Silloge di Haiku dallo Zendo del Lab

Haiku sull’esperienza meditativa di alcuni iscritti allo Zendo del Lab.

Tania Ballotta

Sullo zafu
Raccolgo le lancette
del mio orologio

Margherita Petriccione

come le onde
in una bacinella-
zazen

Giusy Cantone

Un respiro
un brivido più lungo
dietro la schiena

Angiola Inglese

solo battiti-
in un respiro profondo
rallenta il cuore

Margherita Petriccione

parete bianca-
si stempera col respiro
un abbaiare

Angiola Inglese

lettino al sole-
il rumore del mare
si fa silenzio

Margherita Petriccione

la pelle…
un rapido rumore
la dissolve

Remo De Fabritiis

Mi addormento
ubriaco di illusioni
sul mio cuscino

Angiola Inglese

senza memoria-
mi fondo nella schiuma
del materasso

Miriam Bonvini

sul tappetino –
al ritmo del respiro
vuota la mente

Haiku e il lato oscuro della forza

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Conosco Pasquale Asprea da qualche anno.
Lui è un talento naturale, probabilmente nato per scrivere haiku.

Se io avessi metà del suo talento, sarei uno Jedi dello Haikai e mi considererei più che soddisfatto.
Peccato che Pasquale, nonostante tutto il suo talento, sia passato al “lato oscuro della forza”, nel momento in cui ha sposato la forma rigida del 5-7-5, come unica regola compositiva.
Prendete il primo verso di questo suo haiku zoppicante ed aggiungeteci quell’articolo ucciso dalla regola, ma che grida vendetta, perchè vuole resuscitare.

A volte basta un solo articolo per trasformare un haiku zoppicante in qualcosa di meraviglioso …

.. Una …

(Una)  canoa sola –
sottovento la costa
glicini in fiore

Il che ci porta al cuore del problema: un poeta che, ogni volta che serve, non è in grado di sfanculizzare le regole, può definirsi un vero poeta?

Lascio a voi la risposta, la mia, per la precisione, è  la stessa di Matsuo Basho.

Mi auguro, per il bene di tutti, che prima o poi Pasquale si liberi dai demoni che lo stanno imprigionando e delle zavorre che gli stanno impedendo, a volte, come in questo caso, di volare in alto.

Nuvola vagante

Canoa sola –

sottovento la costa

glicini in fiore

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Esercizio Lab: la poesia dello zen, il vuoto di Kuan Hsiu

Proseguiamo con il secondo esercizio riguardante la poesia che tratta delle verità zen.

Anche qui, lasciatemi sottolineare come queste opere non siano dei koan zen, che sono ben altra cosa, ma solo poesie che hanno come essenza una verità dello zen.

differenti le nostre vie
stessi capelli e barbe da vecchi
mentre le parole uccidono la fede
in primavera io metto fiori in un vecchio vaso funebre

(Kuan Hsiu)

Questa poesia di Kuan Hsiu  s’intitola : “ inseguendo il vuoto di un maestro taoista” e tratta di un confronto, o meglio di un “potere” che lo zen ha derivato, in buona parte dal taoismo.

Kuan è un monaco buddista ed immagina di trovarsi al cospetto di un maestro taoista.

differenti le nostre vie
stessi capelli e barbe da vecchi

Questi due versi iniziali sottolineano l’esistenza delle differenze tra le due pratiche, in quanto buddismo e taoismo, pur avendo molti punti in comune, di fatto non sono perfettamente sovrapponibili.

Pur nelle diversità Kuan riconosce comunque stessa dignità ad entrambe le pratiche, soprattutto  perchè  portano alla saggezza ed ad una comprensione comune.

mentre le parole uccidono la fede

Ovvero, all’inutilità delle parole, quando si vuole raggiungere la verità.

Taoismo e Buddismo zen concordano infatti sull’inefficacia della mente duale, ovvero dell’utilizzo delle parole, che sono sempre duali, come strumento utile per raggiungere la verità.

in primavera io metto fiori in un vecchio vaso funebre

Che fare allora ? ci chiede Kuan ? come si raggiunge la verità?

La risposta è proprio nell’ultimo verso, non ci resta che seguire il vecchio maestro taoista nella ricerca e nella pratica del vuoto.

Così, senza usare nessuna parola, attraverso il “potere” del vuoto, si prende atto della realtà e ci si abbandona ad essa, in modo che la mente, quel vecchio vaso funebre, possa riempirsi di essa: godere semplicemente dei fiori che la primavera ci sta presentando.

Esercizio Lab: la poesia dello zen-uomini e maiali di HanShan

La poesia dello Zen

(da non confondersi con la pratica zen della poesia, che è tutt’altra cosa).

Con la seguente poesia di HanShan, nel Lab inauguriamo una nuova categoria di esercizi, che dettaglierò meglio in un prossimo articolo, in termini di contesto.

L’esercizio consiste nel commentare questa poesia Zen, indicando l’ interpretazione della verità zen contenuta.
L’esercizio serve a prendere coscienza della propria coscienza, perché non si può scrivere una poesia sullo zen, se prima non s’impara a leggere le poesie sullo zen.

I maiali mangiano i cadaveri
Gli uomini mangiano i maiali
I maiali non badano alla puzza dei cadaveri
ma quando un maiale muore, subito gli uomini lo gettano nell’acqua
mentre se un uomo muore viene sepolto lontano
Entrambi poi perdono interesse l’uno dell’altro
Eppure il loto del Buddha nasce nell’acqua bollente
(HanShan, Cina, ottavo secolo)

Esegesi di Elio Gottardi

questa poesia è suddivisibile in quattro parti.
nella prima, HanShan ci mostra l’esistenza della natura del maiale e quella dell’uomo.

I maiali mangiano i cadaveri
Gli uomini mangiano i maiali

nella seconda, le differenze tra queste due nature.

I maiali non badano alla puzza dei cadaveri
ma quando un maiale muore, subito gli uomini lo gettano nell’acqua
mentre se un uomo muore viene sepolto lontano

nella terza, come la morte ponga termine ad ogni conflitto

Entrambi poi perdono interesse l’uno dell’altro

infine, nella quarta, HanShan mostra come la purificazione del Buddha, porti all’illuminazione,  sottolineando che comunque questa Via non sia mai indenne dalle tribolazioni  personali.

Eppure il loto del Buddha nasce nell’acqua bollente

Il cuore e la bellezza di questa poesia è la riproposizione delle quattro nobili verità del Buddha, in termini concreti, in senso zen.
La verità dell’esistenza del dolore, dell’origine del dolore, della cessazione del dolore e la verità della Via che porta alla cessazione del dolore, sono tratteggiate in modo crudo, profondamente zen, ma proprio per questo efficace.

Le quattro nobili verità sono mostrate senza orpelli dottrinali, facendo ricorso ad immagini reali, concrete, comprensibili a chiunque.
Non c’è differenza tra la natura dell’uomo e del maiale, perchè le differenze nascono soltanto dai loro comportamenti, ovvero dalle loro menti, dice HanShan.
La morte è quel denominatore comune che livella poi tutte le differenze, ripristinando l’equilibrio perduto, che riporta tutto nel Tao cosmico e che non distingue più tra uomo e maiale.
Eppure … conclude Hanshan … anche da vivi, anche tra le tribolazioni, si può trovare la libertà e l’equilibrio perduti,  se si percorre la Via del Buddha, che altro non è che la riscoperta della nostra natura, a fronte della rinuncia e morte del nostro ego.

 

 

Hanshan: il pino rosso, poesia 283.

Personalmente condivido appieno il pensiero di Hanshan 寒山, leggendario poeta cinese taoista-zen dell’ottavo secolo, su certi “poeti” ,  che evidentemente sono sempre stati presenti e che considerano il contenitore più importante del contenuto.

La poesia include i termini strutturali per i quali, una poesia cinese si doveva accordare, alle rigide regole poetiche in uso a quel tempo.

han_shan

Il Signor Wang laureato
ride della mia povera prosodia.
Io non so niente di vitini di vespa
ne ancor meno di ginocchia di gru.
Io non riesco a tenere diritti i toni piatti
e non c’è ordine nelle mie parole.
Ma, io rido delle poesie che lui scrive
delle canzoni di un cieco che parlano del sole!

Haibun: il bivio e il koan

C’è la “via della parola” e poi c’è la “Via della parola“.

La differenza?  solo una maiuscola .

La via della parola è percorsa da tutti coloro che scrivono haiku, la Via della parola  solo dai poeti che vogliono diventare veramente consapevoli.

Ma sebbene sia percorsa da tutti i poeti, la grande e larga via della parola presenta sempre un bivio nascosto, non segnalato, che conduce ad un sentiero impervio, che pochi riconoscono, pochissimi affrontano e quasi nessuno percorre.bivioambientale

Percorrendo la mia via della paola, un giorno mi trovai di fronte al mio bivio, su cui si apriva la  mia Via della parola.

Al bivio, ho affrontato me stesso, mi sono seduto, ho tolto le scarpe e mi sono incamminato sulla nuova Via.

La decisione spettava a me solo a me e nessun maestro poteva farlo per me.

Quando ero sulla via della parola, scrivevo di fiori, senza vedere il prato, di alberi senza vedere il bosco, del sole e della luna, senza vedere il cielo, perchè, sulla via della parola, come dice Basho, facevo poesia giocando con le parole.

Adesso che sono sulla Via della parola, scrivo ancora di fiori, ma anche di Fiori, quando vedo il prato, scrivo di alberi, ma anche di Alberi, quando vedo il bosco, scrivo del sole e della luna, ma anche del Sole e della Luna, quando vedo il cielo.

E tutto questo perchè, solo sulla Via della parola, come diceva Basho,  si vede.

E si vede, perchè lo Zen non è nella parola, ma nella mente.

un sasso sulla via
un Sasso sulla Via
una maiuscola la sola differenza

Detto questo, ora c’è però un koan che mi ha aiutato a comprendere la differenza tra una maiuscola ed una minuscola.

Al tempio, il ministro Peixiu guardò un murale sulla parete e disse: “Che tipo di pittura è quella?”
Il priore rispose, “E ‘un ritratto di un grande monaco.”
Peixiu rispose, “Ovviamente si tratta di un ritratto. Ma dov’è il grande monaco? ”
Il priore rimase sconcertato e non seppe cosa rispondere.
Peixiu allora disse: “C’è qualcuno che pratica lo Zen da queste parti?”
Al che il priore disse: “Un monaco lavora in questo tempio e sembra essere un praticante Zen “.
Peixiu chiese di vederlo, così Huangbo fù portato di fronte al ministro.
“Ho una domanda per te, a cui nessun maestro, fino ad ora ha saputo rispondere”
“Dimmi”, disse Huangbo.
Peixiu ripeté la domanda che aveva fatto al priore del tempio.
Huangbo gridando, disse: “Ministro!”
Peixiu rispose , “Sì?”
“Dove sei?” chiese Huangbo.
Peixiu capì immediatamente e disse: “Tu sei un vero maestro”.
Poi chiese a Huangbo di aprire la sala degli allievi e di lasciarlo entrare.

(uno dei 300 koan di Dogen)

Lab: eros e haiku

Esercizio del 26 febbraio

Angiola Inglese
un corpo solo –
respiro lentamente
mentre ti guardo

Jeffrey Winke
her seven button
blouse…
three undone

Monica Federico
Notte in albergo-
il reggiseno nero
sfilato in fretta

Daniela Cobaich Mascaretti
un soffio rosso-
le mutandine di seta
scivolano lente

Ermanna Dellavalle
Esposizione
Un fallico suiseki
Stringo le cosce

Miriam Bonvini
umide dita –
nel piacere solitario
il mio profumo

Nuky Kristijno
sounds of your whisper
carresing wild desire
on my rose petals

Margherita Petriccione
veste di seta…
scivola fino ai piedi
una carezza

Andreina Pilia
Accarezzi la seta
Le tue dita e il mio corpo
stesso ritmo

Nicola Piccinini
Puntuti seni
colazione per un uomo
assetato di te

Tania Ballotta
Lungo la schiena
scivolano le dita
Ruvida lingua

Gabriella De Masi
La maglia alzata
I miei seni 
sulle tue labbra

Giusy Cantone
Melone e menta
un vortice la tua bocca
all’improvviso

Maria Malferrari
Carezze all’alba
Da pelle a pelle
scorre un brivido

Kyoko Bengala
Densa e’ la notte
tra le spalle ed il collo
Caldi brividi

Zoé Alef Zel
il vento forte-
sulla mia schiena nuda
tutto il tuo peso

Maurizio Gusmerini
occhi riversi –
e la mano affonda
tra calde curve

Stefano Riondato
Solo le onde
lasciando fuori il mare
Stanotte insieme

Elio Gottardi
inferno e paradiso
insieme –
pallide cosce di una giovane donna