Tappa #1 del concorso “7 passi sul sentiero di Basho”

Concorso open: 7 passi sul sentiero di M.Basho

Tappa #1
Diario di viaggio
Haibun

Termini

Questo primo passo (tappa) nella poetica di Basho inizia oggi (30 gennaio 2017) data di pubblicazione di questo articolo e terminerà tra 2 mesi (1 Aprile 2017).
Tutte le opere che perverranno oltre la data di chiusura indicata, non verranno prese in considerazione.

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E’ permesso l’inserimento di un solo haibun.
Eventuali ulteriori haibun, provenienti dallo stesso autore, verranno cancellati.

Indicazioni

Il termine haibun fu usato per la prima volta da Basho nel diciassettesimo secolo ed è arrivato sino a noi in diverse forme.
La forma di haibun accettato in questo concorso è il prosimetro, ovvero il Vosto haibun deve essere un frammento di un’esperienza di viaggio, un diario, composto da una prosa e da un haiku finale.
Basho rimane il più grande haijin di questo genere letterario, quindi onoratelo, facendo rivivere il suo spirito nel vostro haibun.

Inserite il vostro haibun nei commenti.
Vi ricordo che è necessaria la registrazione.

Suggerimenti e criteri di valutazione.

Ci sono due tipi di viaggi possibili: i viaggi esteriori e quelli interiori.

I viaggi esteriori si fanno nel mondo, quelli interiori in noi stessi.

Entrambi questi viaggi devono però avere un contatto (relazione) con la realtà ed una valenza emozionale, derivata comunque dall’esperienza reale vissuta, altrimenti queste esperienze si chiamano sogni ad occhi aperti o fiabe, o in generale fantasie.

Condensate il vostro viaggio preferibilmente in una prosa di una decina di righe (non sono fiscale ma sappiate che a parità di contenuti, priviligerò la sintesi) terminando il lavoro con un solo haiku.

Nella prosa usate preferibilmente il tempo presente, anche se questa regola non è obbligatoria.

Per far meglio risaltare il Vostro lavoro, Vi suggerisco di colorare la vostra prosa con le emozioni provate, lasciando che il bianco e nero della realtà nuda e cruda risplenda solo nello haiku finale.

Premio di tappa

Un viaggio è sempre un momento di crescita personale ed a maggior ragione se poi si traduce in un haibun. E cosa, meglio di un fiore, ricorda lo sbocciare di una crescita personale?

Per questo motivo la calligrafia in palio per il vincitore di questa prima tappa è la seguente.

haibuninfiore

Questa è una mia calligrafia su carta di riso (è presente il mio sigillo e la mia firma in cinese) e le sue  dimensioni sono 24 x 33 cm.

Ciò che mostra la calligrafia sono seguenti ideogrammi : 俳文 花  , quindi il suo significato è  “haibun in fiore”.

Ricordo che il vincitore riceverà solo la calligrafia, senza intelaiatura, ne cornice, che nella foto è solo un esempio di come potrebbe essere incorniciata, in modo che il vincitore risulti libero di armonizzarla al meglio con lo stile della sua abitazione.

Ricordo inoltre che la calligrafia verrà spedita con le spese di spedizione a carico del destinatario.

10 pensieri riguardo “Tappa #1 del concorso “7 passi sul sentiero di Basho””

  1. HAIBUN
    Sera d’autunno. Passando per una zona periferica di città, dove la fitta vegetazione forma una specie di boschetto, resto sorpreso dal rumore dei miei passi sul fogliame sparso lungo il sentiero. In contrasto con l’assordante cri-cri dei grilli quasi magicamente radunati insieme in quel punto, mi sorprende lo scricchiolio delle foglie e del materiale schiacciato sotto i miei piedi: un momento particolare in cui si confrontano due momenti estremi della vita in coincidenza con la sera, momento in cui, passando la tua giornata al vaglio della coscienza, ogni avvenimento, ogni problema si presenta col suo colorito sentimentale fatto di malinconia, nostalgia e mistero. Lentamente mi accorgo di essere “preso” da una struggente compassione per quelle foglie , con la consapevolezza che anche la mia giornata sta volgendo al termine. Poi, quasi in uno stato estatico, il cri-cri dei grilli e lo scricchiolio delle foglie si fanno musica e mi perdo nel rumore dei miei passi.

    Bosco d’autunno
    Perduto nel rumore
    dei miei passi

    Francesco Palladino

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  2. TANIA BALLOTTA

    HAIBUN

    Lo scorso Natale ho deciso di trascorrerlo a Londra. Ah Londra, una citta’ a modo suo, lascia correre tutto e tutti: se a mezzanotte ti viene voglia di biscotti, scendi in strada anche in pigiama tanto nessuno ci fa caso, nessuno ti squadra, tutto normale, tutto sotto controllo; anche il barbone che dorme sotto la vetrina di Cartier. Barboni ad ogni angolo, un freddo maledetto, verso sera ogni angolo della citta’ diventa un piccolo riparo per senzatetto, comprese le cabine telefoniche. Un particolare che cattura la mia attenzione e’ che la maggior parte di loro ha un libro accanto a se’, accanto al suo piccolo nido, una compagnia per arricchirsi l’animo sorseggiando un caffè rovente. In fondo le mani che frugano tra l’immondizia sono le stesse che indossano anelli preziosi, le mani sporche sono le stesse che lavorano l’oro insomma, sempre di mani si tratta, le nostre mani, le mani di tutti noi.

    Oro e barboni
    Tra caffe’ e un libro
    le stesse mani

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  3. Gabriella De Masi
    20 febbraio 2017
    HAIBUN

    Giunta all’ Avana, mi accoglie la pioggia. Quattordici ore di volo mi hanno stancata ma il mio sogno è ancora intatto. In albergo mi cambio e scendo per una perlustrazione. Muri scrostati, case fatiscenti, finestre buie senza imposte. Le strade dissestate, dove a camminarci ti inzaccheri di fanghiglia fino al ginocchio. Immondizia sparsa qua e là. In mezzo ad un gruppo di persone: uno con una grande pancia, le belle lunghissime gambe di un travestito. Un giovane si lava in una pozzanghera. Le vantate macchine d’ epoca americane sono catorci.
    Non vedo negozi. Avverto una stretta al cuore. Il sogno mio cubano si frantuma sotto i miei occhi

    Scende la sera
    sulla città in declino
    Geme una tromba

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  4. Scendo dal treno a Roma Termini, in un tardo pomeriggio invernale. In taxi sono piacevolmente investita dalla parlata romanesca del Tassinaro e, dopo mezz’ora, eccomi sul Lungomare di Fregene. Subito mi incammino sulla sabbia nera verso la riva del mare che rimane in posizione più bassa, tanto che ne scorgo la distesa solo quando i miei stivali bianchi affondano nella battigia umida. Ed ecco le onde rompersi in righe di schiuma bianca che lenta si ritrae. In spiaggia solo un tellinaro intento a rastrellare telline sul fondo del mare. Un gabbiano solca il cielo scomparendo nella foschia. Sono qui per vedere il tramonto ed eccolo che puntuale arriva. Il sole lentamente si immerge nel mare che ne rimanda l’eco su onde rosa e una lunga scia di fuoco arriva a colorare anche la sabbia. Resto in silenzio, non so per quanto tempo …

    Sera sul mare
    Onde tinte di sole
    fin sulla spiaggia

    "Mi piace"

  5. Haibun

    Nella piccola stazione di riviera le piante di bougainvillea restano in fiore per tutto l’inverno , non me ne ero mai accorta , ai tempi dell’Università arrivavo sempre di corsa all’ultimo momento .
    E neppure ricordavo gli scogli e i pini sul mare che si vedono di sfuggita nei brevi tratti fra le gallerie : sono molti anni che non ci spostiamo con il treno, tutto sembra quasi nuovo. Ben presto, poco dopo Genova, si lascia la costiera e la nebbia prende il posto dei colori .

    Siamo a dicembre ed è già buio al nostro arrivo a Padova , dove mio marito si deve sottoporre a dei cicli di terapie;
    scendendo dal taxi che ci porta in albergo alzo gli occhi e vedo la luna : l’avrei sempre vista così, per tutti i mesi dei nostri viaggi, cadenzati ogni 28 giorni.

    Lunghe attese , mattinate scandite dai prelievi e dalle visite , poi il silenzio e i corridoi quasi vuoti.
    Pomeriggi che non finiscono mai , dalla finestra due pini sempreverdi e qualche piccione solitario; il sole tramonta nascosto dai padiglioni dell’ospedale , sempre un po’ più ad ovest e sempre un po’ più tardi: la settimana scorsa quando siamo usciti era ancora chiaro , la prossima volta sarà già primavera .

    sala d’attesa-
    da qualche parte, fuori,
    la luna

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  6. HAIBUN

    Una telefonata e ,nella voce rotta dalle lacrime della sorella, il nome di un vecchio amico , la sua immagine nitida da quei nostri giorni esuberanti e giovani!
    È finito il suo tempo… e siamo qui, gli amici di allora, raccolti intorno a questa sua definitiva assenza ;eppure attraverso lo sguardo stravolto e vuoto di chi più degli altri sentirà la sua mancanza, percepisco un recupero di vita
    Ci sono davanti a me un figlio ed una madre che si stringono e si sorreggono ed alle loro spalle altri figli ed altre madri che fianco a fianco sono andati avanti in altri tempi ed altri luoghi, e lui stesso, figlio ,e sua madre davanti ad un’altra bara tanti anni fa.
    Tutto passa e si trasforma e tutto, pur diverso, ritorna. Nel prato incolto davanti alla sua casa già qualche pratolina buca il tappeto sfatto di foglie morte, e pettirossi domani beccheranno, con gli stessi cinguettii , briciole disposte da altre mani sul davanzale della sua stanza. Già mentre lo guardo il suo corpo sembra dissolversi sotto l’abito scuro e le presenze intorno a lui dominano, immerse nel loro vivere

    spoglie d’atleta-
    l’abito come foglie
    su nuda terra

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  7. Haibun

    In questo mattino di primavera inoltrata il sole scintilla sul mio giardino. Ogni pianta, ogni arbusto mi è familiare perché qui si sono cullati i miei sogni infantili.
    Scendo i cinque gradini di pietra mentre il vento fa fremere il boschetto di robinie dietro la vecchia casa, e più in alto sposta le nuvole.
    Le allodole girano in tondo sopra al grande ciliegoo ed il salice sembra piegarsi sotto il peso dei tanti passeri che volano qua e là.
    Che serenità.
    Nel cortile crescono fragole, more, l’erica e lungo il vialetto di ghiaia le rose si arrampicano fra i rami della vite che piantò mio padre da giovane, annaffiando l’innesto fino a farlo attecchire e che ora sopravvive a lui raccontandomi sottovoce le sue storie ad ogni vendemmia.
    Nell’orto, fra lumghe fila di foglie ancora tenere, un’ ombra femminile, china, rimuove le erbacce mettendo terra fresca di rugiada attorno ai gambi di piselli e fagioli. Gesti quotidiani nel tempo di semina.
    Mi unisco al respiro di questo mattino e sono parte della Natura.

    Guardo mia madre
    china sui ravanelli –
    profumo di iris

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  8. Haibun

    Alle prime luci dell’alba mi sveglio col cuore colmo di nostalgia. Il richiamo del luogo silenzioso dove sto per recarmi fa da eco a quello del mio cuore che, come una nota di fondo, m’accompagna tutto l’anno.
    Mi attende un soggiorno breve, ma intenso, presso il Monastero buddhista Tsong Khapa in quel di Pomaia. Lì proverò ad aprirmi ancora una volta all’haiku, arando il terreno del vuoto dai sassi della pretesa e dell’attaccamento. Giunto nel complesso, faccio come da prassi un giro per gli stupa cerimoniali e subito mi contagia la dimensione del silenzio. Immergendomi nello spazio m’immergo in me, come calamitato da un nucleo di infuocata dolcezza, tra cuore e gola.
    E quì, m’abbandono alla certezza del mistero nel mistero della certezza d’essere. Invece che niente.

    Passa l’inverno
    Come sogno confuso
    nella certezza

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  9. elettra66
    10 MARZO 2017 ALLE 21:59
    Arrivo in hotel, sistemo il bagaglio e faccio una doccia. Durante il viaggio abbastanza depressa. Poi, appena sbarcata, il vento di mare ha spazzato via paure e pensieri. Sole e suoni accoglienti, familiari. Ho fatto il percorso dall’aereo all’uscita lentamente, con i sensi accesi. Nemmeno una sbavatura, un senso di estraneità. Tutto scorreva senza intoppi, fluidamente, insieme alla luce marina. Il tassista è arrivato in cinque minuti. Abbiamo parlato tutto il tempo. Mi ha regalato una mappa della città e dato alcune dritte su quali autobus prendere per spostarmi agevolmente. L’atterraggio mi ha emozionata. Quelle ali verdi che si avvicinavano immerse in un mare amico, che non aveva niente di minaccioso. Mi hanno fatto più paura le Alpi, che ho attraversato. Tutte bianche e aguzze. Belle e inospitali nello stesso tempo. Indugio alla finestra. Arriva lo stridio dei gabbiani . Il mare non lontano è un’intuizione. Un piccione si posa sul davanzale. Dei corvi gracchiano dietro le quinte. In cinque minuti, il sole è scomparso, si è messo a piovere, di nuovo è uscito il sole. La luce non tarda mai a ritornare.

    Luce marina-
    stridio di gabbiani
    sui tetti grigi
    Qualche goccia di pioggia
    poi di nuovo il sole

    Piace a 1 persona

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