7 haiku di Margherita Petriccione selezionati da lei stessa

Quando ho preso la decisione di allargare l’amministrazione del Lab, Margherita Petriccione ed Angiola Inglese sono state elette contemporaneamente.
La ragione è semplice, come per l’atomo di idrogeno, dove elettrone e protone stanno insieme, non ho separato ciò che non doveva essere separato.
In questa coppia di prof, se Angiola è lo yin Margherita è lo yang, quindi è attraverso questa complementarietà che, nel Lab, formano una sorta di unità operativa che funziona come un orologio svizzero.
Io, per scelta e convinzioni personali, cerco sempre di tenermi abbastanza distante dalle dinamiche relazionali social, quindi mi godo da lontano questa loro bella amicizia, che in qualche modo mi sfiora, come un sole al tramonto.
Se le composizioni di Angiola sono un richiamo alla semplicità, quelle di Margherita sono “pane secco”, ovvero il termine con cui nel Lab abbiamo ridefinito il wabi sabi giapponese.
Ricordo che quando nel Lab ho cominciato a spingere per uscire dalla bolla compositiva tradizionale giapponese, Margherita è stata la prima a rendersi conto di questa opportunità di crescita, capendo che era l’unico modo per rimanere coerenti con l’insegnamento di Basho, che invita a non scimmiottare i maestri, ma a ricercare quello che i maestri cercavano, ovvero lo spirito originale della poesia, che è universale, senza tempo e senza luogo.
Margherita è stata sempre la prima a comprendere che questo spirito, per come lo intendeva Basho, si abbevera nello zen.
Margherita è stata la prima a comprendere che haiku è come sfogliare una cipolla, dove all’esterno ci sono gli strati più popolari, quelli che tutti possono comprendere, mentre al centro c’è lo zen, a cui pochissimi accedono, a causa delle lacrime e della perseveranza che lo sfogliare cipolle richiede.
Margherita, proprio ieri, ha risolto il suo primo koan e si sta avvicinando al centro della cipolla.
La sua poesia ne è quindi influenzata ed i temi zen del “pane secco”, come l’impermanenza, la solitudine, il valore delle cose senza valore, rimbalzano nelle sue composizioni, di cui di seguito abbiamo una sintesi, che lei stessa ha selezionato.
Ma questa silloge è solo una tappa del percorso di Margherita che, vi posso assicurare, ha ancora molto da dire, ma soprattutto da scrivere.

Il suo silenzio…
la bambina ed il mare
al primo incontro

” vucumprà” –
cancella le sue orme
il mare

vento d’autunno –
l’ombrello mi trascina
dentro la pioggia

sole sugli occhi-
la mente un mare aperto
colmo di vento

black-out-
si riempie di stelle
il cielo

il mio giardino…
l’orizzonte di un falco

eco di campane funebri-
attraversa il sentiero un‘ape

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