la via di mezzo della poesia haiku

Leggere prima:

Premessa

Questo non è ne un articolo accademico, ne una tesi , ma soltanto un ragionamento che segue i due precedenti articoli, elencati sopra.

La pratica haiku

Volendo generalizzare, si può dire che la pratica haiku sia la composizione di una poesia breve, basata su delle regole formali ed ispirata a degli ideali poetici ed estetici.

Secondo questa definizione, geometricamente possiamo allora collocare ad un un estremo di questa scala di valori (intesi come unione di forma e poetica), gli haiku tradizionali giapponesi, mentre all’altro estremo, gli haiku basati su regole libere.

Banalmente, allora la via di mezzo sarà quella via che si colloca tra questi due estremi.

Haiku tradizionali come primo estremo

Pensare che gli haiku tradizionali giapponesi si possano trasporre anche fuori dal Giappone, mantenendo intatte le loro caratteristiche è una cosa abbastanza bizzarra, perchè è come per il “caffè espresso”.

Avete mai bevuto un vero “espresso” fuori dall’ Italia ?

Io mai.

Se all’estero, entrate in un bar, scoprirete che tutti sanno cosa sia un “espresso”, ma poi nessuno lo sa fare bene, perchè manca sempre qualcosa, anche se la macchina usata è una Faema, ovvero la Ferrari delle macchine da caffè.

Al di là della procedura di preparazione di un vero espresso italiano, che è di 7 passi e che quasi nessuno conosce (anche in Italia) ed oltre all’ovvia qualità della miscela, che determina l’equilibrio della bevanda finale, quello che veramente all’estero manca è la cultura della crema, ovvero della poetica del caffè espresso, di quel’emulsione instabile, contenente anidride carbonica, derivabile solo da una fresca tostatura e macinatura, e che deve persistere nella tazzina, per almeno 1 minuto, 1 minuto e mezzo.

In sintesi, niente crema? niente espresso!

E dev’essere questo stesso tipo di sconforto, quello che deve provare un poeta giapponese, quando legge certi nostri haiku, scritti in italiano o in inglese, che sia, perchè dev’essere come bere un espresso senza crema, ovvero senza la potenza della fondamentale presenza dei kanji.

Ora, se prendiamo, un po’ arbitrariamente , l’opera originale di M.Basho come modello di riferimento per gli haiku tradizionali giapponesi, allora abbiamo una forma ed una poetica quasi matematica, anche se poi anche in Basho esistono delle eccezioni.

Chi segue questa via, si colloca nella tradizione avviata da M.Basho e poi ripresa dai grandi Maestri.

Basho, Buson, Issa e Shiki stanno tutti nell’alveo della tradizione, anche se con le loro peculiarità ed inevitabili differenze.

La forma standard basata su una ” prosodia ” cinque, sette, cinque, le ” parole stagionali “, il ” taglio ” e una poetica, ampiamente trattata da questo blog e derivata dallo zen, accomunano questi haiku.

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