Archivi categoria: Esercizi di consapevolezza haiku

Esercizi di riduzione: Monica federico

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

Poesia breve
Sporche di terra
cresciute senza luce né rumore.
Il loro sapore intatto, il gusto dell'inverno generato nel silenzio.
Unico suono,
I cucchiai nella zuppa.
Tanka
Patate novelle-
il suono dei cucchiai
fumanti di zuppa
Nessuna traccia di terra
nessun altro rumore
Haiku
Patate novelle-
il suono dei cucchiai
fumanti di zuppa

ANALISI di EG

La poesia, ricca di riferimenti e spunti, ha come soggetto le patate, viste come frutto di madre terra e come cibo consumato nel contesto domestico.

Un’ottima poesia, che però vista nella prospettiva della riduzione, poteva crescere ulteriormente.
Molto buona l’intuizione sul suono, ma sarebbe stato meglio puntare sul sapore delle patate, che poteva essere usata come metafora per definirne l’essenza.
Purtroppo questo analogia non viene colta, ne sviluppata nelle riduzioni successive ed è un peccato, perchè ne avrebbe giovato la profondità di tutta la composizione.
La riduzione tanka riprende l’aspetto del suono, già messo in evidenza nella poesia, ma a mio avviso non può essere questo il cuore della composizione.

La “patatilità”, ovvero l’ essenza kantiana della patata, si perde e anche se il tutto rimane coerente con il testo iniziale (la riduzione è sostanzialmente corretta) , a mio avviso ne risente la comprensione del fenomeno.
Nell’ulteriore riduzione in haiku, il riferimento alla terra purtroppo scompare, per lasciare il posto, ancora una volta al suono ed all’ uso domestico delle patate.
Ripeto, viste singolarmente, le opere sono più che buone, ma dal punto di vista dell’essenza, quindi comprensione, la riduzione non è brillantissima, anche se il tutto rimane coerente con la visione di Monica.

Non avendo colto la potenziale profondità dell’immagine iniziale, l’esercizio poteva sicuramente portare a risultati anche superiori a quelli forniti, che comunque rimangono poeticamente molto buoni.
Anche qui una mia rielaborazione, che cerca di coniugare l’essenza mancata della “patatilità” , nella forma h4ku, scelta per una questione di ritmo.

patate
nella terra
o in una zuppa
stesso "sapore" (EG)

sapore tra virgolette, proprio perchè inteso come quell’essenza kantiana, che rimane sempre intatta e di cui ho già fatto cenno nell’esercizio di Daniela Misso.

Esercizi di riduzione : Margherita Petriccione

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

POESIA
capodanno 2019
Le bacche luccicanti
e il verde cupo,
nei capelli riflessi
di melograno,
esplodeva l’attesa
del Capodanno.
Ora sta imbiancando
sotto lo sguardo
questo cielo offuscato,
senti soltanto
uno strappo d’addio,
un anno in meno
ti lastrica la via
TANKA
I melograni,
le bacche luccicanti,
di un capodanno andato…
ora uno strappo d’addio,
soltanto un anno in meno
HAIKU
bacche e melograni
sotto un cielo offuscato …
soltanto un anno in meno

ANALISI di EG

Poesia melanconica, troppo lunga, incentrata sul capodanno (2019) e la consapevolezza del passare del tempo , con presenza di numerosi termini evocativi in tal senso.
La riduzione a tanka conferma la sensazione di tristezza, risultando quindi corretta.
Il successivo haiku sfuma un po’ troppo le essenze evocate, che avrebbero dovuto essere maggiormente sostenute e quindi più riconoscibili.
In ogni caso la sensazione di una velatura di tristezza immobile ed impotente rimane, anche se si perde il riferimento al capodanno, quindi anche la riduzione in haiku risulta sostanzialmente corretta.
L’unico vero appunto, nella forma haiku, sta proprio nel termine “soltanto”, che ritengo troppo debole rispetto a ciò che doveva essere trasmesso, ovvero la sensazione di malinconia.
Proprio per rafforzare lo yang, io avrei sostituito quel “soltanto” con il termine “lo strappo di”, tra l’altro già utilizzato nella poesia iniziale.
Inoltre avrei mantenuto il riferimento al Capodanno.

Bacche a Capodanno
sotto un cielo offuscato
lo strappo di un anno (EG)

In conclusione una discreta riduzione, con l’unico vero difetto di risultare, nella forma haiku finale, troppo yin .

Tanka koan di capodanno

Un giorno Chao-chou trovò un discepolo che preparava i festeggiamenti di capodanno, così lo colpì con un bastone.
Il monaco protestò: “Non è un atto meritorio preparare una festa?”.
“Sì”, rispose il maestro “ma è ancora più meritorio lasciar perdere gli atti meritori”.

prosecco di valdobbiadene
le bollicine salgono
contro la gravità
festeggio il capodanno
col fuso orario dell'India (EG)

ESERCIZI DI RIDUZIONE: Daniela Misso

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

POESIA
Già la luce compare
dietro le ombre
Un’essenza sottile
di gocce di rugiada
mi pervade

TANKA
luce pre alba –
la leggera essenza
della rugiada
si dissolve nell’ aria
la conservo nel cuore

HAIKU
scorre il tempo –
l’impalpabilitá
della rugiada

ANALISI di EG

La poesia introduce l’alba, o più precisamente una pre-alba, che però faccio fatica ad identificare come fenomeno, con relativa emozione che questo evento causa all’autrice.
Nel tanka, questa emozione viene ricondotta all’essenza sottile della rugiada, senza che venga però esplicitata, ne come metafora, ne in termini di significato, ne correlata ad un’altra forma di realtà (in doppia lettura).
Cosa sia questa essenza sottile non è quindi chiaro, lasciando in sospeso il suo significato fino allo haiku finale, che introduce un riferimento all’impalpabilità.
Nel complesso, la riduzione ha il pregio di cercare effettivamente di dare un’essenza ai versi, il difetto riguarda invece la qualità di lettura di quest’essenza e secondariamente, dal dichiarare esplicitamente questa ricerca.
Rispetto all’impalpabilità, che sinceramente non vedo molto applicabile alla rugiada (fatta d’acqua, quindi palpabilissima), sarebbe stato meglio coglierne l’impermanenza o darne un’interpretazione basata sul noumeno di Kant, ovvero all’essenza pensabile, ma inconoscibile, della rugiada in sé, che tradotto in haiku, poteva suonare:

prima dell'alba
l'inconoscibile essenza / (l'impermanente essenza)
della rugiada (EG)

In ogni caso, quando in un haiku si vuole trasmettere un’emozione come fine poetico, l’emozione trasmessa deve innanzitutto essere basata su una corretta lettura dell’immagine o del fenomeno vissuto, secondariamente è bene evitare di essere espliciti.
Oltre all’intuizione, ci vuole profondità di pensiero, evitando di fornire elementi troppo superficiali.
In questi casi, la migliore via d’uscita ce la mostra, ancora una volta Basho:

in morning dew,
dirty and cool,
a mud-smeared melon
asatsuyu ni / yogorete suzushi / uri no tsuchi

In questo haiku, non c’è la volontà esplicita di trascendere l’evento, ma attraverso una seconda lettura, di legarlo al nostro profondo. In questo modo si prendono due piccioni con una fava, in quanto si comunica il nostro stato d’animo, in modo non esplicito.
Ecco quindi, un mio esempio, in doppia lettura, dell’evento di Daniela:

tra le ombre
tra le prime luci dell'alba
la rugiada risplende (EG)

p.s. individuare e capire le doppie letture fa parte della pratica haiku; a chi ha dei problemi in tal senso, consiglio di esercitarsi sul makoto.

Esercizi di riduzione: Angiola Inglese

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

POESIA
Ieri pomeriggio
Una stuoia di paglia
in quell’angolo di spiaggia
aperto al sole d'inverno,
fra le prime nuvole
le scie degli areoplani
…mentre vola un gabbiano
 
TANKA
mare d’inverno-
nell' angolo di spiaggia
io e il gabbiano
le nuvole in arrivo
nel vento di ponente

HAIKU
nuvole gonfie
nel vento del tramonto
io e il gabbiano 

ANALISI di EG

Aldilà delle immagini mostrate, questa poesia ha un problema: è un haiku, ad una sola lettura, in un formato XXL.

Nel testo, c’è tanta realtà, troppa, mentre non c’è traccia di pensiero.
La stuoia, la spiaggia, il sole invernale, le nuvole, le scie degli aeroplani, il gabbiano: tutti elementi rappresentati come frammenti di una fotografia.

Vero è che l’ultima riga inserisce dei puntini di sospensione, ma attribuirne un significato diverso, appunto da una sospensione, mi sembra un azzardo.
Per cui mi chiedo, ma una poesia senza un’emozione, un sentimento, o una riflessione è ancora una poesia?

Io non sono un accademico, quindi non conosco tutte le poetiche possibili, ma il dubbio rimane.

L’unica poetica che conosco e che non prevede un coinvolgimento emotivo e mentale da parte dell’autore è la poetica haiku, ma non in una forma XXL.

Io che pratico gli spazi non tradizionali, mi sono inventato la forma h4ku, ma li mi sono fermato, in quanto dopo si cade nei Tanka.

Ora, il punto è: qual è l’essenza di una poesia-foto e di questa in particolare ?
la solitudine? la quiete? l’incontro ? difficile dirlo…. o forse, semplicemente , non c’è nessuna essenza, ma soltanto racconto.

Con queste premesse, la riduzione in forma tanka risulta un taglio lineare, in cui alcuni elementi spariscono, senza un apparente preciso motivo.
La riduzione in haiku prosegue poi tagliando e cucendo, sempre su motivazioni che sembrano puramente stilistiche.

Il risultato finale è però un buon haiku , il che dimostra come il processo di riduzione sia avvenuto al contrario, ovvero forse siamo in presenza di una lettura basata su un allungamento, che parte dallo haiku e che, dopo essere stato annacquato, si allunga in forma tanka e poi in poesia.

A ben vedere, si può considerare quest’esercizio come esattamente speculare a quello di Rosa Maria Di Salvatore.
Il problema di fondo però è lo stesso: l’uso di un unico paradigma compositivo, anche se ovviamente i paradigmi usati sono uno il contrario dell’altro: evocativo per Rosa Maria, haiku per Angiola.

In conclusione, vale la stessa affermazione già fatta: non si può usare un solo paradigma poetico, in tutte le occasioni.

Esercizi di riduzione: Rosa Maria Di salvatore

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

POESIA
Palpitano
sottili fili d'erba
alla brezza leggera
del mattino.
In un cielo dipinto
ad acquerello
l'alba chiara ha il colore
del cobalto.

TANKA
è chiara l'alba
in un cielo dipinto
ad acquerello
fremono i fili d'erba
al tocco della brezza

HAIKU
è chiara l'alba
in un cielo dipinto
ad acquerello

ANALISI di EG

Il contesto è quello classico bucolico degli haiku tradizionali, la poesia infatti introduce 2 immagini distinte: 1) dei fili d’erba mossi da una brezza mattutina, 2) un’alba color cobalto, utilizzata come sfondo dell’immagine precedente.

Stilisticamente, la ricerca dell’evocazione è molto presente, fin troppo presente e questo sarà l’ostacolo principale, come vedremo, al corretto svolgimento dell’esercizio.

L’uso ricorrente di termini ed immagini suggestive come il palpitare dell’erba, o il richiamo ad un cielo acquarellato è di fatto un condizionamento mentale che, se accettabile nelle poetiche non haiku, si scontra con il furyu (la poetica haiku).

Intendiamoci, le scelte di Rosa Maria sono del tutto legittime, ma sono anche la testimonianza di come interpreti ed intenda la poesia in generale.
La riduzione a tanka conferma le due immagini sopradescritte, quindi tecnicamente è corretta, anche se viene perso il riferimento al colore del cielo, mentre la presenza della brezza viene risolta introducendo il predicato fremere.
Nella riduzione ad haiku invece, ogni riferimento ai fili d’erba scompare, lasciando il posto al solo sfondo iniziale, ovvero all’alba e al suo cielo.
In conclusione, il processo di riduzione corretto si ferma alla forma tanka, in quanto lo haiku finale perde completamente una delle immagini protagoniste, soffermandosi esclusivamente sullo sfondo. Le immagini seppur non originali, avevano un certo potenziale e l’errore principale dell’esercizio è stato quello di continuare ad usare come paradigma lo stile evocativo esplicito anche nella riduzione haiku, piuttosto che rifarsi a termini, in grado di evocare si, ma in modo implicito, ovvero non direttamente deducibile. Cambiare il proprio paradigma in funzione della poetica è un’aspetto fondamentale, se si vuol fare poesia.
Personalmente, immaginando la scena, avrei sfruttato il contrasto sui colori derivabili dalla poesia iniziale.
Ad esempio

vibrazioni
il verde dell'erba
il cobalto del cielo (EG)

p.s. ho usato il termine vibrazioni, in quanto la luce, con i suoi colori (frequenze), è fisicamente una vibrazione del campo elettromagnetico.

Avrei molto altro da dire, ma mi sono reso conto che sarebbe ingiusto nei confronti di Maria Rosa trattare argomenti di carattere generale nella sua recensione, quindi scriverò un articolo ad hoc , che pubblicherò alla fine del giro delle recensioni sui singoli autori.

Esercizi di riduzione: Gabriella De Masi

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

Poesia
Dall'argine osservo
i flutti impetuosi del fiume
che senza domande
verso il mare
si lascia andare

Tanka
Fragore d'acqua
Ineluttabilmente
il fiume va
Ma ferma e in silenzio
io ne osservo il destino

Haiku
Flutti impetuosi
Il fiume scorre rapido
verso il mare 

ANALISI di EG
La poesia s’interroga sui movimenti di un fiume, con relativa osservazione, da parte dell’autrice.
Senza farsi domande, il fiume scorre prima impetuoso, per poi lasciarsi andare ineluttabilmente verso il mare ….. e realizzando così la sua vera natura, aggiungo io.
Sfortunatamente questa considerazione non sarà colta chiaramente da Gabriella ed è un peccato, perchè insita nell’immagine ed era praticamente un assist servito su un piatto d’argento.
In assenza di questa visione, la riduzione della poesia alla forma tanka, si concentra più sull’osservatore che sull’osservazione, perdendo così molto della profondità potenziale, emergente dalla poesia.
Persa l’essenza dell’osservazione, la successiva riduzione da tanka ad haiku, propone inevitabilmente un’immagine, seppur coerente con la sequenza poetica, piatta, quasi spenta rispetto al potenziale iniziale.
Un vero peccato, in quanto la poesia aveva introdotto elementi estremamente interessanti e più chiavi di lettura, per esempio altra chiave poteva essere quella del fiume come metafora della vita: dallo yang della giovinezza, allo yin della vecchiaia, o di una rilettura dell’acqua del fiume in chiave taoista : Il Tao è come l’acqua (Tao Tê Cing, VIII, Tornare alle qualità naturali).
In ogni caso, per dare un’idea, propongo questo mio sviluppo, nella mia prima chiave di lettura:

Tanka
questo fiume
fragoroso e senza porsi il perchè
va verso il mare
realizzando la sua buddhità
realizzando la sua vera natura (EG)

Haiku
la buddhità del fiume?
grande fragore, poi fino al mare
senza un perchè (EG) 

In conclusione, pur partendo da un ottimo materiale iniziale e da un’intuizione promettente, il processo di riduzione di Gabriella ha sofferto della mancanza di una certa profondità interpretativa del fenomeno a cui Gabriella ha assistito.

A tal proposito mi viene in mente un koan zen:

… e il maestro disse:
” E’ come se un bue passasse attraverso una finestra: la testa,
le corna e gli zoccoli sono passati, perchè la coda non può passare ?”

Esercizi dal Lab: la riduzione poetica

Nell’arte culinaria, con riduzione, si indica una salsa concentrata ottenuta addensando un liquido sul fuoco. Grazie all’evaporazione della parte acquosa, gli aromi si concentrano e gli zuccheri si caramellano dando luogo ad un composto dai sapori più intensi e dalla consistenza più densa di quella di partenza.

Analogamente, la riduzione poetica asciuga il testo di una poesia breve , prima in forma tanka e poi in haiku o pseudohaiku.

Il senso dell’esercizio è quello di costringere l’autore a ridurre le proprie opere all’essenza, attraverso un processo di sintesi e di asciugatura, attraverso il quale possa migliorare la propria consapevolezza autoriale.

Trattandosi di una riduzione testuale, nella sequenza poetica “poesia-tanka-haiku” , il soggetto ovviamente non deve cambiare, ma piuttosto esaltarsi man mano che lo spazio strutturale della forma si riduce: più il buio aumenta, maggiormente la luce della poesia deve risplendere.

Di seguito alcuni esempi presi dal LAB, con le mie analisi.

soggetto ambiguo ? principio di causalità haiku

Il principio di causalità compare in diverse discipline : fisica, biologia, filosofia, diritto, buddhismo e probabilmente in molti altri campi.

Ora, senza entrare nei dettagli di queste discipline, che ci porterebbero immediatamente fuori tema, diciamo che il principio di causalità nasce dall’idea che i fenomeni si susseguano unicamente in un processo di causa-effetto, e che tutto ciò che non risponde a questa legge è casuale.

Giro l’interruttore, la lampadina si accende, ovvero a causa della chiusura di un circuito elettrico, ho come effetto l’accensione della lampadina.

Vediamo ora come si possa utilizzare il principio di causalità nella poesia haiku, soprattutto in quelle situazioni ambigue, in cui il soggetto non è ben determinato.

Il caso classico è quando in un haiku sono presenti eventi riconducibili in parte alla realtà ed in parte ad emozioni o sentimenti, pertanto analizzeremo alcuni di questi casi.

Consideriamo la seguente composizione , sottoponendola al principio di causalità.

Bianco roseto
Un piacere desolato
incancellabile

In quest’immagine la visione di un bianco roseto causa un’emozione, forse derivata da un ricordo, un’associazione, non ha importanza, quello che importa è che la realtà causa l’emozione, determinando così il soggetto: vedo il roseto (causa) e provo un piacere desolato (effetto). Ogni volta che questo accade, ovvero quando la realtà genera un’emozione siamo in presenza di un haiku.

Un piacere desolato
Un bianco roseto
Sensazioni incancellabili

In quest’immagine invece, mentre l’effetto è sempre un’emozione (sensazioni incancellabili) , la causa è molto più sfumata, ovvero sia il piacere desolato che il roseto sembrano generare come effetto la sensazione. I due eventi , il sentire piacere e la visione del roseto, non sono correlati, ma sembrano sincronici, ovvero avvenire contemporaneamente. Eventi sincronici sono possibili, ma non quando riguardano la stessa persona, in questo caso l’autore dello haiku. E’ quindi suo il compito di determinare quale evento sia preponderante e quindi si debba considerare come soggetto. Se la sequenza è : piacere > roseto > sensazione, allora siamo in presenza di uno pseudo-haiku, se invece la sequenza è roseto > piacere > sensazione allora siamo in presenza di un haiku. Personalmente, anche se non rigidamente, tendo a privilegiare la sequenza temporale mostrata nel testo, quindi può essere determinante la sequenza dei versi, che in questo caso tenderebbe allo pseudo-haiku.

Un piacere desolato
Incancellabile
Un bianco roseto

In quest’immagine siamo in presenza di un’emozione preesistente, di piacere desolato ed incancellabile, da cui l’autore si libera grazie alla visione di un bianco roseto, che lo riporta alla realtà. In casi come questi, in cui l’emozione o il sentimento sono presenti a priori nell’immagine, dobbiamo parlare di pseudo-haiku. Dal testo, non sappiamo quale sia la causa originaria dell’emozione, però sappiamo che la visione del roseto sposta l’attenzione dall’emozione alla realtà. Il roseto è quindi anche causa, il che lo identificherebbe come soggetto, rivalutando l’opera come haiku. Resta il fatto che l’atmosfera mostrata è prevalentemente illusoria, quindi anche qui siamo di fronte ad un dilemma, pseudo-haiku o haiku ? Sempre a livello personale, io allora guardo alla linea temporale mostrata dal testo, causa ignota > sensazione > roseto > annullamento della sensazione. Il che ci riporta a considerare la composizione come pseudo-haiku.

In conclusione, fermo restando che devono essere sempre presenti qui e ora e stacco, il principio di causalità non fornisce in modo deterministico quale sia il soggetto di un haiku, ma resta un valido strumento per migliorare la comprensione dell’opera in quelle situazioni ambigue, in cui i ruoli che intercorrono tra realtà ed emozioni non sono ben definite.

uscire dalla bolla degli haiku scontati: un approccio buddhista

Ormai faccio sempre più fatica ad accettare la ripetitività e la scontatezza degli haiku bucolici.

Se togliamo i maestri, ma lì ormai parliamo di secoli fa, oggi nel 2020 come si fa a scrivere ancora della luna, il sole, di tutti i fiori possibili, di campi di grano, del mare , con tutte le sue sfumature, le stelle e a tutti i più banali e scontati fenomeni naturali, senza avere un minimo di pudore?

Siamo nel secolo della tecnologia, il mondo è un altro, anche solo rispetto a 50 anni fa, e tu mi scrivi del tarassaco e dei papaveri ?

Non dico che non si possa fare, uno al mese può anche essere accettabile, ma se fai solo quello o quasi, hai un problema, perchè o vivi in un campo di grano, o all’aperto in giardino, o non vivi.

Leggere di cicale o farfalle, a me ormai fa venire letteralmente l’orticaria , perchè significa una cosa sola: che la gente non vede.

Come si fa a scrivere di haiku tradizionali giapponesi, quando abbiamo a disposizione tutta la produzione dei maestri d leggere ?

Io se voglio vedere Monet vado a Parigi e mi perdo nell’orangerie, non vado dal figlio del mio portiere che imita Monet.

Chiunque porti avanti una scuola basata sugli haiku tradizionali giapponesi, andrebbe metaforicamente preso a badilate per lesa maestà nei confronti dei maestri giapponesi, considerando i danni che combina.

Se pensi che il problema sia l’ispirazione, allora non hai capito niente, perchè l’ispirazione non esiste nella poesia haiku, nessun maestro ha mai parlato d’ispirazione.

Se haiku è poesia della realtà, il tuo problema è che non la vedi, perchè sei addormentato, non vedi e non vivi la tua realtà.

Ci sono tre motivi per scrivere haiku: il primo è per fare poesia, quindi arte, il secondo è per praticare lo zen (inteso come pratica personale) attraverso un’arte , la terza è per raccogliere più consensi possibili, per scopi commerciali o per farsi notare, diventando più o meno popolare.

Tralascio la terza categoria, perchè finirei per risultare fortemente sgradevole, comunque parafrasando Sciascia, chi fa pop-haiku o social-haiku sono dei “quaquaraku”.

Se invece scrivi di cicale e pensi di appartenere alla prima categoria, quella degli artisti, hai un grosso problema.

L’arte è: o plagio, o rivoluzione.
(Paul Gauguin)

L’unico modo di valutare autenticamente un’opera d’arte è vedere se essa stimola davvero una revisione del nostro modo di essere al mondo. (Gianni Vattimo)

L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove. (Bruno Munari)

Fare arte non è fotocopiare soggetti già scritti migliaia di volte, ne può essere rivoluzionario fornire una prospettiva sulla natura che già 400 anni fa Basho aveva esplorato e poi lui stesso abbandonato con la prospettiva del karumi.

Posso capire il principiante, inizialmente rincoglionito a causa della brodaglia di banalità ripetute all’infinito, posso capire chi scrive il suo primo haiku sul vento che fa cadere le foglie, ma dopo 6 mesi , se credi di fare arte scrivendo delle barche cullate sotto le stelle, allora sei quantomeno un povero illuso.

Se invece intendi lo scrivere come pratica ma finisci per ricadere solo nei casi precedenti, allora hai un doppio problema:

  1. non hai capito niente della pratica
  2. non hai capito niente di haiku

Ai più volenterosi, che vogliono mettersi in gioco, propongo la seguente tecnica, d’ispirazione buddhista.

Se haiku è poesia della realtà, allora per uscire facilmente dalla bolla mentale del rincoglionimento, basta aprire mente ed aprire lo sguardo sulla realtà.

Il buddhismo dice che la tua realtà è l’intersecazione tra te e tutto ciò che ti circonda, quindi ogni tuo istante è fatto di infinite relazioni.

Tu esisti quando cammini , perchè sei in relazione con le scarpe, a loro volta relazionate al terreno.

Tu esisti provando un’emozione, quando sei in relazione con il tuo cane e lo accarezzi.

Etc. spero sia più chiaro l’approccio buddhista alla realtà.

Le relazioni sono quindi infinite, perchè sono tra te e tutti gli oggetti che ti circondano, compresi i tuoi eventuali pensieri, quindi tu esisti solo perchè sei fatto di realzioni.

Nessuna cosa, oggetto o fenomeno esiste da solo in questo universo, niente è isolato, nulla, perchè anche il più minuscolo corpuscolo, immerso nello spazio più profondo e vuoto è comunque soggetto alla forza gravità, che può essere quasi nulla , ma mai uguale zero.

Personalmente non sono completamente d’accordo con questa visione della realtà, ma nel nostro caso quest’approccio diventa molto utile, se vuoi scrivere haiku.

Faccio un esempio concreto : io in bagno che mi lavo i denti.

Alcune relazioni: io e lo spazzolino, io e il dentifricio, io e i miei denti, io e l’acqua del rubinetto che scorre, io e un pensiero che passa, mentre mi guardo allo specchio.

Ovviamente questo è un piccolissimo sottoinsieme di tutte le relazioni possibili.

In ogni caso sono bastate a farmi scrivere 4 haiku in un minuto.

lo spazzolino
il dentifricio
il tartaro
il vuoto tra 2 denti

sputo
risciacquo
comprendo lo sputo
comprendo il risciacquo

il nuovo tubetto
il sapore di menta
mi avverte
non sei mai uguale

l'acqua scorre
lo spazzolino si bagna
e se morissi adesso ?

Spero che tutto ciò sia servito a qualcosa, o almeno a farsi questa domanda: ma io sono davvero del tutto rincoglionito ? fatevi la domanda e datevi una risposta: banalmente la troverete nei vostri haiku.