Dal Lab: silloge di yugen

Pubblico i componimenti dell’esercizio sullo yugen che risultano conformi, anche se con pesi e prospettive diversi, a questo ideale poetico.

Ovviamente ho un mio preferito, ma questa volta ho deciso di non indicarlo esplicitamente, perchè farei un torto a molti altri componimenti che gli sono davvero vicini.

Per chi fosse interessato ad approfondire, qui  può trovare i dettagli sulla tecnica da me utilizzata per verificare la presenza di questo ideale in questa silloge di haiku.

Diciamo che il mio preferito è quello che incarna il maggior numero di immagini di riferimento della checklist, quindi basta leggere e confrontare.

Donatella Fusetti
Sotto il tramonto
i papaveri stesi
S’alza un ibis

Daniela Mannone
Luce latente
Sorge nel suo pallore
un crisantemo

Pasquale Asprea
Canto del merlo
ondeggia nella brezza
il leccio in fiore

Stefano Riondato
nuvole nere
nell´ansa scompaiono i petali
del pruno incurvato

Angiola Inglese
nuvole-
il vento di stasera
sposta la luna

Vincenzo Adamo
Luna
Scompare nella notte
un uomo solo

Zoé Alef Zel
Il gatto nero
sotto la pioggia
la rosa di Gerico
si apre ora

Nazarena Rampini
cala il silenzio
sulla sedia d’estate
coperta di neve

Giovanna Restuccia
pale di fico d’India –
il viso scuro di mio padre

Monica Federico
Canto di grilli-
un ragno immobile
con la sua ombra

Maria Malferrari
Nebbia al tramonto
La giravolta di un pesce
nella laguna

Margherita Petriccione
Ischia nella foschia-
l’uscita serale di un cane

Maurizio Gusmerini
lago di foglie gialle
una nuvola nera
infilzata da un palo

Rosa Maria Di Salvatore
come velluto –
la pelle delicata
di mia madre

Antonio Mangiameli
Il vento fermo –
sul ramo del ciliegio
la foglia di ieri

Vincenzo Adamo
Alba d’autunno
Un cagnolino segue
le donne al tempio

Gabriella De Masi
Cascate
Nel fragore, un volo di farfalle

Angela Giordano
densa foschia-
un canto sospeso sui rami

haiku come controllo

Haiku è controllo, ovvero padronanza del momento e della composizione , senza controllo tutto si riduce  ad un semplice giochino. (EG / parafrasando Basho)

La-potenza-e-il-controlloIl Lab racconta che anche gli autori più bravi ed esperti, spesso non sanno riconoscere e comprendere appieno le loro opere, ovvero anche gli autori più esperti non sanno cosa sia il controllo nel processo haiku.

Può sembrare paradossale sostenere che haiku sia controllo, soprattutto in un approccio come il nostro.

Molto spesso lo zen è associato a stereotipi di tipo mistico-spirituale, a visioni di gente che svolazza a mezzo metro da terra, nella posizione del loto,  in realtà basta leggere questa poesia del maestro zen Ikkyu per capire che non è così:

« Esausto di piaceri omosessuali, abbraccio la mia donna.
lo stretto percorso dell’ascetismo non fa per me:
la mia mente corre nella direzione opposta
è facile chiacchierare di zen – mi limiterò a chiudere la bocca
a giocare e a far l’amore tutto il giorno. » 

Premesso tutto questo, quando si comprende che cosa sia il processo creativo zen,  allora si capisce come rinunciare al controllo consapevole , perchè di questo si tratta, sia in realtà la pessima scelta alternativa di controllo inconsapevole.

Troppo spesso chi scrive haiku non ha il controllo del momento e non ha un’idea chiara, magari personale, ma chiara, magari imprecisa, ma chiara, di che cosa sia una poetica , che nel Lab indichiamo negli insegnamenti di Basho e che abbiamo riassunto nella sezione background.

Se non sai cosa sia la poetica di Basho, non puoi aderirvi, se non aderisci, non hai il controllo del tuo processo compositivo, se non hai nessun controllo, sei un mero esecutore, un puro assemblatore, un “giocatore di parole”, come  dice Basho.

Il controllo del momento

Spesso s’insinua che la consapevolezza implichi il lasciarsi andare.

“la consapevolezza non mira a controllare, sopprimere o fermare i pensieri”  (dal web)

In realtà, la consapevolezza implica un serio e costante controllo.

Quando sei consapevole dirigi l’attenzione , ovvero ti concentri su ciò che accade, prestando attenzione anche alle emozioni che si presentano, senza giudicarle o etichettarle  e il termine “dirigere” è un segno inequivocabile di come sia in atto un processo di controllo.

Ho già trattato qui come esercitare la consapevolezza e qui come funziona un cervello consapevole, quindi non occorre aggiungere altro, se non raccomandare ancora una volta che senza consapevolezza, non avrete il controllo dei vostri momenti haiku.

Avevo pensato che il satori (l’illuminazione zen)  fosse morire nel momento, invece il satori è vivere indifferentemente qualsiasi momento. (Masaoka Shiki)

Il controllo della poetica

Se il controllo del momento purifica la realtà dalle scorie mentali, ovvero prepara il poeta all’opera, il controllo della poetica purifica un haiku da ogni possibile rozzezza.

Un poeta di haiku rimane rozzo, fino a quando non avrà maturato un suo stile (EG)

Chi  non aderisce ad una poetica,  non ha nessuna disciplina, non ha nessun riferimento, nessun modello, nessun parametro, quindi, come una nave senza timone, non svilupperà mai un proprio stile e non avrà mai il pieno controllo delle sue opere.

In quest’ottica, Haiku è solo arte, ma come per la musica o la pittura, i veri artisti si distinguono dagli amatori, quando controllano pienamente la loro arte.

A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino.  (Picasso)

Per questo, lo studio delle opere dei maestri è fondamentale, come sostiene ancora Basho, ma la poetica,  una volta interiorizzata e compresa in tutti i suoi aspetti (gli ideali, le forme, l’estetica e la pragmatica),  va interpretata secondo le proprie inclinazioni e quindi personalizzata.

Diffidate quindi degli accademici e dei professori, da chi usa inutili termini giapponesi che vi dimenticherete dopo 5 minuti, o di chiunque non scriva dei buoni haiku, ma lasciate che siano solo le opere dei maestri a guidarvi.

Le arti, comprese la poesia e la letteratura, dovrebbero essere insegnate solo dagli artisti che le praticano, non da sterili professori. (Ezra Pound)

Riconoscere lo Yūgen: la tecnica checklist

Non esiste una sola parola che esprima lo stato d’animo che i giapponesi chiamano yugen. Per coglierne il significato, dovremmo aprire la nostra mente alle situazioni in cui i giapponesi la usano. (A.Watts)

Yūgen were poetic ideals that dominated Japanese poetry during Shinkokinshū period …….. It is difficult to define it and the meanings evolved over time and even differed among poets of this era. (David Barnhill)

Ci sono molti modi per arrivare a comprendere, ma il modo migliore è partire dalla sorgente. (EG)

yugenSe googlate le parole  “Yūgen  estetica”  troverete 21.300 pagine web e 815 libri, solo per restare all’italiano, su cui potete sbizzarrirvi e farvi un’idea del suo significato.

Oltre che ha richiedere un sacco di tempo, il problema è che, così facendo, starete leggendo le idee di qualcun altro che , molto probabilmente, a sua volta, le ha derivate da qualcun altro ancora.

Io,  lo ammetto, normalmente ho una scarsissima fiducia di quello che scrivono gli altri,  soprattutto se non conosco bene la fonte, inoltre mi piace cavarmela da solo, per cui quando posso io vado alla sorgente.

Il rifiuto è la più prevedibile di tutte le reazioni umane. …….  La funzione dell’Eletto è quella di tornare alla Sorgente …. .  (Matrix Reloaded – L’Architetto)

Yūgen si scrive cosi:

幽玄

ovvero come composizione di due ideogrammi :

Il primo  幽 è ° yōu°  traducibile come:  remoto / nascosto distante / isolato / sereno / pacifico / imprigionato / nella superstizione indica il mondo sotterraneo.

A sua volta  幽 è scomponibile nella seguente serie di ideogrammi:

you Il primo è °yāo° , ripetuto due volte, traducibile con :  minuscolo, piccolo.

Il secondo, che contiene i due °yāo° ,  è  °shān° che significa : montagna, collina, vetta.

Il secondo ideogramma che compone yugen è 玄  “xuàn”: nero, misterioso.

chou

A sua volta 玄 è scomponibile nell’ideogramma ‘tóu’ che significa testa ed ancora in °yāo°.

Yugen allora richiama tutte queste definizioni, oltre alle loro composizioni, che si possono tradurre in immagini.

Ora, tralasciando gli step intermedi e venendo dritti al succo, posso dire che partendo da tutte queste informazioni di base ed elaborandole in termini di immagini, io ho codificato questa serie di mie interpretazioni poetiche del significato di yugen, ovvero yugen come …..:

  • atmosfera diafana
  • il piccolo nascosto nel grande
  • senso di mistero
  • senso di ricerca
  • senso di profondità
  • l’invisibile nel visibile
  • senso di vaghezza e di ombrosità
  • situazione nascosta e misteriosa
  • armonia formata da un grande sfondo ed un dettaglio
  • una bellezza delicata, fragile, suggestiva, timida rapportata ad una imperiosa
  • una bellezza modesta, quieta, silenziosa su uno sfondo imponente
  • momento inaspettato, un evento inatteso, appena scoperto, spontaneo e naturale
  • un’inezia nascosta e quasi invisibile 

Ovviamente tutte queste immagini non si sono generate automaticamente,  a dir la verità non ho nemmeno verificato se siano condivise anche da altri. In realtà la cosa non m’interessa molto perchè comunque questa è la mia interpretazione ragionata di yugen, quindi per me l’unica valida. Mi ci  è voluto del tempo e delle riflessioni continue che, sommate alla pratica dello studio dei maestri, hanno prodotto il suddetto mio personale database di yugen e anche questa è un’attività sempre work in progress che ha a che fare con la pratica dello haiku.

Ora confrontando un qualsiasi haiku con il mio database di immagini di riferimento, mi è abbastanza facile riconoscere la presenza o meno dello yugen. In inglese questa operazione si chiama “checklist”.

Sinceramente non so se questo metodo sia esportabile e quindi utilizzabile anche da altri. Inoltre c’è il rischio che qualcuno utilizzi a pappagallo queste immagini, rinunciando al percorso di miglioramento della propria consapevolezza autoriale, a cui io avrei così contribuito.  Anyway, alla fine mi è sembrato importante indicare un metodo che se applicato ed utilizzato correttamente, può invece essere di forte aiuto al miglioramento della consapevolezza. Ovviamente non indicherò i miei database per gli altri parametri estetici, in quanto è importante il metodo, più che i risultati.

Ora, di seguito, alcuni esempi, di come ho riconosciuto il mio yugen negli haiku dei maestri:

Yugen come atmosfera diafana:

Che fresco / Piedi contro un muro / Sonnellino di mezzogiorno (Basho) 

Yugen come momento inaspettato, evento inatteso, appena scoperto, spontaneo e naturale :

Che cos’è questo ragno / Che cos’è questo pianto / Vento d’autunno (Basho)

Un campo coltivato / Una nuvola immobile / Scomparsa (Buson)

Yugen come armonia formata da un grande sfondo ed un dettaglio – oppure come bellezza delicata, fragile, suggestiva, timida rapportata ad una imperiosa – oppure come senso di vaghezza e di ombrosità:

Boccioli di fiori notturni / La pelle di una donna / Bagliori nel crepuscolo (Chiyojo)

Yugen come senso di ricerca – come invisibile nel visibile.

Nel cielo blu / Scarabocchi e un dito / Fine autunno (Issa)

Ovviamente io utilizzo questo metodo anche in fase di composizione per verificare se ho inserito o meno lo yugen nei miei haiku.

Yugen come senso di un mistero.

Batte il tallone / Ora il Tao è in un filo d’erba / Tra i piedi nudi (EG)

Concludo dicendo che:

  1.  un minimo di yugen è sempre presente nelle opere dei maestri, o almeno io non ricordo di aver letto un’opera di un maestro che ne fosse totalmente priva
  2. senza un minimo di yugen un haiku risulta sempre brutto, o almeno questa è la mia esperienza (il che spiega anche il punto precedente)
  3. c’è di buono che è abbastanza difficile, per chi abbia un minimo di esperienza e talento, scrivere un haiku senza un minimo yugen
  4. aldilà di tutte queste considerazioni, l’importante è saperlo riconoscere

Qui un esempio di haiku senza yugen,  perchè tutto è troppo esplicitato e chiaro,  preso dal web:

Il sole splende – il mare è lontano – che nostalgia

dal Lab: il karumi sullo stendino

Miglior opera: haiku che più si avvicina all’ideale poetico di M.Basho

Nazarena Rampini

bucato bianco
le righe di ruggine
vecchio stendino

Menzioni: haiku che presentano delle sbavature.

Giusy Cantone

Luna nuova
i bracci rotti
dello stendino

Gabriella De Masi

Stendino
Le gocce dei panni
sopra le rose

Daniela Mannone

Solo mollette
sullo stendino vuoto
Cielo di pioggia

Donatella Fusetti

Panni stropicciati
Illumina la luna
un filo rotto

Maurizio Gusmerini

stendino appeso al muro
5 mollette blu
uno straccio per la polvere

 

 

Ikkyū Sōjun : 3 poesie zen

1.

Quando, così come sono
le gocce di rugiada si raccolgono 
sulle rosse foglie dell'acero
tu allora contempla quelle perle scarlatte! 

Fare poesia non è accumulare conoscenza, perchè anche se la conoscenza e lo studio aiutano a scrivere meglio, alla fine tutto deve essere trasceso e dimenticato.

2.

Una breve pausa tra qui e là 
tra la via stagnante e la Via che fluisce
Se piove, lascia che piova! 
Se tempesta, lascia che tempesti!

Potrebbe sembrare fatalismo, in realtà è la mente zen.

3.

Una nuvola pazza e libera nel cielo 
follemente spazzata dal vento
selvaggiamente come accade! 
Chissà dove andrà questa nuvola,
ancora dove vuole il vento? 
Il sole sorge dal mare orientale e brilla sulla terra.

Come dico spesso, libertà è zen e non c’è zen senza libertà.

Basho, lo zen e i neuroni specchio

Il concetto di haiku come pratica, ovvero di esercizio di comprensione attraverso la parola, deve essere centrale per gli iscritti al Lab.

Da qui il focus sullo zen, ovvero su quel processo mentale che armonizza l’introspezione e l’estrinsecazione, ovvero come comprendere sè stessi, grazie all’osservazione di ciò che ci circonda e che poi si concretizza in qualche verso.

Personalmente io non ho dubbi che questo fosse il motore interiore che muoveva anche M.Basho a fare poesia.

Infatti Basho afferma che la poesia è allo stesso modo sempre nuova ed immutabile.

Nuova nel cogliere il momento, immutabile nella consapevolezza del poeta quando coglie il momento.

Questo è il filo rosso che collega tutti i maestri, dice Basho, ed è questa la pratica zen della poesia haiku.

La grande differenza tra chi pratica la poesia come zen e chi non lo fa è che spesso i primi finiscono per spendere più tempo a cercare di capire quello che hanno scritto, piuttosto che nello scrivere in sè.

Ad esempio, tipicamente io scrivo di pancia, senza pensare, ma poi leggo e rileggo con attenzione quello che ho scritto, per capire il profondo che sta dietro le mie parole.

Tutto questo mi ha portato alla convinzione che ci sia una stretta correlazione tra la qualità di un haiku e la capacità di unire l’esterno al  proprio interno , ovvero io credo che più l’esperienza esteriore vissuta si rispecchi in una esperienza interiore e migliore risulterà lo haiku.

A dire il vero, ho anche cercato di capire le cause di questo fenomeno ed ho finito per attribuire quest’effetto ai neuroni specchio, ovvero a quella classe di neuroni che si attiva quando un individuo si rivede e riconosce in qualcosa o in qualcun’altro.

Già Poincaré sosteneva che il nostro rapporto con gli oggetti e le persone con cui veniamo in contatto coinvolgono funzioni fondamentali del nostro sistema nervoso.

Quindi, se tutto questo corrisponde a verità, allora si comprende la grandezza di Basho , in quanto gran parte dei suoi haiku sono interpretabili sia come esperienze introspettive che estrinseche.

furtivamente di notte
un verme al chiaro di luna
penetra una castagna ( M. Basho)

Qui l’esperienza estrinsecata si rispecchia in quella  meditativa interiore, quando cioè il pensiero perturba la quiete della mente, come tutti i praticanti zen ben conoscono.

Tutto questo ci porta alla considerazione che lo haiku di Basho è leggibile su due piani distinti: quello esteriore e quello interiore relazionato al primo.

In questo modo haiku diventa pratica zen, quindi anche autoterapia, ovvero libertà.

Se questa è la Via haiku di Basho, questa allora dovrebbe essere la Via di tutti gli iscritti al Lab.

merda d’uccello
lo tsukubai ora è pulito
lavato dalla pioggia (E.Gottardi)

tram pieno
pelli di ogni colore
fermata Lanza (E.Gottardi)

P.S.

Termino con una precisazione.  Io non sono buddhista, per questo cerco di evitare puntualmente nei miei articoli le implicazioni dottrinali tipiche del buddhismo zen.  Il Dharma mi  lascia abbastanza indifferente e considero lo zen come un semplice strumento, un mezzo come una bicicletta incolore, mentre ciò che colora la bici è la dottrina e  a me interessa solo che la bici funzioni, non il suo colore.