Haiku da foto ? … solo per impotenti e frigidi alla realtà

Tranne che per particolari sperimentazioni ed esercitazioni di gruppo, nel Lab Zen Haiku Italia è proibito postare haiku tratti da fotografie o , in generale, da immagini.

La ragione è semplice, derivare volontariamente un proprio haiku da un’immagine significa tradire la poetica haiku (furyu) , quindi, come diceva Basho, è solo un patetico giochino di parole.

Alla base del furyu, quindi alla base di ogni composizione haiku, c’è necessariamente l’esperienza personale, ovvero la sperimentazione fisica della realtà-natura (zoka), fatta in modo genuino (makoto), assaporando l’impermanenza (mujio) sia delle cose, che dei fenomeni con cui si è entrati in relazione.

Senza questi presupposti, non c’è haiku, anche se il risultato compositivo può avere la forma di un haiku.

Ognuno di noi, se vivo e vegeto, vive una sua realtà, che può essere più o meno stimolante in termini poetici, ma che è comunque unica ed irripetibile.

Un poeta haiku è allora colui che coglie gli attimi della sua realtà e li trasforma in versi.

Se sturi il lavandino, scrivi del lavandino, se scoli la pasta, scrivi dello scolapasta, se passi lo straccio, scrivi del pavimento e così via …

Haiku non è scrivere di tramonti guardando la foto di un tramonto, se sei sdraiato sul divano, ma scrivere del divano.

Quindi ogni volta che scrivi un haiku derivato da una fotografia o un immagine dimostri semplicemente la tua impotenza poetica, dimostri di essere frigido alla tua realtà, dichiarando inoltre di aver bisogno del viagra-immagine per riuscire scrivere.

Inizialmente, rimanevo soltanto inorridito da questi connubi foto-haiku, ora ho maturato la convinzione che queste iniziative siano, in massima parte, gli effetti della pessima influenza dei gruppi vetrina di haiku su “feisbuc” , che dedicano più attenzione agli aspetti social, che alla poesia in sè.

Se lo scopo è quello di accumulare dei like, allora bisogna stupire e si sa che un’immagine cattura di più delle parole. Il risultato però è una patologia che io chiamo disturbo bipolare inconscio, causato dal virus covid-giappo-feisbucchiano.

Mi spiego ….

In “feisbuc” , come dappertutto, qualche volta viene spacciata della roba buona, mentre altre volte della vera fuffa, e non sempre la gente è attrezzata per distinguerne la differenza.

Che è un po’ quello che capita, ad esempio a quegli americani, che scambiano la segatura del Parmesan, per Parmigiano (non è uno scherzo, succede veramente).

L’intossicazione da gruppo-vetrina giappo-like è comunque abbastanza riconoscibile.

Il primo sintomo è ovviamente la foto-haiku, che dichiara di per sè le frequentazioni di chi posta, secondariamente lo haiku associato alla foto è sempre, dico sempre, un 5-7-5 ed infine la presenza di un mentalismo conferma che di haiku si è capito davvero poco.

Se analizziamo tutto questo è chiaro che ci troviamo di fronte ad una dicotomia, a manifestazioni bipolari che alla pseudo-forma classica giapponese, abbinano l’uso di file digitali JPEG, che però, non appartengono, nemmeno lontanamente, alla tradizione giapponese haiku, visto che sono stati inventati solo negli anni ’90.

Certo, esiste la forma haiga , ma lì si uniscono su carta, addirittura tre arti tipicamente zen: la poesia, la pittura e la calligrafia, mica file JPEG, ed è importante capirlo, perchè altrimenti si ritorna a confondere il Parmesan con il Parmigiano.

Quindi se sei un giappo-ortodosso, conti le sillabe e cerchi il kigo, ma non lo sei per tutto il resto è chiaro che soffri quantomeno di bipolarismo.

Detto questo, mi sono chiesto : sarà un bipolarismo cosciente ? la mia risposta è stata: probabilmente no ! perchè è un comportamento assolutamente inconscio, frutto dei condizionamenti dei gruppi vetrina, in cui non s’impara a fare poesia haiku, ma dove ci si mostra, in un’autoreferenziale movida quotidiana, il che , intendiamoci è del tutto legittimo, solo che non potete farla in casa mia.

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