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Sono nato a Milano, durante la guerra di Corea e se il nome definisce il nostro destino, allora il mio è quello di "sole", cioè della cosa più letale di quel pezzetto di spazio che occupiamo nell'universo. Il mio cognome significa invece "combattente risoluto / martello del Signore" , il che spiega il mio pessimo carattere. Laureato in fisica, mi sono sempre occupato d'informatica, a partire dai tempi in cui internet si chiamava arpanet e le connessioni erano tramite modem. Ho incontrato l'oriente ed in particolare lo zen, nei primi anni novanta, leggendo "psicoanalisi e buddhismo zen" di Fromm e Suzuki . Da lì, la Via mi ha condotto a diplomarmi in zen shiatsu ed alla pratica di altre arti zen, come : calligrafia, shakuhachi ed ovviamente lo haiku. Non sono buddista, ma piuttosto un taoista razionalista, il che mi qualifica come un membro di un fan club di cui fanno parte altri due o tre persone in tutto il mondo. Tifo per l'Olimpia basket Milano, avendo praticato questo sport nella preistoria. Amo i film, i libri e le serie tv, a patto che siano davvero buoni. Avendo anche qualche trascorso pittorico, adoro gli austriaci: Hunderwasser , Klimt, Schiele. I miei miti sono Einstein, Picasso, Gandhi e Pistol Pete Maravich. Il mio aforisma preferito è di Albert Einstein: niente da meglio l'idea dell'infinito della stupidità umana. Il che rispiega ancora il mio pessimo carattere.

Anche una coccinella deforma lo spazio-tempo: frammenti su scienza e poesia

Atomi che entrano nel mio cervello
eseguono una danza e se ne vanno; 
atomi sempre nuovi che ripetono la stessa danza 
che ricordano quella di ieri (Richard Feynman (1918-1988), Nobel per la Fisica)

Tanto per dimostrare che si può essere, allo stesso tempo, scienziati e poeti.

Ieri, 21 marzo era la Giornata Mondiale della Poesia.

Oggi, io fisico (anche se poi mi sono dato all’informatica) e poeta voglio sottolineare come scienza e poesia, fisica ed arte siano correlate .

Un esperimento, condotto nei laboratori del dipartimento di fisica dell’università di Vienna, ha misurato per la prima volta l’accoppiamento gravitazionale fra masse di dimensioni millimetriche: piccole sfere d’oro paragonabili, per dimensioni e peso, ad una coccinella. (INAF)

Da questa notizia un mio tanka:

Il volo di una coccinella
Un ramo di un ciliegio
Poesia e fisica
Impercettibilmente si curva
Lo spazio-tempo di Einstein (EG)

Scienza e poesia, per molti solo mondi inutili ed ultimamente anche contrastati da barbariche sub-culture .

In realtà, come sostenevano Schopenhauer, Einstein e Virgilio, solo per citare qualche mente superiore, sono mondi indispensabili, da praticare, se vogliamo allontanarci dalle scimmie da cui proveniamo.

Ma cosa hanno in comune queste due prospettive? Entrambe indagano sulla realtà, anche se ortogonalmente ed in modo complementare.

La scienza indaga su come funzionano i fenomeni, la poesia sulla loro essenza, sull’ essere.

La scienza risponde alla domanda : “come funziona questa cosa ?”, mentre la poesia su: “cos’è lo spirito di questa cosa ?”

I risultati a queste domande, per la scienza sono dei modelli (quasi sempre matematici), mentre per la poesia sono dei testi che ispirano.

“Migliorate la vostra vita attraverso la scienza e l’arte.” (VIRGILIO)

“L’amore della complessità senza il riduzionismo produce l’arte; l’amore della complessità con il riduzionismo dà luogo alla scienza.” (EDWARD OSBORNE WILSON)

“Il mistero è la migliore esperienza che possiamo avere. È l’emozione fondamentale che veglia la culla della vera arte e della vera scienza.” (A.EINSTEIN)

“C’è arte nella scienza e scienza nell’arte: le due cose non sono nemiche, ma solo diversi aspetti del tutto.” (ISAAC ASIMOV)

Alla fine, come dice all’inizio Feynman, in fondo è solo una questione di atomi che vanno e vengono, scienza e poesia non sono altro che una danza, forse l’unica degna di essere vissuta.

Perchè un haiku non è mai “bello”

Avete letto un haiku che vi piace?

Allora, se non sapete argomentare, al massimo mettete un mi piace, ma non scrivete mai …. “bello, bellissimo ….o simili “, come commento.

La bellezza non è mai una qualità di un haiku.

Qualificare con una sola parola un haiku è sempre un’operazione sconsigliata, in ogni caso, se proprio non resistete, allora vi do qualche suggerimento su come commentare un haiku, con un solo attributo.

Un haiku può essere raffinato, se sapete riconoscere la raffinatezza definita da Hokushi:

Un'orata salata
mostrando i denti
giace gelida nella pescheria (Basho)

può essere buono, se non è banale:

il profumo del primo riso
arriva da destra
il mare di Ariso (Basho)

suggestivo, se vi da una qualche emozione:

Ora cresce solo l'erba estiva
Dove gli antichi guerrieri
Usavano sognare! (Basho)

crudo:

Pulci, pidocchi
e un cavallo che piscia
vicino al mio cuscino! (Basho)

cupo:

Nell'oscurità della notte
Non trova il suo nido
Le urla di un piviere (Basho)

vitale:

Tra le nostre due esistenze
Come è vivida la vita
Dei fiori di ciliegio! (Basho)

… e probabilmente in molti altri modi, che comunque nulla hanno a che fare con la bellezza.

Di seguito, a tal proposito, anche qualche citazione su cui varrebbe la pena riflettere, per eliminare definitivamente il concetto di bello dai vostri futuri commenti:

” un haiku dovrebbe tendere a ciò che i giapponesi chiamano wu-shi, ovvero “niente di speciale”. (Eric Amann)

“la vitalità è la vera qualità di un haiku”. (James W. Hackett)

“un haiku dovrebbe essere semplice come il porridge ” (Kerouac)

“a differenza di altri tipi di poesia, un haiku non si occupa di esprimere Verità, Bellezza o qualsiasi altro tipo di idea, concetto o simbolo; non ha un significato profondo, ne esoterico; si occupa solo del qui e ora, della natura, dell’intuizione derivante dall’esperienza sensoriale immediata, delle visioni e dei suoni ordinari di questo mondo. ” (Eric Amann)

“haiku è solo il risultato di una pratica, una pratica della mente: la pratica della mente zen che, non avendo nessun attributo, non produce nulla che debba essere conseguito” (EG)

HOSOMI – ITA

AVVISO: monografia sconsigliata ai principianti.
Si danno infatti per acquisiti i concetti e le tecniche di base, oltre che alla conoscenza degli ideali poetici, estetici e della relazione tra haiku e zen.
Pertanto se ne consiglia l’acquisto ai solo avanzati.

HOSOMI: un parametro qualitativo della poesia haiku

Nella poesia haiku, si sente parlare spesso di “oggettivazione” come sinonimo di haiku di qualità. Esiste però un livello, più “sottile” di un’immagine haiku che conduce allo hosomi 細身 , che letteralmente significa “sottigliezza”. Questa monografia analizza il concetto di hosomi, di come questo aspetto sia sinonimo di raffinatezza, proponendo una pratica, sulle orme di quella di Basho, ed una sua applicazione nel processo compositivo. ***** INDICE DEI CONTENUTI: Prefazione -Introduzione – Hosomi: perché è importante – Hosomi non è solo sentimento – Hosomi: una prima analisi – Hosomi e lo zen – Hosomi: ulteriore analisi – Hosomi: indicazioni compositive – Hosomi: la corretta visione – Hosomi come pratica – Hosomi: una componente degli haiku raffinati – Hosomi: tecniche di composizione – Il rapporto con il lettore – Qualche esempio finale – Conclusioni – Ringraziamenti – Bibliografia

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Elio Gottardi

Istruzioni a un cuoco zen. Ovvero come ottenere l’illuminazione in cucina (haiku compresi)

Il saggio di Dogen ISTRUZIONI A UN CUOCO ZEN (Ubaldini Editore), commentato da Uchiyama, sottolinea come la Via del Buddha si basi sulla quotidianità e come lo sforzo stesso di purificare la nostra vita, sia la base dell’illuminazione.

Maneggiate ogni singola foglia di verdura in modo tale che manifesti il corpo del Buddha. Ciò a sua volta permette al Buddha di manifestarsi attraverso quella foglia. Questo è un potere che non potete comprendere con la mente razionale. (Dogen)

Come la stragrande maggioranza degli italiani, anche a me piace mangiare bene, ma allo stesso tempo sperimentare .

Zen , cucina e haiku hanno questo aspetto in comune: la sperimentazione, la pratica.

Se non sperimenti, se non pratichi, allora zen, cucina e haiku diventano dei soprammobili, roba inutile, la cui unica funzione è quella di prendere polvere.

Se, al contrario, smetti di seguire pedestremente le regole e i ricettari creati da altri, allora puoi diventare un vero chef della vita, della poesia e del palato.

Da tempo volevo provare a fare un piatto che mi aveva stregato in un ristorante giapponese : il kakuni (un brasato di pancetta di maiale arrosto), che a detta del cameriere, a cui avevo chiesto informazioni, richiede 24 ore tra preparazione e cottura.

Dopo un’accurata ricerca, mi sono deciso, apportando però qualche ponderata modifica alla ricetta originale, ma restando al tempo stesso fedele allo spirito del piatto.

Ho così accorciato a 9 ore la preparazione, inserendo qualche elemento italiano, tra cui la sambuca al posto del sakè, che è stato, visto i risultati, modestamente un vero colpo di genio.

Dalle 9 del mattino alle 18 pomeriggio, ho così praticato …. lo zen, la cucina e dei momenti haiku.

per 9 ore 
cubi di pancetta e zen
kakuni e haiku (EG) 

Esercizi di riduzione: Monica federico

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

Poesia breve
Sporche di terra
cresciute senza luce né rumore.
Il loro sapore intatto, il gusto dell'inverno generato nel silenzio.
Unico suono,
I cucchiai nella zuppa.
Tanka
Patate novelle-
il suono dei cucchiai
fumanti di zuppa
Nessuna traccia di terra
nessun altro rumore
Haiku
Patate novelle-
il suono dei cucchiai
fumanti di zuppa

ANALISI di EG

La poesia, ricca di riferimenti e spunti, ha come soggetto le patate, viste come frutto di madre terra e come cibo consumato nel contesto domestico.

Un’ottima poesia, che però vista nella prospettiva della riduzione, poteva crescere ulteriormente.
Molto buona l’intuizione sul suono, ma sarebbe stato meglio puntare sul sapore delle patate, che poteva essere usata come metafora per definirne l’essenza.
Purtroppo questo analogia non viene colta, ne sviluppata nelle riduzioni successive ed è un peccato, perchè ne avrebbe giovato la profondità di tutta la composizione.
La riduzione tanka riprende l’aspetto del suono, già messo in evidenza nella poesia, ma a mio avviso non può essere questo il cuore della composizione.

La “patatilità”, ovvero l’ essenza kantiana della patata, si perde e anche se il tutto rimane coerente con il testo iniziale (la riduzione è sostanzialmente corretta) , a mio avviso ne risente la comprensione del fenomeno.
Nell’ulteriore riduzione in haiku, il riferimento alla terra purtroppo scompare, per lasciare il posto, ancora una volta al suono ed all’ uso domestico delle patate.
Ripeto, viste singolarmente, le opere sono più che buone, ma dal punto di vista dell’essenza, quindi comprensione, la riduzione non è brillantissima, anche se il tutto rimane coerente con la visione di Monica.

Non avendo colto la potenziale profondità dell’immagine iniziale, l’esercizio poteva sicuramente portare a risultati anche superiori a quelli forniti, che comunque rimangono poeticamente molto buoni.
Anche qui una mia rielaborazione, che cerca di coniugare l’essenza mancata della “patatilità” , nella forma h4ku, scelta per una questione di ritmo.

patate
nella terra
o in una zuppa
stesso "sapore" (EG)

sapore tra virgolette, proprio perchè inteso come quell’essenza kantiana, che rimane sempre intatta e di cui ho già fatto cenno nell’esercizio di Daniela Misso.

Esercizi di riduzione: Pasquale Asprea

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

Pasquale Asprea
Più un pensiero in onore di Kim Ki-duk, regista sud coreano recentemente scomparso, di cui Primavera, autunno, ecc, è un film molto bello che consiglio di vedere :

(pensiero poesia) 
primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera -
una pietra legata
alla zampa del bambino

Tanka
sul lago immobile
si specchiano gli alberi
sempre cangianti
la vita degli uomini
segnate dagli eventi

Haiku
Lago immobile -
un uccello si allontana
dallo sguardo 

ANALISI di EG

L’analisi sul lavoro di Pasquale sarà un po’ diversa, rispetto a tutte quelle viste finora, in quanto il pensiero di partenza è una mia richiesta e non è una vera e propria poesia breve.

Farò quindi un riassunto del film, come introduzione ai miei commenti successivi (che altrimenti non si capirebbero):

Primavera: In un piccolo tempio buddhista galleggiante vivono un monaco ed un bambino. Il bambino cresce seguendo le istruzioni del monaco, ma a volte infligge delle crudeli sofferenze a dei piccoli animali che popolano le montagne circostanti. Scoperto dal monaco, viene punito nello stesso modo in cui lui maltratta gli animaletti.
NOTA di EG: quando vidi il film, qualche anno fa, lo interpretai come un’allegoria sulle 4 nobili verità buddhiste.
Questo capitolo rappresenta quindi la prima nobile verità, ovvero come nella vita degli esseri senzienti sia insita la sofferenza.

Estate: Il bambino ormai adolescente si invaghisce di una ragazza, portata al tempio dalla madre, perchè malata. I due intrecciano una relazione, ma quando il monaco li scopre, avendo la ragazza ritrovata la salute, la rimanda a casa. Il ragazzo, non potendo sopportare la separazione scappa dal tempio.
NOTA di EG: quest’altro capitolo rappresenta la seconda nobile verità, ovvero: come il dolore sia insito in noi ed abbia origine dalla ricerca della felicità, ovvero in tutto ciò che è transitorio, quindi illusorio.

Autunno: Lasciato il tempio, il ragazzo ormai trentenne, si è sposato e viene tradito dalla moglie, così la uccide, nascondendosi poi nel tempio in cui è cresciuto. Incapace di trovare la pace, l’uomo cerca di porre fine alla sua esistenza, ma viene salvato dal vecchio monaco, che gli ordina di usare l’arma del delitto per incidere sul portico del tempio il sutra del cuore, che lui stesso calligrafa usando come pennello la coda del suo gatto. Poco dopo, arrivano al tempio due poliziotti, che, su richiesta del monaco, prima di prenderlo in consegna, attendono che venga completata l’incisione del sutra. Infine, quando tutto è compiuto, il vecchio monaco rimane solo ed avendo ormai svolto il suo compito, si prepara a morire.
NOTA di EG: questo capitolo rappresenta la terza nobile verità: esiste l’emancipazione (cessazione) dal dolore.

Inverno: L’uomo arrestato, ormai maturo, ha scontato la sua pena, quindi ritorna e riprende a vivere nel tempio ormai abbandonato da anni e si educa alla meditazione ed alle arti marziali, quando una donna con il viso nascosto da un velo, porta al tempio un bambino ancora in fasce, affidandolo quindi al monaco.
NOTA di EG: questo capitolo rappresenta la quarta nobile verità: esiste un percorso di pratica da seguire e che permette di emanciparsi dal dolore.

… e ancora Primavera: Di nuovo l’uomo, diventato anch’esso un vecchio monaco, cresce il bambino nel tempio sul lago e di nuovo il bambino infligge piccole crudeltà agli animaletti che vivono sulle montagne circostanti…
NOTA di EG: allegoria finisce con la rappresentazione del ciclo infinito della vita, ovvero come l’esitenza sia solo una ruota.

In estrema sintesi il film rappresenta quindi la Via buddhista, con i sui passaggi, in termini allegorici, dalla nascita (primavera), alla rinascita (di nuovo primavera).

Commento di EG

Se confrontate le mie note con le riduzioni di Pasquale, risulta subito chiara una forte divergenza in termini d’interpretazione dell’essenza del film; il che mi porterebbe a stravolgere totalmente il suo lavoro, sfortunatamente andremmo anche subito fuori strada rispetto all’esercizio, quindi meglio cambiare paradigma di analisi e guardare alle riduzioni di Pasquale, solo in termini di estetica formale, in quanto è il denominatore comune con il film, che in termini formali (leggere soprattutto fotografia), è un bel film.
Pertanto non parliamo più di riduzioni in termini di essenza, ma di riduzioni rispetto alla bellezza delle immagini, passando così dall’espressione, all’impressione.
In termini d’immagini, la poesia iniziale, anche se di fatto non è una poesia, offre ben poco, se non il titolo del film e un bimbo con una pietra al piede, che rinominato come zampa prova a relazionare il karma del bimbo, alle sue cattiverie, ma il meccanismo risulta veramente criptico, se non si è visto il film.
La riduzione a tanka offre un quadro migliore, in quanto sintetizza in pochi versi sia l’estetica che la trama del film.
Operazione non facile a cui va dato tutto il merito a Pasquale.
La riduzione ad haiku, ripropone un’immagine alla Buson, per intenderci, esteticamente molto buona, ma che non raggiunge la profondità del tanka, ne può oggettivamente farlo, per ovvie ragioni di spazio. Se haiku è un momento, un film è un racconto, quindi siamo in presenza di due linguaggi strutturalmente incompatibili.

In conclusione, con quest’esempio siamo un po’ usciti dal seminato dell’esercizio, ma abbiamo anche esplorato vie nuove, sicuramente interessanti.

Esercizi di riduzione : Margherita Petriccione

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

POESIA
capodanno 2019
Le bacche luccicanti
e il verde cupo,
nei capelli riflessi
di melograno,
esplodeva l’attesa
del Capodanno.
Ora sta imbiancando
sotto lo sguardo
questo cielo offuscato,
senti soltanto
uno strappo d’addio,
un anno in meno
ti lastrica la via
TANKA
I melograni,
le bacche luccicanti,
di un capodanno andato…
ora uno strappo d’addio,
soltanto un anno in meno
HAIKU
bacche e melograni
sotto un cielo offuscato …
soltanto un anno in meno

ANALISI di EG

Poesia melanconica, troppo lunga, incentrata sul capodanno (2019) e la consapevolezza del passare del tempo , con presenza di numerosi termini evocativi in tal senso.
La riduzione a tanka conferma la sensazione di tristezza, risultando quindi corretta.
Il successivo haiku sfuma un po’ troppo le essenze evocate, che avrebbero dovuto essere maggiormente sostenute e quindi più riconoscibili.
In ogni caso la sensazione di una velatura di tristezza immobile ed impotente rimane, anche se si perde il riferimento al capodanno, quindi anche la riduzione in haiku risulta sostanzialmente corretta.
L’unico vero appunto, nella forma haiku, sta proprio nel termine “soltanto”, che ritengo troppo debole rispetto a ciò che doveva essere trasmesso, ovvero la sensazione di malinconia.
Proprio per rafforzare lo yang, io avrei sostituito quel “soltanto” con il termine “lo strappo di”, tra l’altro già utilizzato nella poesia iniziale.
Inoltre avrei mantenuto il riferimento al Capodanno.

Bacche a Capodanno
sotto un cielo offuscato
lo strappo di un anno (EG)

In conclusione una discreta riduzione, con l’unico vero difetto di risultare, nella forma haiku finale, troppo yin .

Tanka koan di capodanno

Un giorno Chao-chou trovò un discepolo che preparava i festeggiamenti di capodanno, così lo colpì con un bastone.
Il monaco protestò: “Non è un atto meritorio preparare una festa?”.
“Sì”, rispose il maestro “ma è ancora più meritorio lasciar perdere gli atti meritori”.

prosecco di valdobbiadene
le bollicine salgono
contro la gravità
festeggio il capodanno
col fuso orario dell'India (EG)

Haiku koan di Natale

Secondo le istruzioni del sesto Patriarca, ecco le sue istruzioni che riguardano il Natale:
oggi è Natale, ma anche non Natale, ma anche contemporaneamente Natale e non Natale, ma allo stesso tempo ne Natale ne non Natale.
Lo zen trascende ogni senso e logica.
Ogni asserzione o negazione, va elusa.

Natale 2020
cos'è lo zen ?
due ciabatte sul parquet (EG)

ESERCIZI DI RIDUZIONE: Daniela Misso

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

POESIA
Già la luce compare
dietro le ombre
Un’essenza sottile
di gocce di rugiada
mi pervade

TANKA
luce pre alba –
la leggera essenza
della rugiada
si dissolve nell’ aria
la conservo nel cuore

HAIKU
scorre il tempo –
l’impalpabilitá
della rugiada

ANALISI di EG

La poesia introduce l’alba, o più precisamente una pre-alba, che però faccio fatica ad identificare come fenomeno, con relativa emozione che questo evento causa all’autrice.
Nel tanka, questa emozione viene ricondotta all’essenza sottile della rugiada, senza che venga però esplicitata, ne come metafora, ne in termini di significato, ne correlata ad un’altra forma di realtà (in doppia lettura).
Cosa sia questa essenza sottile non è quindi chiaro, lasciando in sospeso il suo significato fino allo haiku finale, che introduce un riferimento all’impalpabilità.
Nel complesso, la riduzione ha il pregio di cercare effettivamente di dare un’essenza ai versi, il difetto riguarda invece la qualità di lettura di quest’essenza e secondariamente, dal dichiarare esplicitamente questa ricerca.
Rispetto all’impalpabilità, che sinceramente non vedo molto applicabile alla rugiada (fatta d’acqua, quindi palpabilissima), sarebbe stato meglio coglierne l’impermanenza o darne un’interpretazione basata sul noumeno di Kant, ovvero all’essenza pensabile, ma inconoscibile, della rugiada in sé, che tradotto in haiku, poteva suonare:

prima dell'alba
l'inconoscibile essenza / (l'impermanente essenza)
della rugiada (EG)

In ogni caso, quando in un haiku si vuole trasmettere un’emozione come fine poetico, l’emozione trasmessa deve innanzitutto essere basata su una corretta lettura dell’immagine o del fenomeno vissuto, secondariamente è bene evitare di essere espliciti.
Oltre all’intuizione, ci vuole profondità di pensiero, evitando di fornire elementi troppo superficiali.
In questi casi, la migliore via d’uscita ce la mostra, ancora una volta Basho:

in morning dew,
dirty and cool,
a mud-smeared melon
asatsuyu ni / yogorete suzushi / uri no tsuchi

In questo haiku, non c’è la volontà esplicita di trascendere l’evento, ma attraverso una seconda lettura, di legarlo al nostro profondo. In questo modo si prendono due piccioni con una fava, in quanto si comunica il nostro stato d’animo, in modo non esplicito.
Ecco quindi, un mio esempio, in doppia lettura, dell’evento di Daniela:

tra le ombre
tra le prime luci dell'alba
la rugiada risplende (EG)

p.s. individuare e capire le doppie letture fa parte della pratica haiku; a chi ha dei problemi in tal senso, consiglio di esercitarsi sul makoto.