Archivi categoria: Esercizi di consapevolezza haiku

uscire dalla bolla degli haiku scontati: un approccio buddhista

Ormai faccio sempre più fatica ad accettare la ripetitività e la scontatezza degli haiku bucolici.

Se togliamo i maestri, ma lì ormai parliamo di secoli fa, oggi nel 2020 come si fa a scrivere ancora della luna, il sole, di tutti i fiori possibili, di campi di grano, del mare , con tutte le sue sfumature, le stelle e a tutti i più banali e scontati fenomeni naturali, senza avere un minimo di pudore?

Siamo nel secolo della tecnologia, il mondo è un altro, anche solo rispetto a 50 anni fa, e tu mi scrivi del tarassaco e dei papaveri ?

Non dico che non si possa fare, uno al mese può anche essere accettabile, ma se fai solo quello o quasi, hai un problema, perchè o vivi in un campo di grano, o all’aperto in giardino, o non vivi.

Leggere di cicale o farfalle, a me ormai fa venire letteralmente l’orticaria , perchè significa una cosa sola: che la gente non vede.

Come si fa a scrivere di haiku tradizionali giapponesi, quando abbiamo a disposizione tutta la produzione dei maestri d leggere ?

Io se voglio vedere Monet vado a Parigi e mi perdo nell’orangerie, non vado dal figlio del mio portiere che imita Monet.

Chiunque porti avanti una scuola basata sugli haiku tradizionali giapponesi, andrebbe metaforicamente preso a badilate per lesa maestà nei confronti dei maestri giapponesi, considerando i danni che combina.

Se pensi che il problema sia l’ispirazione, allora non hai capito niente, perchè l’ispirazione non esiste nella poesia haiku, nessun maestro ha mai parlato d’ispirazione.

Se haiku è poesia della realtà, il tuo problema è che non la vedi, perchè sei addormentato, non vedi e non vivi la tua realtà.

Ci sono tre motivi per scrivere haiku: il primo è per fare poesia, quindi arte, il secondo è per praticare lo zen (inteso come pratica personale) attraverso un’arte , la terza è per raccogliere più consensi possibili, per scopi commerciali o per farsi notare, diventando più o meno popolare.

Tralascio la terza categoria, perchè finirei per risultare fortemente sgradevole, comunque parafrasando Sciascia, chi fa pop-haiku o social-haiku sono dei “quaquaraku”.

Se invece scrivi di cicale e pensi di appartenere alla prima categoria, quella degli artisti, hai un grosso problema.

L’arte è: o plagio, o rivoluzione.
(Paul Gauguin)

L’unico modo di valutare autenticamente un’opera d’arte è vedere se essa stimola davvero una revisione del nostro modo di essere al mondo. (Gianni Vattimo)

L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove. (Bruno Munari)

Fare arte non è fotocopiare soggetti già scritti migliaia di volte, ne può essere rivoluzionario fornire una prospettiva sulla natura che già 400 anni fa Basho aveva esplorato e poi lui stesso abbandonato con la prospettiva del karumi.

Posso capire il principiante, inizialmente rincoglionito a causa della brodaglia di banalità ripetute all’infinito, posso capire chi scrive il suo primo haiku sul vento che fa cadere le foglie, ma dopo 6 mesi , se credi di fare arte scrivendo delle barche cullate sotto le stelle, allora sei quantomeno un povero illuso.

Se invece intendi lo scrivere come pratica ma finisci per ricadere solo nei casi precedenti, allora hai un doppio problema:

  1. non hai capito niente della pratica
  2. non hai capito niente di haiku

Ai più volenterosi, che vogliono mettersi in gioco, propongo la seguente tecnica, d’ispirazione buddhista.

Se haiku è poesia della realtà, allora per uscire facilmente dalla bolla mentale del rincoglionimento, basta aprire mente ed aprire lo sguardo sulla realtà.

Il buddhismo dice che la tua realtà è l’intersecazione tra te e tutto ciò che ti circonda, quindi ogni tuo istante è fatto di infinite relazioni.

Tu esisti quando cammini , perchè sei in relazione con le scarpe, a loro volta relazionate al terreno.

Tu esisti provando un’emozione, quando sei in relazione con il tuo cane e lo accarezzi.

Etc. spero sia più chiaro l’approccio buddhista alla realtà.

Le relazioni sono quindi infinite, perchè sono tra te e tutti gli oggetti che ti circondano, compresi i tuoi eventuali pensieri, quindi tu esisti solo perchè sei fatto di realzioni.

Nessuna cosa, oggetto o fenomeno esiste da solo in questo universo, niente è isolato, nulla, perchè anche il più minuscolo corpuscolo, immerso nello spazio più profondo e vuoto è comunque soggetto alla forza gravità, che può essere quasi nulla , ma mai uguale zero.

Personalmente non sono completamente d’accordo con questa visione della realtà, ma nel nostro caso quest’approccio diventa molto utile, se vuoi scrivere haiku.

Faccio un esempio concreto : io in bagno che mi lavo i denti.

Alcune relazioni: io e lo spazzolino, io e il dentifricio, io e i miei denti, io e l’acqua del rubinetto che scorre, io e un pensiero che passa, mentre mi guardo allo specchio.

Ovviamente questo è un piccolissimo sottoinsieme di tutte le relazioni possibili.

In ogni caso sono bastate a farmi scrivere 4 haiku in un minuto.

lo spazzolino
il dentifricio
il tartaro
il vuoto tra 2 denti

sputo
risciacquo
comprendo lo sputo
comprendo il risciacquo

il nuovo tubetto
il sapore di menta
mi avverte
non sei mai uguale

l'acqua scorre
lo spazzolino si bagna
e se morissi adesso ?

Spero che tutto ciò sia servito a qualcosa, o almeno a farsi questa domanda: ma io sono davvero del tutto rincoglionito ? fatevi la domanda e datevi una risposta: banalmente la troverete nei vostri haiku.

Esempio di Analisi Tecnica : la rana di Basho

Esercizo: applicare l’analisi tecnica sul seguente haiku di Basho

Vecchio stagno
Il salto di una rana
Il rumore dell’acqua

PARAMETRI (qui per l’elenco e i link di approfondimento)

Quest’opera di Basho può essere classificata sia come #haiku che come #zenhaiku, ma è anche un’ opera che va oltre queste due classificazioni, in quanto sottende, in una seconda lettura, una verità zen (il momento di un’illuminazione). Per questo motivo i tag finora definiti gli vanno sicuramente stretti. L’insegnamento quindi è: se nessun tag soddisfa pienamente l’opera, allora si modifica la classificazione dei tag.

In fisica, questo è la norma. Infatti quando la fisica classica non fù in grado di soddisfare le misure relativistiche di massa e velocità, si passò alla relatività generale e speciale. Il che non significa che la fisica classica non funzioni più, ma solo che è diventata un caso particolare della relatività, per velocità basse, molto minori di quelle della luce, o per masse piccole che non riescano a distorcere significativamente lo spazio-tempo.

Lo stesso approccio vale per il tagging haiku. Se il tagging haiku non soddisfa pienamente l’opera e nessun altro funziona, si aggiunge un tag.

Siccome questo haiku può essere considerato un koan per chi legge, allora possiamo dire che è un koan haiku, taggabile come #koanhaiku.

Dire quindi #koanhaiku significa dire che un haiku sottende una realtà zen in una seconda lettura. Come vedremo meglio affrontando l’essenza.

  • Individuazione del soggetto

Il soggetto è il salto di una rana.

  • Pattern usato (metrica)

Il pattern è corto-lungo-corto, pattern ottimale, rispetto ad altri possibili pattern (corto-corto-lungo, etc).

  • Presenza stacco semantico

1 stacco semantico forte (primo verso), 1 più debole sul secondo verso

  • Grado di “qui e ora”

Ben identificabile in termini di luogo, mentre lo haiku è atemporale, quindi il qui e ora è presente in forma debole

  • Presenza di mentalismi

Nessun riferimento esplicito.

  • Presenza figure retoriche

Nessuna

  • Comprimibilità

Possibile, esempio utilizzo di splash , ma poeticamente meno adeguata

  • Elemento pivot

Rana

  • Presenza tecnica ampliamento

Si, tutta l’immagine rimane coerente ed unica, in termini di svolgimento delle azioni

  • Presenza tecnica contrapposizione

No

  • Interpretazione dell’essenza

Questo haiku descrive l’illuminazione zen come momento, in seconda lettura, quindi sottende una verità dello zen.

  • Parametri estetici

wabi-sabi e yugen. si

no karumi, in quanto l’immagine non inserisce nessun elemento diretto, ne indiretto sulla quotidianità dell’autore. Se andate a rivedervi i pochi haiku di Basho sul karumi, oltre alla pulizia stilistica, necessaria, si ha sempre un riferimento diretto o indiretto alla sua quotidianità. Volendo restare in quest’alveo, possiamo dire che la pulizia stilistica è una condizione necessaria, ma non sufficiente per avere karumi in un haiku.

  • Armonizzazione yin yang

In termini di yin-yang è presente un buon equilibrio tra gli elementi che compongono lo haiku.

yin stagno – yang salto

yin rumore – yang salto

yin stagno – yang rumore

  • Ritmo

Adeguato e corretto, testo e pause scandite dal pattern

  • Musicalità

haiku che scorre bene, buona musicalità (considerando la traduzione)

  • Presenza doppia lettura

E’ presente una doppia lettura, che rappresenta bene la verità zen dell’illuminazione improvvisa.

L’ analisi tecnica (AT) di un haiku

Nella poesia haiku, soprattutto nella forma h3ku, l’analisi tecnica (AT) è lo studio del testo poetico, rispetto ai parametri fondamentali che lo caratterizzano.

L’analisi tecnica è quindi uno strumento soprattutto di consapevolezza autoriale e serve a capire sia cosa si è scritto, che cosa si legge.

L’ AT si basa sul testo scritto, mentre gli unici parametri non derivabili direttamente da esso, sono l’interpretazione dell’essenza e la presenza di una doppia lettura in un haiku.

Parametri della AT (cliccare sui link per approfondimenti)

Vai all’esempio di AT.

Dal Lab: social test di Zen haiku

Senza avviso, un paio di giorni fa, ho proposto agli iscritti del Lab, un contest avente come obiettivo nascosto quello di cercare di verificare la loro tendenza a comporre zen haiku, se non proprio con lo spirito, almeno strutturalmente.

Ricordo che gli zen haiku sono haiku basati sul processo compositivo indicato da Basho, ovvero in estrema sintesi, generati da una microilluminazione (qui per approfondimenti), quindi solo l’autore, in teoria, è in grado di riconoscere una propria opera come uno zen haiku.

Non potendo entrare nella testa degli autori, ho preso due miei zen haiku, generati ascoltando spotify, come modelli di riferimento strutturali, con l’obiettivo di confrontarli poi con le opere postate.

Ho intitolato il contest spotify moment in my house, ovvero la stesura di un haiku con soggetto spotify (o something like that) e con un’immagine limitata al solo ambiente domestico.

Ovviamente ho avuto sempre ben presente che un test del genere non poteva essere esaustivo e portare a dei falsi negativi, comunque ero abbastanza curioso dei risultati, perchè mi ero fatto una certa idea di come potesse essere strutturato uno zen haiku, generato da due eventi concomitanti.

Il mio primo haiku di riferimento riguarda la fusione di un brano Jazz ed un mio turpiloquio, avendo visto volare via una farfallina del cibo dalla dispensa, ben sapendo che la contaminazione veniva da un mezza confezione di riso integrale.

Stamer, da spotify
'Sto cazzo di riso ...' , dalla mia bocca
Unica ed irripetibile melodia  (EG)

Il secondo, mentre cucinavo ed ascoltavo Satisfied Mind di Johnny Cash.

Satisfied mind, da spotify
Merluzzo alla pizzaiola
Una mente soddisfatta
Profuma di pomodoro e origano (EG)

Entrambi questi miei zen haiku hanno una struttura ben definita: due eventi distinti e un verso che mette in risalto l’unione di questi eventi.

Ora, anche sapendo che tutto ciò sarà usato solo come tecnica da qualche mente non genuina, vediamo chi, si è avvicinato di più ai suddetti modelli.

Premetto che la conformità al mio modello di zen haiku, sarà in questo caso, l’unico metro di valutazione, per tutto il resto lascio a chi legge ogni ulteriore giudizio.

Essendo un test e non un vero e proprio contest, per non far torto a nessuno, posterò tutte le opere pervenute nei tempi stabiliti.

Maria Malferrari
apple music
“Questione di feeling”-
lo struscio del gatto
tra le gambe

ci sono i due eventi, manca la chiusura.
peccato perchè sarebbe bastato spostare lo stacco al primo verso, per avere aperta la via alla soluzione.

Maurizio Gusmerini
suggerito da youtube -
la veglia
si disfa nel suono

forse ci siamo. eventi: canzone da youtube (primo evento), stato di veglia (secondo evento). chiusura: il secondo evento si unisce (disfa) nel primo.

Giusy Cantone
MixerBox
"nella mia stanza"
il resto scompare

qui, ci siamo quasi. ovvero lo haiku gioca sul titolo della canzone dei negramaro per creare la sensazione di un kensho, ma il lirismo della chiusura ne indebolisce fortemente la credibilità. comunque buono

Dennis Cambarau
coronavirus -
nell'ascoltare spotify
evado altrove

Idem come sopra.

Annamaria Gaggioli 
Sias
Da Alexa
musica tibetana
a colazione.

ci sono i due eventi, manca la chiusura.

Antonio Mangiameli .
monitor -
sulla colonna di destra
il gorgoglio dell'ossigeno

questo è off topic, ma è un omaggio che faccio
ad Antonio, che si era perso il contest sul covid. buon haiku. Antonio è sempre una sicurezza.

Daniela Misso .
Gandharva rain melody…
le lettere scorrono
sulla carta

2 eventi, manca la chiusura

Ciro Caprino
Scelgo Battiato
poi entro in doccia
Temporary Road

qui gli eventi sono 3, troppi. la sensazione è quella del racconto

Angiola Inglese .
playlist anni '90-
il barattolo di zenzero
mezzo vuoto

2 eventi, manca la chiusura

Zoé Alef Zel
le radici nella mia danza
nelle orecchie Amir Sofi
lavo i piatti della cena

2 eventi, ma la chiusura, che comunque qui è messa come apertura, è relazionata solo al primo. ci siamo quasi, non abbastanza. comunque buono

Gabriella De Masi
Su Youtube"Città vuota"
Il divano del salotto
mezzo sfondato

2 eventi, manca la chiusura

Margherita Petriccione
su spotify
"Yellow submarine" -
gonfio nel vaso di vetro
il lievito madre

2 eventi, manca la chiusura

Rosa Maria Di Salvatore
Da You tube
Stranger in the night…
nell'orecchio
il ronzio di una zanzara

2 eventi, manca la chiusura

Vincenzo Adamo
Youtube music
"La cura"-
Il cane sul divano
ossobuco con piselli

anche qui, 3 eventi si gioca sul titolo, carino, ma non basta

Carmela Marino
Su YouTube
Coldplay "The church"-
la calamita di Cristo
sugli scontrini

2 eventi, manca la chiusura

Pic Mada
Apple music on
non ticchetta piu'
l'orologio

2 eventi , manca la chiusura

Maria Concetta Conti
YouTube 432 mhz
gli spari di guerra
dalla play station

2 eventi, manca la chiusura

Monica Federico
Le lunghe pause di Max Richter-
il doppio bip delle mails
in controtempo

ci siamo ! musica e bip, il controtempo che li unisce. toglierei quel 'lunghe', per un ritmo migliore.

Nazarena Rampini
Il mio tablet -
attraverso la musica
ad occhi chiusi

ci siamo quasi, ma non abbastanza. eventi: la presenza del tablet e la musica, la chiusura è autoreferenziale

Paola Trevisson
Youtube tra le app -
le sue note dovunque
persino nel frigo

molto bene ! musica e frigo, mentre l'invasione unisce i due eventi.
qualcosa da migliorare c'è, ma al momento non è questo l'obiettivo.

Haiku ai tempi del Covid-19

Ormai lo sappiamo tutti, in questi tempi di Covid-19, dobbiamo restare a casa.

Scrivere haiku può allora essere un buon esercizio, per mettere a frutto questa condizione di costrizione consapevole.

Come esercizio, ho scritto questi 5 haiku in 15 minuti, dal mio bagno di casa.

Vi propongo di fare lo stesso ogni volta che potete.

Darsi un limite di tempo è importante, perchè costringe alla concentrazione, quindi alla consapevolezza, quindi alla genuinità.

è pomeriggio
il sole è calato
dietro la casa rossa

il mobile in bagno
le fessure tra i cassetti
scure cornici d'ombra

l'accapatoio
appeso e senza vita
vuoto di ogni zen

ricorrente presenza
nella vasca smaltata
un ragnetto scuro

nello specchio
il ciliegio fiorito
ribalta i suoi fiori

Margherita Petriccione: il mio haiku capolavoro

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Margherita:

luna dell’alba -
la trama consumata
di un calzino

In realtà non ho nessun haiku da poter vedere come il mio top, ne ho alcuni che reputo più riusciti e questo è uno di quelli
Ci vedo karumi, wabi-sabi, mono no aware ( che volere o volare è presente se un’immagine colpisce più di un’altra) e c’è un pizzico di yugen in quella luna evanescente . Oltre alla possibilità di interpretazioni diverse a seconda del vissuto di chi legge penso che offra una spunto di riflessione sulla relazione tra cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente, ed in generale sulla loro impermanenza .
Commenta pure Elio, cerca solo di non farmi a pezzi 😦 – Margherita Petriccione.

Commento di EG.

Un buon haiku per tutti, appena sufficiente per Margherita, perchè l’asticella va alzata proporzionalmente alle potenzialità.

La ragione tecnica sta tutta nel primo verso, obsoleto come soluzione compositiva.

Apprezzabile e condivisibile lo sforzo di mettere in relazione
“cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente “, ma se sei di livello, nel 2019 non puoi rifugiarti nei soliti e ritriti kigo lunari o campestri.

Se sei di livello è tuo dovere rifuggire da tutte le facili opzioni, usate milioni di volte e guardare più avanti o più in profondità.

C’è un testo di una canzone di Pierangelo Bertoli che, secondo me, indica il giusto atteggiamento che anche un poeta haiku dovrebbe tenere : ” Canterò le mie canzoni per la strada … con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Che tradotto significa, che senza rinnegare la tua storia, non puoi fermarti, perchè se ti fermi, allora sei morto.

Un buon insegnamento, che è anche lo stesso di Basho.

Segui e ritorna a Zoka, zoka come trasformazione continua, questo è l’insegnamento di Basho, ma se non si comprende che anche noi facciamo parte di zoka e che il Tao è sempre lo stesso Tao, sia per le 4 stagioni che per il nostro vissuto, allora zoka rimane un concetto, non una traccia di vita .

Basho chiamava barbari chi non vedeva , ne comprendeva l’essenza di zoka, io li chiamo poeti di facebook, cioè quelli che si fermano al passato o che guardano al loro ombelico.

Se sei di livello e ti rifugi nel kigo più banale che ci sia, nel migliore dei casi dimostri approssimazione, oppure scarsa capacità di lettura del momento, generalmente accettabile per i più, ma non per Margherita.

Fortunatamente il riscatto avviene nei due versi successivi.

Karumi e wabi-sabi ci sono, più dettati dal mujo che da altri ideali poetici, in ogni caso “tanta roba” come si dice a Milano.

Mi convincono meno i riferimenti al mono no aware ed allo yugen, il primo perchè ripeto è un ideale estetico che non amo e che trovo superfluo, in quanto si sovrappone all’ideale poetico di mujo , il secondo per ciò che ho già detto sull’uso di luna come riferimento.

La trama consumata come effetto di una mente che si corrode tra pensieri ed illusioni, questo sarebbe stato il perfetto riferimento, purtroppo non colto, anche se servito su un piatto d’argento, peccato.

Concludendo, un haiku buono, se scorporato dall’autrice, ma che dimostra ancora qualche condizionamento giapponesizzante, di cui Margherita dovrebbe liberarsi se vuole fare un ulteriore passo in avanti, verso la piena consapevolezza, quindi anche verso la piena libertà compositiva.

Sandro Santroni: “IL MIO HAIKU CAPOLAVORO”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Sandro:

Giunto il limite
dell'ultima stagione
Fiori' la rosa

Questo haiku è stato scritto (pensato) quando, dopo un soccorso avventuroso (raccolto in montagna da una autoambulanza e poi da un elicottero e trasportato in ospedale con un infarto in atto e sottoposto a coronarografia), mi veniva comunicato di essere miracolosamente fuori pericolo di vita.
Questo haiku certamente non è un capolavoro, il capolavoro sta nella forza di questa disciplina poetica che trova espressione anche in momenti di forte drammaticità.
Massima libertà di commentare come meglio credi, Elio (Sandro Santroni)

Commento EG:

Domanda: ma questo è un haiku? Risposta : dipende !

Dipende dalla definizione. Se prendiamo la nostra def. non lo è, ma secondo una qualsiasi delle italiche definizioni mainstream di haiku (sono tutte più o meno uguali), allora lo è.

Comunque sia, che questa composizione venga considerata o meno un haiku o uno pseudohaiku, una cosa è certa.

Quello che manca alla definizione mainstream italica è la qualità, ovvero manca il riferimento ad una poetica e la dimostrazione è data dalla quantità di haiku imbarazzanti, che si leggono in giro. (EG)

Cercando di mutuare l’immutuabile, ovvero cercando di mappare la lingua giapponese e relativi riferimenti culturali, il mainstream italico ha giocato al ribasso, puntando solo su ciò che è struttura, su ciò che è facilmente comprensibile per chiunque, con il risultato di una prolificazione straordinaria di poeti facebook che scrivono telegrammi, che sanno tutto sulla sinalefe e dialefe e che postano pensierini su come è bella la natura. Anyway …

Maestro, tutto ok ?

Basho : ファックユー !!!!!!!!!!

La capisco Maestro, vedere la poesia haiku ridotta a tre regolette, quando per tutta la vita , Lei l’ha praticata come arte zen, dev’essere dura da digerire.

Basho: 井の中の蛙、大海を知らず

Grazie, Lei, è sempre illuminante Maestro !

“Un vero pensiero e una vera civiltà devono essere traducibili e trasferibili al mondo nel senso più ampio del termine. Nessun pensiero e nessuna civiltà sono autentici, se incapaci di oltrepassare l’ambito delle categorie del proprio Paese o gruppo etnico. Come la vera letteratura deve essere “letteratura mondiale”, così ogni filosofia o teoria che può essere compresa soltanto da un popolo o una nazione è, senza eccezioni, una vergogna” (Tosaka 1936).
Leonardo Vittorio Arena, Il pensiero giapponese, Jouvence/Mimesis Settembre 2019

Il punto allora è: come si trasmette la “vera poesia haiku” ? Semplice, se non si parte dalla poetica, unico elemento universale trasferibile, non ci può essere trasmissione, come non c’è poeta haiku se non s’incarnano questi ideali.

Ora mi chiedo, considerando che Sandro ha proposto un haiku mainstream, quale sarà la sua poetica di riferimento?

A ben vedere, nel suo commento c’ è solo un riferimento alla forza disciplinatrice della poesia haiku, ma per disciplinare cosa ?

Non trattandosi di un’attività fisica, rimane solo la mente.

In questo caso, pratica e disciplina possono essere usati come sinonimi, ma mentre nella pratica zen, il riferimento per la mente si chiama zazen, possiamo chiamare disciplina della mente il contare le sillabe ?

In questo video ho cercato di dimostrare come il corretto processo compositivo haiku debba discendere dallo zen, perchè è solo nella pratica zen che si trovano le risorse per comporre haiku genuini, avendo compreso il Tao della natura e l’impermanenza che sottende ogni cosa.

Illusorio è invece pensare di disciplinare la mente componendo versi, attraverso un qualsiasi schema che non possiede in sè nessuna energia metafisica, per portare la mente ad un livello di consapevolezza superiore.

Chi pratica il 5-7-5 senza aver incarnato una poetica, gioca solo a sudoku o alla settimana enigmistica, ma non fa certamente arte, tantomeno zen, perchè appunto gioca ….. gioca con le parole, come dice Basho.

Quindi Sandro, in preda alle forti e drammatiche emozioni, fa della sua esperienza una poesia, perchè orfano della comprensione dell’impermanenza e della genuinità del momento.

Persi gli ideali poetici ed estetici haiku, rimane l’autoreferenzialità.

L’esempio di Tessho, che affronta sempre il tema della morte, può servire come metro di paragone.

Finalmente oltre il limite
Non più legami o dipendenze
Come è calmo l'oceano
che sovrasta il nulla (Tessho)

Il fatto è che Sandro è anche in grado di scrivere ottimi haiku.

All'improvviso
senza un perché la sera
Quanto silenzio (Sandro Santroni)

Un qui e ora, anche se in forma debole, la sera come soggetto, l’azione pura, senza scopo del Tao, come essenza, lo yugen come ideale primario e l’impermanenza del mujo come sfondo, tutto in questo haiku dimostra l’appartenenza agli ideali haiku.

Qual è allora la grande differenza ?

La comprensione che un poeta haiku deve sempre perdere la propria identità e mai affermarla.

Senza identità, la morte non fa paura, nessun maestro ha scritto sul tema della morte come un pericolo da scampare.

Quindi, se quindi dovessi dare un consiglio a Sandro, gli consiglierei di cominciare un percorso che lo porti a perdere la propria identità di poeta.

Come Sandro, confesso che anch’io mi sono ritrovato ad affrontare la morte.

E' questo il termine?
non ruscello
ne fiume, ne mare
quest'acqua scorre soltanto (EG)

Perchè un vero poeta haiku abbandona tutte le zavorre mentali ed entra nel Tao, in quella dimensione che si manifesta quando smetti di pensare ma semplicemente sei, soprattutto quando la percezione del tempo e lo spazio stanno per finire.

C'ero
C'ero soltanto
Intorno cadeva la neve (Issa)

Antonio Mangiameli: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Antonio:

un cassonetto 
un uomo con un gancio
foglie di verza

In macchina,alla guida. Da lontano scorgo un cassonetto, dopo, man mano che mi avvicino,una persona che con un gancio tira fuori delle buste.Giunto accanto rallento e vedo a terra degli scarti di verdure.
Non so quanta dignità di haiku possa avere questo componimento,so che ho mostrato in purezza quanto ho visto,non ho messo dentro alcunché di mio,non ho inquinato le immagini.
La domanda che mi pongo spesso: quale è il confine fra componimento ed haiku,è sufficiente rimanere mostrativi nel qui ed ora,scrivere magari su più o meno tre linee per circa diciassette sillabe per potere dire “haiku”?
Ecco,queste le mie perplessità. Il componimento proposto è complementare ai miei dubbi. Sebbene,ritengo,sia assolutamente mostrativo e porti dentro wabi-sabi ed anche yugen ,non credo possa suscitare emozioni in chi si fermerà a leggere,per questo a me il dubbio rimane. Grazie,con il consenso per l’utilizzo di questo post. (Antonio Mangiameli)

Commento di EG:

Ho dei ricordi su questo haiku, che credo sia di qualche tempo fa, ma se ho dei ricordi, allora è un buon segno.

Partiamo subito con l’analisi tecnica, per poi passare alle questioni di fondo che Antonio solleva nel suo commento.

L’ideale primario che emerge da questo haiku è il karumi , perchè basta leggere e confrontare gli esempi di Basho, riportati qui (paragrafo karumi) , per rendersene conto . Però, più che il testo, Antonio stesso parla di una stesura fatta sulla purezza dell’immagine e senza contaminazioni mentali. Ma allora, caro Antonio, cos’è tutto questo se non karumi ? e io aggiungo, anche buono, molto buono.

A conferma di quanto affermo, sempre qui (paragrafo mirroring) , si può trovare un ulteriore riscontro, in quanto il mirroring, parametro estetico da me introdotto, altro non è che un focusing sul karumi di Basho, un mio tentativo di coglierne almeno un aspetto compositivo, che so essere sicuramente limitato e parziale, ma comunque un tentativo di approfondimento.

Ebbene, anche rispetto alla prospettiva di mirroring, il karumi di questo haiku emerge chiaramente.

E’ mia opinione inoltre, che il karumi di un haiku non possa che provenire che da un atteggiamento everywhere del poeta, che direi Antonio ha colto più che adeguatamente.

Il senso ed il significato profondo del karumi di Basho si basa sul concetto di leggerezza, trasparenza , illuminazione.

Karumi è un flusso di sabbia leggero che si muove in acque poco profonde e trasparenti. (Basho)

Molti cazzari della poesia haiku (sempre confucianamente parlando), credono che il karumi sia una tecnica compositiva, il che dimostra la loro insipienza, perchè il karumi è il riflesso dell’atteggiamento puro, trasparente ed illuminato del poeta, che inevitabilmente poi si riflette nel testo scritto.

Il karumi è un attributo di un haiku, esattamente come l’energia è un attributo di un sistema fisico. (EG)

Il karumi è come l’energia, entrambi non esistono in sè, ma sono una caratteristica, una proprietà, una peculiarità di un haiku e , nel caso dell’energia, di un sistema fisico, un po’ come il colore di un’ auto, che è una proprietà dell’auto e che si vede solo grazie alla presenza della carrozzeria (anche se questa mia precisazione, in termini scientifici, è molto grossolana), ovvero niente carrozzeria, niente colore.

Io credo che la grande differenza tra il karumi e gli altri ideali estetici, sia proprio questa: il karumi viene direttamente dallo spirito del poeta, dallo zen, mentre gli altri possono provenire anche solo dal testo. Il karumi non è un ingrediente di una ricetta, che può essere manipolata o adattata, il karumi è quello spirito che anima lo chef.

Il punto ora è, come si misura la purezza o la trasparenza di un haiku? per determinarne il karumi? mentre i cazzari guardano ed interpretano ogni singola parola del testo ed invitano ad imitarla, io dico che invece la soluzione è il poeta.

E io credo che per questo Basho abbia avuto tanti problemi a cercare di codificare il karumi come ideale, perchè è difficile codificare qualcosa che non è un attributo diretto del testo, ma proviene dallo spirito e dalla mente.

Ma se il poeta è everywhere , allora un suo haiku potrà contenere il karumi (sempre che lo voglia far risaltare), in caso contrario, se lavorerà sulla tecnica delle sole parole, il suo haiku risulterà una sbobba immangiabile, buona solo per i maiali (intesi come esseri senzienti, notoriamente di bocca buona).

Perciò imparate a riconoscere i cazzari, perchè così come i cazzari “new age” sostengono che “siamo fatti di energia” , così i cazzari della poesia, sostengono che un haiku sia una scatola da riempire con un po’ di tecnica .

Ritornando ad Antonio, wabi-sabi ? si ! perchè se karumi è mostrare anche la quotidianità, allora quest’ultima, nella sua forma più alta, è “pane secco”.

Yugen ? tracce, derivabili soprattutto dall’immagine d’insieme, più che da un particolare che richiama inequivocabilmente questo ideale.

Ogni altra considerazione tecnica evapora quando un haiku si basa sul karumi. Pragmatica, rispetto della forma, qui e ora, ritmo o musicalità , tutto finisce sullo sfondo.

Contare le sillabe o cercare il kigo diventano operazioni stucchevoli, come contare i morti in un film di guerra.

Pertanto lascio agli zombie questa incombenza, mentre io vado a rileggermi Antonio, per chiudere questo articolo.

In conclusione, un’ottima composizione, karumicentrica, derivata da un’atteggiamento poetico corretto e che mi permette di rispondere all’ultimo dubbio di Antonio.

No ! caro Antonio, non basta mostrare il “qui e ora” in una scatola di 17 sillabe per dire haiku ! Ci vuole molto di più, ci vuole quell’atteggiamento mentale, basato sul furyu di Basho, che tu, almeno in questa tua opera, hai dimostrato di possedere.

E sul fatto che un haiku debba suscitare emozioni …

Un buon haiku è fatto di parole e spazi vuoti che un lettore attento non dovrebbe necessariamente riempire con un’emozione, ma goduti per quello che sono: soltanto “spazi vuoti”, lasciandosi andare, in modo da relazionarsi pienamente, anche solo tramite pochi versi, con la natura e le cose del mondo.

Maurizio Gusmerini: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku presentato da maurizio:

 immobile 
l'ombra sul tavolo
fumo dal naso

L’ho scelto perchè mi pare che yugen, karumi e wabi sabi siano presenti in modo equilibrato.
L’essenza che lo caratterizza è l’illusione e la caducità. (Maurizio Gusmerini)

Commento di EG:

Devo dire che appena letto lo haiku di Maurizio, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata : “finalmente un haiku facile da commentare!”

Ragionandoci poi sopra , devo dire che la mia prima impressione si è rivelata corretta.

Commento corretto, ma soprattutto poetica rispettata, quindi un’autoanalisi impeccabile.

Una scelta fatta da Maurizo più guardando alla poetica che all’emotività, ed anche questo è un indicatore di maturità.

A mio avviso, anche l’ideale di everywere è rispettato, anche se non è presente esplicitamente ne nello haiku (ma questo è un plus), ne nel commento.

Ed è il fatto stesso che Maurizio non spieghi la genesi del proprio haiku, ma si limiti ad una corretta autoanalisi tecnica che mi da, in qualche modo, la conferma, che il tutto derivi da un processo mentale basato su everywere.

L’unica incertezza che ho avuto è stata di una possibile riduzione alla forma h2ku, ma poi ripensandoci, bene ha fatto Maurizio a restare sul h3ku, per una questione di ritmo, che diventa più evidente, rispetto a quello implicito che un h2ku avrebbe introdotto.

Anche la pragmatica funziona e non vedo correzioni da fare.

Yin e yang sono bilanciati ed in armonia, lo yin di “immobile”, richiama la terra, come “l’ombra”, simbolo principe dello yin, mentre lo yang del terzo verso, “fumo dal naso” ribilancia lo yin dei primi due versi.

Un haiku che mi piace, buona l’immagine, il qui e ora appena accennato, ma presente, l’indeterminatezza sull’ombra che non si sa a chi appartenga, l’impermanenza del fumo e il tutto in un’atmosfera quotidiana, richiamata dalle piccole cose, come la presenza di un tavolo.

Senza scordare che, finalmente ! non c’è nessun accenno di mono no aware. Un “pane secco, di ottima qualità e condito bene” , se dovessi fare una sintesi, in una battuta.

Un haiku che mi ha fatto pensare, oltre all’interpretazione più ovvia, di una sigaretta dopo cena, anche ad un’altra chiave di lettura, ovvero a quella di una sessione di zazen durante una notte fredda, dove il fumo, potrebbe essere il vapore del respiro e il tavolo, quello di una casa o di uno zendo.

Anche per questo lo haiku di Maurizio assume un ulteriore fascino particolare, perchè, per quanto mi riguarda, io credo che quando un haiku presenta più chiavi di lettura, allora comincia ad avvicinarsi alla definizione di capolavoro.

In entrambi i casi , un haiku basato su un “buon momento haiku”, semplice e profondo.

Maria Malferrari: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku presentato da Maria:

Nespole acerbe
Un filo di luna
tra i capelli

Ritengo che l’essenza di questo mio Haiku sia l’unità dei fenomeni.
La dimensione umana è vista in unità con la dimensione cosmica.
Il mio primo capello bianco ha lo stesso riflesso dell’ultimo quarto di luna, mentre, in contrapposizione, il nespolo del mio giardino offre frutti ancora acerbi.
Un sentimento Sabi nella bellezza malinconica di ciò che è soggetto allo scorrere del tempo.
Un sentimento Yugen nella sottile evocazione del Tao e del suo modo di procedere.
Lungi dal ritenerlo un capolavoro, posso dire soltanto che ho vissuto intensamente questo momento Haiku, mettendomi in relazione profonda con la realtà. (Maria Malferrari)

Commento di EG:

C’è un’evidente dicotomia tra lo haiku di Maria e il suo commento, Maria usa termini come unità dei fenomeni, dimensione cosmica, Tao e il suo modo di procedere, relazione profonda con la realtà.

Se è vero che nel testo s’intravede la relazione con la realtà, anche se non so dire quanto profonda, per i motivi che spiegherò in seguito,  rimangono tuttavia inespressi gli altri ideali indicati.

Questi ideali, infatti, chiamiamoli “olistici” in realtà non emergono nel testo , quindi , fino a prova contraria, sono rimasti nella mente di Maria.

Ho già trattato qui quello, che secondo me , dovrebbe essere il giusto atteggiamento di chi vuole scrivere un haiku e in queste indicazioni, il Tao, il cosmo o l’unità dei fenomeni non ci sono.

Il motivo è che gli ideali “olistici” non sono ideali compositivi, ma piuttosto elementi metafisici che afferiscono alla sfera personale.

Se segui il Tao allora sei taoista e modelli la tua vita su una sola prospettiva: la ricerca dell’armonia.

Il taoismo, come possibili altre metafisiche, può indurre una poetica, che è esattamente quello che successe a Basho quando incontrò il taoismo di Zhuāngzǐ (su cui scriverò un prossimo articolo) e da cui derivò prima zoka, poi il makoto ed infine il karumi.

Ma la poetica di Basho, che è una derivazione basata dal taoismo, non è taoismo puro.

Se il furyu di Basho si basa quindi sul Tao, allora per la legge transitiva, anche la poetica del nostro Lab si basa sul Tao. Ora, se il Tao è la causa e la poetica è il suo effetto, allora questa relazione di causalità deve essere ben chiara a chiunque faccia parte del Lab.

Il faro del poeta del Lab deve restare unicamente la poetica e quindi deve muoversi nell’ambito di questo insieme di ideali, anche se sono stati generati dal Tao.

Non bisogna confondere il Tao con la poetica da lui generata, ma restare costantemente nella sola poetica.

L’adesione alla poetica determina il poeta, mentre l’adesione al Tao determina chi sei, ma questa è una scelta personale, è l’adesione ad un modello metafisico, che va ben aldilà dello scrivere haiku, perchè diventa una scelta di vita.

Aderire al furyu di Basho , non significa necessariamente aderire al Tao, ma se non siete praticanti Taoisti, lasciatelo perdere, o meglio, non occupatevene proprio. (EG)

Io quando parlo di Tao, ne parlo perchè ho aderito sia alla poetica di Basho che al Tao, quindi ne parlo sia da poeta che da taoista-razionalista, ossia sempre e solo da praticante, che ne ha fatto e continua a fare esperienze dirette in entrambi gli ambiti, mentre non ne parlerei mai ne da studioso, ne tanto meno da accademico.

Io ho scelto il Tao come modello metafisico personale, a cui ho affiancato il modello razionalista del metodo scientifico e li faccio coesistere in armonia, ma questa, ripeto è una mia scelta di vita, non necessariamente la vostra.

Il pensiero occidentale, che forse si avvicina di più al Tao cinese è quello di Baruch Spinoza che diceva “Deus sive natura”, ovvero “Dio ossia la natura”, ma il Tao non è ne Dio, ne la natura.

Io , come fisico ho iniziato a riferirmi al Tao come alle leggi codificate della natura, tipicamente espresse come formule matematiche, ma poi ho capito che il Tao non è nemmeno un insieme di equazioni.

Allora cos’è il Tao, potrebbe chiedersi qualcuno ?

Qualsiasi Tao che tu possa descrivere non è l’eterno Tao,
Il Tao è senza nome ed è il principio dell’universo e quando gli viene attribuito un nome, allora si chiama Natura con tutte le sue leggi, cioè la madre di tutto ciò che esiste.
Perciò non arrovellarti sul Tao, ma accetta che sia il mistero di tutti i misteri e che l’unica tua strada percorribile sia la ricerca dell’armonia.

(mia libera interpretazione e sintesi del Cap 1 del Tao The Ching, di Lao Tzu)

Come dicevo, praticare il Tao significa, praticare l’armonia, ma non quella cosmica o universale, ma la tua, solo la tua, perchè solo la tua armonia determina il tuo equilibrio.

Il mio equilibrio poi non è il tuo, ne quello di nessun altro è solo e soltanto mio, detto questo, quando sei in armonia e in equilibrio con te stesso, allora l’armonia con tutto il resto che è fuori di te ne è la naturale conseguenza.

Con gli anni ho capito che se decidi di seguire il Tao, allora devi accettare che non ci siano regole, libri o maestri, nessun riferimento, solo la Via, intesa come pratica personale, non replicabile, ne trasferibile .

Per cui non parlate di Tao, anzi non parlatene affatto, ma eventualmente cominciate a praticarlo, in silenzio e senza proclami,
perchè altrimenti ne parlerete a vanvera e finirete nel folto gruppo dei taoisti o zenisti da tastiera.

Riassumendo: praticare il Tao significa praticare l’armonia, praticare l’armonia significa ricercare l’equilibrio taoista, che è sempre un equilibrio instabile, soggetto al ciclo dello yin e dello yang, ovvero a continue trasformazioni, quindi essere taoisti significa accettare il fatto che non esiste “quel centro di gravità permanente, tanto invocato nella canzone di Battiato, ma che sei un sistema termodinamico aperto, sempre in balia di un relativismo puro .

Chi voglia praticare l’equilibrio taoista, non può aderire a nessun dogma, ma declinare la propria ricerca sulla base della propria natura e quindi accettare e capire che anche questa è una pratica personale non mutuabile, ne trasmissibile.

I buddhisti dicono che la natura di Buddha è la stessa per tutti e che è solo da scoprire e questo è vero, ma è anche vero che se l’acqua non dipende dal contenitore, i contenitori sono tutti diversi, quindi oltre all’acqua devi saper riconoscere che tipo di contenitore sei e capire che il tuo contenitore sarà inevitabilmente diverso da tutti gli altri e che è soggetto al cambiamento, alle leggi del Tao e tutto questo introduce un ulteriore livello d’indeterminatezza, di cui tener conto.

Seguire il Tao è allora un processo non univoco, a variabili multiple aleatorie, se vogliamo usare un lessico matematico, che produce infiniti sentieri possibili, per questo significa la Via.

Un’ unica Via che genera tante vie personali ed è per questo che io non sono buddhista, perchè il buddhismo indica nell’ottuplice sentiero la via generale per raggiungere l’illuminazione.

Ma per me che non sono interessato all’illuminazione e che crede alla molteplicità delle vie praticabili , il buddhismo non rappresenta il mio ideale di progetto di vita.

Meglio, per me, il taoismo che non da regole ed indicazioni precise ma una grande libertà d’azione.

Dopo questa lunga , ma necessaria digressione, torniamo aparlare dello haiku di Maria.

Individuata la dicotomia tra testo e pensiero e lasciata immutata la scatola dei tre versi, allora la soluzione non può che andare su un h4ku.

L’aggiunta del 4 verso richiede però, a questo punto, l’inserimento di un retropensiero che dia concretezza agli ideali “olistici” indicati.

Un esempio potrebbe essere

Nespole acerbe
Un filo di luna
tra i capelli
Relazioni(connessioni) irripetibili(uniche)

Dove il 4 verso introduce l’univocità e l’unità della realtà osservata.

Personalmente , volendo modificare l’originale, sarei ritornato alla forma h3ku

Nespole acerbe
Tra i capelli la luna
Relazioni(connessioni) irripetibili(uniche)

Le ragioni riguardano: l’ uso dell’immagine “filo di luna”, suggestiva ma troppo sfruttata, inoltre la collocazione di “luna” come pivot, la eleva ad elemento centrale dello haiku, così, eliminandi “filo”, il compattamento del terzo verso diventa automatico, infine si determina uno spostamento degli elementi estetici più deciso verso l’ideale del wabi-sabi (pane secco).

Passando all’estetica, direi che non è vero che l’accenno di yugen derivi dal Tao, ma piuttosto dalla luna nei capelli, inoltre , come ho già detto nelle puntate precedenti, meglio non indicare il sabi e il wabi come elementi separati.

Rimane un accenno di mono no aware, che comunque ci può stare, se ci riferiamo al biancore della luna e dei capelli e quindi ad un senso di nostalgia.

In conclusione, lo haiku di Maria, che nel commento solleva un’ipotesi di everyware , in realtà poi non risulta completamente sviluppato nel testo; l’immagine è invece buona, anche se va ripulita per riportarla ad una maggiore sensazione di “pane secco” che il prima verso ben introduce.

ADDENDUM:

Maria ha poi inserito successivamente, questi ulteriori precisazioni:

Un sentimento Karumi nella quotidianità e leggerezza di un gesto: quello di guardarsi allo specchio.
Da un punto di vista formale non ho seguito
Il canonico sillabico del 5-7-5, ma nel Nakashichi ho ritenuto piu musicale omettere una sillaba. (Maria Malferrari)

L’indicazione sul karumi, mi conferma che Maria non abbia le idee sufficientemente chiare sul concetto di poetica e dei relativi ideali. Nel suo haiku non c’è karumi, perchè il gesto di guardarsi allo specchio non è reale, ma soltanto l’espressione di un suo sentimento.
Apprezzo invece il riferimento alla musicalità, scelta rispetto al canone, ma questo è rivolto proprio a tutti, chiamiate il secondo verso, secondo verso, considerando che esiste il corrispondente termine italiano, mentre usateli solo se non esiste una chiara corrispondenza.
I termini giapponesi vanno ELIMINATI dal lessico di un poeta italiano, ogni volta che sia possibile, per il semplice motivo che non siete giapponesi e siccome le parole formano il cervello, non createvi uno stato confusionale solo per fare bella figura ….. tanto con me non attacca, anzi …