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Vincenzo Adamo scrive un capolavoro

Dal Lab:

Chi è Buddha?
Una manina si alza
Tra i girasoli

Lo ammetto aspettavo da tempo un haiku come questo.

Un haiku completo, praticamente perfetto sotto ogni punta di vista.

Ma l’immagine, ovvero lo scatto della mente sulla buddhità che si concretizza in una manina di un bambino che si alza in un campo di girasoli è semplicemente qualcosa di grandioso.

Un grazie a Vincenzo per essere uno dei nostri.

Dal Lab: 5 tanka sull’ecatombe RSA

Il contest richiedeva un tanka contenente nel kami-no-ku un’immagine basata su una figura retorica riferibile all’ultimo verso, che doveva essere obbligatoriamente “ecatombe RSA”.

Nessuna regola per i due versi del shimo-no-ku.

Vincenzo Adamo
Trattati a guisa
di tanti vuoti a perdere:
l'ecatombe RSA
Alle basi del futuro
sogno un'altra umanità.

Paola Trevisson
caduti al fronte
dell'ultima battaglia
L'ecatombe RSA
Del tuo pane fragrante
profumerà anche il cielo?

Rosa Maria Di Salvatore *
struggenti addii
e primavere rubate…
Ecatombe RSA
sarà diverso il mondo
nell'alba che verrà?

Margherita Petriccione *
Un fiume d’oro
ha rotto gli argini …
Ecatombe RSA.
Su camion solitari
pioviggine d’aprile

Giusy Cantone
Cadono
come fiori di ciliegio
Ecatombe RSA
In mille se ne contano
io e la morte aspettiamo

Dal Lab: haiku e politica

Cervelli populisti
Matteo Salvini
L'olandese Rutte 
Ragnatele e sovranismi (EG)

Haiku e politica non vanno molto d’accordo, perchè se haiku è poesia della realtà, la politica è volatilità e , soprattutto oggi, pura illusione e demagogia.

Ad ogni modo, se la via haiku è quasi impraticabile, rimane aperta la via pseudo-haiku, per una pratica che, se non ci può vedere impegnanti come poeti, almeno può vederci attivi come cittadini consapevoli.

Come esercizio ho chiesto, agli iscritti al Lab, un’ opera (haiku o pseudo-haiku) contenente i seguenti termini :

  • olandese
  • Matteo Salvini
  • ragnatele

Di seguito le 5 migliori:

Antonio Mangiameli
una foto di salvini
un fiorino olandese -
ragnatele

era già complicato riuscire a scrvere un haiku, se poi è anche buono, non c'è molto altro da aggiungere.

Margherita Petriccione 
la zuppa all'olandese
e il pan bagnato di Salvini …
ragnatele

sarcasmo e critica politica non mancano, come non dovrebbero mai mancare in questo genere di pseudo-haiku.

Monica Federico 
Niet olandese-
nella tela dei sovranisti
Matteo Salvini

critica più concreta, è chiaro che perseguire politiche sovraniste, volendo rimanere in Europa è una contraddizione in termini.

Zoé Alef Zel 
le ragnatele in testa
Matteo Salvini parla-
peggio d'un olandese ubriaco

pseudohaiku migliorabile nella forma, ma decisamente forte, in termini di satira politica

Paola Trevisson 
messaggio olandese
messaggio di Salvini
ragnatele dietro la tv

pacato ma abbastanza efficace l'accostamento tra le politiche olandesi e leghista 

Dal Lab: 7 haiku / contest ” al tempo del Covid”

Da quasi un centinaio di opere postate dagli iscritti in un paio di giorni, ho selezionato i seguenti haiku:

Margherita Petriccione
quarantena–
l’ombra si stringe
negli angoli
Angiola Inglese
isolamento-
sessantaquattro spazi
sulla scacchiera
Maurizio Gusmerini
il volto coperto -
sugli occhiali
nuvole di fiato
Gabriella De Masi
Casa di riposo
Càdono ad uno ad uno
i fiori di ciliegio
Vincenzo Adamo
città chiusa-
passo i miei giorni
a cercare la chiave
Carmela Marino
i primi fiori-
sembra alleggerirsi
la mascherina
Giusy Cantone
Quarantena
in questa piccola prigione
ritrovo le radici

Margherita Petriccione: il mio haiku capolavoro

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Margherita:

luna dell’alba -
la trama consumata
di un calzino

In realtà non ho nessun haiku da poter vedere come il mio top, ne ho alcuni che reputo più riusciti e questo è uno di quelli
Ci vedo karumi, wabi-sabi, mono no aware ( che volere o volare è presente se un’immagine colpisce più di un’altra) e c’è un pizzico di yugen in quella luna evanescente . Oltre alla possibilità di interpretazioni diverse a seconda del vissuto di chi legge penso che offra una spunto di riflessione sulla relazione tra cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente, ed in generale sulla loro impermanenza .
Commenta pure Elio, cerca solo di non farmi a pezzi 😦 – Margherita Petriccione.

Commento di EG.

Un buon haiku per tutti, appena sufficiente per Margherita, perchè l’asticella va alzata proporzionalmente alle potenzialità.

La ragione tecnica sta tutta nel primo verso, obsoleto come soluzione compositiva.

Apprezzabile e condivisibile lo sforzo di mettere in relazione
“cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente “, ma se sei di livello, nel 2019 non puoi rifugiarti nei soliti e ritriti kigo lunari o campestri.

Se sei di livello è tuo dovere rifuggire da tutte le facili opzioni, usate milioni di volte e guardare più avanti o più in profondità.

C’è un testo di una canzone di Pierangelo Bertoli che, secondo me, indica il giusto atteggiamento che anche un poeta haiku dovrebbe tenere : ” Canterò le mie canzoni per la strada … con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Che tradotto significa, che senza rinnegare la tua storia, non puoi fermarti, perchè se ti fermi, allora sei morto.

Un buon insegnamento, che è anche lo stesso di Basho.

Segui e ritorna a Zoka, zoka come trasformazione continua, questo è l’insegnamento di Basho, ma se non si comprende che anche noi facciamo parte di zoka e che il Tao è sempre lo stesso Tao, sia per le 4 stagioni che per il nostro vissuto, allora zoka rimane un concetto, non una traccia di vita .

Basho chiamava barbari chi non vedeva , ne comprendeva l’essenza di zoka, io li chiamo poeti di facebook, cioè quelli che si fermano al passato o che guardano al loro ombelico.

Se sei di livello e ti rifugi nel kigo più banale che ci sia, nel migliore dei casi dimostri approssimazione, oppure scarsa capacità di lettura del momento, generalmente accettabile per i più, ma non per Margherita.

Fortunatamente il riscatto avviene nei due versi successivi.

Karumi e wabi-sabi ci sono, più dettati dal mujo che da altri ideali poetici, in ogni caso “tanta roba” come si dice a Milano.

Mi convincono meno i riferimenti al mono no aware ed allo yugen, il primo perchè ripeto è un ideale estetico che non amo e che trovo superfluo, in quanto si sovrappone all’ideale poetico di mujo , il secondo per ciò che ho già detto sull’uso di luna come riferimento.

La trama consumata come effetto di una mente che si corrode tra pensieri ed illusioni, questo sarebbe stato il perfetto riferimento, purtroppo non colto, anche se servito su un piatto d’argento, peccato.

Concludendo, un haiku buono, se scorporato dall’autrice, ma che dimostra ancora qualche condizionamento giapponesizzante, di cui Margherita dovrebbe liberarsi se vuole fare un ulteriore passo in avanti, verso la piena consapevolezza, quindi anche verso la piena libertà compositiva.

Sandro Santroni: “IL MIO HAIKU CAPOLAVORO”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Sandro:

Giunto il limite
dell'ultima stagione
Fiori' la rosa

Questo haiku è stato scritto (pensato) quando, dopo un soccorso avventuroso (raccolto in montagna da una autoambulanza e poi da un elicottero e trasportato in ospedale con un infarto in atto e sottoposto a coronarografia), mi veniva comunicato di essere miracolosamente fuori pericolo di vita.
Questo haiku certamente non è un capolavoro, il capolavoro sta nella forza di questa disciplina poetica che trova espressione anche in momenti di forte drammaticità.
Massima libertà di commentare come meglio credi, Elio (Sandro Santroni)

Commento EG:

Domanda: ma questo è un haiku? Risposta : dipende !

Dipende dalla definizione. Se prendiamo la nostra def. non lo è, ma secondo una qualsiasi delle italiche definizioni mainstream di haiku (sono tutte più o meno uguali), allora lo è.

Comunque sia, che questa composizione venga considerata o meno un haiku o uno pseudohaiku, una cosa è certa.

Quello che manca alla definizione mainstream italica è la qualità, ovvero manca il riferimento ad una poetica e la dimostrazione è data dalla quantità di haiku imbarazzanti, che si leggono in giro. (EG)

Cercando di mutuare l’immutuabile, ovvero cercando di mappare la lingua giapponese e relativi riferimenti culturali, il mainstream italico ha giocato al ribasso, puntando solo su ciò che è struttura, su ciò che è facilmente comprensibile per chiunque, con il risultato di una prolificazione straordinaria di poeti facebook che scrivono telegrammi, che sanno tutto sulla sinalefe e dialefe e che postano pensierini su come è bella la natura. Anyway …

Maestro, tutto ok ?

Basho : ファックユー !!!!!!!!!!

La capisco Maestro, vedere la poesia haiku ridotta a tre regolette, quando per tutta la vita , Lei l’ha praticata come arte zen, dev’essere dura da digerire.

Basho: 井の中の蛙、大海を知らず

Grazie, Lei, è sempre illuminante Maestro !

“Un vero pensiero e una vera civiltà devono essere traducibili e trasferibili al mondo nel senso più ampio del termine. Nessun pensiero e nessuna civiltà sono autentici, se incapaci di oltrepassare l’ambito delle categorie del proprio Paese o gruppo etnico. Come la vera letteratura deve essere “letteratura mondiale”, così ogni filosofia o teoria che può essere compresa soltanto da un popolo o una nazione è, senza eccezioni, una vergogna” (Tosaka 1936).
Leonardo Vittorio Arena, Il pensiero giapponese, Jouvence/Mimesis Settembre 2019

Il punto allora è: come si trasmette la “vera poesia haiku” ? Semplice, se non si parte dalla poetica, unico elemento universale trasferibile, non ci può essere trasmissione, come non c’è poeta haiku se non s’incarnano questi ideali.

Ora mi chiedo, considerando che Sandro ha proposto un haiku mainstream, quale sarà la sua poetica di riferimento?

A ben vedere, nel suo commento c’ è solo un riferimento alla forza disciplinatrice della poesia haiku, ma per disciplinare cosa ?

Non trattandosi di un’attività fisica, rimane solo la mente.

In questo caso, pratica e disciplina possono essere usati come sinonimi, ma mentre nella pratica zen, il riferimento per la mente si chiama zazen, possiamo chiamare disciplina della mente il contare le sillabe ?

In questo video ho cercato di dimostrare come il corretto processo compositivo haiku debba discendere dallo zen, perchè è solo nella pratica zen che si trovano le risorse per comporre haiku genuini, avendo compreso il Tao della natura e l’impermanenza che sottende ogni cosa.

Illusorio è invece pensare di disciplinare la mente componendo versi, attraverso un qualsiasi schema che non possiede in sè nessuna energia metafisica, per portare la mente ad un livello di consapevolezza superiore.

Chi pratica il 5-7-5 senza aver incarnato una poetica, gioca solo a sudoku o alla settimana enigmistica, ma non fa certamente arte, tantomeno zen, perchè appunto gioca ….. gioca con le parole, come dice Basho.

Quindi Sandro, in preda alle forti e drammatiche emozioni, fa della sua esperienza una poesia, perchè orfano della comprensione dell’impermanenza e della genuinità del momento.

Persi gli ideali poetici ed estetici haiku, rimane l’autoreferenzialità.

L’esempio di Tessho, che affronta sempre il tema della morte, può servire come metro di paragone.

Finalmente oltre il limite
Non più legami o dipendenze
Come è calmo l'oceano
che sovrasta il nulla (Tessho)

Il fatto è che Sandro è anche in grado di scrivere ottimi haiku.

All'improvviso
senza un perché la sera
Quanto silenzio (Sandro Santroni)

Un qui e ora, anche se in forma debole, la sera come soggetto, l’azione pura, senza scopo del Tao, come essenza, lo yugen come ideale primario e l’impermanenza del mujo come sfondo, tutto in questo haiku dimostra l’appartenenza agli ideali haiku.

Qual è allora la grande differenza ?

La comprensione che un poeta haiku deve sempre perdere la propria identità e mai affermarla.

Senza identità, la morte non fa paura, nessun maestro ha scritto sul tema della morte come un pericolo da scampare.

Quindi, se quindi dovessi dare un consiglio a Sandro, gli consiglierei di cominciare un percorso che lo porti a perdere la propria identità di poeta.

Come Sandro, confesso che anch’io mi sono ritrovato ad affrontare la morte.

E' questo il termine?
non ruscello
ne fiume, ne mare
quest'acqua scorre soltanto (EG)

Perchè un vero poeta haiku abbandona tutte le zavorre mentali ed entra nel Tao, in quella dimensione che si manifesta quando smetti di pensare ma semplicemente sei, soprattutto quando la percezione del tempo e lo spazio stanno per finire.

C'ero
C'ero soltanto
Intorno cadeva la neve (Issa)

Maurizio Gusmerini: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku presentato da maurizio:

 immobile 
l'ombra sul tavolo
fumo dal naso

L’ho scelto perchè mi pare che yugen, karumi e wabi sabi siano presenti in modo equilibrato.
L’essenza che lo caratterizza è l’illusione e la caducità. (Maurizio Gusmerini)

Commento di EG:

Devo dire che appena letto lo haiku di Maurizio, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata : “finalmente un haiku facile da commentare!”

Ragionandoci poi sopra , devo dire che la mia prima impressione si è rivelata corretta.

Commento corretto, ma soprattutto poetica rispettata, quindi un’autoanalisi impeccabile.

Una scelta fatta da Maurizo più guardando alla poetica che all’emotività, ed anche questo è un indicatore di maturità.

A mio avviso, anche l’ideale di everywere è rispettato, anche se non è presente esplicitamente ne nello haiku (ma questo è un plus), ne nel commento.

Ed è il fatto stesso che Maurizio non spieghi la genesi del proprio haiku, ma si limiti ad una corretta autoanalisi tecnica che mi da, in qualche modo, la conferma, che il tutto derivi da un processo mentale basato su everywere.

L’unica incertezza che ho avuto è stata di una possibile riduzione alla forma h2ku, ma poi ripensandoci, bene ha fatto Maurizio a restare sul h3ku, per una questione di ritmo, che diventa più evidente, rispetto a quello implicito che un h2ku avrebbe introdotto.

Anche la pragmatica funziona e non vedo correzioni da fare.

Yin e yang sono bilanciati ed in armonia, lo yin di “immobile”, richiama la terra, come “l’ombra”, simbolo principe dello yin, mentre lo yang del terzo verso, “fumo dal naso” ribilancia lo yin dei primi due versi.

Un haiku che mi piace, buona l’immagine, il qui e ora appena accennato, ma presente, l’indeterminatezza sull’ombra che non si sa a chi appartenga, l’impermanenza del fumo e il tutto in un’atmosfera quotidiana, richiamata dalle piccole cose, come la presenza di un tavolo.

Senza scordare che, finalmente ! non c’è nessun accenno di mono no aware. Un “pane secco, di ottima qualità e condito bene” , se dovessi fare una sintesi, in una battuta.

Un haiku che mi ha fatto pensare, oltre all’interpretazione più ovvia, di una sigaretta dopo cena, anche ad un’altra chiave di lettura, ovvero a quella di una sessione di zazen durante una notte fredda, dove il fumo, potrebbe essere il vapore del respiro e il tavolo, quello di una casa o di uno zendo.

Anche per questo lo haiku di Maurizio assume un ulteriore fascino particolare, perchè, per quanto mi riguarda, io credo che quando un haiku presenta più chiavi di lettura, allora comincia ad avvicinarsi alla definizione di capolavoro.

In entrambi i casi , un haiku basato su un “buon momento haiku”, semplice e profondo.

Maria Malferrari: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku presentato da Maria:

Nespole acerbe
Un filo di luna
tra i capelli

Ritengo che l’essenza di questo mio Haiku sia l’unità dei fenomeni.
La dimensione umana è vista in unità con la dimensione cosmica.
Il mio primo capello bianco ha lo stesso riflesso dell’ultimo quarto di luna, mentre, in contrapposizione, il nespolo del mio giardino offre frutti ancora acerbi.
Un sentimento Sabi nella bellezza malinconica di ciò che è soggetto allo scorrere del tempo.
Un sentimento Yugen nella sottile evocazione del Tao e del suo modo di procedere.
Lungi dal ritenerlo un capolavoro, posso dire soltanto che ho vissuto intensamente questo momento Haiku, mettendomi in relazione profonda con la realtà. (Maria Malferrari)

Commento di EG:

C’è un’evidente dicotomia tra lo haiku di Maria e il suo commento, Maria usa termini come unità dei fenomeni, dimensione cosmica, Tao e il suo modo di procedere, relazione profonda con la realtà.

Se è vero che nel testo s’intravede la relazione con la realtà, anche se non so dire quanto profonda, per i motivi che spiegherò in seguito,  rimangono tuttavia inespressi gli altri ideali indicati.

Questi ideali, infatti, chiamiamoli “olistici” in realtà non emergono nel testo , quindi , fino a prova contraria, sono rimasti nella mente di Maria.

Ho già trattato qui quello, che secondo me , dovrebbe essere il giusto atteggiamento di chi vuole scrivere un haiku e in queste indicazioni, il Tao, il cosmo o l’unità dei fenomeni non ci sono.

Il motivo è che gli ideali “olistici” non sono ideali compositivi, ma piuttosto elementi metafisici che afferiscono alla sfera personale.

Se segui il Tao allora sei taoista e modelli la tua vita su una sola prospettiva: la ricerca dell’armonia.

Il taoismo, come possibili altre metafisiche, può indurre una poetica, che è esattamente quello che successe a Basho quando incontrò il taoismo di Zhuāngzǐ (su cui scriverò un prossimo articolo) e da cui derivò prima zoka, poi il makoto ed infine il karumi.

Ma la poetica di Basho, che è una derivazione basata dal taoismo, non è taoismo puro.

Se il furyu di Basho si basa quindi sul Tao, allora per la legge transitiva, anche la poetica del nostro Lab si basa sul Tao. Ora, se il Tao è la causa e la poetica è il suo effetto, allora questa relazione di causalità deve essere ben chiara a chiunque faccia parte del Lab.

Il faro del poeta del Lab deve restare unicamente la poetica e quindi deve muoversi nell’ambito di questo insieme di ideali, anche se sono stati generati dal Tao.

Non bisogna confondere il Tao con la poetica da lui generata, ma restare costantemente nella sola poetica.

L’adesione alla poetica determina il poeta, mentre l’adesione al Tao determina chi sei, ma questa è una scelta personale, è l’adesione ad un modello metafisico, che va ben aldilà dello scrivere haiku, perchè diventa una scelta di vita.

Aderire al furyu di Basho , non significa necessariamente aderire al Tao, ma se non siete praticanti Taoisti, lasciatelo perdere, o meglio, non occupatevene proprio. (EG)

Io quando parlo di Tao, ne parlo perchè ho aderito sia alla poetica di Basho che al Tao, quindi ne parlo sia da poeta che da taoista-razionalista, ossia sempre e solo da praticante, che ne ha fatto e continua a fare esperienze dirette in entrambi gli ambiti, mentre non ne parlerei mai ne da studioso, ne tanto meno da accademico.

Io ho scelto il Tao come modello metafisico personale, a cui ho affiancato il modello razionalista del metodo scientifico e li faccio coesistere in armonia, ma questa, ripeto è una mia scelta di vita, non necessariamente la vostra.

Il pensiero occidentale, che forse si avvicina di più al Tao cinese è quello di Baruch Spinoza che diceva “Deus sive natura”, ovvero “Dio ossia la natura”, ma il Tao non è ne Dio, ne la natura.

Io , come fisico ho iniziato a riferirmi al Tao come alle leggi codificate della natura, tipicamente espresse come formule matematiche, ma poi ho capito che il Tao non è nemmeno un insieme di equazioni.

Allora cos’è il Tao, potrebbe chiedersi qualcuno ?

Qualsiasi Tao che tu possa descrivere non è l’eterno Tao,
Il Tao è senza nome ed è il principio dell’universo e quando gli viene attribuito un nome, allora si chiama Natura con tutte le sue leggi, cioè la madre di tutto ciò che esiste.
Perciò non arrovellarti sul Tao, ma accetta che sia il mistero di tutti i misteri e che l’unica tua strada percorribile sia la ricerca dell’armonia.

(mia libera interpretazione e sintesi del Cap 1 del Tao The Ching, di Lao Tzu)

Come dicevo, praticare il Tao significa, praticare l’armonia, ma non quella cosmica o universale, ma la tua, solo la tua, perchè solo la tua armonia determina il tuo equilibrio.

Il mio equilibrio poi non è il tuo, ne quello di nessun altro è solo e soltanto mio, detto questo, quando sei in armonia e in equilibrio con te stesso, allora l’armonia con tutto il resto che è fuori di te ne è la naturale conseguenza.

Con gli anni ho capito che se decidi di seguire il Tao, allora devi accettare che non ci siano regole, libri o maestri, nessun riferimento, solo la Via, intesa come pratica personale, non replicabile, ne trasferibile .

Per cui non parlate di Tao, anzi non parlatene affatto, ma eventualmente cominciate a praticarlo, in silenzio e senza proclami,
perchè altrimenti ne parlerete a vanvera e finirete nel folto gruppo dei taoisti o zenisti da tastiera.

Riassumendo: praticare il Tao significa praticare l’armonia, praticare l’armonia significa ricercare l’equilibrio taoista, che è sempre un equilibrio instabile, soggetto al ciclo dello yin e dello yang, ovvero a continue trasformazioni, quindi essere taoisti significa accettare il fatto che non esiste “quel centro di gravità permanente, tanto invocato nella canzone di Battiato, ma che sei un sistema termodinamico aperto, sempre in balia di un relativismo puro .

Chi voglia praticare l’equilibrio taoista, non può aderire a nessun dogma, ma declinare la propria ricerca sulla base della propria natura e quindi accettare e capire che anche questa è una pratica personale non mutuabile, ne trasmissibile.

I buddhisti dicono che la natura di Buddha è la stessa per tutti e che è solo da scoprire e questo è vero, ma è anche vero che se l’acqua non dipende dal contenitore, i contenitori sono tutti diversi, quindi oltre all’acqua devi saper riconoscere che tipo di contenitore sei e capire che il tuo contenitore sarà inevitabilmente diverso da tutti gli altri e che è soggetto al cambiamento, alle leggi del Tao e tutto questo introduce un ulteriore livello d’indeterminatezza, di cui tener conto.

Seguire il Tao è allora un processo non univoco, a variabili multiple aleatorie, se vogliamo usare un lessico matematico, che produce infiniti sentieri possibili, per questo significa la Via.

Un’ unica Via che genera tante vie personali ed è per questo che io non sono buddhista, perchè il buddhismo indica nell’ottuplice sentiero la via generale per raggiungere l’illuminazione.

Ma per me che non sono interessato all’illuminazione e che crede alla molteplicità delle vie praticabili , il buddhismo non rappresenta il mio ideale di progetto di vita.

Meglio, per me, il taoismo che non da regole ed indicazioni precise ma una grande libertà d’azione.

Dopo questa lunga , ma necessaria digressione, torniamo aparlare dello haiku di Maria.

Individuata la dicotomia tra testo e pensiero e lasciata immutata la scatola dei tre versi, allora la soluzione non può che andare su un h4ku.

L’aggiunta del 4 verso richiede però, a questo punto, l’inserimento di un retropensiero che dia concretezza agli ideali “olistici” indicati.

Un esempio potrebbe essere

Nespole acerbe
Un filo di luna
tra i capelli
Relazioni(connessioni) irripetibili(uniche)

Dove il 4 verso introduce l’univocità e l’unità della realtà osservata.

Personalmente , volendo modificare l’originale, sarei ritornato alla forma h3ku

Nespole acerbe
Tra i capelli la luna
Relazioni(connessioni) irripetibili(uniche)

Le ragioni riguardano: l’ uso dell’immagine “filo di luna”, suggestiva ma troppo sfruttata, inoltre la collocazione di “luna” come pivot, la eleva ad elemento centrale dello haiku, così, eliminandi “filo”, il compattamento del terzo verso diventa automatico, infine si determina uno spostamento degli elementi estetici più deciso verso l’ideale del wabi-sabi (pane secco).

Passando all’estetica, direi che non è vero che l’accenno di yugen derivi dal Tao, ma piuttosto dalla luna nei capelli, inoltre , come ho già detto nelle puntate precedenti, meglio non indicare il sabi e il wabi come elementi separati.

Rimane un accenno di mono no aware, che comunque ci può stare, se ci riferiamo al biancore della luna e dei capelli e quindi ad un senso di nostalgia.

In conclusione, lo haiku di Maria, che nel commento solleva un’ipotesi di everyware , in realtà poi non risulta completamente sviluppato nel testo; l’immagine è invece buona, anche se va ripulita per riportarla ad una maggiore sensazione di “pane secco” che il prima verso ben introduce.

ADDENDUM:

Maria ha poi inserito successivamente, questi ulteriori precisazioni:

Un sentimento Karumi nella quotidianità e leggerezza di un gesto: quello di guardarsi allo specchio.
Da un punto di vista formale non ho seguito
Il canonico sillabico del 5-7-5, ma nel Nakashichi ho ritenuto piu musicale omettere una sillaba. (Maria Malferrari)

L’indicazione sul karumi, mi conferma che Maria non abbia le idee sufficientemente chiare sul concetto di poetica e dei relativi ideali. Nel suo haiku non c’è karumi, perchè il gesto di guardarsi allo specchio non è reale, ma soltanto l’espressione di un suo sentimento.
Apprezzo invece il riferimento alla musicalità, scelta rispetto al canone, ma questo è rivolto proprio a tutti, chiamiate il secondo verso, secondo verso, considerando che esiste il corrispondente termine italiano, mentre usateli solo se non esiste una chiara corrispondenza.
I termini giapponesi vanno ELIMINATI dal lessico di un poeta italiano, ogni volta che sia possibile, per il semplice motivo che non siete giapponesi e siccome le parole formano il cervello, non createvi uno stato confusionale solo per fare bella figura ….. tanto con me non attacca, anzi …

Angiola Inglese: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti, sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati, è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku selezionato da Angiola:

tuono lontano-
da quanto tempo non sento
un rimprovero

E’ un haiku scritto di getto , senza alcun ritocco : un temporale in arrivo ( con le conseguenze anche disastrose che può avere ) mi ha fatto venire in mente la “tenerezza “di un brontolio di quando ero molto più giovane . L’essenza : la nostalgia – (Angiola Inglese)

Commento di EG:

Per gli amanti dei numeri, diciamo subito che la metrica di questo haiku è un 5-8-5, che io non vedo comprimibile, a meno di stravolgimenti, quindi benissimo ha fatto Angiola a non intervenire, per rincorrere ideali fasulli, o per dirla alla confuciana, demenziali, per gli effetti che di solito producono.

haiku non è matematica, ma musicalità e ritmo (EG)

Sfortunatamente in fase di stesura, Angiola non ha prestato abbastanza attenzione al ritmo, perchè la metrica naturale di questo haiku è 5-5-7 (o 8, se siete di quei ragionieri che usano il grammaticale ).

tuono lontano- (pausa)
da quanto tempo (pausa)
non sento un rimprovero

oppure, in alternativa, come h4ku

tuono lontano- (pausa)
da quanto tempo (pausa)
non sento (pausa)
un rimprovero

Ritmo è gestione delle pause. Ritmo è comprendere che le pause, sono respiri privi di voce, che devono essere considerati elementi fondamentali ed integranti in un haiku, con pari dignità delle parole, che invece esprimono suoni, codificando concetti. Riconoscere il ritmo dei propri haiku è segno di maturità e di attenzione, innanzitutto nei confronti dello spirito poetico, secondariamente verso voi stessi, perchè altrimenti è come un buttarsi un po’ via, non valorizzare al massimo la propria scrittura. La mia indicazione è quindi : rileggete sempre, ad alta voce, le vostre composizioni e scrivetele nella metrica dettata dal ritmo e non viceversa, ovvero non mortificate il ritmo naturale dei vostri haiku, ad una metrica artificiosa.

Tenete sempre ben presente che , in un haiku, il ritmo influisce sulla musicalità esattamente come nella musica suonata. Provate a pensare ad una qualsiasi opera musicale, senza una corretta gestione delle pause, perfino Mozart diventerebbe uno schifo, quindi non fate diventare uno schifo i vostri haiku, a causa della vostra disattenzione.

Guarda caso, rispettando il ritmo, anche il pivot nello haiku di Angiola va a posto e quindi l’intero haiku ricomincia a respirare.

Passando dalla metrica alla pragmatica, cominciamo col dire che è vero che “lontano” può richiamare il passato e quindi essere coerente con la “tenerezza della giovinezza lontana ” espressa da Angiola nel suo commento, ma è altrettanto vero che questa sensazione si ritrova poi nei due versi successivi, pertanto a livello di pragmatica della comunicazione è una ripetizione. Per questa ragione io stresserei una maggiore specificità il riconoscimento dell’evento “tuono”, mantenendolo, volendo, anche il termine lontano . Es.

" (Un) tuono (tuoni) (lontano) (lontani) da nord"   (o quel che l'è, disum a Milan).

A mio avviso, questi sono tutti buon esempi di come yanghizzare il suddetto haiku e quindi infondergli maggiore energia. A livello personale io sceglierei “tuoni lontani da nord” (sud, est …. quel che l’è, dipende da dove veniva il tuono originale) , al plurale, perchè mi suona meglio e perchè m’immagino non sia stato l’unico, ma questa è solo una mera questione di gusti.

Tutto quanto fin qui detto, perde però totalmente di significato se la prospettiva non è più quella tecnica, ma si eleva alla spontaneità e genuinità compositiva.

In questo senso, io non ho dubbi che Angiola abbia abbracciato da tempo il makoto di Basho e questo, per quanto mi riguarda, mette una pietra tombale su ogni imperfezione tecnica riscontrabile su qualsiasi sua opera, non solo su questa, ma anche futura, perchè ripeto ancora una volta, qui da noi è il furyu indicato da Basho, il seguire la Via, entrando in armonia con la realtà (le 4 stagioni) , l’unico motore che deve spingerci a scrivere haiku.

C’è chi guarda al dito, allo haiku, poi c’è chi guarda alla luna, al poeta . Il dito lo vedono tutti, la luna no ! (EG)

Mettendo da parte la doverosa sviolinata al furyu di Angiola e rimettendoci ad osservare il dito, un’altra osservazione riguarda l’essenza.

Più che nostalgia è saudade , un sentimento molto più sottile, complesso e sfuggente, che io trovo perfetto nell’accezione brasiliana di nostalgia e che ritrovo in questo haiku.

Il caso ha poi voluto che Angiola postasse un haiku strutturato sullo stesso schema compositivo dello haiku precedente, quello di Rosa Maria Di Salvatore.

In entrambi, c’è un evento che produce un retropensiero. Una causa, ovvero l’apparire di un evento naturale, che produce un effetto sulla mente, un pensiero riposto si manifesta e tutto questo in un attimo.

Usare il principio di causalità per scrivere haiku, è una buona strategia, non la migliore per un capolavoro, ma certamente qualificante perchè concorre a definire la maturità di un autore.

In termini estetici, troviamo un po’ di yugen e ancora, tanto mono no aware, anche se qui è usato nella sua accezione più corretta e più alta, ovvero di resilienza rispetto all’inevitabile scorrere del tempo ed impermanenza delle cose (cosa c’è di più impermanente di un tuono?)

In conclusione un buon haiku di Angiola, probabilmente selezionato, tra i suoi tanti, in quanto ritenuto il migliore in termini di spontaneità e genuinità, derivabili come rapporto tra qualità ottenuta e costo (tempo) di stesura, che sono sempre dei buoni indicatori di autovalutazione per qualsiasi poeta che voglia fare dello haiku un arte zen.

 

Giusy Cantone: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

  1. Monica Federico
  2. Stefano Riondato

Questo lo haiku di Giusy:

 Festa del papà 
una bozza mai inviata

Credo sia chiaro perché mi stia così a cuore (Giusy Cantone)

Commento di EG:

Per la terza volta consecutiva, anche qui abbiamo un haiku selezionato su base emozionale.

A questo punto, mi sento in dovere di aprire una parentesi, provando ad approfondire questo aspetto.

Innanzitutto, il fatto di privilegiare un’opera, vostra o altrui, per un mero fattore emotivo o sentimentale, è una pessima idea.

Seconda cosa, se siete sotto un qualsiasi effetto emotivo e volete esprimerlo in poesia, non usate la forma haiku, ma il tanka.

Oltre a garantirvi più spazio espressivo, un tanka offre quella libertà che un haiku, soprattutto per noi del Lab, non vi può dare, quindi il mio consiglio è : se amate la suggestione scrivate più tanka.

Se invece volete scrivere haiku, smettere di andare dove vi porta il cuore o, come diceva Otsuji :

“Quando si è sopraffatti dal dolore o dalla gioia, o si è immersi in una forte sensazione, allora non si possono scrivere haiku. “
(Otsuji) …. ne valutarli …. aggiungerei io.

Chiusa la parentesi, ritorniamo all’opera di Giusy.

Il suo è un h2ku , quindi i parametri di riferimento sono quelli delle nostre linee guida per gli h2ku , ovvero stacco, ritmo, profondità, pragmatica della comunicazione e qui e ora.

Il primo verso è un kigo che indica a sua volta la data del 19 marzo.
Il kigo ci dice il quando, mentre niente traspare rispetto al dove.
Quindi, il qui e ora, anche se in forma debole, viene rispettato.
Personalmente considero quasi sempre una pessima scelta i kigo di questo tipo, perchè di fatto uccidono il ritmo, soprattutto nella forma h2ku, dove non c’è lo spazio per un terzo verso dove recuperare. Fortunatamente , qui la data è su tre parole (festa del papà), quindi gli effetti sul ritmo sono minori rispetto a date espresse su una sola parola come ad esempio Pasqua o Natale.
La festa del papà introduce un rimpianto, ma poi ? Ho riletto più volte questo haiku, ma l’impressione di incompletezza mi è sempre rimasta.
Per questo motivo, a mio avviso, sarebbe stata più adeguata la forma h3ku, proprio per non disperdere le ottime potenzialità che emergono dal secondo verso.
Il mono no aware è chiaramente, anche qui, l’ideale primario, con un wabi-sabi appena accennato dall’immagine della bozza e da uno yugen che traspare dalla mancata indicazione sul dove, su quale media si trovi questa bozza, su carta ? su un computer ? come bozza di email ?
Anche qui, come nel caso precedente, a mio avviso è necessario intervenire, introducendo un terzo verso, che sposti il baricentro dall’ideale primario ad uno dei due secondari.

Esempi di un terzo verso:
– più wabi-sabi : l’odore di un cassetto
– più yugen: il mare sullo sfondo

In conclusione, un haiku con ottime potenzialità, ma non completamente sviluppato, quindi con poca profondità, causa anche di un kigo neutro che toglie un po’ di ritmo allo ha2ku. Auspicabile invece l’introduzione di un terzo verso, per recuperare la profondità, migliorare il ritmo e per dare più corpo al qui e ora, fornendo un qualche elemento di riscontro soprattutto sul dove si sia svolta l’azione, in una stanza ? al mare ? per strada ? …