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Zenrin Kushû & Haiku #1 : haiku selezionato

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La frase dello Zenrin Kushû mostra la Buddhità della natura, attraverso la pioggia e contemporaneamente l’angoscia dell’uomo comune che, non ancora risvegliato, anela a raggiungere la stessa Buddhità.  Lo haiku di Roxana Russo ha ben messo in evidenza queste differenze.

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Zen haiku è pratica

Slug trailLa pioggia di ieri sera ha scatenato le lumache che se ne stavano in giardino.
Una, forse la più intraprendente, salendo i gradini è strisciata fin sulla porta della mia cucina.
Io ora non la vedo, io adesso non so dove sia, ma attraverso questa sua assenza, io ritrovo la mia presenza.

Assenza e zen –
La scia di una lumaca
sullo zerbino

(Elio Gottardi)

Uno zenhaiku di Elio Gottardi

Immerso nel vuoto, semplicemente stavo, quando all’improvviso ho sentito dei cani lontani, sicuramente si stavano azzuffando perchè il loro abbaiare era rabbioso.

Dal quel kensho è nato questo haiku

nessuno sa
dove muore
il latrato dei cani

(Elio Gottardi)

Quando sai riconoscere i tuoi haiku, non c’è bisogno di like o di qualcuno che te li pubblichi o li commenti, per sapere che sono buoni.

La Via della parola è una via solitaria che rifugge il consenso ed il sociale.

E allora? per chi stiamo scrivendo? per noi stessi, direbbero Seneca, Confucio e il maestro Basho.

Risultati tappa #1 (diario di viaggio) concorso 7 passi sul sentiero di Basho

  • Vincitori di tappa ex equo:
    • Tania Ballotta
    • Gabriella De Masi
  • Menzioni d’onore:
    • Francesco Palladino
    • Maria Malferrari
    • Angiola Inglese
    • Nazarena Rampini
    • Gianni Placido
    • Monica Federico
    • Margherita Petriccione

E’ stato difficile stilare una classifica, in quanto tutte le opere presentate sono state di buon livello, sia per le parti in prosa che per quanto riguarda la forma haiku.

Dopo aver letto e riletto le composizioni, anche a distanza di giorni, per evitare eventuali influenze, legate a miei momenti particolari, alla fine ho concluso che sarebbe stata una forzatura scegliere un solo vincitore e solo quattro menzioni d’onore, in quanto anche le composizioni più deboli, avevano comunque delle particolarità od offrivano dei temi, che andavano premiati.

Se c’è una cosa che ho imparato nella mia vita è che quando le regole non si adattano alla realtà, si devono semplicemente cambiare le regole, con questo spirito,  ho quindi nominato due vincitori e più menzioni d’onore, di quanto avrei dovuto.

Rinnovo i miei complimenti a tutti gli autori,  perchè mi avete complicato non poco il lavoro e le conseguenti valutazioni.

Concorso interno: alla ricerca del karumi (menzioni d’onore)

Dopo il vincitore presento:

Menzioni d’onore

Monica Federico

Il primo caffè-
l’ombra del basilico
sul muro bianco

Margherita Petriccione

profumo di tiella-
schiacciato contro il vetro
il muso del gatto

Gabriella De Masi

Coda al bancomat
L’ aria odora di pizza
Qualcuno sbuffa

Antonio Mangiameli .

un cassonetto
un uomo con un gancio
foglie di verza

Ho voluto menzionare queste opere in quanto contengono alcune caratteristiche secondarie, ma non per questo meno importanti, del karumi di Basho, quali:  il rispetto dello spirito poetico originale e della genuinità poetica di Basho, il rifarsi all’ordinarietà, in piena libertà, ma al tempo stesso rispettando i confini della tradizione, ovvero senza la presenza di eccessi, l’aleggiare dello spirito dello zen, che si coglie nel momento vissuto,  una visione quasi pittorica delle immagini che emerge dai testi e che li rende trasparenti alla mente e per finire, una certa musicalità derivata dalla lettura e quindi dalla scelta della semplicità riguardante le parole ed i termini utilizzati.

Concorso interno: alla ricerca del karumi (vincitore)

Vincitore

Ora di cena –
Tra mestolo e penna
Haiku e minestra

(Miriam Bonvini)

Ho premiato questo haiku, perchè il karumi è completo e ben valorizzato dai fattori fondamentali che ne definiscono la poetica: quotidianità, trasparenza e comprensione profonda della realtà.

Il soggetto mostrato è correttamente centrato (la quotidianità della cena),  la trasparenza è presente (assenza di ogni lirismo e filtro mentale), inoltre l’immagine globale è purificata da ogni ombra di volontà autoriale, mentre la comprensione della realtà è profonda, in quanto determinata dall’unità del momento mostrato: un vero momento zen, una micro-illuminazione.

La spontaneità della mente zen è l’essenza di questo haiku, che emerge dalla consapevolezza del momento, colto pienamente e libero da ogni orpello speculativo.

Mentre si sta preparando la cena, il mestolo gira nella minestra ed ecco che un haiku nasce, senza che vi siano stata ne una ricerca, ne una volontà autoriale, ovvero quei fattori inquinanti, incompatibili con il karumi di Basho.

Il poeta zen, il poeta consapevole, lascia il mestolo, afferra la penna e scrive il suo haiku sulla carta, senza che la distanza di un capello si frapponga tra il momento vivo e la sua rappresentazione scritta.

Quest’opera si avvicina all’ideale di purezza e di quotidianità e quindi all’ideale del karumi di Basho.
Anche se, in generale, un canone poetico, non ha niente a che fare con lo zen o con qualsiasi spinta personale compositiva, perchè rappresenta solo un modello di riferimento ideale, il valore aggiunto invisibile che qualifica quest’opera rispetto alle altre è e rimane la capacità dell’autore di trascendere sè stesso, unificandosi alla realtà del momento vissuto, poi cristallizzato in versi e parole, che altro non sono che lo specchio puro e trasparente del karumi e quindi anche della mente dell’autore.

Qui, le menzioni d’onore.