Haiku e il lato oscuro della forza

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Conosco Pasquale Asprea da qualche anno.
Lui è un talento naturale, probabilmente nato per scrivere haiku.

Se io avessi metà del suo talento, sarei uno Jedi dello Haikai e mi considererei più che soddisfatto.
Peccato che Pasquale, nonostante tutto il suo talento, sia passato al “lato oscuro della forza”, nel momento in cui ha sposato la forma rigida del 5-7-5, come unica regola compositiva.
Prendete il primo verso di questo suo haiku zoppicante ed aggiungeteci quell’articolo ucciso dalla regola, ma che grida vendetta, perchè vuole resuscitare.

A volte basta un solo articolo per trasformare un haiku zoppicante in qualcosa di meraviglioso …

.. Una …

(Una)  canoa sola –
sottovento la costa
glicini in fiore

Il che ci porta al cuore del problema: un poeta che, ogni volta che serve, non è in grado di sfanculizzare le regole, può definirsi un vero poeta?

Lascio a voi la risposta, la mia, per la precisione, è  la stessa di Matsuo Basho.

Mi auguro, per il bene di tutti, che prima o poi Pasquale si liberi dai demoni che lo stanno imprigionando e delle zavorre che gli stanno impedendo, a volte, come in questo caso, di volare in alto.

Nuvola vagante

Canoa sola –

sottovento la costa

glicini in fiore

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8 pensieri riguardo “Haiku e il lato oscuro della forza”

  1. Mah….in questo caso l’articolo non aggiunge niente all’haiku, cambia solo formalmente. In genere quando compongo prediligo sempre il contenuto che spero “arrivi” a chi legge.
    In realtà non sono un poeta.
    Sono solo un pescatore
    che ogni tanto scrive qualcosa.

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    1. La presenza dell’articolo aggiunge armonia al verso, soprattutto perchè quest’ultimo contiene lo stacco semantico, quindi oltre ad avere una sua armonia intrinseca (semantica) è bene che il verso abbia anche una sua armonia strutturale, che in questo caso è data dalla lingua italiana e non certamente da una regola giapponese.
      In italiano, se da una spiaggia vedi una canoa …. dici … ho visto una canoa … se invece devi mandare un telegramma, allora puoi anche usare …. visto canoa …o no?

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      1. infatti in inglese va bene. Solo che ora devi metterti d’accordo con te stesso, perchè ora, qual è il vero haiku? quello italiano o quello inglese? ovvero, se in italiano hai sposato la regola del 5-7-5, allora perchè non la usi anche in inglese? Pasquale, sorry, ma manchi di coerenza se usi una regola in funzione di quello che ti conviene. Se sei sposato, scoparti una che non è tua moglie è tradimento, sia in Italia che in Inghilterra.

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      2. La coerenza è nelle sillabe giuste in italiano.
        in inglese le sillabe contano meno ma ci vogliono le parole giuste per renderlo.
        La “coerenza” nello scrivere un haiku sta ben altrove!

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      3. La sillabazione non conta un cazzo, è solo un tentativo di scimmiottare il giapponese. Da dove viene il tuo convincimento che una sillaba inglese, valga meno di una in italiano? o abbiamo lingue di seria A ed altre di serie B? La coerenza di un haiku è solo nel rispetto del suo spirito, per me è il fuga no makoto di Basho, per te cos’è?

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      4. No, non ne sono convinto, diciamo che è una regola alla quale si sottostà per ragioni formali (ma a volte è anche una sfida con se stessi cercare le parole che rientrano)

        Anche per me,esattamente quello!

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      5. Pasquale il 5-7-5 in italiano è solo un imprinting. La regola vale se scrivi in giapponese , in tutti gli altri casi (lingue) di base è una cazzata, soprattutto quando poi il suo rispetto fa a cazzotti con la sintassi della lingua di riferimento. Comunque se sei stato imprintato è chiaro che non riesci a vedere chiaramente la differenza tra una vera oca e una finta, come fanno i pulcini di oca quando uscendo dal guscio, considerano come madre, la prima cosa che vedono. Comunque auguri, anche se credo che mi limiterò a leggerti in inglese, per evitare eventuali crampi allo stomaco, come quello in esame.
        Se poi sei fedele al fuga no makoto, allora devi sapere che lo spirito non ha nulla a che fare con la forma, anzi, dice Basho, se la forma ostacola lo spirito, buttala nel cesso.

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