Archivi categoria: Esercizi Lab

dal Lab: 5 tanka sulla musica

Sandro Santroni
Notte profonda
un violino singhiozza
Solitudine
Improvviso irrompe
il ritmo del silenzio
Daniela Misso
stendo i panni –
la maladie d'amour
di Michel Sardou
la musica si appende
tra un calzino e mutanda
Margherita Petriccione
Subdolamente
l’ acufene sommerge
“La vie en rose” …
Ogni canto alla fine
è soltanto rumore
Vincenzo Adamo
Sulla tastiera
il profumo di una rosa-
musica di Bach
le pietre mute ascoltano
l'inverno di Vivaldi
Gabriella De Masi
Mattina scialba
Che noia questi studi
sulla chitarra
Inaspettato un merlo
risponde in controcanto

La musica può essere un semplice riempitivo che accompagna quello che stiamo facendo, può invece essere una dimensione in cui immergersi anche totalmente, oppure può essere contemporaneamente dimensione e pratica.

La differenza sta nell’ascolto e nell’osservazione dell’ascolto.

EG
jazz nell'atmosfera
ascolto l'inascoltabile
e l'atmosfera si fa jazz
dallo stero HIFI
il piano di Sellani

Esercizio: riconoscere e comprendere il mujo

(kikaku)
fulmini
ieri a est
oggi a ovest
(otoyoshi)
erbe fluttuanti
l'oggi fiorisce laggiù
sull'altra sponda
(gottardi)
piatti sporchi
dal solito rubinetto
l'acqua nuova

L’ideale poetico da cui derivano questi haiku è il mujo, ovvero l’impermanenza, in questo caso declinata come cambiamento perenne dei fenomeni del mondo (qui per approfondimento).

Questo ideale poetico, come tutti gli ideali poetici, è attribuibile solo al poeta che lo deve far proprio.

Il mujo, quando si trasforma in consapevolezza dell’impermanenza, ovvero nella comprensione che un evento a cui assistiamo è destinato a svanire, assume una delle interpretazioni più comuni del parametro estetico mono no aware, che come tutti i parametri estetici, è invece un attributo del testo di un haiku.

Un fulmine, un’alba o l’acqua che scorre non sono mai identici, nemmeno a sè stessi..

Questa semplice, ma profonda verità, insita nell’attimo e compresa , accomuna i poeti che praticano il mujo , percepibile indirettamente attraverso la sua proiezione di mono no aware.

Come esercizio, ho chiesto agli utenti del Lab un loro haiku che dimostrasse al meglio questa relazione, in termini di essenza.

Ecco una selezione di quelli pervenuti.

(Gabriella De Masi)
Foglie d'autunno
Accettare la mia
nuova vecchiezza
(Pasquale Asprea)
equinozio -
la ruga sulla fronte
si allunga
(Angiola Inglese)
trasloco-
diversa e uguale
guardo la luna

Esempio di Analisi Tecnica : la rana di Basho

Esercizo: applicare l’analisi tecnica sul seguente haiku di Basho

Vecchio stagno
Il salto di una rana
Il rumore dell’acqua

PARAMETRI (qui per l’elenco e i link di approfondimento)

Quest’opera di Basho può essere classificata sia come #haiku che come #zenhaiku, ma è anche un’ opera che va oltre queste due classificazioni, in quanto sottende, in una seconda lettura, una verità zen (il momento di un’illuminazione). Per questo motivo i tag finora definiti gli vanno sicuramente stretti. L’insegnamento quindi è: se nessun tag soddisfa pienamente l’opera, allora si modifica la classificazione dei tag.

In fisica, questo è la norma. Infatti quando la fisica classica non fù in grado di soddisfare le misure relativistiche di massa e velocità, si passò alla relatività generale e speciale. Il che non significa che la fisica classica non funzioni più, ma solo che è diventata un caso particolare della relatività, per velocità basse, molto minori di quelle della luce, o per masse piccole che non riescano a distorcere significativamente lo spazio-tempo.

Lo stesso approccio vale per il tagging haiku. Se il tagging haiku non soddisfa pienamente l’opera e nessun altro funziona, si aggiunge un tag.

Siccome questo haiku può essere considerato un koan per chi legge, allora possiamo dire che è un koan haiku, taggabile come #koanhaiku.

Dire quindi #koanhaiku significa dire che un haiku sottende una realtà zen in una seconda lettura. Come vedremo meglio affrontando l’essenza.

  • Individuazione del soggetto

Il soggetto è il salto di una rana.

  • Pattern usato (metrica)

Il pattern è corto-lungo-corto, pattern ottimale, rispetto ad altri possibili pattern (corto-corto-lungo, etc).

  • Presenza stacco semantico

1 stacco semantico forte (primo verso), 1 più debole sul secondo verso

  • Grado di “qui e ora”

Ben identificabile in termini di luogo, mentre lo haiku è atemporale, quindi il qui e ora è presente in forma debole

  • Presenza di mentalismi

Nessun riferimento esplicito.

  • Presenza figure retoriche

Nessuna

  • Comprimibilità

Possibile, esempio utilizzo di splash , ma poeticamente meno adeguata

  • Elemento pivot

Rana

  • Presenza tecnica ampliamento

Si, tutta l’immagine rimane coerente ed unica, in termini di svolgimento delle azioni

  • Presenza tecnica contrapposizione

No

  • Interpretazione dell’essenza

Questo haiku descrive l’illuminazione zen come momento, in seconda lettura, quindi sottende una verità dello zen.

  • Parametri estetici

wabi-sabi e yugen. si

no karumi, in quanto l’immagine non inserisce nessun elemento diretto, ne indiretto sulla quotidianità dell’autore. Se andate a rivedervi i pochi haiku di Basho sul karumi, oltre alla pulizia stilistica, necessaria, si ha sempre un riferimento diretto o indiretto alla sua quotidianità. Volendo restare in quest’alveo, possiamo dire che la pulizia stilistica è una condizione necessaria, ma non sufficiente per avere karumi in un haiku.

  • Armonizzazione yin yang

In termini di yin-yang è presente un buon equilibrio tra gli elementi che compongono lo haiku.

yin stagno – yang salto

yin rumore – yang salto

yin stagno – yang rumore

  • Ritmo

Adeguato e corretto, testo e pause scandite dal pattern

  • Musicalità

haiku che scorre bene, buona musicalità (considerando la traduzione)

  • Presenza doppia lettura

E’ presente una doppia lettura, che rappresenta bene la verità zen dell’illuminazione improvvisa.

Dal Lab: 5 tanka sull’ecatombe RSA

Il contest richiedeva un tanka contenente nel kami-no-ku un’immagine basata su una figura retorica riferibile all’ultimo verso, che doveva essere obbligatoriamente “ecatombe RSA”.

Nessuna regola per i due versi del shimo-no-ku.

Vincenzo Adamo
Trattati a guisa
di tanti vuoti a perdere:
l'ecatombe RSA
Alle basi del futuro
sogno un'altra umanità.

Paola Trevisson
caduti al fronte
dell'ultima battaglia
L'ecatombe RSA
Del tuo pane fragrante
profumerà anche il cielo?

Rosa Maria Di Salvatore *
struggenti addii
e primavere rubate…
Ecatombe RSA
sarà diverso il mondo
nell'alba che verrà?

Margherita Petriccione *
Un fiume d’oro
ha rotto gli argini …
Ecatombe RSA.
Su camion solitari
pioviggine d’aprile

Giusy Cantone
Cadono
come fiori di ciliegio
Ecatombe RSA
In mille se ne contano
io e la morte aspettiamo

Dal Lab: haiku e politica

Cervelli populisti
Matteo Salvini
L'olandese Rutte 
Ragnatele e sovranismi (EG)

Haiku e politica non vanno molto d’accordo, perchè se haiku è poesia della realtà, la politica è volatilità e , soprattutto oggi, pura illusione e demagogia.

Ad ogni modo, se la via haiku è quasi impraticabile, rimane aperta la via pseudo-haiku, per una pratica che, se non ci può vedere impegnanti come poeti, almeno può vederci attivi come cittadini consapevoli.

Come esercizio ho chiesto, agli iscritti al Lab, un’ opera (haiku o pseudo-haiku) contenente i seguenti termini :

  • olandese
  • Matteo Salvini
  • ragnatele

Di seguito le 5 migliori:

Antonio Mangiameli
una foto di salvini
un fiorino olandese -
ragnatele

era già complicato riuscire a scrvere un haiku, se poi è anche buono, non c'è molto altro da aggiungere.

Margherita Petriccione 
la zuppa all'olandese
e il pan bagnato di Salvini …
ragnatele

sarcasmo e critica politica non mancano, come non dovrebbero mai mancare in questo genere di pseudo-haiku.

Monica Federico 
Niet olandese-
nella tela dei sovranisti
Matteo Salvini

critica più concreta, è chiaro che perseguire politiche sovraniste, volendo rimanere in Europa è una contraddizione in termini.

Zoé Alef Zel 
le ragnatele in testa
Matteo Salvini parla-
peggio d'un olandese ubriaco

pseudohaiku migliorabile nella forma, ma decisamente forte, in termini di satira politica

Paola Trevisson 
messaggio olandese
messaggio di Salvini
ragnatele dietro la tv

pacato ma abbastanza efficace l'accostamento tra le politiche olandesi e leghista 

Dal Lab: social test di Zen haiku

Senza avviso, un paio di giorni fa, ho proposto agli iscritti del Lab, un contest avente come obiettivo nascosto quello di cercare di verificare la loro tendenza a comporre zen haiku, se non proprio con lo spirito, almeno strutturalmente.

Ricordo che gli zen haiku sono haiku basati sul processo compositivo indicato da Basho, ovvero in estrema sintesi, generati da una microilluminazione (qui per approfondimenti), quindi solo l’autore, in teoria, è in grado di riconoscere una propria opera come uno zen haiku.

Non potendo entrare nella testa degli autori, ho preso due miei zen haiku, generati ascoltando spotify, come modelli di riferimento strutturali, con l’obiettivo di confrontarli poi con le opere postate.

Ho intitolato il contest spotify moment in my house, ovvero la stesura di un haiku con soggetto spotify (o something like that) e con un’immagine limitata al solo ambiente domestico.

Ovviamente ho avuto sempre ben presente che un test del genere non poteva essere esaustivo e portare a dei falsi negativi, comunque ero abbastanza curioso dei risultati, perchè mi ero fatto una certa idea di come potesse essere strutturato uno zen haiku, generato da due eventi concomitanti.

Il mio primo haiku di riferimento riguarda la fusione di un brano Jazz ed un mio turpiloquio, avendo visto volare via una farfallina del cibo dalla dispensa, ben sapendo che la contaminazione veniva da un mezza confezione di riso integrale.

Stamer, da spotify
'Sto cazzo di riso ...' , dalla mia bocca
Unica ed irripetibile melodia  (EG)

Il secondo, mentre cucinavo ed ascoltavo Satisfied Mind di Johnny Cash.

Satisfied mind, da spotify
Merluzzo alla pizzaiola
Una mente soddisfatta
Profuma di pomodoro e origano (EG)

Entrambi questi miei zen haiku hanno una struttura ben definita: due eventi distinti e un verso che mette in risalto l’unione di questi eventi.

Ora, anche sapendo che tutto ciò sarà usato solo come tecnica da qualche mente non genuina, vediamo chi, si è avvicinato di più ai suddetti modelli.

Premetto che la conformità al mio modello di zen haiku, sarà in questo caso, l’unico metro di valutazione, per tutto il resto lascio a chi legge ogni ulteriore giudizio.

Essendo un test e non un vero e proprio contest, per non far torto a nessuno, posterò tutte le opere pervenute nei tempi stabiliti.

Maria Malferrari
apple music
“Questione di feeling”-
lo struscio del gatto
tra le gambe

ci sono i due eventi, manca la chiusura.
peccato perchè sarebbe bastato spostare lo stacco al primo verso, per avere aperta la via alla soluzione.

Maurizio Gusmerini
suggerito da youtube -
la veglia
si disfa nel suono

forse ci siamo. eventi: canzone da youtube (primo evento), stato di veglia (secondo evento). chiusura: il secondo evento si unisce (disfa) nel primo.

Giusy Cantone
MixerBox
"nella mia stanza"
il resto scompare

qui, ci siamo quasi. ovvero lo haiku gioca sul titolo della canzone dei negramaro per creare la sensazione di un kensho, ma il lirismo della chiusura ne indebolisce fortemente la credibilità. comunque buono

Dennis Cambarau
coronavirus -
nell'ascoltare spotify
evado altrove

Idem come sopra.

Annamaria Gaggioli 
Sias
Da Alexa
musica tibetana
a colazione.

ci sono i due eventi, manca la chiusura.

Antonio Mangiameli .
monitor -
sulla colonna di destra
il gorgoglio dell'ossigeno

questo è off topic, ma è un omaggio che faccio
ad Antonio, che si era perso il contest sul covid. buon haiku. Antonio è sempre una sicurezza.

Daniela Misso .
Gandharva rain melody…
le lettere scorrono
sulla carta

2 eventi, manca la chiusura

Ciro Caprino
Scelgo Battiato
poi entro in doccia
Temporary Road

qui gli eventi sono 3, troppi. la sensazione è quella del racconto

Angiola Inglese .
playlist anni '90-
il barattolo di zenzero
mezzo vuoto

2 eventi, manca la chiusura

Zoé Alef Zel
le radici nella mia danza
nelle orecchie Amir Sofi
lavo i piatti della cena

2 eventi, ma la chiusura, che comunque qui è messa come apertura, è relazionata solo al primo. ci siamo quasi, non abbastanza. comunque buono

Gabriella De Masi
Su Youtube"Città vuota"
Il divano del salotto
mezzo sfondato

2 eventi, manca la chiusura

Margherita Petriccione
su spotify
"Yellow submarine" -
gonfio nel vaso di vetro
il lievito madre

2 eventi, manca la chiusura

Rosa Maria Di Salvatore
Da You tube
Stranger in the night…
nell'orecchio
il ronzio di una zanzara

2 eventi, manca la chiusura

Vincenzo Adamo
Youtube music
"La cura"-
Il cane sul divano
ossobuco con piselli

anche qui, 3 eventi si gioca sul titolo, carino, ma non basta

Carmela Marino
Su YouTube
Coldplay "The church"-
la calamita di Cristo
sugli scontrini

2 eventi, manca la chiusura

Pic Mada
Apple music on
non ticchetta piu'
l'orologio

2 eventi , manca la chiusura

Maria Concetta Conti
YouTube 432 mhz
gli spari di guerra
dalla play station

2 eventi, manca la chiusura

Monica Federico
Le lunghe pause di Max Richter-
il doppio bip delle mails
in controtempo

ci siamo ! musica e bip, il controtempo che li unisce. toglierei quel 'lunghe', per un ritmo migliore.

Nazarena Rampini
Il mio tablet -
attraverso la musica
ad occhi chiusi

ci siamo quasi, ma non abbastanza. eventi: la presenza del tablet e la musica, la chiusura è autoreferenziale

Paola Trevisson
Youtube tra le app -
le sue note dovunque
persino nel frigo

molto bene ! musica e frigo, mentre l'invasione unisce i due eventi.
qualcosa da migliorare c'è, ma al momento non è questo l'obiettivo.

Dal Lab: 7 haiku / contest ” al tempo del Covid”

Da quasi un centinaio di opere postate dagli iscritti in un paio di giorni, ho selezionato i seguenti haiku:

Margherita Petriccione
quarantena–
l’ombra si stringe
negli angoli
Angiola Inglese
isolamento-
sessantaquattro spazi
sulla scacchiera
Maurizio Gusmerini
il volto coperto -
sugli occhiali
nuvole di fiato
Gabriella De Masi
Casa di riposo
Càdono ad uno ad uno
i fiori di ciliegio
Vincenzo Adamo
città chiusa-
passo i miei giorni
a cercare la chiave
Carmela Marino
i primi fiori-
sembra alleggerirsi
la mascherina
Giusy Cantone
Quarantena
in questa piccola prigione
ritrovo le radici

Margherita Petriccione: il mio haiku capolavoro

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Margherita:

luna dell’alba -
la trama consumata
di un calzino

In realtà non ho nessun haiku da poter vedere come il mio top, ne ho alcuni che reputo più riusciti e questo è uno di quelli
Ci vedo karumi, wabi-sabi, mono no aware ( che volere o volare è presente se un’immagine colpisce più di un’altra) e c’è un pizzico di yugen in quella luna evanescente . Oltre alla possibilità di interpretazioni diverse a seconda del vissuto di chi legge penso che offra una spunto di riflessione sulla relazione tra cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente, ed in generale sulla loro impermanenza .
Commenta pure Elio, cerca solo di non farmi a pezzi 😦 – Margherita Petriccione.

Commento di EG.

Un buon haiku per tutti, appena sufficiente per Margherita, perchè l’asticella va alzata proporzionalmente alle potenzialità.

La ragione tecnica sta tutta nel primo verso, obsoleto come soluzione compositiva.

Apprezzabile e condivisibile lo sforzo di mettere in relazione
“cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente “, ma se sei di livello, nel 2019 non puoi rifugiarti nei soliti e ritriti kigo lunari o campestri.

Se sei di livello è tuo dovere rifuggire da tutte le facili opzioni, usate milioni di volte e guardare più avanti o più in profondità.

C’è un testo di una canzone di Pierangelo Bertoli che, secondo me, indica il giusto atteggiamento che anche un poeta haiku dovrebbe tenere : ” Canterò le mie canzoni per la strada … con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Che tradotto significa, che senza rinnegare la tua storia, non puoi fermarti, perchè se ti fermi, allora sei morto.

Un buon insegnamento, che è anche lo stesso di Basho.

Segui e ritorna a Zoka, zoka come trasformazione continua, questo è l’insegnamento di Basho, ma se non si comprende che anche noi facciamo parte di zoka e che il Tao è sempre lo stesso Tao, sia per le 4 stagioni che per il nostro vissuto, allora zoka rimane un concetto, non una traccia di vita .

Basho chiamava barbari chi non vedeva , ne comprendeva l’essenza di zoka, io li chiamo poeti di facebook, cioè quelli che si fermano al passato o che guardano al loro ombelico.

Se sei di livello e ti rifugi nel kigo più banale che ci sia, nel migliore dei casi dimostri approssimazione, oppure scarsa capacità di lettura del momento, generalmente accettabile per i più, ma non per Margherita.

Fortunatamente il riscatto avviene nei due versi successivi.

Karumi e wabi-sabi ci sono, più dettati dal mujo che da altri ideali poetici, in ogni caso “tanta roba” come si dice a Milano.

Mi convincono meno i riferimenti al mono no aware ed allo yugen, il primo perchè ripeto è un ideale estetico che non amo e che trovo superfluo, in quanto si sovrappone all’ideale poetico di mujo , il secondo per ciò che ho già detto sull’uso di luna come riferimento.

La trama consumata come effetto di una mente che si corrode tra pensieri ed illusioni, questo sarebbe stato il perfetto riferimento, purtroppo non colto, anche se servito su un piatto d’argento, peccato.

Concludendo, un haiku buono, se scorporato dall’autrice, ma che dimostra ancora qualche condizionamento giapponesizzante, di cui Margherita dovrebbe liberarsi se vuole fare un ulteriore passo in avanti, verso la piena consapevolezza, quindi anche verso la piena libertà compositiva.

Sandro Santroni: “IL MIO HAIKU CAPOLAVORO”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Sandro:

Giunto il limite
dell'ultima stagione
Fiori' la rosa

Questo haiku è stato scritto (pensato) quando, dopo un soccorso avventuroso (raccolto in montagna da una autoambulanza e poi da un elicottero e trasportato in ospedale con un infarto in atto e sottoposto a coronarografia), mi veniva comunicato di essere miracolosamente fuori pericolo di vita.
Questo haiku certamente non è un capolavoro, il capolavoro sta nella forza di questa disciplina poetica che trova espressione anche in momenti di forte drammaticità.
Massima libertà di commentare come meglio credi, Elio (Sandro Santroni)

Commento EG:

Domanda: ma questo è un haiku? Risposta : dipende !

Dipende dalla definizione. Se prendiamo la nostra def. non lo è, ma secondo una qualsiasi delle italiche definizioni mainstream di haiku (sono tutte più o meno uguali), allora lo è.

Comunque sia, che questa composizione venga considerata o meno un haiku o uno pseudohaiku, una cosa è certa.

Quello che manca alla definizione mainstream italica è la qualità, ovvero manca il riferimento ad una poetica e la dimostrazione è data dalla quantità di haiku imbarazzanti, che si leggono in giro. (EG)

Cercando di mutuare l’immutuabile, ovvero cercando di mappare la lingua giapponese e relativi riferimenti culturali, il mainstream italico ha giocato al ribasso, puntando solo su ciò che è struttura, su ciò che è facilmente comprensibile per chiunque, con il risultato di una prolificazione straordinaria di poeti facebook che scrivono telegrammi, che sanno tutto sulla sinalefe e dialefe e che postano pensierini su come è bella la natura. Anyway …

Maestro, tutto ok ?

Basho : ファックユー !!!!!!!!!!

La capisco Maestro, vedere la poesia haiku ridotta a tre regolette, quando per tutta la vita , Lei l’ha praticata come arte zen, dev’essere dura da digerire.

Basho: 井の中の蛙、大海を知らず

Grazie, Lei, è sempre illuminante Maestro !

“Un vero pensiero e una vera civiltà devono essere traducibili e trasferibili al mondo nel senso più ampio del termine. Nessun pensiero e nessuna civiltà sono autentici, se incapaci di oltrepassare l’ambito delle categorie del proprio Paese o gruppo etnico. Come la vera letteratura deve essere “letteratura mondiale”, così ogni filosofia o teoria che può essere compresa soltanto da un popolo o una nazione è, senza eccezioni, una vergogna” (Tosaka 1936).
Leonardo Vittorio Arena, Il pensiero giapponese, Jouvence/Mimesis Settembre 2019

Il punto allora è: come si trasmette la “vera poesia haiku” ? Semplice, se non si parte dalla poetica, unico elemento universale trasferibile, non ci può essere trasmissione, come non c’è poeta haiku se non s’incarnano questi ideali.

Ora mi chiedo, considerando che Sandro ha proposto un haiku mainstream, quale sarà la sua poetica di riferimento?

A ben vedere, nel suo commento c’ è solo un riferimento alla forza disciplinatrice della poesia haiku, ma per disciplinare cosa ?

Non trattandosi di un’attività fisica, rimane solo la mente.

In questo caso, pratica e disciplina possono essere usati come sinonimi, ma mentre nella pratica zen, il riferimento per la mente si chiama zazen, possiamo chiamare disciplina della mente il contare le sillabe ?

In questo video ho cercato di dimostrare come il corretto processo compositivo haiku debba discendere dallo zen, perchè è solo nella pratica zen che si trovano le risorse per comporre haiku genuini, avendo compreso il Tao della natura e l’impermanenza che sottende ogni cosa.

Illusorio è invece pensare di disciplinare la mente componendo versi, attraverso un qualsiasi schema che non possiede in sè nessuna energia metafisica, per portare la mente ad un livello di consapevolezza superiore.

Chi pratica il 5-7-5 senza aver incarnato una poetica, gioca solo a sudoku o alla settimana enigmistica, ma non fa certamente arte, tantomeno zen, perchè appunto gioca ….. gioca con le parole, come dice Basho.

Quindi Sandro, in preda alle forti e drammatiche emozioni, fa della sua esperienza una poesia, perchè orfano della comprensione dell’impermanenza e della genuinità del momento.

Persi gli ideali poetici ed estetici haiku, rimane l’autoreferenzialità.

L’esempio di Tessho, che affronta sempre il tema della morte, può servire come metro di paragone.

Finalmente oltre il limite
Non più legami o dipendenze
Come è calmo l'oceano
che sovrasta il nulla (Tessho)

Il fatto è che Sandro è anche in grado di scrivere ottimi haiku.

All'improvviso
senza un perché la sera
Quanto silenzio (Sandro Santroni)

Un qui e ora, anche se in forma debole, la sera come soggetto, l’azione pura, senza scopo del Tao, come essenza, lo yugen come ideale primario e l’impermanenza del mujo come sfondo, tutto in questo haiku dimostra l’appartenenza agli ideali haiku.

Qual è allora la grande differenza ?

La comprensione che un poeta haiku deve sempre perdere la propria identità e mai affermarla.

Senza identità, la morte non fa paura, nessun maestro ha scritto sul tema della morte come un pericolo da scampare.

Quindi, se quindi dovessi dare un consiglio a Sandro, gli consiglierei di cominciare un percorso che lo porti a perdere la propria identità di poeta.

Come Sandro, confesso che anch’io mi sono ritrovato ad affrontare la morte.

E' questo il termine?
non ruscello
ne fiume, ne mare
quest'acqua scorre soltanto (EG)

Perchè un vero poeta haiku abbandona tutte le zavorre mentali ed entra nel Tao, in quella dimensione che si manifesta quando smetti di pensare ma semplicemente sei, soprattutto quando la percezione del tempo e lo spazio stanno per finire.

C'ero
C'ero soltanto
Intorno cadeva la neve (Issa)

Antonio Mangiameli: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Antonio:

un cassonetto 
un uomo con un gancio
foglie di verza

In macchina,alla guida. Da lontano scorgo un cassonetto, dopo, man mano che mi avvicino,una persona che con un gancio tira fuori delle buste.Giunto accanto rallento e vedo a terra degli scarti di verdure.
Non so quanta dignità di haiku possa avere questo componimento,so che ho mostrato in purezza quanto ho visto,non ho messo dentro alcunché di mio,non ho inquinato le immagini.
La domanda che mi pongo spesso: quale è il confine fra componimento ed haiku,è sufficiente rimanere mostrativi nel qui ed ora,scrivere magari su più o meno tre linee per circa diciassette sillabe per potere dire “haiku”?
Ecco,queste le mie perplessità. Il componimento proposto è complementare ai miei dubbi. Sebbene,ritengo,sia assolutamente mostrativo e porti dentro wabi-sabi ed anche yugen ,non credo possa suscitare emozioni in chi si fermerà a leggere,per questo a me il dubbio rimane. Grazie,con il consenso per l’utilizzo di questo post. (Antonio Mangiameli)

Commento di EG:

Ho dei ricordi su questo haiku, che credo sia di qualche tempo fa, ma se ho dei ricordi, allora è un buon segno.

Partiamo subito con l’analisi tecnica, per poi passare alle questioni di fondo che Antonio solleva nel suo commento.

L’ideale primario che emerge da questo haiku è il karumi , perchè basta leggere e confrontare gli esempi di Basho, riportati qui (paragrafo karumi) , per rendersene conto . Però, più che il testo, Antonio stesso parla di una stesura fatta sulla purezza dell’immagine e senza contaminazioni mentali. Ma allora, caro Antonio, cos’è tutto questo se non karumi ? e io aggiungo, anche buono, molto buono.

A conferma di quanto affermo, sempre qui (paragrafo mirroring) , si può trovare un ulteriore riscontro, in quanto il mirroring, parametro estetico da me introdotto, altro non è che un focusing sul karumi di Basho, un mio tentativo di coglierne almeno un aspetto compositivo, che so essere sicuramente limitato e parziale, ma comunque un tentativo di approfondimento.

Ebbene, anche rispetto alla prospettiva di mirroring, il karumi di questo haiku emerge chiaramente.

E’ mia opinione inoltre, che il karumi di un haiku non possa che provenire che da un atteggiamento everywhere del poeta, che direi Antonio ha colto più che adeguatamente.

Il senso ed il significato profondo del karumi di Basho si basa sul concetto di leggerezza, trasparenza , illuminazione.

Karumi è un flusso di sabbia leggero che si muove in acque poco profonde e trasparenti. (Basho)

Molti cazzari della poesia haiku (sempre confucianamente parlando), credono che il karumi sia una tecnica compositiva, il che dimostra la loro insipienza, perchè il karumi è il riflesso dell’atteggiamento puro, trasparente ed illuminato del poeta, che inevitabilmente poi si riflette nel testo scritto.

Il karumi è un attributo di un haiku, esattamente come l’energia è un attributo di un sistema fisico. (EG)

Il karumi è come l’energia, entrambi non esistono in sè, ma sono una caratteristica, una proprietà, una peculiarità di un haiku e , nel caso dell’energia, di un sistema fisico, un po’ come il colore di un’ auto, che è una proprietà dell’auto e che si vede solo grazie alla presenza della carrozzeria (anche se questa mia precisazione, in termini scientifici, è molto grossolana), ovvero niente carrozzeria, niente colore.

Io credo che la grande differenza tra il karumi e gli altri ideali estetici, sia proprio questa: il karumi viene direttamente dallo spirito del poeta, dallo zen, mentre gli altri possono provenire anche solo dal testo. Il karumi non è un ingrediente di una ricetta, che può essere manipolata o adattata, il karumi è quello spirito che anima lo chef.

Il punto ora è, come si misura la purezza o la trasparenza di un haiku? per determinarne il karumi? mentre i cazzari guardano ed interpretano ogni singola parola del testo ed invitano ad imitarla, io dico che invece la soluzione è il poeta.

E io credo che per questo Basho abbia avuto tanti problemi a cercare di codificare il karumi come ideale, perchè è difficile codificare qualcosa che non è un attributo diretto del testo, ma proviene dallo spirito e dalla mente.

Ma se il poeta è everywhere , allora un suo haiku potrà contenere il karumi (sempre che lo voglia far risaltare), in caso contrario, se lavorerà sulla tecnica delle sole parole, il suo haiku risulterà una sbobba immangiabile, buona solo per i maiali (intesi come esseri senzienti, notoriamente di bocca buona).

Perciò imparate a riconoscere i cazzari, perchè così come i cazzari “new age” sostengono che “siamo fatti di energia” , così i cazzari della poesia, sostengono che un haiku sia una scatola da riempire con un po’ di tecnica .

Ritornando ad Antonio, wabi-sabi ? si ! perchè se karumi è mostrare anche la quotidianità, allora quest’ultima, nella sua forma più alta, è “pane secco”.

Yugen ? tracce, derivabili soprattutto dall’immagine d’insieme, più che da un particolare che richiama inequivocabilmente questo ideale.

Ogni altra considerazione tecnica evapora quando un haiku si basa sul karumi. Pragmatica, rispetto della forma, qui e ora, ritmo o musicalità , tutto finisce sullo sfondo.

Contare le sillabe o cercare il kigo diventano operazioni stucchevoli, come contare i morti in un film di guerra.

Pertanto lascio agli zombie questa incombenza, mentre io vado a rileggermi Antonio, per chiudere questo articolo.

In conclusione, un’ottima composizione, karumicentrica, derivata da un’atteggiamento poetico corretto e che mi permette di rispondere all’ultimo dubbio di Antonio.

No ! caro Antonio, non basta mostrare il “qui e ora” in una scatola di 17 sillabe per dire haiku ! Ci vuole molto di più, ci vuole quell’atteggiamento mentale, basato sul furyu di Basho, che tu, almeno in questa tua opera, hai dimostrato di possedere.

E sul fatto che un haiku debba suscitare emozioni …

Un buon haiku è fatto di parole e spazi vuoti che un lettore attento non dovrebbe necessariamente riempire con un’emozione, ma goduti per quello che sono: soltanto “spazi vuoti”, lasciandosi andare, in modo da relazionarsi pienamente, anche solo tramite pochi versi, con la natura e le cose del mondo.