramente limitato e parziale, ma comunque un tentativo di approfondimento.

Ebbene, anche rispetto alla prospettiva di mirroring, il karumi di questo haiku emerge chiaramente.

E’ mia opinione inoltre, che il karumi di un haiku non possa che provenire che da un atteggiamento everywhere del poeta, che direi Antonio ha colto più che adeguatamente.

Il senso ed il significato profondo del karumi di Basho si basa sul concetto di leggerezza, trasparenza , illuminazione.

Karumi è un flusso di sabbia leggero che si muove in acque poco profonde e trasparenti. (Basho)

Molti cazzari della poesia haiku (sempre confucianamente parlando), credono che il karumi sia una tecnica compositiva, il che dimostra la loro insipienza, perchè il karumi è il riflesso dell’atteggiamento puro, trasparente ed illuminato del poeta, che inevitabilmente poi si riflette nel testo scritto.

Il karumi è un attributo di un haiku, esattamente come l’energia è un attributo di un sistema fisico. (EG)

Il karumi è come l’energia, entrambi non esistono in sè, ma sono una caratteristica, una proprietà, una peculiarità di un haiku e , nel caso dell’energia, di un sistema fisico, un po’ come il colore di un’ auto, che è una proprietà dell’auto e che si vede solo grazie alla presenza della carrozzeria (anche se questa mia precisazione, in termini scientifici, è molto grossolana), ovvero niente carrozzeria, niente colore.

Io credo che la grande differenza tra il karumi e gli altri ideali estetici, sia proprio questa: il karumi viene direttamente dallo spirito del poeta, dallo zen, mentre gli altri possono provenire anche solo dal testo. Il karumi non è un ingrediente di una ricetta, che può essere manipolata o adattata, il karumi è quello spirito che anima lo chef.

Il punto ora è, come si misura la purezza o la trasparenza di un haiku? per determinarne il karumi? mentre i cazzari guardano ed interpretano ogni singola parola del testo ed invitano ad imitarla, io dico che invece la soluzione è il poeta.

E io credo che per questo Basho abbia avuto tanti problemi a cercare di codificare il karumi come ideale, perchè è difficile codificare qualcosa che non è un attributo diretto del testo, ma proviene dallo spirito e dalla mente.

Ma se il poeta è everywhere , allora un suo haiku potrà contenere il karumi (sempre che lo voglia far risaltare), in caso contrario, se lavorerà sulla tecnica delle sole parole, il suo haiku risulterà una sbobba immangiabile, buona solo per i maiali (intesi come esseri senzienti, notoriamente di bocca buona).

Perciò imparate a riconoscere i cazzari, perchè così come i cazzari “new age” sostengono che “siamo fatti di energia” , così i cazzari della poesia, sostengono che un haiku sia una scatola da riempire con un po’ di tecnica .

Ritornando ad Antonio, wabi-sabi ? si ! perchè se karumi è mostrare anche la quotidianità, allora quest’ultima, nella sua forma più alta, è “pane secco”.

Yugen ? tracce, derivabili soprattutto dall’immagine d’insieme, più che da un particolare che richiama inequivocabilmente questo ideale.

Ogni altra considerazione tecnica evapora quando un haiku si basa sul karumi. Pragmatica, rispetto della forma, qui e ora, ritmo o musicalità , tutto finisce sullo sfondo.

Contare le sillabe o cercare il kigo diventano operazioni stucchevoli, come contare i morti in un film di guerra.

Pertanto lascio agli zombie questa incombenza, mentre io vado a rileggermi Antonio, per chiudere questo articolo.

In conclusione, un’ottima composizione, karumicentrica, derivata da un’atteggiamento poetico corretto e che mi permette di rispondere all’ultimo dubbio di Antonio.

No ! caro Antonio, non basta mostrare il “qui e ora” in una scatola di 17 sillabe per dire haiku ! Ci vuole molto di più, ci vuole quell’atteggiamento mentale, basato sul furyu di Basho, che tu, almeno in questa tua opera, hai dimostrato di possedere.

E sul fatto che un haiku debba suscitare emozioni …

Un buon haiku è fatto di parole e spazi vuoti che un lettore attento non dovrebbe necessariamente riempire con un’emozione, ma goduti per quello che sono: soltanto “spazi vuoti”, lasciandosi andare, in modo da relazionarsi pienamente, anche solo tramite pochi versi, con la natura e le cose del mondo.

Stefano Riondato: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti : Monica Federico

Questo lo haiku di Stefano:

 Toccando piano
un'alba invisibile-
caratteri braille

Non diro’ mai che si tratta di un capolavoro… sicuramente trovo che questo si uno di quelli che ho scritto che mi emoziona ogni volta che lo leggo perchè puo’ essere letto in molti modi .
Anche perche’ è un “mettersi nei panni dell’ altro” sia da parte di chi scrive che di chi legge.

(Stefano Riondato)

Commento di EG:

Anche Stefano, come Monica, seleziona il suo miglior haiku su base soprattutto emozionale. Inoltre indica la caratteristica di suscitare una diffusa partecipazione e coinvolgimento emotivo, ovvero il suggestionare , il punto di forza di questo suo haiku.

In sintesi, possiamo dire che Stefano ritenga questo suo haiku, un haiku compassionevole, in senso buddhista del termine, ovvero è un haiku che invita a mettersi nei panni dell’altro. Tutto questo richiama l’ideale estetico giapponese di mono no aware, ovvero al “pathos”, alla “sensibilità estetica” o “partecipazione emotiva alle cose” .

Dall’ottica di una poesia che vuole essere zen, infilarsi nelle emozioni e lo dico come fermo sostenitore della rettifica dei nomi di Confucio, è un vero casino. E’ un casino in generale, ma lo è ancor di più per un occidentale. Gestire le emozioni con il giusto distacco, fa parte della cultura giapponese, ma, a mio avviso, non di quella occidentale e a maggior ragione della cultura italiana. Da qui la mia scelta consapevole, di non considerare nel Lab, il mono no aware come ideale estetico da perseguire: già adesso è una strage, se lo avessi sdoganato come ideale perseguibile, ora mi ritroverei in coma diabetico, per eccesso di haiku sdolcinati.

Se il mono no aware è l’ideale estetico primario di questo haiku, lo yugen introdotto nel secondo verso è l’ideale secondario.

E’ chiaro allora che, se si vuole riportare sulla terra questo haiku, limandone l’impatto emotivo ed introducendo un po’ più di realtà è necessario intervenire.

Ovviamente si può essere più o meno d’accordo con questa mia indicazione autoriale, ma il senso di coerenza con gli insegnamenti indicati nel Lab e quindi, ricordo sempre, anche quelli di Basho, mi impongono di compiere questo passo.

Portare più concretezza in un haiku decisamente yin come questo, significa yanghizzarlo (qui per approfondimenti), ovvero riportare l’armonia tra lo yin e lo yang sia tra i versi che le parole.

Anticipo subito un possibile risultato

Sulla mia pelle
un'alba invisibile
il sole in braille

In sintesi, così si mantiene lo yugen del secondo verso, dando più concretezza al senso del tatto e all’oggetto che il tatto decodifica, ovvero i primi raggi del sole, eliminando la concettualizzazione di caratteri braile, ma dando corpo a cosa quei caratteri corrispondono.

Come ultima riflessione, sottolineo come così si passi da una scatola 5-7-5, tanto cara a stefano negli ha3ku, ad una 6-7-5, ma il punto è che non è la scatola a fare un haiku, ma l’adesione o meno allo spirito poetico haiku, che non è mai fatto di scatole, ma del loro contenuto.

Stresserò questo concetto ogni volta che mi capiterà l’occasione, perchè scrivere haiku, non è mettere in piedi uno scatolificio, ma fare poesia sulla realtà, se non capite questo, allora prendete atto che non state facendo poesia haiku, ma consegnando solo scatole, come fa amazon.

Dal Lab: silloge di yugen

Pubblico i componimenti dell’esercizio sullo yugen che risultano conformi, anche se con pesi e prospettive diversi, a questo ideale poetico.

Ovviamente ho un mio preferito, ma questa volta ho deciso di non indicarlo esplicitamente, perchè farei un torto a molti altri componimenti che gli sono davvero vicini.

Per chi fosse interessato ad approfondire, qui  può trovare i dettagli sulla tecnica da me utilizzata per verificare la presenza di questo ideale in questa silloge di haiku.

Diciamo che il mio preferito è quello che incarna il maggior numero di immagini di riferimento della checklist, quindi basta leggere e confrontare.

Donatella Fusetti
Sotto il tramonto
i papaveri stesi
S’alza un ibis

Daniela Mannone
Luce latente
Sorge nel suo pallore
un crisantemo

Pasquale Asprea
Canto del merlo
ondeggia nella brezza
il leccio in fiore

Stefano Riondato
nuvole nere
nell´ansa scompaiono i petali
del pruno incurvato

Angiola Inglese
nuvole-
il vento di stasera
sposta la luna

Vincenzo Adamo
Luna
Scompare nella notte
un uomo solo

Zoé Alef Zel
Il gatto nero
sotto la pioggia
la rosa di Gerico
si apre ora

Nazarena Rampini
cala il silenzio
sulla sedia d’estate
coperta di neve

Giovanna Restuccia
pale di fico d’India –
il viso scuro di mio padre

Monica Federico
Canto di grilli-
un ragno immobile
con la sua ombra

Maria Malferrari
Nebbia al tramonto
La giravolta di un pesce
nella laguna

Margherita Petriccione
Ischia nella foschia-
l’uscita serale di un cane

Maurizio Gusmerini
lago di foglie gialle
una nuvola nera
infilzata da un palo

Rosa Maria Di Salvatore
come velluto –
la pelle delicata
di mia madre

Antonio Mangiameli
Il vento fermo –
sul ramo del ciliegio
la foglia di ieri

Vincenzo Adamo
Alba d’autunno
Un cagnolino segue
le donne al tempio

Gabriella De Masi
Cascate
Nel fragore, un volo di farfalle

Angela Giordano
densa foschia-
un canto sospeso sui rami

Riconoscere lo Yūgen: la tecnica checklist

Non esiste una sola parola che esprima lo stato d’animo che i giapponesi chiamano yugen. Per coglierne il significato, dovremmo aprire la nostra mente alle situazioni in cui i giapponesi la usano. (A.Watts)

Yūgen were poetic ideals that dominated Japanese poetry during Shinkokinshū period …….. It is difficult to define it and the meanings evolved over time and even differed among poets of this era. (David Barnhill)

Ci sono molti modi per arrivare a comprendere, ma il modo migliore è partire dalla sorgente. (EG)

yugenSe googlate le parole  “Yūgen  estetica”  troverete 21.300 pagine web e 815 libri, solo per restare all’italiano, su cui potete sbizzarrirvi e farvi un’idea del suo significato.

Oltre che ha richiedere un sacco di tempo, il problema è che, così facendo, starete leggendo le idee di qualcun altro che , molto probabilmente, a sua volta, le ha derivate da qualcun altro ancora.

Io,  lo ammetto, normalmente ho una scarsissima fiducia di quello che scrivono gli altri,  soprattutto se non conosco bene la fonte, inoltre mi piace cavarmela da solo, per cui quando posso io vado alla sorgente.

Il rifiuto è la più prevedibile di tutte le reazioni umane. …….  La funzione dell’Eletto è quella di tornare alla Sorgente …. .  (Matrix Reloaded – L’Architetto)

Yūgen si scrive cosi:

幽玄

ovvero come composizione di due ideogrammi :

Il primo  幽 è ° yōu°  traducibile come:  remoto / nascosto distante / isolato / sereno / pacifico / imprigionato / nella superstizione indica il mondo sotterraneo.

A sua volta  幽 è scomponibile nella seguente serie di ideogrammi:

you Il primo è °yāo° , ripetuto due volte, traducibile con :  minuscolo, piccolo.

Il secondo, che contiene i due °yāo° ,  è  °shān° che significa : montagna, collina, vetta.

Il secondo ideogramma che compone yugen è 玄  “xuàn”: nero, misterioso.

chou

A sua volta 玄 è scomponibile nell’ideogramma ‘tóu’ che significa testa ed ancora in °yāo°.

Yugen allora richiama tutte queste definizioni, oltre alle loro composizioni, che si possono tradurre in immagini.

Ora, tralasciando gli step intermedi e venendo dritti al succo, posso dire che partendo da tutte queste informazioni di base ed elaborandole in termini di immagini, io ho codificato questa serie di mie interpretazioni poetiche del significato di yugen, ovvero yugen come …..:

  • atmosfera diafana
  • il piccolo nascosto nel grande
  • senso di mistero
  • senso di ricerca
  • senso di profondità
  • l’invisibile nel visibile
  • senso di vaghezza e di ombrosità
  • situazione nascosta e misteriosa
  • armonia formata da un grande sfondo ed un dettaglio
  • una bellezza delicata, fragile, suggestiva, timida rapportata ad una imperiosa
  • una bellezza modesta, quieta, silenziosa su uno sfondo imponente
  • momento inaspettato, un evento inatteso, appena scoperto, spontaneo e naturale
  • un’inezia nascosta e quasi invisibile 

Ovviamente tutte queste immagini non si sono generate automaticamente,  a dir la verità non ho nemmeno verificato se siano condivise anche da altri. In realtà la cosa non m’interessa molto perchè comunque questa è la mia interpretazione ragionata di yugen, quindi per me l’unica valida. Mi ci  è voluto del tempo e delle riflessioni continue che, sommate alla pratica dello studio dei maestri, hanno prodotto il suddetto mio personale database di yugen e anche questa è un’attività sempre work in progress che ha a che fare con la pratica dello haiku.

Ora confrontando un qualsiasi haiku con il mio database di immagini di riferimento, mi è abbastanza facile riconoscere la presenza o meno dello yugen. In inglese questa operazione si chiama “checklist”.

Sinceramente non so se questo metodo sia esportabile e quindi utilizzabile anche da altri. Inoltre c’è il rischio che qualcuno utilizzi a pappagallo queste immagini, rinunciando al percorso di miglioramento della propria consapevolezza autoriale, a cui io avrei così contribuito.  Anyway, alla fine mi è sembrato importante indicare un metodo che se applicato ed utilizzato correttamente, può invece essere di forte aiuto al miglioramento della consapevolezza. Ovviamente non indicherò i miei database per gli altri parametri estetici, in quanto è importante il metodo, più che i risultati.

Ora, di seguito, alcuni esempi, di come ho riconosciuto il mio yugen negli haiku dei maestri:

Yugen come atmosfera diafana:

Che fresco / Piedi contro un muro / Sonnellino di mezzogiorno (Basho) 

Yugen come momento inaspettato, evento inatteso, appena scoperto, spontaneo e naturale :

Che cos’è questo ragno / Che cos’è questo pianto / Vento d’autunno (Basho)

Un campo coltivato / Una nuvola immobile / Scomparsa (Buson)

Yugen come armonia formata da un grande sfondo ed un dettaglio – oppure come bellezza delicata, fragile, suggestiva, timida rapportata ad una imperiosa – oppure come senso di vaghezza e di ombrosità:

Boccioli di fiori notturni / La pelle di una donna / Bagliori nel crepuscolo (Chiyojo)

Yugen come senso di ricerca – come invisibile nel visibile.

Nel cielo blu / Scarabocchi e un dito / Fine autunno (Issa)

Ovviamente io utilizzo questo metodo anche in fase di composizione per verificare se ho inserito o meno lo yugen nei miei haiku.

Yugen come senso di un mistero.

Batte il tallone / Ora il Tao è in un filo d’erba / Tra i piedi nudi (EG)

Concludo dicendo che:

  1.  un minimo di yugen è sempre presente nelle opere dei maestri, o almeno io non ricordo di aver letto un’opera di un maestro che ne fosse totalmente priva
  2. senza un minimo di yugen un haiku risulta sempre brutto, o almeno questa è la mia esperienza (il che spiega anche il punto precedente)
  3. c’è di buono che è abbastanza difficile, per chi abbia un minimo di esperienza e talento, scrivere un haiku senza un minimo yugen
  4. aldilà di tutte queste considerazioni, l’importante è saperlo riconoscere

Qui un esempio di haiku senza yugen,  perchè tutto è troppo esplicitato e chiaro,  preso dal web:

Il sole splende – il mare è lontano – che nostalgia

Concorso interno: alla ricerca del karumi (menzioni d’onore)

Dopo il vincitore presento:

Menzioni d’onore

Monica Federico

Il primo caffè-
l’ombra del basilico
sul muro bianco

Margherita Petriccione

profumo di tiella-
schiacciato contro il vetro
il muso del gatto

Gabriella De Masi

Coda al bancomat
L’ aria odora di pizza
Qualcuno sbuffa

Antonio Mangiameli .

un cassonetto
un uomo con un gancio
foglie di verza

Ho voluto menzionare queste opere in quanto contengono alcune caratteristiche secondarie, ma non per questo meno importanti, del karumi di Basho, quali:  il rispetto dello spirito poetico originale e della genuinità poetica di Basho, il rifarsi all’ordinarietà, in piena libertà, ma al tempo stesso rispettando i confini della tradizione, ovvero senza la presenza di eccessi, l’aleggiare dello spirito dello zen, che si coglie nel momento vissuto,  una visione quasi pittorica delle immagini che emerge dai testi e che li rende trasparenti alla mente e per finire, una certa musicalità derivata dalla lettura e quindi dalla scelta della semplicità riguardante le parole ed i termini utilizzati.

Concorso interno: alla ricerca del karumi (vincitore)

Vincitore

Ora di cena –
Tra mestolo e penna
Haiku e minestra

(Miriam Bonvini)

Ho premiato questo haiku, perchè il karumi è completo e ben valorizzato dai fattori fondamentali che ne definiscono la poetica: quotidianità, trasparenza e comprensione profonda della realtà.

Il soggetto mostrato è correttamente centrato (la quotidianità della cena),  la trasparenza è presente (assenza di ogni lirismo e filtro mentale), inoltre l’immagine globale è purificata da ogni ombra di volontà autoriale, mentre la comprensione della realtà è profonda, in quanto determinata dall’unità del momento mostrato: un vero momento zen, una micro-illuminazione.

La spontaneità della mente zen è l’essenza di questo haiku, che emerge dalla consapevolezza del momento, colto pienamente e libero da ogni orpello speculativo.

Mentre si sta preparando la cena, il mestolo gira nella minestra ed ecco che un haiku nasce, senza che vi siano stata ne una ricerca, ne una volontà autoriale, ovvero quei fattori inquinanti, incompatibili con il karumi di Basho.

Il poeta zen, il poeta consapevole, lascia il mestolo, afferra la penna e scrive il suo haiku sulla carta, senza che la distanza di un capello si frapponga tra il momento vivo e la sua rappresentazione scritta.

Quest’opera si avvicina all’ideale di purezza e di quotidianità e quindi all’ideale del karumi di Basho.
Anche se, in generale, un canone poetico, non ha niente a che fare con lo zen o con qualsiasi spinta personale compositiva, perchè rappresenta solo un modello di riferimento ideale, il valore aggiunto invisibile che qualifica quest’opera rispetto alle altre è e rimane la capacità dell’autore di trascendere sè stesso, unificandosi alla realtà del momento vissuto, poi cristallizzato in versi e parole, che altro non sono che lo specchio puro e trasparente del karumi e quindi anche della mente dell’autore.

Qui, le menzioni d’onore.