pseudohaiku politico

“If more politicians knew poetry, and more poets knew politics, I am convinced the world would be a little better place in which to live.”    (John Fitzgerald Kennedy)

5 marzo 2018
Vulgus vult decipi, ergo decipiatur
cervelli politicamente decerebrati  (EG)

La politica è molto più complessa della fisica.
(Albert Einstein)

p.s

la data non è sbagliata, è voluta.

 

haiku: relazione tra spazio e mente

Spesso, per chi scrive haiku, la relazione che si crea tra lo spazio e la mente è improvvisa ed inaspettata, mentre a volte è voluta, come avviene durante una meditazione dinamica.

In ogni caso, questa relazione è sempre mediata dai sensi, che rimangono i primi recettori della realtà.

A volte, può essere l’olfatto

Biscotti nel forno
Il profumo di zenzero
Non riempie solo lo spazio     (EG)

A volte la cinestesia

giunchiglie –
un senso di torpore 
in tutto il corpo       (Margherita Petriccione)

A volte possono essere più sensi

aghi di pino-
il profumo del mare
camminando        (Angiola Inglese)

salsedine –
l’alito del vento
tra i capelli           (Rosa Maria Di Salvatore)

La pioggia scorre 
con il vento obliqua 
senza contorni
sorseggio un tè cinese
ascoltando Anat Cohen         (Pasquale Asprea)

Comunque sia, nella poesia haiku, la relazione fra spazio e mente è sempre  “uno stato da cogliere inconsciamente“, come ha correttamente sottolineato Pasquale Asprea nel Lab, un’opportunità da cogliere e che si può poi consciamente concretizzare in parole e versi.

Essere aperti ai sensi, porta alla percezione dello spazio e per i cervelli più aperti, ovvero allenati alla vacuità, porta alla percezione della propria stessa mente.

Mentre durante tutto questo processo, la verbalizzazione, ovvero la scrittura dello haiku è la chiave per far emergere dall’inconscio l’esperienza diretta, trasformandola quindi in haiku consapevole.

haiku come stato mentale: la mia testimonianza

Chi pratica un’arte Zen, come la poesia haiku, non deve preoccuparsi del risultato finale, ma piuttosto, comprendere appieno il processo che lo ha portando a quel risultato finale.   (Elio Gottardi)

Tecniche, forme, soggetti, riconoscimenti e comunque tutto ciò che è ritenuto normalmente importante per la stragrande maggioranza di coloro che scrivono haiku,  per me è  invece secondario.

Per me, haiku è soprattutto uno stato mentale, per questo per me haiku è:

  • Osservarmi mentre osservo il mio qui e ora
  • Riconoscere il mio zen, che nasce quando sono in relazione profonda con la realtà
  • Restare nei 6 respiri:  1 respiro per realizzare il vuoto mentale, 2 respiri per sedimentare la mia esperienza e 3 respiri per la sua verbalizzazione
  • Ricercare il vuoto, ovvero cancellare dalla realtà ogni suo possibile significato, rendendola trasparente, senza colore, senza emozioni, o sentimenti.
  • Restare nel presente, che non è fatto di oggetti o processi isolati, ma di relazioni.
  • Imparare a distinguere tra realtà ed illusioni: comprendendo ciò che è concreto da ciò che è astrazione, ciò che è reale da ciò che è solo frutto della mia mente.
  • Un momento di vita, per questo cerco di vivere in una sequenza costante di haiku
  • Anche scrivere, ma prima di scrivere un singolo haiku, viverne altri mille, senza provare la minima voglia di scrivere
  • Una sequenza di parole, che però sono solo la polvere, perchè hanno privato la realtà del suo splendore
  • Misurare il tempo in respiri e lo spazio in cambiamenti
  • Dimenticare la forma, ma solo dopo averla pienamente compresa ed interiorizzata
  • Non avere nessun fine, ovvero praticare una poesia pura, quella senza scopo
  • Praticare quella sensazione di armonia, che emerge solo quando tutti i contorni sono messi da parte.