Ryobe e le Tre Scuole di Haiku

Questa storia è stata scritta da me stamattina , in una sala d’aspetto. Spero torni utile a qualcuno.

Ryobe era un ambizioso e promettente poeta, ammirato e rispettato, non solo nella sua regione di nascita, ma anche in quelle vicine.

Per rendere incommensurabile la sua poesia, sotto ogni possibile aspetto, frequentava contemporaneamente tre scuole: La Scuola della Forma Perfetta, La scuola della Tradizione Celeste e la scuola di Basho.

Con il passare del tempo, la fama di Ryobe cresceva sempre di più, tanto che un giorno fù convocato al palazzo dell’Imperatore.

  •  La nostra amata Principessa Aiko, figlia del nostro Imperatore sta per compiere 14 anni, gli disse un dignitario di corte,  così, il giorno del suo compleanno, Sua Maestà le regalerà 14 calligrafie, una per ogni suo anno compiuto, che conterranno 14 haiku, composti dai 14 migliori poeti del Giappone.  Tu sei stato selezionato per scriverne uno. Il tuo compito è quindi quello di presentare la tua opera, entro due mesi, in modo che possa essere calligrafata dall’Imperatore in persona e poi regalata a sua figlia.

Ryobe rimase stupito, ringraziò infinitamente il dignitario, per l’altissimo onore ricevuto,  promettendo che avrebbe onorato e rispettato l’impegno.

Tornato a casa, si mise subito al lavoro e dopo 4 settimane, di studio e di prove, alla fine scrisse un bellissimo haiku.

Volendo però essere sicuro del risultato raggiunto, presentò questa sua opera al Maestro della scuola della Forma Perfetta, che, dopo averla letta, lo elogiò e lo riempì di complimenti, rassicurandolo per il risultato del suo mirabile lavoro, perchè mai in quella scuola si era visto un simile haiku.

L’atmosfera della stagione, il taglio, le sillabe, tutto era stato tratteggiato in modo perfetto, armonioso ed impeccabile, con una tecnica unica, che mai si era vista in quella scuola.

Rassicurato dalle parole del suo primo Maestro, Ryobe si recò allora presso la scuola della Tradizione Celeste, per verificare se lo spirito della sua poesia, fosse coerente con i più grandi Maestri del passato e con le tradizioni più nobili ed antiche.

Dopo aver letto il suo haiku, il Maestro della scuola della Tradizione Celeste, non solo gli confermò che la sua opera era mirabile, ma che addirittura sarebbe stata apprezzata moltissimo dall’Imperatore, grazie ai sottili richiami culturali che univano gli antichi maestri cinesi a quelli tradizionali giapponesi, il che rendevano l’opera di Ryobe di uno spessore  accademico così incomparabile, che sarebbe sicuramente rimasta nella storia della più alta poesia giapponese.

Sempre più rassicurato e felice, alla fine Ryobe si presentò da Basho.

-Maestro vorrei che leggeste e giudicaste questo mio haiku. Le scuole della Forma e della Tradizione mi hanno confermato che questa mia opera non sfigurerà tra le altre 13, che verranno presentate all’Imperatore, ma vorrei sentire da Voi, se la componente Zen, da me così tanto cercata e studiata, sia davvero presente.

Basho senza nemmeno alzare lo sguardo, prese il foglio che Ryobe gli porgeva e senza nemmeno dargli un’occhiata, lo gettò tra i rifiuti e poi disse:
– No, lo Zen non è presente.
– Maestro, ma l’avete gettato senza nemmeno leggerlo, come potete dire che lo Zen non è presente?

Allora Basho prese la pietra per l’inchiostro e gliela scagliò contro dicendo:

  •  Stolto, c’è più zen in questa pietra che in tutti gli haiku del mondo, passati, presenti e futuri.

Infuriato, Ryobe se ne andò, imprecando contro Basho e la sua scuola, giurando che mai e poi mai vi avrebbe più messo piede.

Un altro discepolo di nome Sadao, che aveva assistito alla scena, allora prese il foglio in cui aveva scritto un suo haiku e lo gettò nel fuoco, dicendo:

  •  Maestro com’è il mio haiku ?

Sorridendo, Basho lo guardò dicendogli:

  • Riscrivilo, perché poi lo appenderemo come il miglior haiku di questa scuola.

 

Esercizi di consapevolezza haiku: l’osservazione consapevole

Dal dizionario della lingua italiana:

  • Guardare: volgere lo sguardo su qualcosa o qualcuno.
  • Vedere: cogliere con la facoltà della vista.

La differenza tra le due azioni sta nel saper cogliere, intuire, capire, comprendere.

Haiku è imparare a vedere (EG)

 

Nella quotidianità non consapevole, il  guardare è l’azione che svolgiamo normalmente, ovvero tutte le volte che volgiamo il nostro sguardo verso qualcosa o qualcuno, in modo che la nostra mente poi attivi una reazione fisica o mentale.

Guardare : ho fame! allora apro il frigo, riconosco una mela, la prendo, la sbuccio e la mangio. Tutto questo automaticamente.

Nella quotidianità consapevole, sostituiamo il guardare con il vedere.

Vedere:  ho fame! comprendo che sto aprendo il mio frigo, con un gesto unico ed irripetibile, comprendo che sto  guardando una mela unica  ed irripetibile, comprendo che la sto prendendo, con un gesto unico ed irripetibile, comprendo che la sto sbucciando e mangiando, in modo unico ed irripetibile.

La grande differenza, tra il guardare ed il vedere , sta nell’avere la mente piena o vuota, come spiega questa storiella.

Il maestro Nan-in  ricevette la visita di un professore che era andato per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in gli servì il tè, riempì  la tazza al suo ospite e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a trattenersi. «E’ ricolma. Non ne entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».

Se avete “tarato” la Vostra consapevolezza con lo zazen, allora dovreste essere consapevoli di quanto una mente piena azzeri il rapporto con la realtà, ovvero la inquini.

Ma come si fa a vedere la realtà quotidiana senza inquinarla con la mente?

Lo zen, come risposta , dice :  allenati !  in modo da ottenere una mente zen, una mente meditativa, una mente ricettiva, ovvero in una sola parola vuota.

L’esercizio per una mente zen è un traguardo fondamentale per chi vuole scrivere haiku.

Un traguardo indicato anche da Basho.

Ora vedremo un semplice esercizio, in grado di migliorare la consapevolezza, quindi il vedere la realtà e di conseguenza anche l’individuazione dei possibili soggetti di un haiku.

L’esercizio non è alternativo allo zazen, ma complementare.

La consapevolezza in zazen è soprattutto rivolta alla mente ed al corpo, questo esercizio invece agisce come moltiplicatore del livello di attenzione verso l’esterno, quindi opera come un volano di riconoscimento di quei fenomeni, che normalmente ormai ci sfuggono e che non vediamo più.

Il livello di consapevolezza non é certamente correlabile anche ad un possibile miglioramento stilistico, ma sicuramete deve far parte del bagaglio di un autore di haiku.

Esercizio di osservazione consapevole

Fai un respiro.

Prendi un qualsiasi oggetto e guardalo.

Fai un respiro.

Mentre osservi quest’oggetto, diventa consapevole della poca attenzione che gli stai prestando, diventa consapevole di come la tua mente lo stia banalizzando,  quindi interrompi i pensieri, consci ed inconsci e guarda l’oggetto come se fosse la prima volta.

Fai un respiro.

Mentre osservi quest’oggetto, diventa consapevole del fatto che, siccome sai cos’è, allora non gli stai dando la tua piena e totale attenzione, non stai provando stupore, la tua mente ti distrae, ti sta conducendo altrove e quindi chiediti perchè la tua mente agisce così.

Fai un respiro.

Diventa consapevole del fatto che, siccome la tua mente conosce quell’oggetto, allora tu non riesci a concentrarti totalmente su di esso, notando ogni più piccolo particolare.

Fai un respiro.

Ripeti questo esercizio guardando un qualsiasi fenomeno atmosferico.

Esci di casa e guardati attorno, stai guardando o vedendo ?

Prendere coscienza della propria inconsapevolezza, porta alla consapevolezza.

Fino a quando ti limiterai a guardare, prima o poi avrai grossi problemi con lo scrivere haiku.

Scrivere diventerà complicato, allora darai la colpa alla mancanza d’ispirazione, comincerai con il ripeterti, la genuinità e la freschezza ti abbandoneranno e passerai a qualcos’altro.

Allora prendi coscienza che l’ispirazione non esiste, che il vero problema sei tu: smetti di guardare e comincia a vedere.

Aceri rossi: silloge d’autunno

Maria Malferrari

Sole d’ottobre
Tiepido sotto la mano
Il vecchio acero

Giovanna Gioia

Nuvole grigie
Nella pozza si specchia
L’acero rosso

Miriam Bonvini

Una folata
Foglie rosse sul viso
L’acero ed io

Margherita Petriccione

Ecco un acero!
La vite americana
Sul tronco secco

Nazarena Rampini

Foglie d’acero –
Si arrossano le nubi sopra il lago

Stefano Riondato

Non più frinire
Ormai l’ acero rosso
Adesso è muto

Francesco Palladino

Acero rosso
Pipa e focolare
Un fumo solo

Kyoko Bengala

Nella cassetta
Un’ombra rossa
Una foglia d’acero tra le lettere

Angiola Inglese

Aspirapolvere
E’ così rosso l’acero
Sul pavimento !

Antonio Mangiameli

Un cane stanco
L’ombra di un acero
Una mosca grossa

Pasquale Asprea

Giovane acero
Nel tempo di una notte
Cambi colore

Giusy Cantone

Acero
Mentre cade una foglia
Un battito

Daniela Zglibutiu

Nessun passante
Nel giardino divampa
L’acero rosso

E Gottardi LP

Non piove più
Anche le gocce sulle foglie dell’acero
Sono rosse

Monica Federico

Aceri rossi
Si addensano e disperdono
Storni nel cielo

Sandro Santroni

Scosse dal vento
Foglie d’acero rosse
Un volo incerto