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Sono nato a Milano, durante la guerra di Corea e se il nome definisce il nostro destino, allora il mio è quello di "sole", cioè della cosa più letale di quel pezzetto di spazio che occupiamo nell'universo. Il mio cognome significa invece "combattente risoluto / martello del Signore" , il che spiega il mio pessimo carattere. Laureato in fisica, mi sono sempre occupato d'informatica, a partire dai tempi in cui internet si chiamava arpanet e le connessioni erano tramite modem. Ho incontrato l'oriente ed in particolare lo zen, nei primi anni novanta, leggendo "psicoanalisi e buddhismo zen" di Fromm e Suzuki . Da lì, la Via mi ha condotto a diplomarmi in zen shiatsu ed alla pratica di altre arti zen, come : calligrafia, shakuhachi ed ovviamente lo haiku. Non sono buddista, ma piuttosto un taoista razionalista, il che mi qualifica come un membro di un fan club di cui fanno parte altri due o tre persone in tutto il mondo. Tifo per l'Olimpia basket Milano, avendo praticato questo sport nella preistoria. Amo i film, i libri e le serie tv, a patto che siano davvero buoni. Avendo anche qualche trascorso pittorico, adoro gli austriaci: Hunderwasser , Klimt, Schiele. I miei miti sono Einstein, Picasso, Gandhi e Pistol Pete Maravich. Il mio aforisma preferito è di Albert Einstein: niente da meglio l'idea dell'infinito della stupidità umana. Il che rispiega ancora il mio pessimo carattere.

Linee guida, in 10 punti, per scrivere un haiku

Di seguito i punti minimali da seguire per poter scrivere un haiku:

  1. un haiku deve fotografare la realtà di un momento vissuto in prima persona, quindi non ispiratevi ad immagini, foto o altre forme indirette, ma piuttosto ad eventi fisici, come quelli che accadono in natura o nella quotidianità
  2. un haiku deve essere scritto usando il tempo presente , quindi non usate i tempi passato o futuro
  3. fino a quando non diventerete autori consapevoli, rispettare le 17 sillabe su tre righe, nella forma del 5-7-5
  4. inserite sempre uno stacco semantico tra due idee, per rappresentare il risveglio alla realtà dello zen
  5. fate in modo che contenga il “qui e ora” dello zen o un riferimento stagionale diretto o indiretto
  6. fate in modo che sia riconducibile ad un’esperienza sensoriale (5 sensi) mai mentale
  7. fate in modo che risulti oggettivo, quindi privo di mentalismi (giudizi, considerazioni, conclusioni, punti di vista, astrazioni mentali generali)
  8. fate in modo che sia semplice e diretto, privo di metafore, allusioni, sottintesi, rime o antropomorfismi
  9. lasciate al lettore la possibilità di riflettere su quello che ha letto, quindi mostrate non raccontate
  10. un buon haiku è frutto di un buon poeta, cioè di qualcuno che,  anche se non pratica lo zen, è aperto ai suoi insegnamenti, quindi si meraviglia e gioisce di ogni momento di vita e dice: “aha però !” per ogni cosa che gli accade

Cosa significa “vivere per haiku”

Come sosteneva Basho, un haiku è perfetto quanto il tempo che intercorre tra il momento vissuto e la sua verbalizzazione si annulla.

“non lasciate che un solo istante si frapponga tra la vostra poesia e la scrivania” M.Basho

Analogamente, come dicono i maestri zen,  un momento di vita diventa poesia, quando è vissuto in piena consapevolezza.

Poesia e vita s’incontrano, solo quando tutto fluisce naturalmente, senza forzature, nel qui e ora.

Questo io lo chiamo vivere per haiku.

Come sosteneva Basho, la spontaneità e la purezza sono elementi imprescindibili per un autore e non possono che esaltarsi e concretizzarsi, se non nell’immediatezza del gesto.

Quindi, non lasciate che la vosta mente prenda il sopravvento, perdendosi nelle nebbie della ricerca di continui miglioramenti stilistici o peggio ancora in una illusoria pretesa di perfezione artistica

Non rielaborate continuamente i vostri versi per farli sembrare migliori.

Esercitatevi piuttosto a verbalizzare immediatamente le vostre esperienze, perché solo così esprimerete la vostra vera natura.

Riconfezionare a posteriori un haiku, anche se poeticamante è accettabile, in termini zen , significa mascherare quello che si è, significa non accettarsi, significa alimentare il proprio ego, significa mentire a sé stessi.