Angiola Inglese: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Breve premessa. Alcune considerazioni e approfondimenti, sono già stati affrontati nelle puntate precedenti, quindi chi vuole avere un quadro più puntuale dei temi trattati, è invitato a leggere , in sequenza, i lavori cominciando  da Monica Federico.

Questo lo haiku selezionato da Angiola:

tuono lontano-
da quanto tempo non sento
un rimprovero

E’ un haiku scritto di getto , senza alcun ritocco : un temporale in arrivo ( con le conseguenze anche disastrose che può avere ) mi ha fatto venire in mente la “tenerezza “di un brontolio di quando ero molto più giovane . L’essenza : la nostalgia – (Angiola Inglese)

Commento di EG:

Per gli amanti dei numeri, diciamo subito che la metrica di questo haiku è un 5-8-5, che io non vedo comprimibile, a meno di stravolgimenti, quindi benissimo ha fatto Angiola a non intervenire, per rincorrere ideali fasulli, o per dirla alla confuciana, demenziali, per gli effetti che di solito producono.

haiku non è matematica, ma musicalità e ritmo (EG)

Sfortunatamente in fase di stesura, Angiola non ha prestato abbastanza attenzione al ritmo, perchè la metrica naturale di questo haiku è 5-5-7 (o 8, se siete di quei ragionieri che usano il grammaticale ).

tuono lontano- (pausa)
da quanto tempo (pausa)
non sento un rimprovero

oppure, in alternativa, come h4ku

tuono lontano- (pausa)
da quanto tempo (pausa)
non sento (pausa)
un rimprovero

Ritmo è gestione delle pause. Ritmo è comprendere che le pause, sono respiri privi di voce, che devono essere considerati elementi fondamentali ed integranti in un haiku, con pari dignità delle parole, che invece esprimono suoni, codificando concetti. Riconoscere il ritmo dei propri haiku è segno di maturità e di attenzione, innanzitutto nei confronti dello spirito poetico, secondariamente verso voi stessi, perchè altrimenti è come un buttarsi un po’ via, non valorizzare al massimo la propria scrittura. La mia indicazione è quindi : rileggete sempre, ad alta voce, le vostre composizioni e scrivetele nella metrica dettata dal ritmo e non viceversa, ovvero non mortificate il ritmo naturale dei vostri haiku, ad una metrica artificiosa.

Tenete sempre ben presente che , in un haiku, il ritmo influisce sulla musicalità esattamente come nella musica suonata. Provate a pensare ad una qualsiasi opera musicale, senza una corretta gestione delle pause, perfino Mozart diventerebbe uno schifo, quindi non fate diventare uno schifo i vostri haiku, a causa della vostra disattenzione.

Guarda caso, rispettando il ritmo, anche il pivot nello haiku di Angiola va a posto e quindi l’intero haiku ricomincia a respirare.

Passando dalla metrica alla pragmatica, cominciamo col dire che è vero che “lontano” può richiamare il passato e quindi essere coerente con la “tenerezza della giovinezza lontana ” espressa da Angiola nel suo commento, ma è altrettanto vero che questa sensazione si ritrova poi nei due versi successivi, pertanto a livello di pragmatica della comunicazione è una ripetizione. Per questa ragione io stresserei una maggiore specificità il riconoscimento dell’evento “tuono”, mantenendolo, volendo, anche il termine lontano . Es.

" (Un) tuono (tuoni) (lontano) (lontani) da nord"   (o quel che l'è, disum a Milan).

A mio avviso, questi sono tutti buon esempi di come yanghizzare il suddetto haiku e quindi infondergli maggiore energia. A livello personale io sceglierei “tuoni lontani da nord” (sud, est …. quel che l’è, dipende da dove veniva il tuono originale) , al plurale, perchè mi suona meglio e perchè m’immagino non sia stato l’unico, ma questa è solo una mera questione di gusti.

Tutto quanto fin qui detto, perde però totalmente di significato se la prospettiva non è più quella tecnica, ma si eleva alla spontaneità e genuinità compositiva.

In questo senso, io non ho dubbi che Angiola abbia abbracciato da tempo il makoto di Basho e questo, per quanto mi riguarda, mette una pietra tombale su ogni imperfezione tecnica riscontrabile su qualsiasi sua opera, non solo su questa, ma anche futura, perchè ripeto ancora una volta, qui da noi è il furyu indicato da Basho, il seguire la Via, entrando in armonia con la realtà (le 4 stagioni) , l’unico motore che deve spingerci a scrivere haiku.

C’è chi guarda al dito, allo haiku, poi c’è chi guarda alla luna, al poeta . Il dito lo vedono tutti, la luna no ! (EG)

Mettendo da parte la doverosa sviolinata al furyu di Angiola e rimettendoci ad osservare il dito, un’altra osservazione riguarda l’essenza.

Più che nostalgia è saudade , un sentimento molto più sottile, complesso e sfuggente, che io trovo perfetto nell’accezione brasiliana di nostalgia e che ritrovo in questo haiku.

Il caso ha poi voluto che Angiola postasse un haiku strutturato sullo stesso schema compositivo dello haiku precedente, quello di Rosa Maria Di Salvatore.

In entrambi, c’è un evento che produce un retropensiero. Una causa, ovvero l’apparire di un evento naturale, che produce un effetto sulla mente, un pensiero riposto si manifesta e tutto questo in un attimo.

Usare il principio di causalità per scrivere haiku, è una buona strategia, non la migliore per un capolavoro, ma certamente qualificante perchè concorre a definire la maturità di un autore.

In termini estetici, troviamo un po’ di yugen e ancora, tanto mono no aware, anche se qui è usato nella sua accezione più corretta e più alta, ovvero di resilienza rispetto all’inevitabile scorrere del tempo ed impermanenza delle cose (cosa c’è di più impermanente di un tuono?)

In conclusione un buon haiku di Angiola, probabilmente selezionato, tra i suoi tanti, in quanto ritenuto il migliore in termini di spontaneità e genuinità, derivabili come rapporto tra qualità ottenuta e costo (tempo) di stesura, che sono sempre dei buoni indicatori di autovalutazione per qualsiasi poeta che voglia fare dello haiku un arte zen.

 

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