Un haibun di Margherita Petriccione, selezionato da EG

Nella luce pomeridiana le foglie primaverili e le acque del Garigliano hanno la stessa tenera tonalità di verde, e per chi arriva accaldato dalla strada di Suio è un’immersione nella freschezza.
L’odore di zolfo che mi accompagna fin dalla periferia del paese si è intensificato man mano pur divenendo più accettabile ad ogni passo .
Attraverso il fiume sulla vecchia diga, monumento ad un tempo in cui l’energia elettrica si produceva dalle acque, e, seguendo l’odore, più intenso che mai sulla riva sinistra, trovo il sentiero di rocce e pruni in fiore che mi era stato indicato.
Se non fosse per l’odore, sarebbe un qualsiasi sentiero di campagna, con il suo bravo ruscello a lato, con i suoi gigli d’acqua ancora in boccio e rare farfalle screziate gialle e marroni, ma ad una svolta ,dietro le rovine di un’antica costruzione, compare la sorgente delle” acque d’inferno”…
E tutto lo scenario cambia!
Una pozza che ribolle sommessamente, una vasca opalescente tra rocce gialle e screpolate, non un filo d’erba od un cespuglio, non un canto d’uccello, i fiori che seccano ancora in boccio.
Sulla superficie lattiginosa una pellicola polverosa cosparsa di moscerini. I miasmi che si sprigionano a pelo d’acqua, soprattutto la sera all’imbrunire, hanno mietuto le loro piccole vittime temerarie.

Pozza sulfurea
Il silenzio d’intorno
Lontano i pruni

(Margherita Petriccione)

2 pensieri riguardo “Un haibun di Margherita Petriccione, selezionato da EG”

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