7 haiku di Zoe A.Z., selezionati da EG

Discesa
Rotola piano un sasso
Un formicaio

Verde smeraldo
Tra la sabbia e il cielo
Una bottiglia

Le unghie smangiate
Le mani sporche e grandi
Un uomo solo

Un papavero
Due coccinelle in volo
Anche il tramonto è rosso

Lo specchio è pieno
Dentro e fuori un vecchio

Pranzo con la suocera
Acerbe anche le arance
Il gatto non c’è

Troppi starnuti
La stanza è fredda e umida
Il gatto sul letto

(Zoé Alef Zel)

7 haiku di Miriam Bonvini selezionati da EG

Un deserto il mare d’autunno
Solo orme di scarpe lungo la riva

Colpi d’accetta
In fuga gli uccelli dal vecchio faggio

Nel viavai di bagnanti
Solo un bimbo guarda il mare

Mare freddo
Le orme sulla sabbia vanno al contrario

Sulla facciata l’ombra sta scomparendo
Alberi nudi

Finestre a nord
I disegni del gelo sulle case vuote

Siamo soli sul prato
La birra è fredda
La luna è bionda

(Miriam Bonvini)

La stesura di un haiku: carta e matita

Se volete scrivere haiku, vi consiglio vivamente, di portate sempre con voi un taccuino ed una matita, per catturare senza ritardi ed in piena consapevolezza i vostri momenti haiku.
Scrivere su carta, aumenterà la vostra concentrazione, in quanto è un’attività manuale, che, al contrario di una tastiera, richiede continuità del gesto ed attenzione visiva.
E’ fondamentale che scriviate di getto, senza pensare, ne ricercare i termini più appropriati e men che meno alle tecniche di composizione.
Non pensate alla sillabazione, ne agli altri aspetti formali.
L’ideale sarebbe che scriveste il vostro haiku in forma definitiva, già sulla carta, di getto, in prima stesura, senza ripensamenti , ne correzioni.
Lasciate che l’inconscio si concretizzi liberamente in parole e compaia naturalmente in forma di scrittura sul vostro foglio bianco.

Come raccomanda Basho: non permetete che nemmeno un respiro si frapponga tra il vostro momento vissuto e la sua scrittura.

In questo modo trasformerete la vostra esperienza haiku, in un solo e completo atto meditativo.

OSSERVAZIONE= più haiku scriverete in forma definitiva, ovvero senza che sentiate l’esigenza di dover fare delle revisioni, e più starete progredendo sulla Via della parola..

7 Haiku di Nazarena Rampini, selezionati da EG

Vento d’autunno
Si frantuma sul lago la luna piena

Viaggio d’estate
Tra due alberi sconosciuti le voci di casa

Nel buio una lucciola
Fra le mani solo il riflesso

Dopo il temporale
Sulle foglie silenziose cadono le ultime gocce

Guardo mia madre china sui ravanelli
Profumo di iris

Una sera di pioggia
Le calze si fanno blu tra il blu degli iris

Vento d’autunno
Ad ovest le montagne
Ad est le foglie secche

(Nazarena Rampini)

Ridiventate bambini se volete scrivere dei buoni haiku

Il vento spazza via il sole
Il temporale ghiaccia il tempo (*)
Il buio è un velo

(A. 12 anni)

I bambini scrivono haiku migliori degli adulti, perché la loro mente non è contaminata, ovvero è genuina.
La differenza tra un adulto ed un bambino sta nella percezione della realtà, che nei bambini non è ancora deformata dall’ego.

Quando un bambino guarda un temporale, vede il temporale.

Quando un adulto guarda un temporale, vede sè stesso che guarda il temporale e quindi abbellisce il temporale, per abbellire il suo sè.

Con la strutturazione dell’ego gli adulti perdono la capacità di vedere, di essere genuini, in favore della capacità del vedersi.
Haiku è stare semplicemente nel mondo, non distinguersi, per meglio apparire nel mondo.
Basho chiamava “muga” questa semplice verità, derivandola da Chuang Tzu, dal taoismo cinese.
Solo attraverso lo zazen (la meditazione )  un adulto può risvegliare il suo “muga” originario, quel poeta bambino che dorme in ognuno di noi.

Meno selfie e più freschezza, mi verrebbe da dire, ma temo che sarebbe come gridare nel deserto.

Nota (*):  avendo un dubbio, ho chiesto ad A. cosa intendesse per tempo, per lei è proprio il “tempo inteso da Kant”, non quello metereologico. Tra qualche anno Le spiegherò perchè sul tempo Kant si sbagliava.

 

9 Zen Haiku di Tania Ballotta, selezionati da EG

La Genuinità della mente zen, auspicata da Basho e raccomandata da noi,  traspare chiaramente in questa silloge di Tania.
Inutile aggiungere altro.
(EG)

Un filo d’acqua dal vaso
Il riflesso del sole dentro una goccia

Sole opaco
Il vetro impolverato
Il dito sopra

Corto respiro
Cade un limone acerbo
Il ramo vuoto

Lavanda in fiore
Il respiro si allunga fino alle stelle

In lontananza un ventaglio si chiude
Sabbia negli occhi

Rumore all’alba
Nel tagliaerba un sasso
Cade un nido

Narcisi secchi
Anche l’ultimo stelo profuma l’aria

Vecchio baule
Una bambola senz’occhi
Vola la polvere

Brilla sul fondo il riflesso della luna
Corre il ruscello

(Tania Ballotta)

ESTATE: 7 haiku di Stefania Andreoni, selezionati da EG

Caldo intenso
Un’oasi l’ombra del grande tiglio

Sul lungomare
Gelato e odore di pesce fritto

Vento di mare
Tra gli ombrelloni chiusi
Tinte pastello

Strada in collina
Dopo la curva un campo di girasoli

Caldo a settembre
Nell’aria secca i fichi
Già raggrinziti

Barche nel porto
Gli ormeggi cigolano sotto il sole caldo

Voci lontane-
Il fruscio di un’onda sui sassi caldi

Comprendere soggetto ed essenza di un haiku

Ricapitoliamo

Dopo aver imparato le basi dell’autoclassificazione e del tagging, continuiamo nel percorso di autoanalisi delle nostre composizioni, allo scopo di migliorare la nostra consapevolezza.
Se qualcuno si stesse ancora chiedendo: ma a che serve tutto ciò?
La risposta è che per scrivere haiku, come ci dicono i maestri, serve una bussola senza la quale si naviga nelle acque della semplice e rispettabile poesia o, in altre parole, senza una bussola, si rischia di vagabondare all’infinito senza meta.
Al momento, per quanto riguarda l’autovalutazione, dovremmo aver imparato a riconoscere gli elementi fondamentali: la struttura (forma e qui e ora consapevole) e la differenza tra realtà ed illusioni.
In termini di strumenti, il tagging della propria opera è il mezzo che abbiamo adottato per l’autovalutazione, in quanto facilita questo processo, ovvero ci costringe a comprendere cosa abbiamo scritto e come l’abbiamo scritto.

Se il soggetto della nostra opera è reale allora abbiamo scritto un haiku, se il soggetto è uno stato d’animo, allora abbiamo scritto uno pseudohaiku.
Quello che ancora manca, per completare il processo di autovalutazione, è la comprensione dell’esperienza che ci ha portato a scrivere la nostra opera.

Impariamo a riconoscere il soggetto

Il soggetto di un haiku è nei versi scritti, è il protagonista esplicito della nostra esperienza e ci dice cosa abbiamo vissuto a livello conscio, attraverso i sensi.

Il soggetto è la componente esplicita/razionale/reale/verbalizzata  della nostra composizione.

Per ogni esperienza vissuta, però ci sono due livelli di comprensione: quello conscio (soggetto) e quello inconscio (essenza).
Se il soggetto rappresenta quindi la consapevolezza razionale della nostra esperienza, descritta a parole, l’essenza è la parte irrazionale.

Impariamo a riconoscere l’essenza

l’essenza di un haiku è ciò che ci è stato trasmesso a livello inconscio dall’esperienza stessa e  rappresenta quella componente di cui non siamo quasi mai consapevoli.

Suzuki roshi diceva che zen è piena consapevolezza, ovvero che, per ogni esperienza, occorre portare anche l’inconscio a livello conscio e che, senza questo passo, la nostra consapevolezza rimane incompleta.

Se haiku è un’arte zen, allora questo processo di trasformazione, dall’inconscio in conscio, non può essere omesso dal processo compositivo.
L’essenza trasmessa dall’esperienza, deve essere  riportata anche nel nostro testo, non in forma esplicita, ma implicita, come atmosfera, come quella radice invisibile da cui nasce la componente visibile, quella razionale: il soggetto, ovvero il fiore, il testo della nostra opera.
L’essenza è quel contenuto che viene dall’inconscio, che non viene trasmesso attraverso le parole del testo, ma che in qualche modo ci ha portato a scrivere la nostra opera e che dovrebbe poi essere trasmesso al lettore.

Se la forma è il corpo di una composizione, il soggetto è la mente, allora l’essenza ne è l’anima, ovvero lo spirito della nostra esperienza.

Definire o anche comprendere l’essenza di una composizione è un processo sicuramente non facile.
L’inconscio non si rivela automaticamente, nemmeno se è stuzzicato, inoltre è facilmente fraintendibile e può assumere facce diverse in funzione del nostro momento d’introspezione. Quindi quasi sicuramente l’essenza di un haiku varierà nel tempo, ogni volta che lo rileggerete, e sarà inevitabilmente un’approssimazione di quella realmente provata e vissuta.

E’  importante non tanto individuare e definire esattamente l’essenza, quanto il provarci, perché questo migliora la consapevolezza, quindi anche i nostri haiku.

È il processo di autoanalisi e d’introspezione che è importante, non tanto i risultati che si possono ottenere e che comunque miglioreranno man mano diventeremo sempre più consapevoli.

Esempi (tratti da mie composizioni, taggati come principiante)

Haiku
Il piatto bianco
I gusci delle cozze
Lisci e neri
Soggetto: avanzi di una cena
Essenza : lo yin e yang convivono

Poesia breve
Voglia di donna
Intenso come il profumo dei gelsomini
Soggetto: pulsioni
Essenza: la bellezza dell’ordine naturale delle cose

Tanka
Vapore caldo
Le grinze dappertutto
Un colpo di ferro
La mente è stropicciata
La camicia è da stirare
Soggetto: stiratura di una camacia
Essenza: La mente è una camicia da stirare (Zen quotidiano)

Haiku
Che temporale!
Una goccia s’infila
In una crepa
Soggetto: temporale
Essenza: impermanenza dei fenomeni

Haiku
Erba tagliata
Tra l’ombra e il sole
Un soffio di vento
Soggetto: tramonto sul mio giardino
Essenza: trasformazione , mutamento

Haiku
Agosto al Gavia
La via lattea nel lago
Il lago risponde
Soggetto : notte in montagna
Essenza: unicità

Un haibun di Monica Federico, selezionato da EG

​#haibunlabzenhaiku

Prima Estate in Irlanda . Terra battuta dai venti, mobile, fatta di contrasti. Scogliere abrupte, distese d’erba sconfinate, brughiere di torba, paesi di pietra, case di calce, scogli di licheni. L’estate non esiste, è una continua primavera. Impermanenza, è la chiave di lettura dell’Irlanda.In questa trasformazione, la nostalgia affiora improvvisa, attraverso suoni e colori dell’infanzia, interiorizzati e dimenticati.Parliamo su skype con in Nonni lontani, in Italia, a Ferrara. Da loro c’è il sole, la luce assoluta del Belpaese.In sottofondo, il frinire delle cicale.Si scopre il vaso di Pandora. Emozioni dimenticate riemergono da un sogno. Estati mediterranee, fatte di sole, di arsura, di refrigerio all’ombra dei pini marittimi e dei cipressi.Il suono delle cicale, rinnova l’antico legame. Riaffiora l’appartenenza.

Estate fredda
Il frinire di cicale da un altro mondo

(Monica Federico)