Esercizi di riduzione: Monica federico

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

Poesia breve
Sporche di terra
cresciute senza luce né rumore.
Il loro sapore intatto, il gusto dell'inverno generato nel silenzio.
Unico suono,
I cucchiai nella zuppa.
Tanka
Patate novelle-
il suono dei cucchiai
fumanti di zuppa
Nessuna traccia di terra
nessun altro rumore
Haiku
Patate novelle-
il suono dei cucchiai
fumanti di zuppa

ANALISI di EG

La poesia, ricca di riferimenti e spunti, ha come soggetto le patate, viste come frutto di madre terra e come cibo consumato nel contesto domestico.

Un’ottima poesia, che però vista nella prospettiva della riduzione, poteva crescere ulteriormente.
Molto buona l’intuizione sul suono, ma sarebbe stato meglio puntare sul sapore delle patate, che poteva essere usata come metafora per definirne l’essenza.
Purtroppo questo analogia non viene colta, ne sviluppata nelle riduzioni successive ed è un peccato, perchè ne avrebbe giovato la profondità di tutta la composizione.
La riduzione tanka riprende l’aspetto del suono, già messo in evidenza nella poesia, ma a mio avviso non può essere questo il cuore della composizione.

La “patatilità”, ovvero l’ essenza kantiana della patata, si perde e anche se il tutto rimane coerente con il testo iniziale (la riduzione è sostanzialmente corretta) , a mio avviso ne risente la comprensione del fenomeno.
Nell’ulteriore riduzione in haiku, il riferimento alla terra purtroppo scompare, per lasciare il posto, ancora una volta al suono ed all’ uso domestico delle patate.
Ripeto, viste singolarmente, le opere sono più che buone, ma dal punto di vista dell’essenza, quindi comprensione, la riduzione non è brillantissima, anche se il tutto rimane coerente con la visione di Monica.

Non avendo colto la potenziale profondità dell’immagine iniziale, l’esercizio poteva sicuramente portare a risultati anche superiori a quelli forniti, che comunque rimangono poeticamente molto buoni.
Anche qui una mia rielaborazione, che cerca di coniugare l’essenza mancata della “patatilità” , nella forma h4ku, scelta per una questione di ritmo.

patate
nella terra
o in una zuppa
stesso "sapore" (EG)

sapore tra virgolette, proprio perchè inteso come quell’essenza kantiana, che rimane sempre intatta e di cui ho già fatto cenno nell’esercizio di Daniela Misso.

Esercizi di riduzione: Pasquale Asprea

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

Pasquale Asprea
Più un pensiero in onore di Kim Ki-duk, regista sud coreano recentemente scomparso, di cui Primavera, autunno, ecc, è un film molto bello che consiglio di vedere :

(pensiero poesia) 
primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera -
una pietra legata
alla zampa del bambino

Tanka
sul lago immobile
si specchiano gli alberi
sempre cangianti
la vita degli uomini
segnate dagli eventi

Haiku
Lago immobile -
un uccello si allontana
dallo sguardo 

ANALISI di EG

L’analisi sul lavoro di Pasquale sarà un po’ diversa, rispetto a tutte quelle viste finora, in quanto il pensiero di partenza è una mia richiesta e non è una vera e propria poesia breve.

Farò quindi un riassunto del film, come introduzione ai miei commenti successivi (che altrimenti non si capirebbero):

Primavera: In un piccolo tempio buddhista galleggiante vivono un monaco ed un bambino. Il bambino cresce seguendo le istruzioni del monaco, ma a volte infligge delle crudeli sofferenze a dei piccoli animali che popolano le montagne circostanti. Scoperto dal monaco, viene punito nello stesso modo in cui lui maltratta gli animaletti.
NOTA di EG: quando vidi il film, qualche anno fa, lo interpretai come un’allegoria sulle 4 nobili verità buddhiste.
Questo capitolo rappresenta quindi la prima nobile verità, ovvero come nella vita degli esseri senzienti sia insita la sofferenza.

Estate: Il bambino ormai adolescente si invaghisce di una ragazza, portata al tempio dalla madre, perchè malata. I due intrecciano una relazione, ma quando il monaco li scopre, avendo la ragazza ritrovata la salute, la rimanda a casa. Il ragazzo, non potendo sopportare la separazione scappa dal tempio.
NOTA di EG: quest’altro capitolo rappresenta la seconda nobile verità, ovvero: come il dolore sia insito in noi ed abbia origine dalla ricerca della felicità, ovvero in tutto ciò che è transitorio, quindi illusorio.

Autunno: Lasciato il tempio, il ragazzo ormai trentenne, si è sposato e viene tradito dalla moglie, così la uccide, nascondendosi poi nel tempio in cui è cresciuto. Incapace di trovare la pace, l’uomo cerca di porre fine alla sua esistenza, ma viene salvato dal vecchio monaco, che gli ordina di usare l’arma del delitto per incidere sul portico del tempio il sutra del cuore, che lui stesso calligrafa usando come pennello la coda del suo gatto. Poco dopo, arrivano al tempio due poliziotti, che, su richiesta del monaco, prima di prenderlo in consegna, attendono che venga completata l’incisione del sutra. Infine, quando tutto è compiuto, il vecchio monaco rimane solo ed avendo ormai svolto il suo compito, si prepara a morire.
NOTA di EG: questo capitolo rappresenta la terza nobile verità: esiste l’emancipazione (cessazione) dal dolore.

Inverno: L’uomo arrestato, ormai maturo, ha scontato la sua pena, quindi ritorna e riprende a vivere nel tempio ormai abbandonato da anni e si educa alla meditazione ed alle arti marziali, quando una donna con il viso nascosto da un velo, porta al tempio un bambino ancora in fasce, affidandolo quindi al monaco.
NOTA di EG: questo capitolo rappresenta la quarta nobile verità: esiste un percorso di pratica da seguire e che permette di emanciparsi dal dolore.

… e ancora Primavera: Di nuovo l’uomo, diventato anch’esso un vecchio monaco, cresce il bambino nel tempio sul lago e di nuovo il bambino infligge piccole crudeltà agli animaletti che vivono sulle montagne circostanti…
NOTA di EG: allegoria finisce con la rappresentazione del ciclo infinito della vita, ovvero come l’esitenza sia solo una ruota.

In estrema sintesi il film rappresenta quindi la Via buddhista, con i sui passaggi, in termini allegorici, dalla nascita (primavera), alla rinascita (di nuovo primavera).

Commento di EG

Se confrontate le mie note con le riduzioni di Pasquale, risulta subito chiara una forte divergenza in termini d’interpretazione dell’essenza del film; il che mi porterebbe a stravolgere totalmente il suo lavoro, sfortunatamente andremmo anche subito fuori strada rispetto all’esercizio, quindi meglio cambiare paradigma di analisi e guardare alle riduzioni di Pasquale, solo in termini di estetica formale, in quanto è il denominatore comune con il film, che in termini formali (leggere soprattutto fotografia), è un bel film.
Pertanto non parliamo più di riduzioni in termini di essenza, ma di riduzioni rispetto alla bellezza delle immagini, passando così dall’espressione, all’impressione.
In termini d’immagini, la poesia iniziale, anche se di fatto non è una poesia, offre ben poco, se non il titolo del film e un bimbo con una pietra al piede, che rinominato come zampa prova a relazionare il karma del bimbo, alle sue cattiverie, ma il meccanismo risulta veramente criptico, se non si è visto il film.
La riduzione a tanka offre un quadro migliore, in quanto sintetizza in pochi versi sia l’estetica che la trama del film.
Operazione non facile a cui va dato tutto il merito a Pasquale.
La riduzione ad haiku, ripropone un’immagine alla Buson, per intenderci, esteticamente molto buona, ma che non raggiunge la profondità del tanka, ne può oggettivamente farlo, per ovvie ragioni di spazio. Se haiku è un momento, un film è un racconto, quindi siamo in presenza di due linguaggi strutturalmente incompatibili.

In conclusione, con quest’esempio siamo un po’ usciti dal seminato dell’esercizio, ma abbiamo anche esplorato vie nuove, sicuramente interessanti.

Esercizi di riduzione : Margherita Petriccione

QUI, per l’introduzione all’esercizio.

POESIA
capodanno 2019
Le bacche luccicanti
e il verde cupo,
nei capelli riflessi
di melograno,
esplodeva l’attesa
del Capodanno.
Ora sta imbiancando
sotto lo sguardo
questo cielo offuscato,
senti soltanto
uno strappo d’addio,
un anno in meno
ti lastrica la via
TANKA
I melograni,
le bacche luccicanti,
di un capodanno andato…
ora uno strappo d’addio,
soltanto un anno in meno
HAIKU
bacche e melograni
sotto un cielo offuscato …
soltanto un anno in meno

ANALISI di EG

Poesia melanconica, troppo lunga, incentrata sul capodanno (2019) e la consapevolezza del passare del tempo , con presenza di numerosi termini evocativi in tal senso.
La riduzione a tanka conferma la sensazione di tristezza, risultando quindi corretta.
Il successivo haiku sfuma un po’ troppo le essenze evocate, che avrebbero dovuto essere maggiormente sostenute e quindi più riconoscibili.
In ogni caso la sensazione di una velatura di tristezza immobile ed impotente rimane, anche se si perde il riferimento al capodanno, quindi anche la riduzione in haiku risulta sostanzialmente corretta.
L’unico vero appunto, nella forma haiku, sta proprio nel termine “soltanto”, che ritengo troppo debole rispetto a ciò che doveva essere trasmesso, ovvero la sensazione di malinconia.
Proprio per rafforzare lo yang, io avrei sostituito quel “soltanto” con il termine “lo strappo di”, tra l’altro già utilizzato nella poesia iniziale.
Inoltre avrei mantenuto il riferimento al Capodanno.

Bacche a Capodanno
sotto un cielo offuscato
lo strappo di un anno (EG)

In conclusione una discreta riduzione, con l’unico vero difetto di risultare, nella forma haiku finale, troppo yin .