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Sono nato a Milano, durante la guerra di Corea e se il nome definisce il nostro destino, allora il mio è quello di "sole", cioè della cosa più letale di quel pezzetto di spazio che occupiamo nell'universo. Il mio cognome significa invece "combattente risoluto / martello del Signore" , il che spiega il mio pessimo carattere. Laureato in fisica, mi sono sempre occupato d'informatica, a partire dai tempi in cui internet si chiamava arpanet e le connessioni erano tramite modem. Ho incontrato l'oriente ed in particolare lo zen, nei primi anni novanta, leggendo "psicoanalisi e buddhismo zen" di Fromm e Suzuki . Da lì, la Via mi ha condotto a diplomarmi in zen shiatsu ed alla pratica di altre arti zen, come : calligrafia, shakuhachi ed ovviamente lo haiku. Non sono buddista, ma piuttosto un taoista razionalista, il che mi qualifica come un membro di un fan club di cui fanno parte altri due o tre persone in tutto il mondo. Tifo per l'Olimpia basket Milano, avendo praticato questo sport nella preistoria. Amo i film, i libri e le serie tv, a patto che siano davvero buoni. Avendo anche qualche trascorso pittorico, adoro gli austriaci: Hunderwasser , Klimt, Schiele. I miei miti sono Einstein, Picasso, Gandhi e Pistol Pete Maravich. Il mio aforisma preferito è di Albert Einstein: niente da meglio l'idea dell'infinito della stupidità umana. Il che rispiega ancora il mio pessimo carattere.

Un haiku di Basho sul tempo

櫻より松は二木を三月越し

sakura yori
matsu wa futa ki o
mitsuki goshi
Since true cherry time-
Now, two pine trees do I
See-three months have passed.
Dalla fioritura dei ciliegi 
Ora, vedo i due tronchi del pino
Sono passati 3 mesi

Nel Lab avevo chiesto, come esercizio, la traduzione e l’analisi tecnica del suddetto haiku.

Diciamo che le risposte ricevute hanno riguardato solo l’essenza, tralasciando gli altri parametri previsti, quindi ne prendo atto e mi adeguo.

Basho lascia Edo subito dopo aver assistito al sakura (la fioritura dei ciliegi) e dopo 3 mesi vede un pino, un pino particolare che si divide in due tronchi, partendo dal terreno (in giapponese: pino takekuma).

Basho non è mai banale e va sempre indagato, anche quando l’immagine sembra facilmente decifrabile.

In realtà l’inconscio mi aveva già avvisato che questo haiku aveva una chiave di lettura nascosta, che doveva essere particolarmente interessante.

Che l’essenza di questo haiku fosse legata al tempo, era abbastanza evidente, mentre quello che non traspare subito è la sua interpretazione, in chiave zen.

A Basho bastano due immagini per disegnare il suo presente zen: un sakura di 3 mesi prima e il suo qui e ora.

La freccia del tempo è percepita da tutti come un continuum che va dal passato al futuro, dietro di noi i ricordi, davanti a noi i sogni, ma per lo zen è solo l’istante presente che conta veramente.

Quindi Basho, nel suo qui e ora, ovvero nel suo istante presente, vede un pino takekuma , un particolare tipo di pino che si biforca fin dal terreno in due tronchi e da quest’immagine scaturisce la rappresentazione del tempo zen.

Il pino rappresenta sia il tempo passato che futuro, perchè tutto ciò che non appartiene al presente di Basho, si biforca come qualcosa di esterno a lui.

Il tronco del passato, con il ricordo del sakura di 3 mesi prima e il tronco del futuro … impossibile da raffigurare perchè ancora aldilà da venire.

E Basho disse ..
mostrami il tempo ..
io gli tirai un sasso (EG) 

Questo però non lo spiego.

Vongole da spurgare: un mio esempio di riduzione poetica

Da quello che vedo nel Lab, gli esercizi di riduzione poetica, risultano ancora molto ostici.

Così ho deciso di pubblicare un mio esempio, senza però dare ulteriori spiegazioni, in quanto ho già spiegato abbastanza.

QUI per l’ introduzione all’esercizio, mentre di seguito, alcuni esercizi precedenti del Lab con le mie correzioni.

La speranza è che qualcuno riesca a leggere tra le righe.

Riduzione poetica di Elio Gottardi

Soggetto : vongole da spurgare

Poesia breve

Vongole da spurgare ...
Un paio d'ore in acqua ..
qualche girata...
Mentre una padella aspetta
la sabbia svanirà nello scarico.
Così lo zen si mangia
Così lo zen si butta

Tanka

vongole e sabbia
l'acqua separa
2 destini diversi
lo zen si mangia
lo zen si butta


Haiku

vongole e sabbia
ecco la mente impura !
acqua e zen

Selezione dal Lab: tra tanka e haiku, ricerca per parola chiave “ombra”

Il vantaggio di essere piccoli e bravi è che non devi scavare tra montagne d’immondizia per trovare della roba buona.

Elio Gottardi

e il merlo disse..
in questo volo
tra sole e terra
nemmeno l'asfalto bollente
scalda la mia ombra estiva 


Ciro Caprino

hanno un'ombra
anche i sassolini
Sole nascente


Gabriella De Masi

Castelli di sabbia
Il bambino scava
nella sua ombra


Angiola Inglese

panchina all'ombra-
il bordo dentellato
di vecchie foto


Pasquale Asprea
 
Cirro di marzo
Chissà dove passerà
la sua ombra


Vincenzo Adamo

Nell'erba verde
L'ombra falciata resta
sempre la stessa


Antonio Mangiameli
 
all'ombra del gelso
un cane con la bava
le mosche verdi

Dal dialogo di Gōngsūn Lóng 公 孫 龍 : come un cavallo bianco non sia un cavallo e quindi come anche un haiku italiano non sia un haiku

Sul mio percorso, uno dei koan più importanti che ho risolto e che hanno modificato significativamente la mia percezione della realtà e conseguentemente della poesia zen, è il seguente:

Shuzan Oshõ alzò il suo shippei [bastone di servizio] davanti ai suoi discepoli e disse, “Monaci! Se voi chiamate questo uno shippei, vi opponete alla sua realtà. Se non lo chiamate shippei, voi ignorate il fatto. Ditemi, o monaci, come lo chiamerete?”  (caso 43 , la porta senza porta)

Con il seguente dialogo paradossale del “sofista cinese” GŌNGSŪN LÓNG 公 孫 龍 (320 a.c. – 250 a.c.) , su come un cavallo bianco non sia un cavallo siamo sullo stesso piano di comprensione.

Entrambi, se capiti, possono diventare un fiume di candeggina che spazza via ogni impurità e speculazione intellettuale , con conseguente comprensione di cosa sia realmente la poesia haiku.

Così come Zhuāngzĭ accusa Huìzĭ di sprecare il proprio tempo cianciando di “durezza” e “bianchezza (Zhuāngzĭ Cap.V ) , allo stesso modo io sostengo che è uno spreco di tempo discutere di poesia haiku, in termini accademici, cianciando di kigo e contando le sillabe.

La poesia haiku non va studiata, va vissuta e chi non arriva a capirlo, non può essere considerato un poeta.(EG)

A: “È possibile sostenere che gli haiku non giapponesi, per esempio italiani, non siano haiku ?”.

B: “È possibile.”

A: “Come può essere?”

B. “Il concetto di haiku si riferisce alla forma e poetica giapponese. Il concetto di italiano si riferisce al paese Italia. Siccome ciò che designa un paese diverso dal Giappone automaticamente si riferisce ad una forma e una cultura non giapponese, di conseguenza un haiku italiano non è un haiku.”

A: “Ma se un haiku è esclusivamente legato al Giappone, allora sarebbe corretto sostenere che non possa esistere un haiku scritto da un non giapponese, anche se scritto in lingua giapponese . Ovvero, ribaltando l’immagine, è come se in un cavallo, il fatto di avere un colore implicasse che non fosse un cavallo. Ma siccome non esistono cavalli senza colore, è necessario concludere che esistono cavalli che sono bianchi, così come esistono gli haiku italiani.

B: Certamente i cavalli hanno un colore, come gli haiku, che hanno un riferimento culturale, perciò esistono sia i cavalli bianchi che gli haiku italiani, però non sono ne cavalli, ne haiku. Infatti, in Giappone non esiste il concetto di haiku giapponese, ma solo di haiku, esattamente come per il concetto di cavallo, che non prevede il colore del cavallo, perchè il colore è ininfluente rispetto alle caratteristiche peculiari del cavallo. Allo stesso modo, il concetto di haiku non definisce la provenienza, perchè è già intrinsecamente legato alla sua origine giapponese (anche se poi , molto altro ci sarebbe da dire a riguardo). Comunque sia, il concetto di cavallo bianco, come quello di haiku italiano, estendono il concetto basico di cavallo e di haiku, quindi un cavallo bianco non è un cavallo , così come un haiku in italiano non è un haiku. Infatti il concetto di ‘cavallo bianco’ si compone dei concetti di: ‘cavallo’ e ‘bianchezza’, quindi “cavallo bianco” è un “ cavallo” ed , in più, è “bianco”. Ora, siccome la ’bianchezza’ o la ‘nerezza’ non danno origine ad un cavallo, allora posso dire che un cavallo bianco non è un cavallo, così analogamente posso dire che un haiku italiano non è un haiku.

A:.”Ma un cavallo è sempre un cavallo anche senza la bianchezza e il color bianco rimane il color bianco anche se non lo accostiamo ad un cavallo. Così come un haiku è un haiku , anche quando il termine italiano non viene accostato ad un haiku. E questo perchè è solo unendo le classi di cavallo e di bianco che otteniamo ciò che si chiama un cavallo bianco, o un haiku italiano, ma ciò porta a mescolare delle classi dissimili e questo non è lecito. Perciò, non è possibile affermare che un cavallo bianco non sia un cavallo, come non è possibile dire che un haiku in italiano non sia un haiku.

B: “Ma se un cavallo bianco è un cavallo, allora si può anche dire che non c’è differenza tra un cavallo bianco e un cavallo fulvo o tra un haiku italiano e uno inglese.

A: “No, questo non si può, perchè sono differenti.

B:”Però, se diciamo che il concetto di cavallo è diverso da quello di cavallo fulvo, ammettiamo che esiste una differenza tra un cavallo fulvo e il concetto di cavallo, ovvero che un cavallo fulvo non è un cavallo. Ma, come è possibile negare che un cavallo fulvo sia un cavallo e, al tempo stesso, affermare che un cavallo bianco è un cavallo? Sarebbe come far volare gli uccelli nell’acqua dello stagno o depositare la bara in un luogo e il sarcofago in un altro. Sarebbe un’affermazione contraddittoria ed un discorso illogico”. 

A:”Quindi , seconde te, si può dire che un cavallo bianco è un cavallo, solo quando gli si astrae l’idea di bianco.  Mentre, se non si estraesse l’idea di bianco, non si potrebbe dirlo. Mentre un cavallo è ciò che noi pensiamo, quando pensiamo semplicemente al cavallo. Ma seguendo il tuo ragionamento, allora potremmo dire che il cavallo pensato non sia un cavallo e quindi anche un haiku pensato non è un haiku.

B:” Il concetto di “bianchezza” non indica l’oggetto bianco e quindi è inutile nel concetto di cavallo. Come il concetto di lingua derivata da un paese è estraneo al concetto di haiku. Ovvero, mentre “cavallo bianco” ci dice che cosa è bianco, l’oggetto del bianco è indicato da un termine diverso da bianco e questo perchè il concetto di “cavallo” non include né esclude i colori. In questo modo, esso può includere i cavalli fulvi e i cavalli neri. Il concetto di “cavallo bianco” include un colore e ne esclude altri. I cavalli fulvi e i cavalli neri ne sono esclusi e solo i cavalli bianchi possono rientrarvi. Ciò che include una cosa non è  eguale a ciò che  la esclude. Perciò confermo quanto ho detto: “Un cavallo bianco non è un cavallo”.

Il suddetto dialogo che ho modificato, ma non troppo, per i miei scopi, richiederebbe ora una esegesi, da parte mia.

In realtà, non so quanto questa operazione potrebbe risultare utile, rispetto a quanto detto.

Su internet vi sono diverse interpretazioni, ma a mio avviso tutte alquanto lacunose, perchè non vanno al cuore del paradosso. Lascio quindi a Voi venirne a capo. A tale scopo, potreste metterci parecchio tempo, ma questo è uno di quei viaggi che richiedono pazienza e perseveranza, oltre a non farvi muovere di un centimetro da dove vi trovate.

Gli haiku sono echi

Batto le mani
e con l'eco affiora l'alba
luna d'estate (M.Basho)

Lo Zen non crede nelle parole eppure lo zen le usa.

Un haiku è una dicotomia che mostra una realtà fatta di parole.

Visualizzare porta ad un po’ comprensione, come in un dipinto fatto di suoni, ma questo non basta, perchè un haiku deve essere anche compreso .

Basho è circondato dalle montagne e si riflette in uno specchio, nella sua non mente.

Nel silenzio, la luna estiva sovrasta le montagne, l’alba è molto vicina e lui batte le mani, così che i monti risuonano di echi.

Secondo Basho, un poeta è un meditatore, perchè continuerà a cercare in profondità dentro di sé, senza perdere il contatto con il mondo esterno.

In tutto il suo vuoto, il poeta rispecchia il mondo esterno e i suoi haiku altro non sono che echi che emergono dalla sua mente e che poi risuonano nel mondo.

Fù Così che il furyu chiese allo haiku

Parafrasando Zhuangzi

E il furyu chiese allo haiku: “Poc’anzi passeggiavi sui tre passi; ora ti sei fermato sul diciassettesimo piede. Poc’anzi eri seduto su una parola; ora ti sei alzato tagliandoti. Dipendi forse da qualcosa o da qualcuno, chi ti da le direttive?”

Lo haiku rispose: “E’ noto, che io dipendo solo da te, ma a tua volta, tu da chi dipendi ? a te, chi da le direttive?”

Al che il furyu rispose: “Forse dipendo dalle squame del serpente e dalle ali della cicala, che ne so perché mi comporto in un modo o in un altro!”.

Dopo tanto cercare e studiare, è solo ad un sano oblio che deve arrivare un poeta, in ossequio ai dettami di Laozi e di Basho: l’uomo del Tao non aumenta ogni giorno le proprie conoscenze, anzi le diminuisce; solo così potrà affidarsi alla spontaneità.

Alla spontaneità, sinonimo di genuinità.

Anche una coccinella deforma lo spazio-tempo: frammenti su scienza e poesia

Atomi che entrano nel mio cervello
eseguono una danza e se ne vanno; 
atomi sempre nuovi che ripetono la stessa danza 
che ricordano quella di ieri (Richard Feynman (1918-1988), Nobel per la Fisica)

Tanto per dimostrare che si può essere, allo stesso tempo, scienziati e poeti.

Ieri, 21 marzo era la Giornata Mondiale della Poesia.

Oggi, io fisico (anche se poi mi sono dato all’informatica) e poeta voglio sottolineare come scienza e poesia, fisica ed arte siano correlate .

Un esperimento, condotto nei laboratori del dipartimento di fisica dell’università di Vienna, ha misurato per la prima volta l’accoppiamento gravitazionale fra masse di dimensioni millimetriche: piccole sfere d’oro paragonabili, per dimensioni e peso, ad una coccinella. (INAF)

Da questa notizia un mio tanka:

Il volo di una coccinella
Un ramo di un ciliegio
Poesia e fisica
Impercettibilmente si curva
Lo spazio-tempo di Einstein (EG)

Scienza e poesia, per molti solo mondi inutili ed ultimamente anche contrastati da barbariche sub-culture .

In realtà, come sostenevano Schopenhauer, Einstein e Virgilio, solo per citare qualche mente superiore, sono mondi indispensabili, da praticare, se vogliamo allontanarci dalle scimmie da cui proveniamo.

Ma cosa hanno in comune queste due prospettive? Entrambe indagano sulla realtà, anche se ortogonalmente ed in modo complementare.

La scienza indaga su come funzionano i fenomeni, la poesia sulla loro essenza, sull’ essere.

La scienza risponde alla domanda : “come funziona questa cosa ?”, mentre la poesia su: “cos’è lo spirito di questa cosa ?”

I risultati a queste domande, per la scienza sono dei modelli (quasi sempre matematici), mentre per la poesia sono dei testi che ispirano.

“Migliorate la vostra vita attraverso la scienza e l’arte.” (VIRGILIO)

“L’amore della complessità senza il riduzionismo produce l’arte; l’amore della complessità con il riduzionismo dà luogo alla scienza.” (EDWARD OSBORNE WILSON)

“Il mistero è la migliore esperienza che possiamo avere. È l’emozione fondamentale che veglia la culla della vera arte e della vera scienza.” (A.EINSTEIN)

“C’è arte nella scienza e scienza nell’arte: le due cose non sono nemiche, ma solo diversi aspetti del tutto.” (ISAAC ASIMOV)

Alla fine, come dice all’inizio Feynman, in fondo è solo una questione di atomi che vanno e vengono, scienza e poesia non sono altro che una danza, forse l’unica degna di essere vissuta.

Perchè un haiku non è mai “bello”

Avete letto un haiku che vi piace?

Allora, se non sapete argomentare, al massimo mettete un mi piace, ma non scrivete mai …. “bello, bellissimo ….o simili “, come commento.

La bellezza non è mai una qualità di un haiku.

Qualificare con una sola parola un haiku è sempre un’operazione sconsigliata, in ogni caso, se proprio non resistete, allora vi do qualche suggerimento su come commentare un haiku, con un solo attributo.

Un haiku può essere raffinato, se sapete riconoscere la raffinatezza definita da Hokushi:

Un'orata salata
mostrando i denti
giace gelida nella pescheria (Basho)

può essere buono, se non è banale:

il profumo del primo riso
arriva da destra
il mare di Ariso (Basho)

suggestivo, se vi da una qualche emozione:

Ora cresce solo l'erba estiva
Dove gli antichi guerrieri
Usavano sognare! (Basho)

crudo:

Pulci, pidocchi
e un cavallo che piscia
vicino al mio cuscino! (Basho)

cupo:

Nell'oscurità della notte
Non trova il suo nido
Le urla di un piviere (Basho)

vitale:

Tra le nostre due esistenze
Come è vivida la vita
Dei fiori di ciliegio! (Basho)

… e probabilmente in molti altri modi, che comunque nulla hanno a che fare con la bellezza.

Di seguito, a tal proposito, anche qualche citazione su cui varrebbe la pena riflettere, per eliminare definitivamente il concetto di bello dai vostri futuri commenti:

” un haiku dovrebbe tendere a ciò che i giapponesi chiamano wu-shi, ovvero “niente di speciale”. (Eric Amann)

“la vitalità è la vera qualità di un haiku”. (James W. Hackett)

“un haiku dovrebbe essere semplice come il porridge ” (Kerouac)

“a differenza di altri tipi di poesia, un haiku non si occupa di esprimere Verità, Bellezza o qualsiasi altro tipo di idea, concetto o simbolo; non ha un significato profondo, ne esoterico; si occupa solo del qui e ora, della natura, dell’intuizione derivante dall’esperienza sensoriale immediata, delle visioni e dei suoni ordinari di questo mondo. ” (Eric Amann)

“haiku è solo il risultato di una pratica, una pratica della mente: la pratica della mente zen che, non avendo nessun attributo, non produce nulla che debba essere conseguito” (EG)

HOSOMI – ITA

AVVISO: monografia sconsigliata ai principianti.
Si danno infatti per acquisiti i concetti e le tecniche di base, oltre che alla conoscenza degli ideali poetici, estetici e della relazione tra haiku e zen.
Pertanto se ne consiglia l’acquisto ai solo avanzati.

HOSOMI: un parametro qualitativo della poesia haiku

Nella poesia haiku, si sente parlare spesso di “oggettivazione” come sinonimo di haiku di qualità. Esiste però un livello, più “sottile” di un’immagine haiku che conduce allo hosomi 細身 , che letteralmente significa “sottigliezza”. Questa monografia analizza il concetto di hosomi, di come questo aspetto sia sinonimo di raffinatezza, proponendo una pratica, sulle orme di quella di Basho, ed una sua applicazione nel processo compositivo. ***** INDICE DEI CONTENUTI: Prefazione -Introduzione – Hosomi: perché è importante – Hosomi non è solo sentimento – Hosomi: una prima analisi – Hosomi e lo zen – Hosomi: ulteriore analisi – Hosomi: indicazioni compositive – Hosomi: la corretta visione – Hosomi come pratica – Hosomi: una componente degli haiku raffinati – Hosomi: tecniche di composizione – Il rapporto con il lettore – Qualche esempio finale – Conclusioni – Ringraziamenti – Bibliografia

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Elio Gottardi