La china : un haibun di EG

Sulla china, da sempre, da quando sono nato, solo più consapevole, perchè ora vedo più distintamente la mia china e quella degli altri. La nebbia si è diradata, ora so dove sono e quello che accade, mentre i veleni dalla mente si trasferiscono al corpo.
Senza freni, scendo inevitabilmente, ma è soltanto la gravità che s’incolla al mio tempo.
Chi è dio? Si chiede Ungaretti.
Illusioni nel cielo sopra la china.

Veleni e sangue
Scorrono insieme
Un Lungo respiro

Goditi la china, che sia merda o fiori di campo, non importa quello che calpesti.
Quando il corpo va in pezzi, purifica la mente.
Bilancia l’ imbilanciabile scivolando sulla budditha del tuo pendio.

Instabile
Il mondo dei vecchi
Il pavimento di linoleum
Merdosamente immacolato

Un pendio, molti pendii, pendii che s’incrociano, altri che si allontanano, diverse partenze, pendenze differenti, la stessa fine, le stesse paure.
In Zhuangzi l’angoscia della morte ha generato i suoi contrari : la calma e l’accettazione, basta cantare una canzone per capirlo.

La paura nei suoi occhi
La vecchia madre
Uguale alla figlia

Raccogli quello che c’è senza toccarlo, se non capisci tagliati le mani e infilati due tizzoni negli occhi, se capisci allora sei sulla china, ma anche oltre la china, scivoli e finalmente sai che stai scivolando.

Un sorriso
Piccole attenzioni tra vecchi
Chiamalo Amore

1 commento su “La china : un haibun di EG”

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