Rosa Maria Di Salvatore: “il mio haiku capolavoro”

Puntate precedenti:

Questo lo haiku autoselezionato da Rosa

le fragoline -
un non so che di dolce
mi torna in mente

strawberries -
an I don't know what sweet
comes to my mind

es fraises des bois -
un je-ne-sais-quoi de doux
revient à l'esprit

Non credo sia un capolavoro, ma è un haiku che mi sta molto a cuore… secondo me, in questo haiku c’è il sentimento dello yugen legato a quello del wabi, in quanto “le fragoline” evocano delle sensazioni molteplici che non sono nominate, ma solamente evocate. (Rosa Maria Di Salvatore)

Commento di EG:

Dico subito che questo è il classico haiku rovinato da un articolo, probabilmente al solo scopo di restare fedeli alla forma 5-7-5 . La cosa interessante è che Rosa stessa poi abbandona totalmente questa regola.

Infatti, lo haiku in inglese diventa un 3- 6-4 ed in francese un 4-7-5, allora la domanda è : come mai ? Perché in italiano compare qull’inutile  articolo davanti a “fragoline” , quando poi questo, soprattutto nella versione in inglese, non succede ? forse, solo perchè Rosa vuol far tornare i conti nella sua lingua madre?

Lascio a Rosa stessa il problema di risolvere queste contraddizioni, perchè sinceramente non capisco coloro che aderiscono al 5-7-5 una volta si e una no, perchè è come se un vegetariano a Milano, poi  si mettesse a mangiare bistecche a Londra o Parigi.

Se “le” davanti a “fragoline” sembra essere dovuto solo ad una questione di conteggio, io dico: peccato ! perchè, così facendo, s’introduce un elemento inutile, a scapito del ritmo e della musicalità di un buon haiku.

Poca roba, potrebbe pensare qualcuno, poco cambia con un articolo in più o in meno. Vero! lo haiku cambia poco, ma quello che cambia è l’atteggiamento del poeta.

Se questo fosse un singolo caso, allora nulla di male, ma se questo fosse la regola, allora la presenza di quell’articolo, mi farebbe capire che l’autore non avrebbe ancora compreso cosa sia lo spirito poetico, quindi scrivere haiku.

Voglio precisare che questo non è un attacco personale a Rosa, ma piuttosto al pensiero mainstream, sempre che si voglia elevare a pensiero l’aritmetica di prima elementare.

Sapevo che prima o poi mi sarebbe capitato un haiku mainstream, il primo è stato il suo e quindi tocca a lei sorbirsi integralmente la mia filippica contro i ragionieri.

Certo si possono scrivere haiku anche senza aderire al furyu, che qui ricordo è sempre e solo quello di Basho, ma per quanto mi riguarda questo è l’unico segno distintivo che caratterizza un poeta di haiku.

Anche se hai tre, quattro, o cinque o sette sillabe in più, non ti preoccupare se (il tuo haiku) suona bene. Ma se hai anche una sola sillaba stantia, allora prestale tutta la tua attenzione.
(M.Basho)

Japaneese poets do not recognize haiku as 17-ON verse (ON literally means “sound”; in English, a kind of “syllable”), but as a whole poetic rhythm of 5–7–5. Japanese poets almost never count the number of ON (i.e., the number of syllables) when composing haiku; the haiku fixed form lies in the poetic rhythm itself, not in the number of syllables (Toshio Kimura)

Un haiku che “non suona bene” è sempre un aborto (EG)

“C’è un elemento comune che attraversa la poesia lirica di Saigyo, le catene di versi di Sogi, la pittura di Sesshu, e la cerimonia del tè di Riky  ed è lo spirito poetico’ (furyu): il seguire la Via, divenire amico delle quattro stagioni.
Lo spirito poetico del furyu è comune a tutte le forme d’arte perché è una manifestazione della creatività universale di cui l’artista partecipa.
Chi ha raggiunto la padronanza dello spirito della Via, anche in qualsiasi altra arte, può penetrare lo Haikai più rapidamente di chi si sia dedicato ad essa per molti anni, senza però raggiungerlo”.    (M.Basho)

Archiviata la disputa contro il mainstream, concordo invece con Rosa quando sostiene che l’ideale primario del suo haiku sia lo yugen, mentre non vedo riferimenti riguardo al wabi, quindi sarebbe interessante che Rosa fornisse una sua spiegazione a riguardo., magari intervenendo nei commenti. Il qui e ora è invece dato dal termine ” fragoline” , che, come kigo, definisce il quando , ma non il dove, quindi è in forma debole. Il termine “dolce” come pivot è invece efficace e corretto. La comprimibilità, come già detto, è compromessa solo per quanto riguarda il primo verso, mentre è rispettata negli altri due. Infine il pregio maggiore di questo haiku è proprio quello di essere strutturato come momento, ovvero di non lasciare spazio a deviazioni temporali che non siano quello del momento in cui, avvertito il sapore delle fragole, scatta il retropensiero.

In conclusione, un buon haiku che però lascia trasparire come Rosa, potrebbe seguire le regole mainstream come riferimento compositivo, quindi potrebbe non essere ancora arrivata alla piena comprensione di quello spirito poetico haiku, che noi del Lab vogliamo invece trasmettere.

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