Il fenomeno degli Shit-ku

Dal Lab:

L’ haiku si sta trasformando, questo è un dato di fatto.  Sono d’accordo che non occorre scandagliare le parole alla ricerca del kigo, e sono d’ accordo su una forma libera. Sono d’ accordo alle sperimentazioni e agli haiku di nuovo tipo.
Mi sembra che …però…. tutto questo porti a dimenticare un piccolo dettaglio.
Quando cominciai a voler scrivere haiku, tempo fa, mi trovai subito a interrogarmi di fronte ai sentimenti profondi di yugen, di wabi sabi, e tutti gli altri che danno un senso estetico all’ haiku. Sia ben chiaro che non sono giapponesofilo però trovo che quelle espressioni artistiche portino ad intuire un sentimento profondo comune non ordinario.
Trovo che da qualche anno a questa parte si focalizzi più l’attenzione a un haiku reattivo-immediato , ovvero haiku scritti con la motivazione del ” scrivo quello che mi viene in mente di scrivere perchè tanto ormai tutto è haiku. ” . Valanghe di haiku scritti a catena infilzando ogni singolo pensiero immediato che salta fuori….
La mia opinione è che la riflessione ai sentimenti dell’haiku viene sottovalutata se si cerca solo la motivazione di scrivere un haiku emotivo ed immediato . Quindi volevo lanciare una provocazione costruttiva….
Se per assurdo doveste vivere per sempre con un vostro haiku, da appendere per sempre in casa, scrivereste la prima cosa che vi viene in mente o vi sforzereste di renderlo il più estetico possibile ? Per carità … anche jakson pollock scarabocchiava le tele gettandoci colore sopra ma….
Grazie per questa riflessione . Ho scritto qui perchè ho sempre creduto nella qualità e nell’innovatività del gruppo . Spero di aver fatto qualcosa di buono specialmente per coloro che trovano nell’haiku una via nello spirito del makoto.                  (Stefano  Riondato)

Come non si può non essere d’accordo con Stefano, anche se questa sua lettura va approfondita e parzialmente corretta, come cercherò d’illustrare ora.

Troppi Shit-ku ? Senza dubbio. Quali le cause?  In estrema sintesi:  semplicemente perchè alla gente non viene proposta nessuna poetica, ma una marea d’inutili chiacchere sul Giappone ed una banalizzazione della forma, come unici strumenti qualificanti della poesia haiku.

Ma è anche vero che, come dice un detto zen :  anche se un maestro apre la porta, nel nostro caso Basho, poi sta all’allievo il compito di varcarla.

Ormai c’è gente che si laurea su Facebook, figuriamoci il diventare poeti haiku.

Sfortunatamente, senza una poetica non ci può essere haiku e anche se l’estetica è una caratteristica che può essere costruita a tavolino, è vero che senza makoto, senza genuinità, nel migliore dei casi ci troveremo di fronte ad una imitazione di un haiku, nel peggiore ad uno Shit-ku.

In un haiku genuino, infatti, l’estetica è soltanto un effetto ,  non la causa da ricercare nel processo compositivo, come dice chiaramente anche Basho.

Yugen, wabi sabi, karumi, solo per citare i parametri estetici più noti, nascono spontaneamente, se e solo se l’autore pratica il makoto, ovvero la genuinità dell’azione, quindi sono effetto, non causa del processo compositivo di un haiku.

Quindi un haiku genuino è sempre dotato di una sua intrinsica estetica, magari solo abbozzata e bisognosa di essere valorizzata, ma sempre presente ed è compito dell’autore, farla sbocciare.

Inoltre un haiku genuino presenta, quasi sempre una sua multidimensionalità, quindi è abbastanza facile da individuare, ma questo è un altro discorso.

p.s.

qui , per capire meglio Pollock e l’action painting