Scrivere haiku è non essere ne carne, ne pesce.

La posizione religiosa di Bashō non è quella di un monaco, ma piuttosto di un tonseisha (semi-eremita), quindi in definitiva di un viandante.

Questo gli da la connotazione di non essere ne carne ne pesce, ovvero gli conferisce lo status di essere ‘senza status’, il che lo caratterizza come un’anti-struttura e ripeto ANTI-STRUTTURA !!

Nel passaggio di apertura durante la visita al Santuario di Kashima, Basho dice di sè stesso:

“Io non sono né un monaco né un uomo di mondo, io sono come un pipistrello, un incrocio tra un uccello e un topo”.

Questo tratto distintivo, questo essere come l’acqua, ovvero senza forma, è molto più vicino al taoismo che al buddhismo.

TORNARE ALLE QUALITÀ NATURALI
Il sommo bene è essere come l’acqua:
perseguire il bene senza affannarsi,
restare nel posto che tutti disdegnano.
Per questo l’acqua è quasi simile al Tao.
Quando ristagna si adatta al terreno,
nel volere s’adatta all’abisso,
nel donare s’adatta alla carità,
nel dire s’adatta alla sincerità,
nel correggere s’adatta all’ordine,
nel servire s’adatta alla capacità,
nel muoversi s’adatta alle stagioni.
E proprio perché si adatta è sempre pura.
(Tao The Ching VIII)

Secondo i principi della scuola di Basho, quindi anche i nostri, questo significa agire in modo illuminato, ovvero spontaneamente, mantenendo una mente pura, quando si scrive un haiku.

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