Dal dialogo di Gōngsūn Lóng 公 孫 龍 : come un cavallo bianco non sia un cavallo e quindi come anche un haiku italiano non sia un haiku

Sul mio percorso, uno dei koan più importanti che ho risolto e che hanno modificato significativamente la mia percezione della realtà e conseguentemente della poesia zen, è il seguente:

Shuzan Oshõ alzò il suo shippei [bastone di servizio] davanti ai suoi discepoli e disse, “Monaci! Se voi chiamate questo uno shippei, vi opponete alla sua realtà. Se non lo chiamate shippei, voi ignorate il fatto. Ditemi, o monaci, come lo chiamerete?”  (caso 43 , la porta senza porta)

Con il seguente dialogo paradossale del “sofista cinese” GŌNGSŪN LÓNG 公 孫 龍 (320 a.c. – 250 a.c.) , su come un cavallo bianco non sia un cavallo siamo sullo stesso piano di comprensione.

Entrambi, se capiti, possono diventare un fiume di candeggina che spazza via ogni impurità e speculazione intellettuale , con conseguente comprensione di cosa sia realmente la poesia haiku.

Così come Zhuāngzĭ accusa Huìzĭ di sprecare il proprio tempo cianciando di “durezza” e “bianchezza (Zhuāngzĭ Cap.V ) , allo stesso modo io sostengo che è uno spreco di tempo discutere di poesia haiku, in termini accademici, cianciando di kigo e contando le sillabe.

La poesia haiku non va studiata, va vissuta e chi non arriva a capirlo, non può essere considerato un poeta.(EG)

A: “È possibile sostenere che gli haiku non giapponesi, per esempio italiani, non siano haiku ?”.

B: “È possibile.”

A: “Come può essere?”

B. “Il concetto di haiku si riferisce alla forma e poetica giapponese. Il concetto di italiano si riferisce al paese Italia. Siccome ciò che designa un paese diverso dal Giappone automaticamente si riferisce ad una forma e una cultura non giapponese, di conseguenza un haiku italiano non è un haiku.”

A: “Ma se un haiku è esclusivamente legato al Giappone, allora sarebbe corretto sostenere che non possa esistere un haiku scritto da un non giapponese, anche se scritto in lingua giapponese . Ovvero, ribaltando l’immagine, è come se in un cavallo, il fatto di avere un colore implicasse che non fosse un cavallo. Ma siccome non esistono cavalli senza colore, è necessario concludere che esistono cavalli che sono bianchi, così come esistono gli haiku italiani.

B: Certamente i cavalli hanno un colore, come gli haiku, che hanno un riferimento culturale, perciò esistono sia i cavalli bianchi che gli haiku italiani, però non sono ne cavalli, ne haiku. Infatti, in Giappone non esiste il concetto di haiku giapponese, ma solo di haiku, esattamente come per il concetto di cavallo, che non prevede il colore del cavallo, perchè il colore è ininfluente rispetto alle caratteristiche peculiari del cavallo. Allo stesso modo, il concetto di haiku non definisce la provenienza, perchè è già intrinsecamente legato alla sua origine giapponese (anche se poi , molto altro ci sarebbe da dire a riguardo). Comunque sia, il concetto di cavallo bianco, come quello di haiku italiano, estendono il concetto basico di cavallo e di haiku, quindi un cavallo bianco non è un cavallo , così come un haiku in italiano non è un haiku. Infatti il concetto di ‘cavallo bianco’ si compone dei concetti di: ‘cavallo’ e ‘bianchezza’, quindi “cavallo bianco” è un “ cavallo” ed , in più, è “bianco”. Ora, siccome la ’bianchezza’ o la ‘nerezza’ non danno origine ad un cavallo, allora posso dire che un cavallo bianco non è un cavallo, così analogamente posso dire che un haiku italiano non è un haiku.

A:.”Ma un cavallo è sempre un cavallo anche senza la bianchezza e il color bianco rimane il color bianco anche se non lo accostiamo ad un cavallo. Così come un haiku è un haiku , anche quando il termine italiano non viene accostato ad un haiku. E questo perchè è solo unendo le classi di cavallo e di bianco che otteniamo ciò che si chiama un cavallo bianco, o un haiku italiano, ma ciò porta a mescolare delle classi dissimili e questo non è lecito. Perciò, non è possibile affermare che un cavallo bianco non sia un cavallo, come non è possibile dire che un haiku in italiano non sia un haiku.

B: “Ma se un cavallo bianco è un cavallo, allora si può anche dire che non c’è differenza tra un cavallo bianco e un cavallo fulvo o tra un haiku italiano e uno inglese.

A: “No, questo non si può, perchè sono differenti.

B:”Però, se diciamo che il concetto di cavallo è diverso da quello di cavallo fulvo, ammettiamo che esiste una differenza tra un cavallo fulvo e il concetto di cavallo, ovvero che un cavallo fulvo non è un cavallo. Ma, come è possibile negare che un cavallo fulvo sia un cavallo e, al tempo stesso, affermare che un cavallo bianco è un cavallo? Sarebbe come far volare gli uccelli nell’acqua dello stagno o depositare la bara in un luogo e il sarcofago in un altro. Sarebbe un’affermazione contraddittoria ed un discorso illogico”. 

A:”Quindi , seconde te, si può dire che un cavallo bianco è un cavallo, solo quando gli si astrae l’idea di bianco.  Mentre, se non si estraesse l’idea di bianco, non si potrebbe dirlo. Mentre un cavallo è ciò che noi pensiamo, quando pensiamo semplicemente al cavallo. Ma seguendo il tuo ragionamento, allora potremmo dire che il cavallo pensato non sia un cavallo e quindi anche un haiku pensato non è un haiku.

B:” Il concetto di “bianchezza” non indica l’oggetto bianco e quindi è inutile nel concetto di cavallo. Come il concetto di lingua derivata da un paese è estraneo al concetto di haiku. Ovvero, mentre “cavallo bianco” ci dice che cosa è bianco, l’oggetto del bianco è indicato da un termine diverso da bianco e questo perchè il concetto di “cavallo” non include né esclude i colori. In questo modo, esso può includere i cavalli fulvi e i cavalli neri. Il concetto di “cavallo bianco” include un colore e ne esclude altri. I cavalli fulvi e i cavalli neri ne sono esclusi e solo i cavalli bianchi possono rientrarvi. Ciò che include una cosa non è  eguale a ciò che  la esclude. Perciò confermo quanto ho detto: “Un cavallo bianco non è un cavallo”.

Il suddetto dialogo che ho modificato, ma non troppo, per i miei scopi, richiederebbe ora una esegesi, da parte mia.

In realtà, non so quanto questa operazione potrebbe risultare utile, rispetto a quanto detto.

Su internet vi sono diverse interpretazioni, ma a mio avviso tutte alquanto lacunose, perchè non vanno al cuore del paradosso. Lascio quindi a Voi venirne a capo. A tale scopo, potreste metterci parecchio tempo, ma questo è uno di quei viaggi che richiedono pazienza e perseveranza, oltre a non farvi muovere di un centimetro da dove vi trovate.