H3ku: le tre righe, linee guida

Le tre righe sono la forma classica e la più usata da chi vuole scrivere haiku.

A mio parere,  le forme h2ku e h4ku  vanno considerate un po come amanti, ovvero forme che possono essere frequentate per mille motivi diversi, ma che, per altrettanti motivi, non possono essere considerate come forme di riferimento.

Per un poeta di haiku, l’amore vero rimane la forma a 3 righe.

Per questo motivo, è necessario dedicargli un’attenzione particolare.

Vedremo ora i principali aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione durante una stesura di un h3ku, ovvero:

  • comprimibilità
  • ritmo
  • pattern
  • musicalità
  • semplicità e profondità
  • momento haiku
  • stacco 
  • kigo
  • tecniche di composizione
    • pivot
    • ampliamento
    • contrapposizione
  • flessibilità
  • zen

Comprimibilità

Nel 2010, Akito Arima, presidente dello Haiku International Association (HIA) disse che la caratteristica più importante di un haiku è la brevità.

Sicuramente, soprattutto se non si è legati ad una forma fissa, se non la più importante, l’essenzialità rimane una delle più importanti, quindi è necessario comprimere il testo, ogni volta sia possibile, a patto che non ne soffra l’immagine globale, che deve sempre risultare chiara e poeticamente efficace.

Es. preso dal Lab:

ho preso l’acqua
con un buco nel secchio-
piedi bagnati

Compresso:

buco nel secchio
gocciola l’acqua
piedi bagnati

Comprimere richiede pulizia di pensiero, quindi non sottovalutate questo aspetto, anche come disciplina mentale.

La compressione, se ben eseguita, apre inoltre nuovi spiragli, come l’inserimento di dettagli, poeticamente più rilevanti.

Ritmo

Premesso che la struttura su tre righe  è uno escamotage, introdotto dai primi traduttori occidentali, per ricalcare il ritmo classico degli haiku giapponesi tradizionali (qui per dettagli).

In un h3ku in italiano, la funzione delle tre righe è quella di dettare il ritmo alla composizione. Quindi in fase di stesura è necessario prestare molta attenzione all’energia creata dalla distribuzione tra il testo e le pause, determinate dai fine riga.

L’armonia tra testo e pausa, determina quindi il ritmo di un haiku.

Quindi, una qualsiasi discrasia nei versi crea automaticamente un problema di ritmo.

Prendiamo come esempio questo haiku di K. Issa

Tada oreba  Oru tote yuki no  Furi ni keri

 Che si trova spesso tradotto  in:

C’ero soltanto. 
C’ero. Intorno 
mi cadeva la neve.

Il traduttore, disinteressandosi del ritmo, ha cercato di riprodurre la struttura giapponese dello haiku originale, con l’evidente risultato di comprometterne l’armonia in italiano.

In particolare il secondo verso contiene sia il punto di punteggiatura, che un avverbio che rimane , a torto, sospeso in quanto parte del periodo del terzo verso.

Il seguente aggiustamento di ritmo invece, lo riporta all’originale splendore:

C’ero soltanto
C’ero
Intorno cadeva la neve

Altro esempio di cattivo ritmo, preso dal web:

Due coccinelle
Ricoprono lo spazio che
Porta l’autunno

Qui l’autore, volendo rispettare a tutti i costi la forma fissa 5-7-5, non prende in considerazione il ritmo,  per cui la suddivisione del testo e delle pause, soprattutto sulla seconda  riga, risultano chiaramente macchinosi.

Ritmato e conseguentemente aggiustato, il suddetto h3ku diventa:

Due coccinelle
Riempiono lo spazio
Portato dall’autunno

Le fondamenta di un haiku in italiano si chiamano ritmo, quindi attenzione a non scrivere sulle paludi.

Anche il ritmo, come la compressione, offre nuovi spiragli, che devono essere colti.

Pattern 

Il pattern classico di un h3ku è:  corto – lungo – corto,  che gli amanti della forma fissa, sempre per rincorrere una presunta giapponesità, distribuiscono su tre righe di 5-7-5 sillabe.

In realtà, la forma haiku in italiano va sempre subordinata, più che alle sillabe, al ritmo ed alla musicalità, che va ricercata e curata, come parametro primario di una composizione.

In fase di stesura, partire sempre con il pattern classico può essere una buona prassi, ma bisogna essere altrettanto disposti al suo abbandono, nel momento in cui ci si dovesse accorgere che qualcosa non va.

Ora non proporrò esempi di buoni haiku basati sul pattern classico, perchè sono la norma dei buoni poeti, mentre vi proporrò un mio haiku che, partito come pattern classico, ho poi trasformato in un pattern lungo-corto-lungo, soprattutto per questioni di ritmo e di tecnica del pivot, come vedremo poi.

Prima stesura (pattern classico 5-7-5)

Voce di bimbo 
Attraverso la pioggia
Il suono mamma

Stesura rivista, dove ho voluto dare maggior risalto alla pausa tra i primo e secondo verso, aumentando il senso di sospensione e ponendo inoltre l’attenzione sulla parola mamma, scelta come pivot.

Queste mie scelte autoriali, mi hanno portato a ricercare necessariamente un nuovo equilibrio, che ho trovato allungando l’ultimo verso e  andando, anche oltre le mie normali abitudini, verso un pattern lungo-corto-lungo.

Un bimbo chiama
Mamma
La sua voce attraversa la pioggia

Privilegiate quindi il pattern classico, ma lasciatevi guidare dallo haiku stesso, quando questo lo richiede.

Un buon poeta, come dice Lao Tze, dev’essere come l’acqua: debole e forte nello stesso tempo.

Nulla al mondo è più cedevole e debole dell’acqua, eppur nell’affrontare ciò che è solido e forte nessuno riesce a superarla.

(Tao the Ching 78)

Diverso è il caso dei principiati, per i quali la forma fissa è invece un buon metodo per strutturare ed abituare la mente alla forma breve (qui per dettagli).

Musicalità

Un aspetto del tutto trascurato dagli amici italiani che seguono, all’amatriciana, le regole giapponesi, è che prima di tutto haiku è poesia e poesia è musicalità.

Perfino i giapponesi, che non hanno una lingua propriamente musicale, seguono questa regola, già perchè, per chi non lo sapesse, i giapponesi NON contano le sillabe.

Japaneese poets do not recognize haiku as 17-ON verse (ON literally means “sound”; in English, a kind of “syllable”), but as a whole poetic rhythm of 5–7–5.  Japanese poets almost never count the number of ON (i.e., the number of syllables) when composing haiku; the haiku fixed form lies in the poetic rhythm itself, not in the number of syllables    (Toshio Kimura)

Musica è armonia e  la lingua italiana è fortunatamente musicale ed armoniosa di suo, quindi un haiku deve prima di tutto, sempre “suonare bene”.  Un haiku in italiano, o in qualsiasi altra lingua, deve risultare scorrevole, fluido, privo d’inciampi sintattici o peggio ancora grammaticali.

Un haiku che “non suona bene” è sempre un aborto (EG)

Quindi considerate la forma haiku italiana, non come una forma fissa, ma come un paio di scarpe che si devono adattare al piede, così un haiku in italiano si deve adattare al contenuto ed all’immagine che si vuole mostrare. Così come i quadri non sono tutti della stessa misura,  perchè si adattano al contenuto, allo stesso modo un haiku si deve adattare alla lingua con cui viene scritto, senza evirazioni o aggiunte di articoli o di preposizioni che, poverini, vengono sistematicamente usati come elementi sacrificali per rimanere aderenti alla pseudo-forma 5-7-5 italiana.

Evitate quindi di scrivere obbrobri come il seguente :

Nutre la gatta
Vicino al camino
tu solo non sei

Rileggete sempre, ad alta voce, le vostre composizioni, prestando soprattutto attenzione ad eventuali intoppi ed incongruenze di ritmo e musicalità che, se presenti, vanno sempre risolti, prima di qualunque altro aspetto compositivo.

Altro esempio, questa volta sul precedente haiku di Issa:

C’ero soltanto
C’ero 
Intorno mi cadeva la neve.

Leggendo ad alta voce questo haiku, si sente che musicalmente qualcosa non va ed in particolare  come sia inutile quel “mi”  che, se aveva un senso in giapponese,  in italiano è solo un ostacolo alla scorrevolezza ed inoltre non aggiunge valore, quindi meglio eliminarlo.

C’ero soltanto
C’ero 
Intorno cadeva la neve.

Semplicità e profondità

Riprendiamo l’esempio di prima

Nutre la gatta
Vicino al camino
tu solo non sei

Oltre al fatto di “suonare male”, questa specie di  “haiku” ha il problema di essere terribilmente complicato e presentare un’immagine ambigua, perchè non si capisce se la gatta sta nutrendo i suoi piccoli, oppure stia solo mangiango dalla sua ciotola. La via per un buon haiku è invece quasi sempre la semplicità coniugata con la profondità, intesa come comprensione del momento.

Allora, ipotizzando che il soggetto sia una gatta che allatta, l’essenza di questo haiku deve essere l’empatia. (qui per dettagli).

Compreso questo, ecco una possibile soluzione più musicale, semplice e profonda, rispetto all’originale:

Il calore del camino
Una gatta allatta
Tenera armonia

soluzione semplice nella sequenza d’immagini e nei termini usati, inoltre profonda nel trasmettere l’empatia come atmosfera, come armonia che unisce tutti i presenti: camino, gatta ed osservatore compreso.

Altro esempio, questa volta preso dal Lab:

Cactus fioriti
I colori più belli
tra sabbia e vento

Il nemico della semplicità è la mente, “troppa mente” direbbe un maestro zen, già perchè è sempre una mente non pura che complica le cose. Infatti, dopo una breve discussione, ecco come questo haiku è stato corretto:

Litorale
Il blu l’ arancio il fucsia
Cactus in fiore

Depurato il testo dalle emozioni, lo haiku è diventato più semplice e quindi anche un buon haiku.

Un buon haiku mostra, non racconta, perchè quando mostra, cioè è prodotto da una mente pura, da sempre delle emozioni.

dove sei ? cosa vedi ? cosa vuoi trasmettere al lettore ?  haiku è una risposta semplice e profonda su ciò che stai vivendo.

Il momento haiku

Questa più che una regola è una forte raccomandazione, derivata dall’esperienza, sia personale che dei migliori poeti, perchè è soprattutto vivere per “momenti haiku” che vi porterà poi a scrivere dei buoni haiku.
Tutti i poeti del Lab,  che io considero buoni, seguono questa regola e vengono regolarmente pubblicati, mentre chi non si adegua, rimane un amatore da scrivania.

Un momento haiku è un momento di piena consapevolezza. Consapevolezza unicamente derivata dall’essere presenti nella realtà. Quindi un momento haiku è sempre reale, non è mai una fantasia, ne un ricordo.

(qui per dettagli)

haiku, come arte zen, è sempre e soltanto “qui e ora” sempre e soltanto “pane secco”

Quindi dimenticatevi l’ispirazione, la ricerca di afflati fasulli con la natura, dimenticatevi di scrivere di spiritualità, misticismi, dimensioni psicologiche, emozionali, spirituali o sentimentali, ne tanto meno, di legami o di riferimenti con il trascendente.

Scrivete quello che vivete:  pura e semplice realtà …. pienamente compresa, ovvero scrivete i vostri  “momenti haiku”.

Lo stacco

Contrapporre due immagini permette ad un potenziale haiku di diventare un vero haiku, perchè senza stacco semantico, viene a mancare quel senso di inaspettato, che deve essere sempre presente e senza il quale un haiku si derubrica a semplice poesia.

Esempio

Chissà dove andranno
I sogni persi
Durante la notte

Il suddetto haiku ha due problemi: si legge come un unico periodo, quindi semanticamente non ha uno stacco, inoltre è più una considerazione generale che un richiamo alla realtà.

Vediamo ora due possibili soluzioni, la prima con stacco debole, la seconda con uno stacco più forte.

Notte
Chissà dove andranno 
I sogni perduti

Questa prima soluzione divide lo haiku in due: il primo verso richiama la notte come qui e ora, mentre i restanti versi ripropongono la domanda retorica dello haiku originale.

Meglio una soluzione che riporti tutto alla realtà, con un forte cambio di contesto e che elimini ogni traccia retorica.

Notte passata
Sogni smarriti
Voglia di caffè

Kigo

Quando viene rispettata la regola del “momento haiku”, allora la presenza-assenza del kigo assume lo stesso valore di chi vuole mettersi o meno un secondo paio di mutande, sopra quelle che già indossa.

Volete metterle? mettetevele.

Non volete metterle? fa lo stesso.

Non c’è altro da dire.

Stili e tecniche di composizione

Vediamo ora brevemente alcune tecniche particolarmente adatte agli h3ku.

Tecnica del pivot

Lee Gurga definisce il pivot  come:  quella parola o verso, che incastra tutto ciò che viene prima con tutto ciò che viene dopo, in modo che tutto lo haiku sembri ruotare intorno a questa parola o verso.

Lo scopo del pivot è quello di attirare l’attenzione del lettore, che si deve focalizzare su quello che per voi è importante e che quindi volete mettere in risalto.

Quindi, per fare in modo che il pivot diventi il fulcro della composizione, va collocato nel secondo verso di un h3ku ed in particolare come ultima parola, se si vuole far risaltare un termine preciso.

Prendiamo come esempio questo haiku di Basho

Yagate shinu 
Keshiki wa miezu 
semi no koe

tradotto, senza preoccuparsi del pivot, in

 Cantano le cicale 
Non lo sanno di certo 
che presto moriranno

vediamo ora un mio aggiustamento con pivot

Presto moriranno 
Cantano le cicale
Anche se non lo sanno

E’ abbastanza chiaro che tutto lo haiku di Basho ruoti intorno alle cicale che, se da una parte cantano, dall’altra sono del tutto ignare della loro prossima sorte.

Portare nel secondo verso il cuore dello haiku equivale allora riportarlo all’originale bellezza, che inevitabilmente deve essere reinterpretata, quando si traduce, quando si trasporta un haiku in una lingua differente da quella originale.

Altro esempio, sempre di Basho

senza pivot

La prima neve
piega appena
le foglie dell’asfodelo

con pivot

La prima neve
le foglie dell’asfodelo
piegate appena

Tecnica dell’ampliamento

Prendiamo questo haiku di Margherita Petriccione

sospesa
nel mare d’ossidiana nera
abbaglio del tramonto

Analizzando il testo, possiamo vedere come il primo verso introduca un’immagine, il secondo verso la amplii ed il terzo verso la concluda.

L’immagine globale è la stessa, ovvero viene mostrata un’emozione di fronte ad uno spettacolo della natura, e vengono utilizzati piani di realtà diversi, come zoomate fotografiche, per dipingere l’intero quadro.

Altro esempio di Angiola Inglese

donne sull’uscio-
foglioline d’origano
sulle sottane

Possiamo dire che la tecnica dell’ampliamento propone allora uno scenario basato su una sola immagine, che si sviluppa su piani analitici diversi.

Tecnica della contrapposizione

Consideriamo questo haiku di Angiola Inglese

rose sul muro
odore di miscela
nell’aria umida

Rispetto alla precedente tecnica dell’ampliamento, qui lo scenario  è formato da due immagini distinte che si contrappongono semanticamente.

Rose e miscela condividono lo stesso haiku, ma appunto, come elementi contrapposti.

Caratteristica che si ripete in questi due haiku di Zoè Alef Zel

sublime in strada
il suono di un violino-
puzzo di fogna

una scarpa sul muro
come una casa vuota-
la lucertola al sole

In generale, possiamo quindi dire che la tecnica della contrapposizione si basa quindi sul far coesistere due immagini differenti nello stesso haiku.

Flessibilità

Scrivere haiku non è come risolvere un’equazione differenziale, quindi le linee guida fin qui suggerite, vanno sempre interiorizzate e poi interpretate con la massima flessibilità.

E’ possibile scrivere un buon haiku fuori da queste regole?  Certamente si !

E’ possibile diventare buoni poeti al di fuori da queste regole? Probabilmente no !

Non è mai la singola composizione che definisce un buon autore, ma l’intera totalità delle sue opere, quindi se volete spostare la probabilità di scrivere buoni haiku, il mio consiglio è di tenere in seria considerazione i suddetti suggerimenti.

Sta poi a voi maturare la consapevolezza di quando e come debbano essere usati, o non usati, di volta in volta.

Zen 

Scrivere un haiku significa confrontarsi con noi stessi in relazione al mondo, ovvero cogliere l’emozione di un attimo della nostra vita.
Cogliere l’emozione di un attimo significa cogliere lo zen che è presente in quell’attimo di vita, ovvero: la sua essenza.
Cogliere lo zen significa farsi vuoti ed osservare in piena consapevolezza quello che ci accade in quel momento, in cui siamo in relazione con il mondo.
Pertanto, lo scrivere haiku, se correttamente praticato, porta alla comprensione dell’impermanenza dei fenomeni, che porta alla comprensione del “qui e ora”, che porta alla liberazione dei nostri attaccamenti, che porta all’unità tra noi e l’universo.
Il vero motore di tutto questo processo è però la pratica del vuoto.
Farsi vuoti significa ridiventare bambini e guardare il mondo come se fosse la prima volta.
Se non vi farete vuoti, ovvero non vi libererete di tutto quello che siete e che in quel momento affolla la vostra mente: ego, concetti, pregiudizi, ricordi, condizionamenti, sovrastrutture intellettuali, allora non riuscirete mai a cogliere lo zen della vita, quindi i vostri haiku, anche se bellissimi, non profumeranno mai, perchè saranno come dei fiori di plastica.
Incarnate quindi  lo spirito di M.Basho, che ha detto:

“… tutte le cose cambiano, questa è la legge della natura. Come la natura si rinnova nelle quattro stagioni, così tutte le cose si rinnovano”

“… sono me stesso nel luogo dove non esistono accadimenti che condizionano…”

“… i giorni e i mesi che passano sono gli ospiti passeggeri dell’eterno”

“… Il mio pensiero era sbagliato, d’ora in poi non seguirò più le tracce dei poeti del passato, ma cercherò l’essenza che essi cercavano”.

“… Le cose del pino imparale dal pino, le cose del bambù imparale dal bambù… entrare nello spirito delle cose fino a intuirne l’essenza. Questo significa imparare e ciò conduce all’unità, oltre la visione duale”.

“Occorre costantemente che ci impegniamo a ricercare la Verità dentro di noi, elevando il nostro spirito per tornare poi nel mondo e nelle azioni quotidiane rinnovati. Non si tratta di trovare la felicità isolandosi, ma piuttosto di entrare nella vita di ognuno con tutto il proprio essere”.

2 pensieri riguardo “H3ku: le tre righe, linee guida”

  1. Un haiku che “non suona bene” è sempre un aborto (EG). Mi piace. Una specie di ghigliottina per decine e decine di fallimenti poetici dei quali resterebbe solo da salvare la buona volontà dell’autore che ci ha provato.

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