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dal Lab: 5 tanka sulla musica

Sandro Santroni
Notte profonda
un violino singhiozza
Solitudine
Improvviso irrompe
il ritmo del silenzio
Daniela Misso
stendo i panni –
la maladie d'amour
di Michel Sardou
la musica si appende
tra un calzino e mutanda
Margherita Petriccione
Subdolamente
l’ acufene sommerge
“La vie en rose” …
Ogni canto alla fine
è soltanto rumore
Vincenzo Adamo
Sulla tastiera
il profumo di una rosa-
musica di Bach
le pietre mute ascoltano
l'inverno di Vivaldi
Gabriella De Masi
Mattina scialba
Che noia questi studi
sulla chitarra
Inaspettato un merlo
risponde in controcanto

La musica può essere un semplice riempitivo che accompagna quello che stiamo facendo, può invece essere una dimensione in cui immergersi anche totalmente, oppure può essere contemporaneamente dimensione e pratica.

La differenza sta nell’ascolto e nell’osservazione dell’ascolto.

EG
jazz nell'atmosfera
ascolto l'inascoltabile
e l'atmosfera si fa jazz
dallo stero HIFI
il piano di Sellani

Esercizio: riconoscere e comprendere il mujo

(kikaku)
fulmini
ieri a est
oggi a ovest
(otoyoshi)
erbe fluttuanti
l'oggi fiorisce laggiù
sull'altra sponda
(gottardi)
piatti sporchi
dal solito rubinetto
l'acqua nuova

L’ideale poetico da cui derivano questi haiku è il mujo, ovvero l’impermanenza, in questo caso declinata come cambiamento perenne dei fenomeni del mondo (qui per approfondimento).

Questo ideale poetico, come tutti gli ideali poetici, è attribuibile solo al poeta che lo deve far proprio.

Il mujo, quando si trasforma in consapevolezza dell’impermanenza, ovvero nella comprensione che un evento a cui assistiamo è destinato a svanire, assume una delle interpretazioni più comuni del parametro estetico mono no aware, che come tutti i parametri estetici, è invece un attributo del testo di un haiku.

Un fulmine, un’alba o l’acqua che scorre non sono mai identici, nemmeno a sè stessi..

Questa semplice, ma profonda verità, insita nell’attimo e compresa , accomuna i poeti che praticano il mujo , percepibile indirettamente attraverso la sua proiezione di mono no aware.

Come esercizio, ho chiesto agli utenti del Lab un loro haiku che dimostrasse al meglio questa relazione, in termini di essenza.

Ecco una selezione di quelli pervenuti.

(Gabriella De Masi)
Foglie d'autunno
Accettare la mia
nuova vecchiezza
(Pasquale Asprea)
equinozio -
la ruga sulla fronte
si allunga
(Angiola Inglese)
trasloco-
diversa e uguale
guardo la luna

Vincenzo Adamo scrive un capolavoro

Dal Lab:

Chi è Buddha?
Una manina si alza
Tra i girasoli

Lo ammetto aspettavo da tempo un haiku come questo.

Un haiku completo, praticamente perfetto sotto ogni punta di vista.

Ma l’immagine, ovvero lo scatto della mente sulla buddhità che si concretizza in una manina di un bambino che si alza in un campo di girasoli è semplicemente qualcosa di grandioso.

Un grazie a Vincenzo per essere uno dei nostri.

Dal Lab: 5 tanka sull’ecatombe RSA

Il contest richiedeva un tanka contenente nel kami-no-ku un’immagine basata su una figura retorica riferibile all’ultimo verso, che doveva essere obbligatoriamente “ecatombe RSA”.

Nessuna regola per i due versi del shimo-no-ku.

Vincenzo Adamo
Trattati a guisa
di tanti vuoti a perdere:
l'ecatombe RSA
Alle basi del futuro
sogno un'altra umanità.

Paola Trevisson
caduti al fronte
dell'ultima battaglia
L'ecatombe RSA
Del tuo pane fragrante
profumerà anche il cielo?

Rosa Maria Di Salvatore *
struggenti addii
e primavere rubate…
Ecatombe RSA
sarà diverso il mondo
nell'alba che verrà?

Margherita Petriccione *
Un fiume d’oro
ha rotto gli argini …
Ecatombe RSA.
Su camion solitari
pioviggine d’aprile

Giusy Cantone
Cadono
come fiori di ciliegio
Ecatombe RSA
In mille se ne contano
io e la morte aspettiamo

Dal Lab: haiku e politica

Cervelli populisti
Matteo Salvini
L'olandese Rutte 
Ragnatele e sovranismi (EG)

Haiku e politica non vanno molto d’accordo, perchè se haiku è poesia della realtà, la politica è volatilità e , soprattutto oggi, pura illusione e demagogia.

Ad ogni modo, se la via haiku è quasi impraticabile, rimane aperta la via pseudo-haiku, per una pratica che, se non ci può vedere impegnanti come poeti, almeno può vederci attivi come cittadini consapevoli.

Come esercizio ho chiesto, agli iscritti al Lab, un’ opera (haiku o pseudo-haiku) contenente i seguenti termini :

  • olandese
  • Matteo Salvini
  • ragnatele

Di seguito le 5 migliori:

Antonio Mangiameli
una foto di salvini
un fiorino olandese -
ragnatele

era già complicato riuscire a scrvere un haiku, se poi è anche buono, non c'è molto altro da aggiungere.

Margherita Petriccione 
la zuppa all'olandese
e il pan bagnato di Salvini …
ragnatele

sarcasmo e critica politica non mancano, come non dovrebbero mai mancare in questo genere di pseudo-haiku.

Monica Federico 
Niet olandese-
nella tela dei sovranisti
Matteo Salvini

critica più concreta, è chiaro che perseguire politiche sovraniste, volendo rimanere in Europa è una contraddizione in termini.

Zoé Alef Zel 
le ragnatele in testa
Matteo Salvini parla-
peggio d'un olandese ubriaco

pseudohaiku migliorabile nella forma, ma decisamente forte, in termini di satira politica

Paola Trevisson 
messaggio olandese
messaggio di Salvini
ragnatele dietro la tv

pacato ma abbastanza efficace l'accostamento tra le politiche olandesi e leghista 

Dal Lab: 7 haiku / contest ” al tempo del Covid”

Da quasi un centinaio di opere postate dagli iscritti in un paio di giorni, ho selezionato i seguenti haiku:

Margherita Petriccione
quarantena–
l’ombra si stringe
negli angoli
Angiola Inglese
isolamento-
sessantaquattro spazi
sulla scacchiera
Maurizio Gusmerini
il volto coperto -
sugli occhiali
nuvole di fiato
Gabriella De Masi
Casa di riposo
Càdono ad uno ad uno
i fiori di ciliegio
Vincenzo Adamo
città chiusa-
passo i miei giorni
a cercare la chiave
Carmela Marino
i primi fiori-
sembra alleggerirsi
la mascherina
Giusy Cantone
Quarantena
in questa piccola prigione
ritrovo le radici

Margherita Petriccione: il mio haiku capolavoro

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Margherita:

luna dell’alba -
la trama consumata
di un calzino

In realtà non ho nessun haiku da poter vedere come il mio top, ne ho alcuni che reputo più riusciti e questo è uno di quelli
Ci vedo karumi, wabi-sabi, mono no aware ( che volere o volare è presente se un’immagine colpisce più di un’altra) e c’è un pizzico di yugen in quella luna evanescente . Oltre alla possibilità di interpretazioni diverse a seconda del vissuto di chi legge penso che offra una spunto di riflessione sulla relazione tra cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente, ed in generale sulla loro impermanenza .
Commenta pure Elio, cerca solo di non farmi a pezzi 😦 – Margherita Petriccione.

Commento di EG.

Un buon haiku per tutti, appena sufficiente per Margherita, perchè l’asticella va alzata proporzionalmente alle potenzialità.

La ragione tecnica sta tutta nel primo verso, obsoleto come soluzione compositiva.

Apprezzabile e condivisibile lo sforzo di mettere in relazione
“cose apparentemente distanti fisicamente e concettualmente “, ma se sei di livello, nel 2019 non puoi rifugiarti nei soliti e ritriti kigo lunari o campestri.

Se sei di livello è tuo dovere rifuggire da tutte le facili opzioni, usate milioni di volte e guardare più avanti o più in profondità.

C’è un testo di una canzone di Pierangelo Bertoli che, secondo me, indica il giusto atteggiamento che anche un poeta haiku dovrebbe tenere : ” Canterò le mie canzoni per la strada … con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Che tradotto significa, che senza rinnegare la tua storia, non puoi fermarti, perchè se ti fermi, allora sei morto.

Un buon insegnamento, che è anche lo stesso di Basho.

Segui e ritorna a Zoka, zoka come trasformazione continua, questo è l’insegnamento di Basho, ma se non si comprende che anche noi facciamo parte di zoka e che il Tao è sempre lo stesso Tao, sia per le 4 stagioni che per il nostro vissuto, allora zoka rimane un concetto, non una traccia di vita .

Basho chiamava barbari chi non vedeva , ne comprendeva l’essenza di zoka, io li chiamo poeti di facebook, cioè quelli che si fermano al passato o che guardano al loro ombelico.

Se sei di livello e ti rifugi nel kigo più banale che ci sia, nel migliore dei casi dimostri approssimazione, oppure scarsa capacità di lettura del momento, generalmente accettabile per i più, ma non per Margherita.

Fortunatamente il riscatto avviene nei due versi successivi.

Karumi e wabi-sabi ci sono, più dettati dal mujo che da altri ideali poetici, in ogni caso “tanta roba” come si dice a Milano.

Mi convincono meno i riferimenti al mono no aware ed allo yugen, il primo perchè ripeto è un ideale estetico che non amo e che trovo superfluo, in quanto si sovrappone all’ideale poetico di mujo , il secondo per ciò che ho già detto sull’uso di luna come riferimento.

La trama consumata come effetto di una mente che si corrode tra pensieri ed illusioni, questo sarebbe stato il perfetto riferimento, purtroppo non colto, anche se servito su un piatto d’argento, peccato.

Concludendo, un haiku buono, se scorporato dall’autrice, ma che dimostra ancora qualche condizionamento giapponesizzante, di cui Margherita dovrebbe liberarsi se vuole fare un ulteriore passo in avanti, verso la piena consapevolezza, quindi anche verso la piena libertà compositiva.

Sandro Santroni: “IL MIO HAIKU CAPOLAVORO”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku di Sandro:

Giunto il limite
dell'ultima stagione
Fiori' la rosa

Questo haiku è stato scritto (pensato) quando, dopo un soccorso avventuroso (raccolto in montagna da una autoambulanza e poi da un elicottero e trasportato in ospedale con un infarto in atto e sottoposto a coronarografia), mi veniva comunicato di essere miracolosamente fuori pericolo di vita.
Questo haiku certamente non è un capolavoro, il capolavoro sta nella forza di questa disciplina poetica che trova espressione anche in momenti di forte drammaticità.
Massima libertà di commentare come meglio credi, Elio (Sandro Santroni)

Commento EG:

Domanda: ma questo è un haiku? Risposta : dipende !

Dipende dalla definizione. Se prendiamo la nostra def. non lo è, ma secondo una qualsiasi delle italiche definizioni mainstream di haiku (sono tutte più o meno uguali), allora lo è.

Comunque sia, che questa composizione venga considerata o meno un haiku o uno pseudohaiku, una cosa è certa.

Quello che manca alla definizione mainstream italica è la qualità, ovvero manca il riferimento ad una poetica e la dimostrazione è data dalla quantità di haiku imbarazzanti, che si leggono in giro. (EG)

Cercando di mutuare l’immutuabile, ovvero cercando di mappare la lingua giapponese e relativi riferimenti culturali, il mainstream italico ha giocato al ribasso, puntando solo su ciò che è struttura, su ciò che è facilmente comprensibile per chiunque, con il risultato di una prolificazione straordinaria di poeti facebook che scrivono telegrammi, che sanno tutto sulla sinalefe e dialefe e che postano pensierini su come è bella la natura. Anyway …

Maestro, tutto ok ?

Basho : ファックユー !!!!!!!!!!

La capisco Maestro, vedere la poesia haiku ridotta a tre regolette, quando per tutta la vita , Lei l’ha praticata come arte zen, dev’essere dura da digerire.

Basho: 井の中の蛙、大海を知らず

Grazie, Lei, è sempre illuminante Maestro !

“Un vero pensiero e una vera civiltà devono essere traducibili e trasferibili al mondo nel senso più ampio del termine. Nessun pensiero e nessuna civiltà sono autentici, se incapaci di oltrepassare l’ambito delle categorie del proprio Paese o gruppo etnico. Come la vera letteratura deve essere “letteratura mondiale”, così ogni filosofia o teoria che può essere compresa soltanto da un popolo o una nazione è, senza eccezioni, una vergogna” (Tosaka 1936).
Leonardo Vittorio Arena, Il pensiero giapponese, Jouvence/Mimesis Settembre 2019

Il punto allora è: come si trasmette la “vera poesia haiku” ? Semplice, se non si parte dalla poetica, unico elemento universale trasferibile, non ci può essere trasmissione, come non c’è poeta haiku se non s’incarnano questi ideali.

Ora mi chiedo, considerando che Sandro ha proposto un haiku mainstream, quale sarà la sua poetica di riferimento?

A ben vedere, nel suo commento c’ è solo un riferimento alla forza disciplinatrice della poesia haiku, ma per disciplinare cosa ?

Non trattandosi di un’attività fisica, rimane solo la mente.

In questo caso, pratica e disciplina possono essere usati come sinonimi, ma mentre nella pratica zen, il riferimento per la mente si chiama zazen, possiamo chiamare disciplina della mente il contare le sillabe ?

In questo video ho cercato di dimostrare come il corretto processo compositivo haiku debba discendere dallo zen, perchè è solo nella pratica zen che si trovano le risorse per comporre haiku genuini, avendo compreso il Tao della natura e l’impermanenza che sottende ogni cosa.

Illusorio è invece pensare di disciplinare la mente componendo versi, attraverso un qualsiasi schema che non possiede in sè nessuna energia metafisica, per portare la mente ad un livello di consapevolezza superiore.

Chi pratica il 5-7-5 senza aver incarnato una poetica, gioca solo a sudoku o alla settimana enigmistica, ma non fa certamente arte, tantomeno zen, perchè appunto gioca ….. gioca con le parole, come dice Basho.

Quindi Sandro, in preda alle forti e drammatiche emozioni, fa della sua esperienza una poesia, perchè orfano della comprensione dell’impermanenza e della genuinità del momento.

Persi gli ideali poetici ed estetici haiku, rimane l’autoreferenzialità.

L’esempio di Tessho, che affronta sempre il tema della morte, può servire come metro di paragone.

Finalmente oltre il limite
Non più legami o dipendenze
Come è calmo l'oceano
che sovrasta il nulla (Tessho)

Il fatto è che Sandro è anche in grado di scrivere ottimi haiku.

All'improvviso
senza un perché la sera
Quanto silenzio (Sandro Santroni)

Un qui e ora, anche se in forma debole, la sera come soggetto, l’azione pura, senza scopo del Tao, come essenza, lo yugen come ideale primario e l’impermanenza del mujo come sfondo, tutto in questo haiku dimostra l’appartenenza agli ideali haiku.

Qual è allora la grande differenza ?

La comprensione che un poeta haiku deve sempre perdere la propria identità e mai affermarla.

Senza identità, la morte non fa paura, nessun maestro ha scritto sul tema della morte come un pericolo da scampare.

Quindi, se quindi dovessi dare un consiglio a Sandro, gli consiglierei di cominciare un percorso che lo porti a perdere la propria identità di poeta.

Come Sandro, confesso che anch’io mi sono ritrovato ad affrontare la morte.

E' questo il termine?
non ruscello
ne fiume, ne mare
quest'acqua scorre soltanto (EG)

Perchè un vero poeta haiku abbandona tutte le zavorre mentali ed entra nel Tao, in quella dimensione che si manifesta quando smetti di pensare ma semplicemente sei, soprattutto quando la percezione del tempo e lo spazio stanno per finire.

C'ero
C'ero soltanto
Intorno cadeva la neve (Issa)

Maurizio Gusmerini: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku presentato da maurizio:

 immobile 
l'ombra sul tavolo
fumo dal naso

L’ho scelto perchè mi pare che yugen, karumi e wabi sabi siano presenti in modo equilibrato.
L’essenza che lo caratterizza è l’illusione e la caducità. (Maurizio Gusmerini)

Commento di EG:

Devo dire che appena letto lo haiku di Maurizio, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata : “finalmente un haiku facile da commentare!”

Ragionandoci poi sopra , devo dire che la mia prima impressione si è rivelata corretta.

Commento corretto, ma soprattutto poetica rispettata, quindi un’autoanalisi impeccabile.

Una scelta fatta da Maurizo più guardando alla poetica che all’emotività, ed anche questo è un indicatore di maturità.

A mio avviso, anche l’ideale di everywere è rispettato, anche se non è presente esplicitamente ne nello haiku (ma questo è un plus), ne nel commento.

Ed è il fatto stesso che Maurizio non spieghi la genesi del proprio haiku, ma si limiti ad una corretta autoanalisi tecnica che mi da, in qualche modo, la conferma, che il tutto derivi da un processo mentale basato su everywere.

L’unica incertezza che ho avuto è stata di una possibile riduzione alla forma h2ku, ma poi ripensandoci, bene ha fatto Maurizio a restare sul h3ku, per una questione di ritmo, che diventa più evidente, rispetto a quello implicito che un h2ku avrebbe introdotto.

Anche la pragmatica funziona e non vedo correzioni da fare.

Yin e yang sono bilanciati ed in armonia, lo yin di “immobile”, richiama la terra, come “l’ombra”, simbolo principe dello yin, mentre lo yang del terzo verso, “fumo dal naso” ribilancia lo yin dei primi due versi.

Un haiku che mi piace, buona l’immagine, il qui e ora appena accennato, ma presente, l’indeterminatezza sull’ombra che non si sa a chi appartenga, l’impermanenza del fumo e il tutto in un’atmosfera quotidiana, richiamata dalle piccole cose, come la presenza di un tavolo.

Senza scordare che, finalmente ! non c’è nessun accenno di mono no aware. Un “pane secco, di ottima qualità e condito bene” , se dovessi fare una sintesi, in una battuta.

Un haiku che mi ha fatto pensare, oltre all’interpretazione più ovvia, di una sigaretta dopo cena, anche ad un’altra chiave di lettura, ovvero a quella di una sessione di zazen durante una notte fredda, dove il fumo, potrebbe essere il vapore del respiro e il tavolo, quello di una casa o di uno zendo.

Anche per questo lo haiku di Maurizio assume un ulteriore fascino particolare, perchè, per quanto mi riguarda, io credo che quando un haiku presenta più chiavi di lettura, allora comincia ad avvicinarsi alla definizione di capolavoro.

In entrambi i casi , un haiku basato su un “buon momento haiku”, semplice e profondo.