Haibun, 28 novembre 2018: nasce Gioele

La nuova esperienza di nonnalità  mi porta inevitabilmente a pormi qualche domanda.   

Accantono subito ogni possibile considerazione e riflessione sull’amore, perchè inutile e superflua,  quindi non mi rimane che affrontare il vero “core business” dell’essere nonno, ovvero:  come si sviluppa una relazione, che vuole essere di qualità, tra due esseri umani che condividono il 25% del DNA, ma che hanno più di 60 anni di differenza ?

Ovviamente non ho, ne cerco risposte, quindi non mi resta che godermi lo zen di questa domanda.

sono padre
oggi nonno
sul sentiero dell’inverno
cadrà ancora qualche petalo ?

8 koan per poeti di haiku.

Un vero poeta non va a caccia di premi o gratificazioni, risolve koan. (EG)

  1. Un giorno Basho gridò: non riesco a scrivere, non riesco a scrivere!!
    Un gatto miagolò e Basho cominciò a scrivere.

2. Un giorno Basho  insegnò: se non riesci a scrivere 1000 haiku al giorno, che cosa puoi fare ?

3. In una notte buia,  Basho vide un discepolo immobile davanti ad un foglio.
Allora Basho gli chiese cosa stesse aspettando.
Il discepolo rispose: “un po di luce”.
Basho accese una candela e gliela porse.
Ma nel momento in cui il discepolo stava per prenderla, Basho la spense soffiando.
In quel momento il discepolo comprese , s’inchinò e cominciò a scrivere.

4. Basho leggendo un haiku di un famoso e rinomato poeta disse: portatemi un haiku da leggere.

5. Un discepolo chiese a Basho di contare le sillabe di un suo haiku.
Basho rispose : quante sono le sillabe di colui che non sa contare?

6. Un giorno Basho chiese ad un discepolo: prima che un haiku sia scritto, dov’è?

7. Un discepolo chiese a Basho: a cosa pensi quando scrivi un haiku?
“penso al non pensare”, rispose Basho.
“e come fai a pensare al non pensare” , chiese di nuovo il discepolo.
“scrivendo”, disse Basho.

8. “come capisci che un haiku non è buon un haiku”, chiese un discepolo a Basho.
“È come un bufalo che passa attraverso una finestra.
Passano la testa, le corna, il corpo e le quattro zampe,  ma non riesce a passare la coda”.
Rispose il maestro.