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L’importanza dello Zazen nella Via della parola.

Permetto subito che se non siete interessati alla genuinità  è inutile che proseguiate nella lettura, continuate a scrivere i vostri haiku da scrivania e state sereni.

Haiku può essere un fine o un mezzo, quando è un mezzo allora diventa un Do, ovvero una Via di crescita personale, quando è un fine diventa semplice poesia, un puro esercizio creativo.

Parafrasando il maestro Hakuin: potete scrivere haiku per aumentare il vostro ego o per dimuirlo. Nel primo caso la comprensione della realtà diminuirà, nel secondo aumenterà.

Detto questo, è allora evidente come la consapevolezza, intesa come comprensione profonda della realtà, sia lo strumento più importante di un poeta consapevole.

È difficile riconoscere un gatto nero in una stanza buia soprattutto quando il gatto non c’è (proverbio cinese)

Il gatto è la consapevolezza

Senza addentrarci in inutili dettagli di epistemiologia comparata, è possibile affermare che esistono diversi livelli di coscienza (da tre a nove, a seconda del modello di riferimento utilizzato: occidentale, orientale, gestalt, buddista, indù, etc.).

Ora, indipendentemente da quanti e quali siano questi i livelli,  il punto fondamentale è: come facciamo ad essere consapevoli della nostra consapevolezza? Ovvero, come possiamo sapere a quale livello opera la nostra mente ed eventualmente come possiamo migliorarlo?

Personalmente., io cononosco un solo modo: attraverso una misura !

Ovvero attraverso lo stesso metodo che useremmo per capire quanto è lungo un gatto o quanto pesa un sacchetto di patate: si prende un metro e una bilancia e si effettua una misura.

Ora però abbiamo tre problemi, che invece non abbiamo con il gatto reale: la coscienza, come stato mentale, non è misurabile, ci manca lo strumento (la bilancia/il metro) ed infine la misurazione va fatta su noi stessi.

E’ qui che interviene lo zazen.

Ora, sfortunatamente occorre che facciate un atto di fede, ovvero io non sarò in grado di dimostrare che quello che dico sia oggettivamente vero, perchè sarà dettato dalla mia esperienza e pratica personale.

  • Zazen è  l’esperienza più diretta, veloce e profonda per sperimentare su sè stessi uno stato di profonda consapevolezza personale;
  • I dati raccolti durante l’esperienza di zazen diventano il metro con cui misurare la consapevolezza quotidiana;
  • Grazie ai punti precedenti, sarete in grado di valutare la genuinità di una vostra esperienza e del relativo Haiku che scriverete per mostrare quell’esperienza.
  • In questo modi Voi diverrete i veri e soli mestri di Voi stessi

in questo modo realizzerete i seguenti insegnamenti di M. Basho:

Attraverso i secoli, l’arte dello Haikai passerà attraverso mille passaggi e diecimila trasformazioni, ma indipendentemente dalle sue infinite forme, un haiku genuino farà parte, non solo dell’arte del singolo maestro, ma di tutti i maestri passati, presenti e futuri.

Non accontentatevi di seguire le orme degli antichi. Perchè, proprio come le quattro stagioni, tutto è cambiamento, tutto è nuovo, tutto è nella Via.

Portate la vostra mente ad un alto grado d’illuminazione e tornate a ciò che è ordinario, a ciò che nel mondo è comune. In altre parole, perseguite il risveglio attraversola genuinità e ritornate al vero spirito della poesia.

Il poeta in accordo con questo principio, fonderà l’oggetto con la sua mente e la forma della sua poesia emergerà naturalmente e sarà genuina.

Solo così, l’oggetto sarà mostrato nella sua vera natura, senza ostruzioni, ne ostacoli.

In caso contrario, la mente del poeta mancherà della necessaria raffinatezza, e ricorrerà ad espressioni artificiose e costruite.

Questo atteggiamento rivelerà una mente volgare incapace di seguire la vera Via.

Imparate ad essere pino dal pino, imparate ad essere bambù dal bambù. In altre parole: “staccatevi dal vostro sé.”

Se si comprende questo modo d’imparare, il risultato sarà che non ci sarà più bisogno di alcun apprendimento. Imparare significa entrare in comunione con un oggetto e sentirne la sua essenza. Dopodichè la poesia crescerà spontaneamente.

Per quanto chiaramente un autore possa rappresentare un oggetto, se la sua poesia manca dell’esperienza diretta con quell’oggetto, allora autore e oggetto resteranno separati e la poesia non sarà genuina.

Chi ha raggiunto la padronanza dello spirito della Via in qualsiasi altra arte, può penetrare lo Haikai più rapidamente di chi si sia dedicato ad essa per molti anni, senza però raggiungerlo”.

 

 

Un haiku di Basho sulla meditazione

Batto le mani e con l’eco sorge l’alba
La luna d’estate
(M.Basho)

Semplicità e mistero in questo haiku.
Tutto è visualizzabile, quindi reale, quindi haiku.
Questo perchè lo zen non crede nella forza delle parole, quindi meglio visualizzare.
La luna d’estate è ancora nel cielo, il sole sta sorgendo e mentre batto le mani, l’eco risuona tra le montagne.
Haiku è abbozzare un momento vivo con pochissime parole e Basho usa la vita come strumento meditativo, per ritrovarsi nel totale silenzio.

Il soggetto di questo haiku è l’alba che sorge, mentre  l’essenza è un’invito all’atto meditativo.
Meditare è semplicemnet aprire gli occhi e svuotare la mente, così si comincia a vedere.
Un buon haiku è smpre fatto di dentro e di fuori, un buon haiku è sempre il riflesso dello specchio di una mente zen.
Meditare attraverso un haiku, come fa Basho, è vivere per haiku, entrare profondamente in sè stessi, senza perdere il contatto con il mondo.
Senza significato, senza emozioni, senza fluttuazioni mentali, un haiku è solo mostrare.
Per far questo bastano la realtà ed una mente pura.

Ridiventate bambini se volete scrivere dei buoni haiku

Il vento spazza via il sole
Il temporale ghiaccia il tempo (*)
Il buio è un velo

(A. 12 anni)

I bambini scrivono haiku migliori degli adulti, perché la loro mente non è contaminata, ovvero è genuina.
La differenza tra un adulto ed un bambino sta nella percezione della realtà, che nei bambini non è ancora deformata dall’ego.

Quando un bambino guarda un temporale, vede il temporale.

Quando un adulto guarda un temporale, vede sè stesso che guarda il temporale e quindi abbellisce il temporale, per abbellire il suo sè.

Con la strutturazione dell’ego gli adulti perdono la capacità di vedere, di essere genuini, in favore della capacità del vedersi.
Haiku è stare semplicemente nel mondo, non distinguersi, per meglio apparire nel mondo.
Basho chiamava “muga” questa semplice verità, derivandola da Chuang Tzu, dal taoismo cinese.
Solo attraverso lo zazen (la meditazione )  un adulto può risvegliare il suo “muga” originario, quel poeta bambino che dorme in ognuno di noi.

Meno selfie e più freschezza, mi verrebbe da dire, ma temo che sarebbe come gridare nel deserto.

Nota (*):  avendo un dubbio, ho chiesto ad A. cosa intendesse per tempo, per lei è proprio il “tempo inteso da Kant”, non quello metereologico. Tra qualche anno Le spiegherò perchè sul tempo Kant si sbagliava.

 

La natura: Eraclito, il Tao e zoka di Basho

Se si legge la concezione di Eraclito sulla natura, si può notare come esista una perfetta sintonia con il taoismo e la poetica di Basho, che invita il poeta a seguire zoka ed a ritornare a zoka.

Eraclito dice «da tutte le cose l’uno»

Ovvero l’uno (la Natura) non è un’ entità metafisica separata dalle cose, attraverso le quali poi  si manifesta, ma è l’universo costituito dalle cose stesse.
Tuttavia la Natura non è nemmeno riconducibile alla somma di tutte le cose, perché la Natura è, al tempo stesso, la condizione dell’esistenza delle cose.

Nell’universo, esistono pertanto due tipi di connessione:  una tra le cose ed un’altra tra la Natura e le cose.

Queste connessioni diventano chiare se ci si rifà alla metafora taoista del vuoto usata nel racconto del cuoco Ting di Chuang Tzu,  che mostra come  la realizzazione del Tao, nell’arte della macellazione,  consista nel saper utilizzare il  pieno-vuoto presente nel quarto di bue da macellare,  ma anche nel comprendere come il vuoto sia uno, ovvero sia comune tanto all’oggetto (il bue) quanto al soggetto (il cuoco), che si fa vuoto per meglio cogliere e percorrere i vuoti dell’oggetto.

La stessa identica relazione vale anche per il poeta di haiku

Basho dice che un poeta deve farsi vuoto per cogliere lo spirito di zoka, della natura.

Il poeta  si deve unire alle cose se vuole fare poesia. attraverso il fattore comune che condivide con le cose stesse, cioè il vuoto.

L’ esistenza delle cose, che include anche il poeta,  è allora data dalla relazione, tra il loro pieno ed il  vuoto; vuoto che è uno solo ed  è comune a tutte le cose, incluso il poeta stesso, perché è la condizione che permette a tutto di relazionarsi nella realtà, ossia è la condizione stessa dell’esistenza.

Analogamente al Tao, la physis di Eraclito è la «natura propria» di ciascuna cosa e,  contemporaneamente, è Natura universale, ovvero condizione dell’esistenza comune delle infinite cose. Quel «contemporaneamente» ha un valore fondamentale, perché significa che il grande Tao, la natura universale, non solo è causa degli infiniti Tao particolari, delle singole «nature proprie», ma è, allo stesso tempo, costituito da essi.

D’altra parte i singoli Tao, le «nature proprie», non esisterebbero senza il grande Tao, senza la Natura universale che le «nutre».

Questo è il senso delle parole di Eraclito «da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose»;

senso che si ritrova, identico, nel Chuang Tzu

Chuang Tzu: «le diecimila creature ed io siamo l’Uno»

e nell’insegnamento di Basho, che ci invita a seguire zoka, ovvero a seguire la natura, come unico fattore in cui la realtà, quindi la poesia, si può manifestare.

Essere fedeli all’arte dello haikai significa intendere la natura  ( zôka) come unica madre di tutto: vedere come opera il Tao, come lavora quella legge che crea e trasforma ogni cosa.
Essere fedeli all’arte dello haikai significa avere solo le 4 stagioni come compagni.
Essere fedeli all’arte dello haikai è vedere solo un fiore in un fiore e solo la luna nella luna.
Vedere qualcosa di diverso da un fiore o la luna, che non sia semplicemente quel fiore o la luna,  significa essere dei barbari.
Allontanatevi quindi dalla barbarie: seguite zôka e ritornate a zôka.
(M.Basho)

Quello che intende Basho è chiaro: un haiku deve essere la pura e semplice rappresentazione della realtà, ovvero delle cose e dell’unico vuoto che le unisce e che include anche il poeta.
Niente fronzoli, niente interpretazioni, niente sentimenti, ovvero nessuna interferenza della mente.
Un haiku deve essere semplicemente una fotografia della realtà e del suo vuoto, e  chi non segue questo principio deve essere considerato un “barbaro”, ovvero un uomo che ha perso la Via.

Cosa significa “vivere per haiku”

Come sosteneva Basho, un haiku è perfetto quanto il tempo che intercorre tra il momento vissuto e la sua verbalizzazione si annulla.

“non lasciate che un solo istante si frapponga tra la vostra poesia e la scrivania” M.Basho

Analogamente, come dicono i maestri zen,  un momento di vita diventa poesia, quando è vissuto in piena consapevolezza.

Poesia e vita s’incontrano, solo quando tutto fluisce naturalmente, senza forzature, nel qui e ora.

Questo io lo chiamo vivere per haiku.

Come sosteneva Basho, la spontaneità e la purezza sono elementi imprescindibili per un autore e non possono che esaltarsi e concretizzarsi, se non nell’immediatezza del gesto.

Quindi, non lasciate che la vosta mente prenda il sopravvento, perdendosi nelle nebbie della ricerca di continui miglioramenti stilistici o peggio ancora in una illusoria pretesa di perfezione artistica

Non rielaborate continuamente i vostri versi per farli sembrare migliori.

Esercitatevi piuttosto a verbalizzare immediatamente le vostre esperienze, perché solo così esprimerete la vostra vera natura.

Riconfezionare a posteriori un haiku, anche se poeticamante è accettabile, in termini zen , significa mascherare quello che si è, significa non accettarsi, significa alimentare il proprio ego, significa mentire a sé stessi.