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tecnica h4ku, globalità: complementarietà e congiunzione

Riuscire a mostrare la globalità è una sfida importante per chi scrive haiku come pratica zen.

La fermata del 925 è proprio davanti ad un enorme robinia.

La brezza leggera muove le foglie più alte.

Lo sfondo è un cielo blu cobalto.

Colgo la frenesia delle foglie, che è anche quella del vento.

Compongo mentalmente un haiku, ma non sono soddisfatto: la globalità dell’immagine non è minimamente mostrata, così mi ritrovo a pensare come affrontare e risolvere, almeno parzialmente, questo problema di forma.

Sono consapevole che qualsiasi soluzione sarà limitativa ma, come sempre, non è tanto il risultato finale che conta, quanto la qualità del processo.

Semplificando un po’, in grammatica, una congiunzione unisce  tra loro due parti di uno stesso periodo.

Una congiunzione è poi detta semplice se è composta da una sola parola come ad esempio   °e°.

Una congiunzione infine è poi detta anche correlativa quando nella stessa preposizione mette in corrispondenza due elementi.

Trasportando tutto quanto fin qui detto nel mondo haiku, ecco una soluzione ragionata, in termini di forma, in grado di suggerire la globalità.

blu cobalto
brezza tra le foglie
foglie nel vento
frenesia e una robinia

  1. primo scegliere gli elementi determinanti, ben sapendo che molto resterà escluso. In particolare nel primo verso introdurre lo sfondo, come elemento stabile in cui si è evoluto il momento haiku.
  2. secondo adottare la forma h4ku in quanto due versi  (in questo caso il secondo e terzo) devono essere utilizzati per mostrare quella complementarietà,  che nella comprensione zen fornisce una visione globale e non duale di un fenomeno, pur nella consapevolezza che le parole sono duali per loro stessa natura.
  3. congiungere e relazionare due elementi tra quelli selezionati, che coinvolgano autore e soggetto. Nel mio esempio frenesia, che è stata la mia reazione mentale all’azione del vento sulle foglie e robinia, ovvero l’oggetto osservato.

Una tecnica è sempre una razionalizzazione di una forma.

Dopo aver colto il momento, il processo compositivo zen è quindi anche razionalizzare, ovvero restare nella consapevolezza dopo che il tutto che è stato colto e tradotto in una  forma fatta di parole.

Supercazzole e haiku: esperimento social

Premessa

Il termine supercazzola indica un nonsense, una frase priva di senso logico composta da un insieme casuale di parole reali e inesistenti, esposta in modo ingannevolmente forbito e sicuro a interlocutori che, pur non capendo, alla fine la accettano come corretta

L’esperimento

Qualche giorno fa ho postato il seguente testo come sondaggio interno, chiedendo poi se si fosse d’accordo o meno con l’analisi proposta.

L’effetto dello slittamento temporale, derivato dall’analisi del kirej, è normalmente sostenuto da una rilevante quantità di argomentazioni etimologiche perfettamente legittime. Tutto ciò non deve però farci dimenticare il principio di sovrapposizione ed armonizzazione dei ku.
Per quanto questo tipo di analisi abbia un’ovvia connotazione arbitraria, è innegabile che ammettere l’impostazione rigorosa dello stacco semantico, delinea due possibili soluzioni, una teorica ed un’altra osservativa.
Ora, che tutto questo generi una costruzione incoerente all’interno di una mappa degli scostamenti della poetica è più che evidente.
Al di là delle contraddizioni e difficoltà iniziali, pur nel rispetto della forma classica giapponese, è chiaro che è necessario intervenire con una drastica riduzione del numero delle ipotesi interpretative, il che rende imprescindibile procedere, con le dovute cautele metodologiche, in una valutazione oggettiva di quali siano i parametri che definiscono innanzitutto una situazione concreta di ribaltamento dell’uso del kigo, che sembra essere l’unico elemento cardine che sposti la definizione di una composizione.

Ora chiedo anche a  voi , che ne pensate?

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scorri per leggere lo SPOILER, ovvero la soluzione.

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Allora , la verità è che il suddetto testo è semplicemente una supercazzola, costruita da me, facendo ricorso ad un generatore di frasi casuali ed infarcendo qua e là i periodi ottenuti, con alcune parole chiave della poesia haiku.

E’ però bastato che la postassi, dandole una parvenza di credibilità, per essere accettata come qualcosa di reale.

Infatti, aldilà delle risposte ricevute, poche in verità, nessuno, dico nessuno,  ha messo in discussione la veridicità della mia pseudo-analisi.

Questo significa che, nel migliore dei casi, la gente pur avendo intuito che si trattava di una supercazzola, non è comunque riuscita a mettersi nella condizione di contestare apertamente il testo.

Il che mi porta ad affermare che:

La gente si lascia facilmente influenzare ed è condizionabile, senza che se ne accorga.

Chiunque riesca a costruirsi, a torto o a ragione, un minimo di credibilità, difficilmente poi viene messo in discussione, anche quando dice delle evidenti idiozie senza senso.

La gente guarda più all’autorità (vera o falsa che sia) , piuttosto che ai contenuti .

In altri termini, se sei considerato, allora puoi veicolare qualsiasi stupidaggine, con la buona probabilità di non essere smentito.

L’idea di questo test social mi è venuta leggendo una supercazzola di un eminente rappresentante del movimento haiku italiano, a cui avrei voluto rispondere sul suo blog: ‘ ma che è sta roba ?’ .  Non l’ho fatto, non perchè non ne fossi sicuro della fuffa, ma forse, mi sono detto, è solo la mia capacità di giudizio ad essere offuscata.

E’ stato quindi per verificare la reazione della gente ad una vera supercazzola, che mi sono inventato questo test.

Voglio vedere, mi sono detto, se scrivendo un’ evidente idiozia, qualcuno poi me lo farà notare.

Sfortunatamente i risultati hanno confermato che la capacità di giudizio critico della gente è bassa, la qual cosa spero ora porti, come conseguenza, ad una maggior consapevolezza in chi legge.

Signori e signore, attivate sempre il vostro senso critico, non bevetevi automaticamente qualsiasi cavolata vi venga proposta, anche se proviene da un pulpito più alto di quello del Papa.

Non abbiate paura a esprimere il vostro dissenso e le vostre idee, se sono genuine e non in malafede, saranno sempre bene accolte.

Formatevi una vostra coscienza personale a cui rispondere, solo così si diventa liberi e consapevoli.

Scrivere haiku è non essere ne carne, ne pesce.

La posizione religiosa di Bashō non è quella di un monaco, ma piuttosto di un tonseisha (semi-eremita), quindi in definitiva di un viandante.

Questo gli da la connotazione di non essere ne carne ne pesce, ovvero gli conferisce lo status di essere ‘senza status’, il che lo caratterizza come un’anti-struttura e ripeto ANTI-STRUTTURA !!

Nel passaggio di apertura durante la visita al Santuario di Kashima, Basho dice di sè stesso:

“Io non sono né un monaco né un uomo di mondo, io sono come un pipistrello, un incrocio tra un uccello e un topo”.

Questo tratto distintivo, questo essere come l’acqua, ovvero senza forma, è molto più vicino al taoismo che al buddhismo.

TORNARE ALLE QUALITÀ NATURALI
Il sommo bene è essere come l’acqua:
perseguire il bene senza affannarsi,
restare nel posto che tutti disdegnano.
Per questo l’acqua è quasi simile al Tao.
Quando ristagna si adatta al terreno,
nel volere s’adatta all’abisso,
nel donare s’adatta alla carità,
nel dire s’adatta alla sincerità,
nel correggere s’adatta all’ordine,
nel servire s’adatta alla capacità,
nel muoversi s’adatta alle stagioni.
E proprio perché si adatta è sempre pura.
(Tao The Ching VIII)

Secondo i principi della scuola di Basho, quindi anche i nostri, questo significa agire in modo illuminato, ovvero spontaneamente, mantenendo una mente pura, quando si scrive un haiku.

Il modello relazionale di un haiku

Analizzare e comprendere ogni singolo aspetto della realtà vissuta e conseguentemente di quello che si scrive è un passo importante sulla via della consapevolezza autoriale.

I risultati degli esercizi del Lab sull’evocazione di un soggetto hanno portato ad elaborare un modello che facesse chiarezza su cosa si debba intendere con relazione, in un haiku.

L’assunto fondamentale è quindi che un haiku descriva delle relazioni del proprio qui e ora.

Il seguente modello relazionale, sviluppato nel Lab, ha quindi due scopi:

  1. consentire ad un autore un’auto-analisi di ciò che ha scritto, migliorando così la propria consapevolezza autoriale;
  2. permettere un’analisi degli haiku dei maestri, fornendo così uno strumento che migliori lo studio delle loro composizioni. 

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La figura mostra tutte le componenti possibili in un haiku, secondo la nostra definizione.

SOGGETTO :  è l’elemento protagonista dello haiku , ovvero il soggetto del testo. Può avere uno o più attributi, ovvero una qualità o una caratteristica specifica, inoltre può essere esplicito o evocato implicitamente.

ENTITA’ FISICHE: sono gli elementi , presenti nel testo, (possono essere ‘m’) che vengono richiamati e messi in relazione con il soggetto. Anche le entità possono avere degli attributi.

RELAZIONE : è un collegamento,  (possono essere ‘n’) presente nel testo, che lega il soggetto ad una delle entità fisiche . Anche le relazioni possono avere degli attributi.

Esempi di applicazione

ondoso
si sposta tra gli scogli
sotto le stelle    (V. Adamo)

  • il soggetto non è esplicitato, ovvero è evocato, ed ha come attributo ‘ondoso‘.
  • si sposta’ è la relazione che collega il soggetto implicito (mare) con l’entità fisica ‘scogli’.
  • scogli è l’entità fisica correlata al soggetto tramite la relazione di movimento
  • sotto è la relazione che collega il soggetto con l’entità stelle
  • stelle è l’entità correlata con il soggetto tramite la relazione sotto

furtivamente di notte
un verme al chiaro di luna
penetra una castagna ( M. Basho)

  • il soggetto è esplicito (verme)
  • penetra è la relazione che collega il soggetto con l’entità castagna ed ha come attributo furtivamente (in modo furtivo)
  • notte è l’entità correlata al verme dalla relazione di (durante)
  • castagna è l’entità correlata al verme dalla relazione di penetrazione
  •  chiaro di luna è l’entità che collega il verme alla relazione al (sotto)

è arrivata la primavera?
o è già finito l’anno?
penultimo giorno (dell’anno vecchio)   (M.Basho)

Se cerchiamo di fare un’analisi relazionale ci si rende conto che manca non solo il soggetto, ma anche tutto il relativo contesto reale.
Mancano ancora due giorni alla fine dell’anno (il vecchio calendario giapponese era un calendario lunare che faceva coincidere l’inizio anno con l’inizio della primavera) e Basho  constata, ovviamente in senso retorico, che questi due eventi non coincidono.

Il soggetto di questo haiku non è quindi reale, ma una constatazione, ovvero un pensiero collegato a due ulteriori elementi concettuali : primavera e calendario, definiti dall’uomo, ma che in natura non esistono. Quest’opera quindi non è un haiku, secondo la nostra classificazione, ma più propriamente uno pseudo-haiku.

Elementi di pragmatica haiku: evocare

Per chi non avesse letto la sezione background, ricordo che la pragmatica della comunicazione nella poesia haiku riguarda le tecniche per coinvolgere il lettore, come enunciato qui.

Evocare significa richiamare per suggestione, quindi decidere quando, quanto, cosa, ma soprattutto come evocare in un haiku fa parte del necessario bagaglio tecnico di un poeta.

Vediamo subito un esempio:

salt wind blows
across the cliffs –
turquoise sea    (Juliet Wilson)

Qui il soggetto è il mare.  Il vento salato che soffia attraverso le scogliere evoca implicitamente il mare, che è inoltre caratterizzato esplicitamente nell’ultimo verso.

Il soggetto è quindi evocato due volte: la prima volta in modo implicito, indiretto, senza che il mare venga nominato ed una seconda in modo esplicito, diretto,  attraverso il suo nome e colore.

L’evocazione indiretta fa riferimento al vento salato, ovvero ad un elemento con cui il mare viene in contatto e che quindi è in stretta relazione fisica con lui.

Consideriamo ora questo mio h4ku:

si ripete si rinnova
sempre nuovo
sempre uguale
tracce di sale su uno scoglio  (EG)

Qui il soggetto è sempre il mare, ma compare soltanto in modo implicito.

Anche qui l’evocazione fa riferimento ad un elemento caratterizzante, con cui il mare viene in contatto: uno scoglio.

I primi tre versi di questo mio haiku sono neutri, ovvero non portano di per sè nessuna informazione specifica che possa far pensare subito al mare, in quanto alludono solo a qualcosa di ciclico, di non meccanicamente ripetitivo, quindi sono introduttivi all’evocazione vera e propria, che prende corpo soltanto attraverso la lettura dell’ultimo verso.  In realtà ci sarebbe da dire molto altro su questo haiku, che riprenderò quando parlerò di koan haiku, ma per ora limitiamoci a questa lettura primaria.

Un ultimo esempio, sempre mio :

Chiavari
intorno alla barca
il suo sciabordio
oscilla una luna spezzata (EG)

Qui, ogni singolo verso richiama il mare:  il riferimento geografico, la barca, il rumore delle onde contro lo scafo ed infine il riflesso della luna che si spezza sul movimento dell’acqua.

Anche qui, l’immagine gira intorno alla relazione fisica tra il mare e la barca, concausa di tutti i fenomeni sopradescritti.  Quindi richiamando e mostrando le componenti di questa relazione rispetto alla barca, ecco che compare il mare.

Sottolineo inoltre l’uso dell’aggettivo °suo° utilizzato, nel terzo verso, come ulteriore richiamo al mare.

Da questi esempi, possiamo evincere che evocare significa osservare e poi selezionare, quindi:

  1. Evocare, significa osservare le relazioni fisiche di un determinato fenomeno o evento
  2. Questa osservazione deve limitarsi alla realtà, quindi alle sole relazioni fisiche tra gli oggetti o le entità che vengono in qualche modo in contatto con il soggetto che vogliamo evocare.
  3. L’evocazione ha a che fare con il controllo, perchè richiede una particolare attenzione alle relazioni ed alle dinamiche del soggetto che si vuole evocare.
  4. Successivamente è necessario selezionare tra le relazioni possibili quelle che poeticamente per noi sono le più significative  e quindi in grado di creare empatia con il lettore.

C’è inoltre da tener presente che la qualità dell’evocazione ha a che fare con la consapevolezza del poeta, ovvero nel saper portare a livello conscio, tutto il materiale che l’osservazione ha sedimentato e che può emergere anche dall’inconscio. In questo caso, come nel secondo esempio, è bene usare una forma neutra per questo tipo di osservazioni.

Concludendo: più profonda è l’osservazione, più relazioni riusciremo ad individuare, più relazioni significano più ricchezza disponibile in termini di materiale, quindi di conseguenza, la possibilità di migliorare la pragmatica di comunicazione del nostro haiku verso i lettori.

Ricordo infine che tutti questi processi vanno studiati, esercitati ed infine, una volta appresi,  dimenticati, ovvero portati a livello inconscio, per fare in modo che i vostri haiku risultino sempre genuini.

haiku come controllo

Haiku è controllo, ovvero padronanza del momento e della composizione , senza controllo tutto si riduce  ad un semplice giochino. (EG / parafrasando Basho)

La-potenza-e-il-controlloIl Lab racconta che anche gli autori più bravi ed esperti, spesso non sanno riconoscere e comprendere appieno le loro opere, ovvero anche gli autori più esperti non sanno cosa sia il controllo nel processo haiku.

Può sembrare paradossale sostenere che haiku sia controllo, soprattutto in un approccio come il nostro.

Molto spesso lo zen è associato a stereotipi di tipo mistico-spirituale, a visioni di gente che svolazza a mezzo metro da terra, nella posizione del loto,  in realtà basta leggere questa poesia del maestro zen Ikkyu per capire che non è così:

« Esausto di piaceri omosessuali, abbraccio la mia donna.
lo stretto percorso dell’ascetismo non fa per me:
la mia mente corre nella direzione opposta
è facile chiacchierare di zen – mi limiterò a chiudere la bocca
a giocare e a far l’amore tutto il giorno. » 

Premesso tutto questo, quando si comprende che cosa sia il processo creativo zen,  allora si capisce come rinunciare al controllo consapevole , perchè di questo si tratta, sia in realtà la pessima scelta alternativa di controllo inconsapevole.

Troppo spesso chi scrive haiku non ha il controllo del momento e non ha un’idea chiara, magari personale, ma chiara, magari imprecisa, ma chiara, di che cosa sia una poetica , che nel Lab indichiamo negli insegnamenti di Basho e che abbiamo riassunto nella sezione background.

Se non sai cosa sia la poetica di Basho, non puoi aderirvi, se non aderisci, non hai il controllo del tuo processo compositivo, se non hai nessun controllo, sei un mero esecutore, un puro assemblatore, un “giocatore di parole”, come  dice Basho.

Il controllo del momento

Spesso s’insinua che la consapevolezza implichi il lasciarsi andare.

“la consapevolezza non mira a controllare, sopprimere o fermare i pensieri”  (dal web)

In realtà, la consapevolezza implica un serio e costante controllo.

Quando sei consapevole dirigi l’attenzione , ovvero ti concentri su ciò che accade, prestando attenzione anche alle emozioni che si presentano, senza giudicarle o etichettarle  e il termine “dirigere” è un segno inequivocabile di come sia in atto un processo di controllo.

Ho già trattato qui come esercitare la consapevolezza e qui come funziona un cervello consapevole, quindi non occorre aggiungere altro, se non raccomandare ancora una volta che senza consapevolezza, non avrete il controllo dei vostri momenti haiku.

Avevo pensato che il satori (l’illuminazione zen)  fosse morire nel momento, invece il satori è vivere indifferentemente qualsiasi momento. (Masaoka Shiki)

Il controllo della poetica

Se il controllo del momento purifica la realtà dalle scorie mentali, ovvero prepara il poeta all’opera, il controllo della poetica purifica un haiku da ogni possibile rozzezza.

Un poeta di haiku rimane rozzo, fino a quando non avrà maturato un suo stile (EG)

Chi  non aderisce ad una poetica,  non ha nessuna disciplina, non ha nessun riferimento, nessun modello, nessun parametro, quindi, come una nave senza timone, non svilupperà mai un proprio stile e non avrà mai il pieno controllo delle sue opere.

In quest’ottica, Haiku è solo arte, ma come per la musica o la pittura, i veri artisti si distinguono dagli amatori, quando controllano pienamente la loro arte.

A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino.  (Picasso)

Per questo, lo studio delle opere dei maestri è fondamentale, come sostiene ancora Basho, ma la poetica,  una volta interiorizzata e compresa in tutti i suoi aspetti (gli ideali, le forme, l’estetica e la pragmatica),  va interpretata secondo le proprie inclinazioni e quindi personalizzata.

Diffidate quindi degli accademici e dei professori, da chi usa inutili termini giapponesi che vi dimenticherete dopo 5 minuti, o di chiunque non scriva dei buoni haiku, ma lasciate che siano solo le opere dei maestri a guidarvi.

Le arti, comprese la poesia e la letteratura, dovrebbero essere insegnate solo dagli artisti che le praticano, non da sterili professori. (Ezra Pound)

Riconoscere lo Yūgen: la tecnica checklist

Non esiste una sola parola che esprima lo stato d’animo che i giapponesi chiamano yugen. Per coglierne il significato, dovremmo aprire la nostra mente alle situazioni in cui i giapponesi la usano. (A.Watts)

Yūgen were poetic ideals that dominated Japanese poetry during Shinkokinshū period …….. It is difficult to define it and the meanings evolved over time and even differed among poets of this era. (David Barnhill)

Ci sono molti modi per arrivare a comprendere, ma il modo migliore è partire dalla sorgente. (EG)

yugenSe googlate le parole  “Yūgen  estetica”  troverete 21.300 pagine web e 815 libri, solo per restare all’italiano, su cui potete sbizzarrirvi e farvi un’idea del suo significato.

Oltre che ha richiedere un sacco di tempo, il problema è che, così facendo, starete leggendo le idee di qualcun altro che , molto probabilmente, a sua volta, le ha derivate da qualcun altro ancora.

Io,  lo ammetto, normalmente ho una scarsissima fiducia di quello che scrivono gli altri,  soprattutto se non conosco bene la fonte, inoltre mi piace cavarmela da solo, per cui quando posso io vado alla sorgente.

Il rifiuto è la più prevedibile di tutte le reazioni umane. …….  La funzione dell’Eletto è quella di tornare alla Sorgente …. .  (Matrix Reloaded – L’Architetto)

Yūgen si scrive cosi:

幽玄

ovvero come composizione di due ideogrammi :

Il primo  幽 è ° yōu°  traducibile come:  remoto / nascosto distante / isolato / sereno / pacifico / imprigionato / nella superstizione indica il mondo sotterraneo.

A sua volta  幽 è scomponibile nella seguente serie di ideogrammi:

you Il primo è °yāo° , ripetuto due volte, traducibile con :  minuscolo, piccolo.

Il secondo, che contiene i due °yāo° ,  è  °shān° che significa : montagna, collina, vetta.

Il secondo ideogramma che compone yugen è 玄  “xuàn”: nero, misterioso.

chou

A sua volta 玄 è scomponibile nell’ideogramma ‘tóu’ che significa testa ed ancora in °yāo°.

Yugen allora richiama tutte queste definizioni, oltre alle loro composizioni, che si possono tradurre in immagini.

Ora, tralasciando gli step intermedi e venendo dritti al succo, posso dire che partendo da tutte queste informazioni di base ed elaborandole in termini di immagini, io ho codificato questa serie di mie interpretazioni poetiche del significato di yugen, ovvero yugen come …..:

  • atmosfera diafana
  • il piccolo nascosto nel grande
  • senso di mistero
  • senso di ricerca
  • senso di profondità
  • l’invisibile nel visibile
  • senso di vaghezza e di ombrosità
  • situazione nascosta e misteriosa
  • armonia formata da un grande sfondo ed un dettaglio
  • una bellezza delicata, fragile, suggestiva, timida rapportata ad una imperiosa
  • una bellezza modesta, quieta, silenziosa su uno sfondo imponente
  • momento inaspettato, un evento inatteso, appena scoperto, spontaneo e naturale
  • un’inezia nascosta e quasi invisibile 

Ovviamente tutte queste immagini non si sono generate automaticamente,  a dir la verità non ho nemmeno verificato se siano condivise anche da altri. In realtà la cosa non m’interessa molto perchè comunque questa è la mia interpretazione ragionata di yugen, quindi per me l’unica valida. Mi ci  è voluto del tempo e delle riflessioni continue che, sommate alla pratica dello studio dei maestri, hanno prodotto il suddetto mio personale database di yugen e anche questa è un’attività sempre work in progress che ha a che fare con la pratica dello haiku.

Ora confrontando un qualsiasi haiku con il mio database di immagini di riferimento, mi è abbastanza facile riconoscere la presenza o meno dello yugen. In inglese questa operazione si chiama “checklist”.

Sinceramente non so se questo metodo sia esportabile e quindi utilizzabile anche da altri. Inoltre c’è il rischio che qualcuno utilizzi a pappagallo queste immagini, rinunciando al percorso di miglioramento della propria consapevolezza autoriale, a cui io avrei così contribuito.  Anyway, alla fine mi è sembrato importante indicare un metodo che se applicato ed utilizzato correttamente, può invece essere di forte aiuto al miglioramento della consapevolezza. Ovviamente non indicherò i miei database per gli altri parametri estetici, in quanto è importante il metodo, più che i risultati.

Ora, di seguito, alcuni esempi, di come ho riconosciuto il mio yugen negli haiku dei maestri:

Yugen come atmosfera diafana:

Che fresco / Piedi contro un muro / Sonnellino di mezzogiorno (Basho) 

Yugen come momento inaspettato, evento inatteso, appena scoperto, spontaneo e naturale :

Che cos’è questo ragno / Che cos’è questo pianto / Vento d’autunno (Basho)

Un campo coltivato / Una nuvola immobile / Scomparsa (Buson)

Yugen come armonia formata da un grande sfondo ed un dettaglio – oppure come bellezza delicata, fragile, suggestiva, timida rapportata ad una imperiosa – oppure come senso di vaghezza e di ombrosità:

Boccioli di fiori notturni / La pelle di una donna / Bagliori nel crepuscolo (Chiyojo)

Yugen come senso di ricerca – come invisibile nel visibile.

Nel cielo blu / Scarabocchi e un dito / Fine autunno (Issa)

Ovviamente io utilizzo questo metodo anche in fase di composizione per verificare se ho inserito o meno lo yugen nei miei haiku.

Yugen come senso di un mistero.

Batte il tallone / Ora il Tao è in un filo d’erba / Tra i piedi nudi (EG)

Concludo dicendo che:

  1.  un minimo di yugen è sempre presente nelle opere dei maestri, o almeno io non ricordo di aver letto un’opera di un maestro che ne fosse totalmente priva
  2. senza un minimo di yugen un haiku risulta sempre brutto, o almeno questa è la mia esperienza (il che spiega anche il punto precedente)
  3. c’è di buono che è abbastanza difficile, per chi abbia un minimo di esperienza e talento, scrivere un haiku senza un minimo yugen
  4. aldilà di tutte queste considerazioni, l’importante è saperlo riconoscere

Qui un esempio di haiku senza yugen,  perchè tutto è troppo esplicitato e chiaro,  preso dal web:

Il sole splende – il mare è lontano – che nostalgia

Il fenomeno degli Shit-ku

Dal Lab:

L’ haiku si sta trasformando, questo è un dato di fatto.  Sono d’accordo che non occorre scandagliare le parole alla ricerca del kigo, e sono d’ accordo su una forma libera. Sono d’ accordo alle sperimentazioni e agli haiku di nuovo tipo.
Mi sembra che …però…. tutto questo porti a dimenticare un piccolo dettaglio.
Quando cominciai a voler scrivere haiku, tempo fa, mi trovai subito a interrogarmi di fronte ai sentimenti profondi di yugen, di wabi sabi, e tutti gli altri che danno un senso estetico all’ haiku. Sia ben chiaro che non sono giapponesofilo però trovo che quelle espressioni artistiche portino ad intuire un sentimento profondo comune non ordinario.
Trovo che da qualche anno a questa parte si focalizzi più l’attenzione a un haiku reattivo-immediato , ovvero haiku scritti con la motivazione del ” scrivo quello che mi viene in mente di scrivere perchè tanto ormai tutto è haiku. ” . Valanghe di haiku scritti a catena infilzando ogni singolo pensiero immediato che salta fuori….
La mia opinione è che la riflessione ai sentimenti dell’haiku viene sottovalutata se si cerca solo la motivazione di scrivere un haiku emotivo ed immediato . Quindi volevo lanciare una provocazione costruttiva….
Se per assurdo doveste vivere per sempre con un vostro haiku, da appendere per sempre in casa, scrivereste la prima cosa che vi viene in mente o vi sforzereste di renderlo il più estetico possibile ? Per carità … anche jakson pollock scarabocchiava le tele gettandoci colore sopra ma….
Grazie per questa riflessione . Ho scritto qui perchè ho sempre creduto nella qualità e nell’innovatività del gruppo . Spero di aver fatto qualcosa di buono specialmente per coloro che trovano nell’haiku una via nello spirito del makoto.                  (Stefano  Riondato)

Come non si può non essere d’accordo con Stefano, anche se questa sua lettura va approfondita e parzialmente corretta, come cercherò d’illustrare ora.

Troppi Shit-ku ? Senza dubbio. Quali le cause?  In estrema sintesi:  semplicemente perchè alla gente non viene proposta nessuna poetica, ma una marea d’inutili chiacchere sul Giappone ed una banalizzazione della forma, come unici strumenti qualificanti della poesia haiku.

Ma è anche vero che, come dice un detto zen :  anche se un maestro apre la porta, nel nostro caso Basho, poi sta all’allievo il compito di varcarla.

Ormai c’è gente che si laurea su Facebook, figuriamoci il diventare poeti haiku.

Sfortunatamente, senza una poetica non ci può essere haiku e anche se l’estetica è una caratteristica che può essere costruita a tavolino, è vero che senza makoto, senza genuinità, nel migliore dei casi ci troveremo di fronte ad una imitazione di un haiku, nel peggiore ad uno Shit-ku.

In un haiku genuino, infatti, l’estetica è soltanto un effetto ,  non la causa da ricercare nel processo compositivo, come dice chiaramente anche Basho.

Yugen, wabi sabi, karumi, solo per citare i parametri estetici più noti, nascono spontaneamente, se e solo se l’autore pratica il makoto, ovvero la genuinità dell’azione, quindi sono effetto, non causa del processo compositivo di un haiku.

Quindi un haiku genuino è sempre dotato di una sua intrinsica estetica, magari solo abbozzata e bisognosa di essere valorizzata, ma sempre presente ed è compito dell’autore, farla sbocciare.

Inoltre un haiku genuino presenta, quasi sempre una sua multidimensionalità, quindi è abbastanza facile da individuare, ma questo è un altro discorso.

p.s.

qui , per capire meglio Pollock e l’action painting

HyperHaiku 1/2

Sul Web, un collegamento ipertestuale (in inglese hyperlink, chiamato anche link), è un rinvio da un’unità informativa (documento, immagine, video, etc.)  che risiede da un’altra parte, su un’altra pagina web e che quindi spezza la  linearità dell’informazione propria del testo in questione che stiamo leggendo, creando così un ipertesto.

Se camminare o sedere su una spiaggia sono parte della mia realtà, allora anche navigare su internet fa parte della mia realtà,  se un fiore o il mare fanno parte dei miei haiku, allora anche il web con i suoi link fanno parte dei miei haiku.

Zen è dove sono.

Haiku è dove sono . 

Per quanto detto fin qui, allora:

Un hyperhaiku è un haiku in cui un pezzo della realtà sta sul web.   (Elio Gottardi)

Ricordi
Un’intera gioventù 
In una sola canzone  (EG)

le 3 catene e le 3 libertà

Un giorno un nuovo discepolo chiese a Basho:  “Maestro, cosa incontrerò sulla Via della parola?”

Basho rispose:

La Via della parola è fatta da 3 catene e 3 liberazioni.

La prima catena da spezzare sarà quella dell’ignoranza, quindi dovrai liberati dall’ignoranza attraverso lo studio dei maestri.

La seconda catena da spezzare sarà quella della conoscenza, quindi dovrai liberati da tutto quello che avrai studiato ed imparato, attraverso la consapevolezza poetica.

La terza catena da spezzare sarà quella della consapevolezza poetica, quindi dovrai liberati della tua stessa poesia.