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Haiku da foto ? … solo per impotenti e frigidi alla realtà

Tranne che per particolari sperimentazioni ed esercitazioni di gruppo, nel Lab Zen Haiku Italia è proibito postare haiku tratti da fotografie o , in generale, da immagini.

La ragione è semplice, derivare volontariamente un proprio haiku da un’immagine significa tradire la poetica haiku (furyu) , quindi, come diceva Basho, è solo un patetico giochino di parole.

Alla base del furyu, quindi alla base di ogni composizione haiku, c’è necessariamente l’esperienza personale, ovvero la sperimentazione fisica della realtà-natura (zoka), fatta in modo genuino (makoto), assaporando l’impermanenza (mujio) sia delle cose, che dei fenomeni con cui si è entrati in relazione.

Senza questi presupposti, non c’è haiku, anche se il risultato compositivo può avere la forma di un haiku.

Ognuno di noi, se vivo e vegeto, vive una sua realtà, che può essere più o meno stimolante in termini poetici, ma che è comunque unica ed irripetibile.

Un poeta haiku è allora colui che coglie gli attimi della sua realtà e li trasforma in versi.

Se sturi il lavandino, scrivi del lavandino, se scoli la pasta, scrivi dello scolapasta, se passi lo straccio, scrivi del pavimento e così via …

Haiku non è scrivere di tramonti guardando la foto di un tramonto, se sei sdraiato sul divano, ma scrivere del divano.

Quindi ogni volta che scrivi un haiku derivato da una fotografia o un immagine dimostri semplicemente la tua impotenza poetica, dimostri di essere frigido alla tua realtà, dichiarando inoltre di aver bisogno del viagra-immagine per riuscire scrivere.

Inizialmente, rimanevo soltanto inorridito da questi connubi foto-haiku, ora ho maturato la convinzione che queste iniziative siano, in massima parte, gli effetti della pessima influenza dei gruppi vetrina di haiku su “feisbuc” , che dedicano più attenzione agli aspetti social, che alla poesia in sè.

Se lo scopo è quello di accumulare dei like, allora bisogna stupire e si sa che un’immagine cattura di più delle parole. Il risultato però è una patologia che io chiamo disturbo bipolare inconscio, causato dal virus covid-giappo-feisbucchiano.

Mi spiego ….

In “feisbuc” , come dappertutto, qualche volta viene spacciata della roba buona, mentre altre volte della vera fuffa, e non sempre la gente è attrezzata per distinguerne la differenza.

Che è un po’ quello che capita, ad esempio a quegli americani, che scambiano la segatura del Parmesan, per Parmigiano (non è uno scherzo, succede veramente).

L’intossicazione da gruppo-vetrina giappo-like è comunque abbastanza riconoscibile.

Il primo sintomo è ovviamente la foto-haiku, che dichiara di per sè le frequentazioni di chi posta, secondariamente lo haiku associato alla foto è sempre, dico sempre, un 5-7-5 ed infine la presenza di un mentalismo conferma che di haiku si è capito davvero poco.

Se analizziamo tutto questo è chiaro che ci troviamo di fronte ad una dicotomia, a manifestazioni bipolari che alla pseudo-forma classica giapponese, abbinano l’uso di file digitali JPEG, che però, non appartengono, nemmeno lontanamente, alla tradizione giapponese haiku, visto che sono stati inventati solo negli anni ’90.

Certo, esiste la forma haiga , ma lì si uniscono su carta, addirittura tre arti tipicamente zen: la poesia, la pittura e la calligrafia, mica file JPEG, ed è importante capirlo, perchè altrimenti si ritorna a confondere il Parmesan con il Parmigiano.

Quindi se sei un giappo-ortodosso, conti le sillabe e cerchi il kigo, ma non lo sei per tutto il resto è chiaro che soffri quantomeno di bipolarismo.

Detto questo, mi sono chiesto : sarà un bipolarismo cosciente ? la mia risposta è stata: probabilmente no ! perchè è un comportamento assolutamente inconscio, frutto dei condizionamenti dei gruppi vetrina, in cui non s’impara a fare poesia haiku, ma dove ci si mostra, in un’autoreferenziale movida quotidiana, il che , intendiamoci è del tutto legittimo, solo che non potete farla in casa mia.

L’ analisi tecnica (AT) di un haiku

Nella poesia haiku, soprattutto nella forma h3ku, l’analisi tecnica (AT) è lo studio del testo poetico, rispetto ai parametri fondamentali che lo caratterizzano.

L’analisi tecnica è quindi uno strumento soprattutto di consapevolezza autoriale e serve a capire sia cosa si è scritto, che cosa si legge.

L’ AT si basa sul testo scritto, mentre gli unici parametri non derivabili direttamente da esso, sono l’interpretazione dell’essenza e la presenza di una doppia lettura in un haiku.

Parametri della AT (cliccare sui link per approfondimenti)

Vai all’esempio di AT.

Il “momento lungo” e la tecnica del “rafforzamento”.

Ci sono momenti haiku che durano pochi secondi ed altri molto più lunghi ovvero, tutto dipende da come elaboriamo le emozioni.

La lunghezza di un momento dipende dal tuo “sfondo mentale”, ovvero dal contesto emozionale che proviamo e che qualche volta dura più del solito, a causa di una determinata situazione o stimolo emotivo, che tende a permanere.

Qualsiasi qualcosa vi coinvolga abbastanza a lungo e faccia scattare un’emozione durevole, sarà la causa dei vostri momenti haiku lunghi. Qualsiasi cosa può scatenare un momento lungo: essere in fila al supermercato, guardare un film o fare una videochiamata con chi non abbracciate da un po’ .

Quando ciò accade, una mente zen registra, oltre alla realtà, anche questo contesto emozionale e lo include consapevolmente, come parte del tutto, senza rifiutarlo.

Diventa poi una scelta autoriale , il decidere se costruire un haiku dell’esperienza vissuta, come “momento corto” o “lungo”.

Ma se i “momenti corti” , ovvero quelli in cui le emozioni sono autorialmente escluse o appena accennate, sono la norma , come si trasporta invece “un momento lungo” in un haiku ?

Come si fa a far risaltare anche lo sfondo emozionale durevole che abbiamo provato, nel momento in cui decidiamo di volerlo fare ?

Personalmente, io uso una tecnica , molto semplice, che ho chiamato di “rafforzamento” .

Innanzitutto io la uso solo negli h4ku, per ragioni di ritmo e di vincoli, come vedremo.

Il rafforzamento consiste nel ripetere (rafforzare) , tipicamente nel primo e nell’ultimo verso , “lo sfondo emozionale”, lasciando ai due versi centrali il compito di suggerirsi come causa del prolungarsi del momento, messo in risalto dalla ripetizione dell’emozione.

Di seguito tre miei haiku come esempio.

paura
troppa gente
qui alla coop
paura tra i carrelli 

mi manchi
skype e whatsapp
non trasmettono abbracci
mi manchi

una gran f...
Il testosterone conferma
Charlize Theron
è una gran f...

Riprendo anche questo haiku dal Lab.

Gabriella De Masi
Respiro
La pioggia ha il profumo del glicine
Respiro appieno

Come s’intuisce il secondo verso è decisamente lungo, il che influisce sul ritmo, meglio

Respiro - 
La pioggia
ha il profumo del glicine
Respiro appieno

Il che ci riporta alla struttura h4ku.

Chiudo con un’osservazione sul famoso haiku di Issa

C'ero
C'ero soltanto
Intorno cadeva la neve

Anche in questo capolavoro abbiamo un “momento lungo” e probabilmente questo è il capostipite degli haiku “rafforzati” (non sono un accademico, quindi non ho fatto ricerche mirate a proposito).

Nella traduzione dello haiku di Issa, la struttura h3ku è perfetta e proprio per questo, a mio avviso, oggi diventa improponibile.

La struttura a 3 righe lascia un solo grado di libertà, ovvero un solo verso, sfruttabile e dopo Issa, riproporlo anche oggi , sarebbe quasi un’offesa al Maestro ed oltre modo ripetitivo.

La via di mezzo della pratica zen haiku

Articoli precedenti:

Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero :

La via di mezzo della pratica zen nella poesia haiku è quella di considerare lo zen, alla sola stregua di uno strumento. (EG)

Gli estremi invece sono: non considerarlo affatto o considerarlo un misticismo spirituale.

Primo estremo: lo zen negato

Vabbè … semplicemente mi rifiuto di commentare la posizione di chi esclude lo zen dalla poesia haiku, perchè io non discuto, ne parlo con gli equivalenti dei terrapiattisti: pura perdita di tempo.

Secondo estremo: lo zen mistico

Qui, al contrario, cadiamo nella spiritualità new age. Ovvero lo zen come la cristalloterapia, i fiori di bach, l’oroscopo e altre baggianate del genere.

Altra perdita di tempo, anche qui, inutile andare oltre.

Zen come strumento

Un astronomo studia il cielo grazie ad un telescopio, un salumiere vende prosciutti e formaggi grazie alla bilancia, un poeta haiku arriva all’eccellenza, solo grazie alla pratica della mente pura, che Basho chiama makoto (genuinità).

C’è una chiara e storica connessione tra lo scrivere haiku, la mente pura e la pratica zen, che altro non è che il mezzo per raggiungere e sperimentare quello stato mentale, in cui nasce l’autentica poesia haiku.

La mediocrità di un poeta, se non addirittura la sua barbarie, come la chiama Basho, sta nell’arroganza di ritenere inutile qualsiasi purificazione della mente, o nel credere che lo scrivere porti automaticamente alla mente pura.

Scrivere haiku, come ogni arte zen, può essere un volano alla pratica della mente pura, un facilitatore, non un sostituto.

E questa è la solita vecchia storia di chi confonde la causa con l’effetto, mentre il giusto atteggiamento, per chi vuole scrivere haiku, consiste nel considerare lo zen alla stregua dello straccio per la polvere.

Se ci pensate bene, la polvere è quella cosa che spostiamo continuamente e che non si distrugge mai.

La spostiamo dai mobili al sacchetto dell’aspirapolvere, dal sacchetto alla pattumiera, dalla pattumiera al camion della spazzatura, forse poi la si brucia, ma è illusorio pensare che si possa eliminare definitivamente, perchè , alla fine, si riforma.

Ora, voi potete usare lo straccio o non usarlo, per togliere la vostra polvere, ben sapendo che la polvere continuerà comunque a posarsi sulla vostra poesia.

E a questo serve lo zen, a tenere pulita, per quanto possibile, la vostra poesia, ovvero la vostra mente.

Il seguente koan spiega ancora meglio questo aspetto.

Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan)*
La Porta senza PortaCaso 9 – Daitsû Chishõ Buddha   

Un monaco chiese a Kõyõ Seijõ, “Daitsû Chishõ Buddha sedette in zazen per dieci kalpa (più o meno 10 volte la creazione della terra o 3,5 volte la nascita dell’universo, ovvero 45 miliardi di anni) e non poté raggiungere la Buddhità.  Malgrado il nome, egli non divenne un Buddha. Com’è possibile?” Seijõ disse, “La tua domanda è piuttosto ovvia”. Il monaco chiese, “Egli meditò così a lungo; perché non poté raggiungere la Buddhità?” Seijõ disse, “Perché lui non divenne un Buddha!” 
Commento di Mumon Ammettiamo la realizzazione del barbaro, ma non la sua comprensione. Quando un uomo ignorante realizza questo, egli è un saggio. Quando un saggio comprende ciò, egli è un ignorante. 
La strofa di Mumon Meglio emancipare la vostra mente che il vostro corpo;  Quando la mente è emancipata, il corpo è libero, Quando corpo e mente, sono entrambi emancipati, Anche dèi e spiriti ignorano il potere mondano. 

Parafrasando Mumon … potete passare l’intera vita a scrivere haiku, magari anche più evocativi di quelli dei maestri, ma solo quando la vostra mente sarà emancipata, anche la poesia si libererà, che è poi lo scopo di ogni arte zen. (EG)

Mente haiku, mente zen, mente pura

Caso 5 – Lo “Stare su un Albero” di Kyõgen (Mumonkan 無門關, La Porta senza Porta)


Kyõgen Oshõ disse, “Vi è un uomo su un albero che pende da un ramo con la sua bocca; le sue mani non afferrano il ramo, i suoi piedi non poggiano sulla terra. Qualcuno appare sotto l’albero e gli chiede, ‘Qual’è il significato della venuta di Bodhidharma dall’Ovest?’ Se non risponde, egli rifiuta di rispondere alla domanda. Se lui risponde, perderà la sua vita. Cosa fareste voi in tale situazione?”

C’è il pensiero conscio, quello inconscio e la mente zen .

Il pensiero conscio è quello della dichiarazione dei redditi, quello inconscio è l’andare in bicicletta, mentre la mente zen è la soluzione del koan.

Il koan 5 di Mumon
Nella mente zen
Il koan scompare (EG)

Che è poi è anche quello che succede a chi scrive haiku.

Haiku
C'è chi li pensa
C'è chi li sente
C'è chi li vive (EG)

La mente conscia pensa al formato ed alle tecniche haiku, quella inconscia ai valori poetici, la mente zen, semplicemente, purifica il tutto trascendendo ogni cosa, come dev’essere.

Lo zen ?
La poesia ?
La vita ?
Nessuna differenza (EG)

cosa fa di un haiku un haiku?

Gettan Oshõ disse: “Keichû, il primo fabbricante di ruote fece un carro le cui ruote avevano cento raggi. Ora, supponete di prendere un carro e di rimuoverne sia le ruote che l’asse. Che cosa avreste?” (Caso 8 – Keichû, il Fabbricante di Ruote , Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan), La Porta senza Porta .

Allora io Vi chiedo, cosa fa di un carro, un carro ? di un gatto, un gatto ? di una donna, una donna ? dello zen , lo zen ? o infine, di un haiku, un haiku ?

La loro natura.

Togliete ad un carro le ruote, ad un gatto la felinità, ad una donna la femminilità, allo zen la pratica della mente ed ad un haiku il makoto, ovvero la genuinità e li snaturerete.

E snaturare qualcosa, equivale a toglierne l’essenza.

Così come non sono le dimensioni, o la forma a dare senso al carro, allo stesso modo non è la forma, ne le sillabe, ne le regole, a dare senso alla poesia haiku.

nella vasca
con il bagno della sera
il koan 8 di Mumon -
acqua asciutta  (EG)

La poesia Haiku non è per barbari

Rileggendo il caso 4 della famosa raccolta di koan zen Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan), La Porta senza Porta, mi è venuto spontaneo immaginare questo dialogo.

  • Maestro, perchè un haiku non deve avere una struttura rigida?
  • Per la stessa ragione per cui Wakuan disse, “perché il Barbaro Occidentale non ha nessuna barba ?”.
  • Ricordo che Mumon a riguardo commentò : “lo Studio dovrebbe essere vero studio, l’Illuminazione dovrebbe essere vera illuminazione. Voi dovreste una volta incontrare direttamente questo barbaro per essere veramente intimi con lui. Ma dire che voi siete già veramente intimi con lui divide in due ognuno di voi. ” Questo commento vale anche per la poesia haiku ?
  • Certamente, perchè il barbaro è lo stesso e se ragioni in termini di forma, smetti di essere un poeta.
  • Quindi anche la strofa di Mumon : “Non discutete del vostro sogno davanti ad uno sciocco. Un Barbaro senza barba oscura la chiarezza.” Ha lo stesso significato ?
  • Certamente. La chiave di lettura è la stessa.
  • Ovvero ?
  • Nello zen, come nella poesia haiku, non c’è posto per rigidi concetti predefiniti. Non discutere dei tuoi haiku con gli sciocchi. Quando un haiku è genuino, qualsiasi discussione sulla forma oscurerà la sua chiarezza.
  • Qual è allora l’errore dei barbari?
  • E’ lo stesso di Platone, quello di ragionare per archetipi, cioè cercare di rendere trascendente, una poesia che è invece pura immanenza.
Scrivi senza
Barbari pregiudizi
Sii un poeta (EG)

alla ricerca del makoto: un esempio

Una via per il makoto è lo studio dei Maestri, dice Basho (qui approfondimento).

Questa pratica è una pratica personale, da abbinare alla pratica meditativa, perchè la seconda, a mio avviso, fornisce gli strumenti per la prima.

Anayway, ho deciso di condividere un esempio dei miei studi, per permettere l’esame un caso pratico, di cosa significhi, almeno per me, lo studio dei Maestri, per la loro componente poetica.

Solitamente io seleziono a caso, senza una precisa ragione, una serie di haiku di Issa, Buson e Basho, riguardanti uno stesso soggetto (in questo caso , farfalle) , poi analizzo le peculiarità di ciascuna opera.

Lo scopo è quello di cogliere l’essenza di ciascun haiku e le relative strategie compositive.

Annoto poi le mie osservazioni su ogni haiku e alla fine cerco di trarre delle conclusioni di carattere generale, che cerco poi di fare mie, considerandole come il succo della poesia dei maestri.

Come dice Basho, ricordo che lo studio dei Maestri non è ne una ricerca accademica sulla poesia, ne uno studio sulle tecniche compositive, ma un passo per raggiungere il makoto, ovvero quella condizione compositiva-mentale di genuinità poetica, comune ad ogni vero maestro.

犬と蝶他人むきでもなかりけり (Issa)

inu to chō
tanin muki de mo
nakarikeri
A dog and a butterfly:
To look away ?
Neither will be first.
Un cane e una farfalla
Distogliere lo sguardo ?
Nessuno lo farà per primo
Haiku sulla natura delle cose.
Una relazione fisica (quella di osservarsi a vicenda) , guidata dagli istinti, viene usata come unico parametro descrittivo in tutta l’opera.
Non sono le cose in sè, ma le loro relazioni ad essere prese in considerazione, per mostrarne la vera natura.

庭の蝶子がはへばとびはへばとぶ (Issa)

niwa no chō
ko ga haeba tobi
haeba tobu
A butterfly in the garden:
Chased by a child, flying,
Chased and flying again.
Una farfalla in giardino
Inseguita da un bimbo, mentre vola
Ed inseguita e in volo, ancora
Haiku sul qui e ora e sulle dinamiche del mondo.
Vengono usati l’inseguimento e il volo, come stratagemmi per sottolineare il movimento.
Nel movimento, tutto è nuovo, anche se poi tutto è anche riferibile ad un ciclo che si ripete.

蝶とんで我身も塵のたぐひ哉 (Issa)


chō tonde
wa ga mi mo chiri no
tagui kana
A butterfly in flight, and
I, too, am a speck of dust
Just the same.
Una farfalla in volo
Un granello di polvere, come me
Stessa cosa
Haiku sull’ impermanenza e come questa sia l’elemento unificante di tutte le cose.
L’immagine del volo indica l’intangibilità, mentre la polvere il destino ed il valore delle cose umane.
Anche se differenti, non c’è differenza tra le cose, perchè sono generate dallo stesso Tao.

釣鐘にとまりてねむるこてふ哉 (Buson)

tsurigane ni
tomarite nemuru
kochō kana
On the great temple bell
Alighting for a doze
Are butterflies.
La grande campana del tempio
Si appoggiano per riposarsi
Farfalle
Immagine fotografica, quasi infantile.
Haiku elegante ed estetico, ma senza quello spessore che una lettura a più livelli , invece mostra in Issa.
Haiku che mostra come senso estetico e semplicità possono elevare un’ immagine quasi banale.

胡蝶にもならで秋ふる菜蟲哉 (Basho)

kochō ni mo
narade aki furu
namushi kana
A butterfly, it has
Not managed to become,
so late in autumn
This caterpillar.
Farfalla
Il fallimento, nell’autunno inoltrato
Di questo bruco
Haiku a due livelli.
L’ immagine esplicita si sovrappone all’immagine implicita, ovvero la mancata metamorfosi da uomo egocentrico ad illuminato, vista come fallimento personale .
La farfalla come fine della ricerca della propria vera natura, mentre il bruco come natura ancora ancorata all’ego.
Il mio fallimento di quest’autunno è che io bruco, non sono riuscito a diventare farfalla, dice Basho.

秋をへて蝶もなめるや菊の露 (Basho)

aki o hete
chō mo nameru ya
kiku no tsuyu
With the passing of autumn
Butterflies, too, sup upon
Dewdrops on the chrysanthemums.
Con il passare dell’autunno
Le farfalle sorseggiano appena
Le gocce di rugiada sui crisantemi
Haiku a due livelli.
Sempre due immagini presenti.
Quella esplicita delle farfalle e quella implicita sul crepuscolo della vita umana.
Come le farfalle in autunno , anche l’uomo , nel suo autunno, sorseggia appena le gioie della vita.
Il crisantemo è usato come simbolo di vita e felicità in Giappone.

椹や花なき蝶の世すて酒 (Basho)

kuwa no mi ya
hana naki chō no
yo sute zake
The mulberries,
For a butterfly lacking blooms, will make
A wine with which to leave the world.
Dalle more di gelso
Per una farfalla
priva di fioriture, arriverà
Il vino con cui lasciare il mondo.
Haiku a due livelli.
L’immagine implicita mostra l’uomo libero, privo di fioriture,
in grado di affrontare la sua morte senza rimpianti.
Dalla vera sostanza, dallo zen nasce l’unica libertà.

蝶の飛ばかり野中の日かげ哉 (Basho)

chō no tobu
bakari nonaka no
hikage kana
butterflies flit . . .
that is all, amid the field
of sunlight
Volo di farfalle
Solo questo, in mezzo ad un campo
inondato dalla luce del sole
Haiku ad un livello, anche se forzando un po’, c’è la possibilità di una seconda lettura,
di cui però non sono sicuro.
Questo dubbio, rende ai miei occhi questo haiku particolarmente fascinoso.
Tutto gira intorno a quel “solo questo”, a meno di una topica nella traduzione.
Ad ogni modo lo stratagemma di focalizzare il dettaglio del volo, rispetto a tutto il resto, lasciando solo come sfondo il campo pieno di sole, massimizza lo yugen. Che sia invece questa la sola chiave utile ?

Conclusioni

  • I maestri usano quasi sempre la poesia come testimonianza di comprensione.
  • per fare questo, quasi sempre inseriscono più livelli di lettura
  • i livelli riguardano un immagine esplicita, soggetto dello haiku, ed una implicita , richiamo ad una condizione personale od umana.
  • le tematiche del livello implicite sono quelle tipiche dello zen: la vera natura , l’impermanenza, il qui e ora, l’illuminazione.
  • gli haiku ad un livello sono invece delle immagini fotografiche, descritte in modo semplice, quasi infantile
  • massimizzare lo yugen, negli haiku ad un solo livello, sembra una buona strategia compositiva
  • usare il soggetto come
    • relazione (guardarsi reciprocamente)
    • azione (in volo, si posano, si riposano, bevono)
    • simbolo
    • risultato di una trasformazione (metamorfosi)
Omaggio alla lettura nascosta dell'ultimo haiku di Basho

Cercano un solo fiore
In quel campo inondato di sole 
Farfalle (EG)

la via di mezzo della poesia haiku

Leggere prima:

Premessa

Questo non è ne un articolo accademico, ne una tesi , ma soltanto un ragionamento che segue i due precedenti articoli, elencati sopra.

La pratica haiku

Volendo generalizzare, si può dire che la pratica haiku sia la composizione di una poesia breve, basata su delle regole formali ed ispirata a degli ideali poetici ed estetici.

Secondo questa definizione, geometricamente possiamo allora collocare ad un un estremo di questa scala di valori (intesi come unione di forma e poetica), gli haiku tradizionali giapponesi, mentre all’altro estremo, gli haiku basati su regole libere.

Banalmente, allora la via di mezzo sarà quella via che si colloca tra questi due estremi.

Haiku tradizionali come primo estremo

Pensare che gli haiku tradizionali giapponesi si possano trasporre anche fuori dal Giappone, mantenendo intatte le loro caratteristiche è una cosa abbastanza bizzarra, perchè è come per il “caffè espresso”.

Avete mai bevuto un vero “espresso” fuori dall’ Italia ?

Io mai.

Se all’estero, entrate in un bar, scoprirete che tutti sanno cosa sia un “espresso”, ma poi nessuno lo sa fare bene, perchè manca sempre qualcosa, anche se la macchina usata è una Faema, ovvero la Ferrari delle macchine da caffè.

Al di là della procedura di preparazione di un vero espresso italiano, che è di 7 passi e che quasi nessuno conosce (anche in Italia) ed oltre all’ovvia qualità della miscela, che determina l’equilibrio della bevanda finale, quello che veramente all’estero manca è la cultura della crema, ovvero della poetica del caffè espresso, di quel’emulsione instabile, contenente anidride carbonica, derivabile solo da una fresca tostatura e macinatura, e che deve persistere nella tazzina, per almeno 1 minuto, 1 minuto e mezzo.

In sintesi, niente crema? niente espresso!

E dev’essere questo stesso tipo di sconforto, quello che deve provare un poeta giapponese, quando legge certi nostri haiku, scritti in italiano o in inglese, che sia, perchè dev’essere come bere un espresso senza crema, ovvero senza la potenza della fondamentale presenza dei kanji.

Ora, se prendiamo, un po’ arbitrariamente , l’opera originale di M.Basho come modello di riferimento per gli haiku tradizionali giapponesi, allora abbiamo una forma ed una poetica quasi matematica, anche se poi anche in Basho esistono delle eccezioni.

Chi segue questa via, si colloca nella tradizione avviata da M.Basho e poi ripresa dai grandi Maestri.

Basho, Buson, Issa e Shiki stanno tutti nell’alveo della tradizione, anche se con le loro peculiarità ed inevitabili differenze.

La forma standard basata su una ” prosodia ” cinque, sette, cinque, le ” parole stagionali “, il ” taglio ” e una poetica, ampiamente trattata da questo blog e derivata dallo zen, accomunano questi haiku.

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E Basho disse: Imparate ad essere pino daL pino

Ziqi sedeva vacuo e distaccato, respirando e fissando il cielo. Yancheng, allora gli chiese : “cosa fai ? credi davvero di riuscire a diventare come un albero avvizzito, mentre la tua mente è cenere morta? non sei sempre lo stesso uomo di prima!” Ziqi rispose: “fai bene a chiedermelo, Yancheng. Proprio ora ho perso me stesso. Capisci?” (Cap. 2 dello Zhuangzi )

Questo passo è spesso citato dai poeti delle scuole di haikai. Secondo Lin Xiyi , commentatore dell’epoca Song, Ziqi è un saggio Taoista perchè ha eliminato la sua soggettività (oggi diremmo il proprio ego), diventando uno con l’universo. In questo stato mentale , “l’uomo vacuo che siede fissando il cielo non è lo stesso di quando non è vacuo.”

E Basho disse : “Imparate ad essere pino dai pini ed imparate ad essere bambù dai bambù.”

Come Ziqi , il Maestro invita ad eradicare la soggettività (ego) dalla poesia. Un poeta non imparerà mai nulla dal proprio sè soggettivo, anche se farà di tutto per imparare. Imparare significa dimenticare il proprio sè, unendosi all’oggetto, comprendere i suoi dettagli, entrando in esso e lasciando infine che ciò che viene vissuto diventi poesia. Ad esempio, quando si rappresenta la forma , ma non si riesce anche ad esprimere l’essenza di un oggetto, allora c’è separazione e la poesia non risulterà genuina, ovvero sarà priva di makoto.

L’unificazione dell’oggetto con il soggetto, l’identificazione del poeta con la realtà vissuta e l’eliminazione della visione soggettiva (ego) , sono le basi filosofiche taoiste dello Zhuangzi, da cui emerge il principio per il quale ‘tutte le cose sono uguali, ovvero non c’è superiorità o inferiorità di qualcosa rispetto a qualcos’altro. Da qui , la pratica “del digiuno della mente” e “del vuoto , per raggiungere la piena comprensione.”

Altro concetto importante dello Zhuangzi è la “trasformazione con le cose” (wuhua) . L’unità del sé con il cosmo è un aspetto fondamentale dello Zhuangzi ed un modo per raggiungere questa unità, secondo lo Zhuangzi, è di dimenticare il sé ed entrare nel corso della natura, o, in termini taoisti, nel corso del Cielo e della terra. Lo Zhuangzi dice: “dimenticare le cose ed il paradiso si chiama disimparare il proprio sé, ovvero chi dimentica il proprio sè, proprio perchè dimentica, entra in Paradiso. ” Ovviamente, l’espressione “ entrare in Paradiso ”significa raggiungere il Tao e, poiché il Tao si manifesta nella natura di ogni essere, raggiungere il Tao significa unirsi alle cose. “Ranxiang praticò il vuoto e lo seguì fino a completarsi. Unendosi alle cose, lui non conobbe fine, né inizio, né l’anno, né la stagione. E poiché cambiava di giorno in giorno con le cose, era tutt’uno con l’uomo che non cambia mai, quindi perché mai avrebbe dovuto smettere di farlo? ”. Così, unendosi ai cambiamenti di tutte le cose, Ranxiang divenne immortale e senza limiti, perchè svuotare la propria mente, entrando in armonia con le cose porta alla perfezione.

In conclusione, come si può facilmente evincere, lo Zhuangzi ha fornito un contribuito fondamentale nel formare la poetica di Basho, che ha così potuto teorizzare la contemplazione intuitiva della natura, come strumento imprescindibile nella percezione artistica.

sono senza essere
come un verde bambù
piegato dal vento (EG)