Alla ricerca del makoto di Friedrich Nietzsche

Chiarisco subito che Friedrich Nietzsche (FN) non ha mai scritto haiku, ne ha mai praticato lo zen o la poesia orientale, anche se studiò il buddismo e si possono trovare diverse analogie tra la sua filosofia e i principi dello zen.
Ciononostante, FN ebbe un significativo percorso come poeta, anche se la poesia fu un’attività speculativa, quasi un accessorio rispetto al suo filosofare.
Oltre alle liriche sparse nei suoi lavori principali (Gaia Scienza, Così parlò Zarathustra ed altri), FN lasciò anche diversi lavori poetici, in forma di frammenti, che furono pubblicati postumi e di cui potete trovare diversi libri anche in italiano (io mi sono ispirato a ‘ Ditirambi di Dioniso e Poesie postume’ di Adelphi).
Leggendo queste opere poetiche di FN, mi sono accorto che, soprattutto i frammenti, potevano essere spesso assimilati, con poco sforzo, alla poesia haiku.
Da qui ha preso avvio la mia operazione di rivisitazione di queste opere, soprattutto nella ricerca del makoto dell’autore.
Come occidentale, io mi sento antropologicamente più vicino a FN che ai maestri cinesi o giapponesi, da qui la mia ricerca sulla genuinità poetica di uno dei giganti della mia cultura e del pensiero europeo.
Pertanto , quelle che leggerete non sono le opere originali di FN. ma dei miei adattamenti.
L’operazione è stata quella di prendere i ‘frammenti di poesia’ di FN e strutturali in una forma haiku o tanka (secondo le regole del Lab).
Inoltre, ho asciugato qualche verso troppo brodoso, attualizzando quando necessario i termini arcaici, ma badando sempre a mantenere intatto il senso e l’immagine del frammento originale.
Insomma ho dato una rinfrescata alla poesia di FN, quando mi sembrava necessario farlo e soprattutto per adattarla ai miei scopi.
Il senso qui, ripeto, è quello di ricercare la genuinità autoriale di FN, non quello salvaguardare a tutti i costi i contenuti originali, che tra l’altro sono ovviamente presenti nei libri acquistabili in giro.
Ho quindi operato come poeta, andando alla ricerca del makoto, come suggerisce Basho, e non certo come un accademico, o semiologo o semiotico delle opere di FN.

Inverno 1882-1883

pino e fulmine

troppo in alto, su tutto e tutti
se parlo
nessuno parla con me
solo e con la mia altezza
io aspetto
ma cosa ?
troppo vicino alle nubi
ora attendo
il primo fulmine !

Chiara identificazione di FN con un pino. Tecnicamente più poesie brevi e pseudo-haiku, che haiku veri e propri.
L’essenza è chiaramente la consapevolezza da parte di FN delle conseguenze di essere un personaggio fuori dagli schemi.
Nonostante spesso manchi un qui e ora chiaro e definito, le azioni indicate nel secondo verso, al tempo presente, ne fanno egregiamente le veci.
Generalizzando, la forma lungo-corto-lungo sembra l’ideale per le immagini di presa coscienza di uno stato-azione-effetto. Buonissimo anche il ritmo, che ne deriva.

Portofino

siedo in attesa
in attesa ?
del nulla e totalmente trasceso
nessun desiderio, ne di luce o oscurità
nel meriggio amico e nell’eternità

La trasposizione dell’originale alla forma tanka, anche se non canonica, mi ha richiesto un certo impegno. Personalmente, sono comunque soddisfatto del risultato, che ritengo mantenga l’essenza originale, anche se mi sono preso diverse libertà interpretative.

Sperduto nell’azzurro
sono troppo attratto
da ciò che è lontano !

Trasposto il frammento, ne è risultato un haiku di altissimo livello.

lusingare chi si ama
fuori dallo spazio
fuori dal tempo
sopra di noi le stelle sfavillano
intorno a noi freme l’eternità

tanka d’amore. terribilmente efficace.

(CONTINUA)

Haiku ai tempi del Covid-19

Ormai lo sappiamo tutti, in questi tempi di Covid-19, dobbiamo restare a casa.

Scrivere haiku può allora essere un buon esercizio, per mettere a frutto questa condizione di costrizione consapevole.

Come esercizio, ho scritto questi 5 haiku in 15 minuti, dal mio bagno di casa.

Vi propongo di fare lo stesso ogni volta che potete.

Darsi un limite di tempo è importante, perchè costringe alla concentrazione, quindi alla consapevolezza, quindi alla genuinità.

è pomeriggio
il sole è calato
dietro la casa rossa

il mobile in bagno
le fessure tra i cassetti
scure cornici d'ombra

l'accapatoio
appeso e senza vita
vuoto di ogni zen

ricorrente presenza
nella vasca smaltata
un ragnetto scuro

nello specchio
il ciliegio fiorito
ribalta i suoi fiori

La via di mezzo della pratica zen haiku

Articoli precedenti:

Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero :

La via di mezzo della pratica zen nella poesia haiku è quella di considerare lo zen, alla sola stregua di uno strumento. (EG)

Gli estremi invece sono: non considerarlo affatto o considerarlo un misticismo spirituale.

Primo estremo: lo zen negato

Vabbè … semplicemente mi rifiuto di commentare la posizione di chi esclude lo zen dalla poesia haiku, perchè io non discuto, ne parlo con gli equivalenti dei terrapiattisti: pura perdita di tempo.

Secondo estremo: lo zen mistico

Qui, al contrario, cadiamo nella spiritualità new age. Ovvero lo zen come la cristalloterapia, i fiori di bach, l’oroscopo e altre baggianate del genere.

Altra perdita di tempo, anche qui, inutile andare oltre.

Zen come strumento

Un astronomo studia il cielo grazie ad un telescopio, un salumiere vende prosciutti e formaggi grazie alla bilancia, un poeta haiku arriva all’eccellenza, solo grazie alla pratica della mente pura, che Basho chiama makoto (genuinità).

C’è una chiara e storica connessione tra lo scrivere haiku, la mente pura e la pratica zen, che altro non è che il mezzo per raggiungere e sperimentare quello stato mentale, in cui nasce l’autentica poesia haiku.

La mediocrità di un poeta, se non addirittura la sua barbarie, come la chiama Basho, sta nell’arroganza di ritenere inutile qualsiasi purificazione della mente, o nel credere che lo scrivere porti automaticamente alla mente pura.

Scrivere haiku, come ogni arte zen, può essere un volano alla pratica della mente pura, un facilitatore, non un sostituto.

E questa è la solita vecchia storia di chi confonde la causa con l’effetto, mentre il giusto atteggiamento, per chi vuole scrivere haiku, consiste nel considerare lo zen alla stregua dello straccio per la polvere.

Se ci pensate bene, la polvere è quella cosa che spostiamo continuamente e che non si distrugge mai.

La spostiamo dai mobili al sacchetto dell’aspirapolvere, dal sacchetto alla pattumiera, dalla pattumiera al camion della spazzatura, forse poi la si brucia, ma è illusorio pensare che si possa eliminare definitivamente, perchè , alla fine, si riforma.

Ora, voi potete usare lo straccio o non usarlo, per togliere la vostra polvere, ben sapendo che la polvere continuerà comunque a posarsi sulla vostra poesia.

E a questo serve lo zen, a tenere pulita, per quanto possibile, la vostra poesia, ovvero la vostra mente.

Il seguente koan spiega ancora meglio questo aspetto.

Mumonkan 無門關 (Wu-men-kuan)*
La Porta senza PortaCaso 9 – Daitsû Chishõ Buddha   

Un monaco chiese a Kõyõ Seijõ, “Daitsû Chishõ Buddha sedette in zazen per dieci kalpa (più o meno 10 volte la creazione della terra o 3,5 volte la nascita dell’universo, ovvero 45 miliardi di anni) e non poté raggiungere la Buddhità.  Malgrado il nome, egli non divenne un Buddha. Com’è possibile?” Seijõ disse, “La tua domanda è piuttosto ovvia”. Il monaco chiese, “Egli meditò così a lungo; perché non poté raggiungere la Buddhità?” Seijõ disse, “Perché lui non divenne un Buddha!” 
Commento di Mumon Ammettiamo la realizzazione del barbaro, ma non la sua comprensione. Quando un uomo ignorante realizza questo, egli è un saggio. Quando un saggio comprende ciò, egli è un ignorante. 
La strofa di Mumon Meglio emancipare la vostra mente che il vostro corpo;  Quando la mente è emancipata, il corpo è libero, Quando corpo e mente, sono entrambi emancipati, Anche dèi e spiriti ignorano il potere mondano. 

Parafrasando Mumon … potete passare l’intera vita a scrivere haiku, magari anche più evocativi di quelli dei maestri, ma solo quando la vostra mente sarà emancipata, anche la poesia si libererà, che è poi lo scopo di ogni arte zen. (EG)